I luoghi del cuore degli autori Lonely Planet in Cina
Non esiste un solo modo di conoscere la Cina. Esiste il primo impatto, travolgente e spesso disorientante, e poi c’è un livello più profondo, fatto di ritorni, scoperte lente, luoghi che smettono di essere semplici tappe e diventano parti di una storia personale. Abbiamo chiesto agli autori Lonely Planet che la raccontano da anni e che hanno scritto la nuova guida Cina di scegliere un luogo capace di spiegare, meglio di qualsiasi itinerario, cosa significhi davvero viaggiare in questo Paese.
Tra risaie e leggende: da Dazhai a Ping’an
La camminata da Dazhai a Ping’an, tra le risaie terrazzate di Longji, è per Christine Gilbert uno dei trekking più suggestivi della Cina. Il percorso attraversa templi ancestrali, villaggi e crinali ondulati, popolati da donne dai capelli lunghissimi e da contadini che osservano incuriositi il passaggio degli stranieri.
Dal Belvedere dei Nove Draghi e delle Cinque Tigri, lo sguardo si perde tra le geometrie perfette delle terrazze, ma la vera magia è proseguire fino a Ping’an, dove ad attendere c’è una tazza fumante di tè all’olio.
Tra cinema e inferno: la Città dei Fantasmi di Fengdu
Per Joe Bindloss, il legame con la Cina nasce dal cinema. Il suo film del cuore è A Chinese Ghost Story di Tsui Hark, una vertiginosa fusione di fantasy, horror e romanticismo. La controfigura perfetta del tempio infestato dai demoni del film è la Città dei Fantasmi di Fengdu, vicino a Chongqing: un complesso di templi parzialmente sommerso dopo la costruzione della Diga delle Tre Gole e popolato da rappresentazioni del Dìyù, la versione taoista dell’inferno.
Passeggiare tra questi edifici, sospesi tra fede, teatro e superstizione, significa entrare in una dimensione simbolica che racconta quanto il confine tra mondo visibile e invisibile sia ancora profondamente radicato nella cultura cinese.
La memoria nascosta di Pechino: gli archivi imperiali
Per Christopher Pitts, storico e romanziere, il vero tesoro di Pechino non sono i grandi monumenti, ma gli archivi della corte imperiale. Una raccolta monumentale di documenti che racconta oltre 650 anni di storia e che nel XX secolo ha rischiato di andare dispersa tra saccheggi, vendite come carta da macero e trasferimenti forzati.
Oggi più di dieci milioni di testi, in varie lingue, restano custoditi nella capitale e una selezione è visibile nel Primo Archivio Storico della Cina. Qui la storia smette di essere narrazione epica e diventa materia viva: decreti, resoconti, registri, lettere che restituiscono la quotidianità del potere e il peso della burocrazia in una delle civiltà più longeve del pianeta.
Leggi anche:
Cosa vedere e fare a Pechino: arriva la guida alla capitale della Cina
Iscriviti alla nostra newsletter! Per te ogni settimana consigli di viaggio, offerte speciali, storie dal mondo e il 30% di sconto sul tuo primo ordine.
Duemila anni in un colpo d’occhio: la Tomba di Zhaojun
All’interno della Tomba di Zhaojun, in Mongolia Interna, diorami a grandezza naturale ricostruiscono i momenti cruciali della vita della principessa Wang Zhaojun: l’addio alla sua terra natale, l’ingresso nella corte del futuro marito, il viaggio verso le steppe.
Per Robert Isenberg, queste scene rendono sorprendentemente attuale una storia di duemila anni fa e diventano una potente metafora della Mongolia Interna, terra di incontro e convivenza tra cinesi han e popolazioni mongole. Un luogo che racconta, con semplicità e intensità, la lunga storia delle frontiere culturali della Cina.
Shanghai e il potere delle luci: il Bund
Per Jade Bremner, nessuna immagine incarna la Cina contemporanea come il Bund di Shanghai. Arrivare qui al tramonto e osservare le torri futuristiche di Pudong che si accendono una dopo l’altra è un’esperienza quasi ipnotica: laser che fendono il cielo, superfici luminose, forme architettoniche che sembrano sfidare i limiti dell’immaginazione.
Al di là dell’effetto scenografico, questo spettacolo quotidiano racconta l’ambizione, l’energia e la volontà di potenza di una metropoli che è diventata il simbolo della modernità cinese.
Il cuore spirituale del Tibet: il Barkhor di Lhasa
Per Bradley Mayhew, ogni ritorno a Lhasa comincia con il giro del Barkhor, il circuito sacro che circonda il tempio del Jokhang. Camminare accanto ai pellegrini provenienti da tutto il Tibet, respirare l’odore dell’incenso e delle lanterne al burro di yak, fermarsi nei santuari lungo il percorso significa entrare in contatto con la dimensione più profonda della spiritualità tibetana.
È qui che si percepisce, più che altrove, la resilienza culturale di un popolo e la forza silenziosa della sua devozione quotidiana.
Natura urbana: i giardini di Hong Kong all’alba
Per Thomas O’Malley, una delle esperienze più sorprendenti è passeggiare nei Zoological & Botanical Gardens di Hong Kong alle prime luci del giorno. Tra grattacieli e strade trafficate, questo spazio verde si trasforma in un rifugio di silenzio e colori: pappagalli amazzoni, ibis scarlatti, gru del paradiso e fenicotteri si alzano in volo tra le fronde degli alberi tropicali.
Un incontro inatteso tra metropoli e biodiversità che restituisce una Hong Kong intima e delicata, lontana dai cliché della città iper-verticale.
Guide e prodotti consigliati:
Arte rupestre come caccia al tesoro: le grotte di Anyue
Visitare le Grotte di Anyue, nel Sichuan, è per Piera Chen una vera e propria caccia al tesoro. Le opere di arte rupestre, realizzate tra il VI e il XX secolo, sono disseminate su un territorio vastissimo, tra colline, templi e villaggi, spesso anche su terreni privati.
Questa frammentazione rende la visita un viaggio lento, fatto di deviazioni e incontri casuali, ma solleva anche interrogativi urgenti sulla conservazione di un patrimonio fragile, minacciato dall’urbanizzazione e dal cambiamento climatico
Nel cuore della montagna: la grotta di Zhijin
Per Marco Ferrarese, la Grotta di Zhijin, nel Guizhou, è una rivelazione. L’ingresso modesto e il breve tragitto in autobus non preparano a ciò che si incontra all’interno: un universo di stalagmiti, forme seghettate e strutture rocciose che sembrano uscite dalla mente di un artista visionario.
Dopo pochi minuti di cammino, la sensazione è quella di trovarsi dentro un mondo parallelo, dove la natura si è spinta oltre ogni logica e proporzione.
Il silenzio del deserto: Sanqing Shan, Wuyuan e Turpan
Per Leonid Ragozin, il viaggio in Cina è un continuo alternarsi tra opere create dall’uomo e paesaggi scolpiti dalla natura. Le montagne sacre di Sanqing Shan, i villaggi tradizionali di Wuyuan e il deserto dello Xinjiang raccontano ciascuno un volto diverso del paese.
Il momento più intenso arriva a Turpan, seduto sulla terrazza di un ostello, sotto il sole tiepido dell’autunno, con un piatto di melone e uva del deserto: un istante di quiete che racchiude l’essenza di un viaggio lungo e stratificato.