I luoghi del cuore degli autori Lonely Planet in Cina

Non esiste un solo modo di conoscere la Cina. Esiste il primo impatto, travolgente e spesso disorientante, e poi c’è un livello più profondo, fatto di ritorni, scoperte lente, luoghi che smettono di essere semplici tappe e diventano parti di una storia personale. Abbiamo chiesto agli autori Lonely Planet che la raccontano da anni e che hanno scritto la nuova guida Cina di scegliere un luogo capace di spiegare, meglio di qualsiasi itinerario, cosa significhi davvero viaggiare in questo Paese.

Le terrazze per la coltivazione del riso a Dazhai ©aaron choi   /Shutterstock
Le terrazze per la coltivazione del riso a Dazhai ©aaron choi /Shutterstock
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Tra risaie e leggende: da Dazhai a Ping’an

La camminata da Dazhai a Ping’an, tra le risaie terrazzate di Longji, è per Christine Gilbert uno dei trekking più suggestivi della Cina. Il percorso attraversa templi ancestrali, villaggi e crinali ondulati, popolati da donne dai capelli lunghissimi e da contadini che osservano incuriositi il passaggio degli stranieri.

Dal Belvedere dei Nove Draghi e delle Cinque Tigri, lo sguardo si perde tra le geometrie perfette delle terrazze, ma la vera magia è proseguire fino a Ping’an, dove ad attendere c’è una tazza fumante di tè all’olio.

La porta di Guimen nella Città dei Fantasmi di Fengdu ©Keitma/Shutterstock
La porta di Guimen nella Città dei Fantasmi di Fengdu ©Keitma/Shutterstock

Tra cinema e inferno: la Città dei Fantasmi di Fengdu

Per Joe Bindloss, il legame con la Cina nasce dal cinema. Il suo film del cuore è A Chinese Ghost Story di Tsui Hark, una vertiginosa fusione di fantasy, horror e romanticismo. La controfigura perfetta del tempio infestato dai demoni del film è la Città dei Fantasmi di Fengdu, vicino a Chongqing: un complesso di templi parzialmente sommerso dopo la costruzione della Diga delle Tre Gole e popolato da rappresentazioni del Dìyù, la versione taoista dell’inferno.

Passeggiare tra questi edifici, sospesi tra fede, teatro e superstizione, significa entrare in una dimensione simbolica che racconta quanto il confine tra mondo visibile e invisibile sia ancora profondamente radicato nella cultura cinese.

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La memoria nascosta di Pechino: gli archivi imperiali

Per Christopher Pitts, storico e romanziere, il vero tesoro di Pechino non sono i grandi monumenti, ma gli archivi della corte imperiale. Una raccolta monumentale di documenti che racconta oltre 650 anni di storia e che nel XX secolo ha rischiato di andare dispersa tra saccheggi, vendite come carta da macero e trasferimenti forzati.

Oggi più di dieci milioni di testi, in varie lingue, restano custoditi nella capitale e una selezione è visibile nel Primo Archivio Storico della Cina. Qui la storia smette di essere narrazione epica e diventa materia viva: decreti, resoconti, registri, lettere che restituiscono la quotidianità del potere e il peso della burocrazia in una delle civiltà più longeve del pianeta.

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Duemila anni in un colpo d’occhio: la Tomba di Zhaojun

All’interno della Tomba di Zhaojun, in Mongolia Interna, diorami a grandezza naturale ricostruiscono i momenti cruciali della vita della principessa Wang Zhaojun: l’addio alla sua terra natale, l’ingresso nella corte del futuro marito, il viaggio verso le steppe.

Per Robert Isenberg, queste scene rendono sorprendentemente attuale una storia di duemila anni fa e diventano una potente metafora della Mongolia Interna, terra di incontro e convivenza tra cinesi han e popolazioni mongole. Un luogo che racconta, con semplicità e intensità, la lunga storia delle frontiere culturali della Cina.

Il Bund di Shanghai ©ZCOOL HelloRF /Shutterstock
Il Bund di Shanghai ©ZCOOL HelloRF /Shutterstock

Shanghai e il potere delle luci: il Bund

Per Jade Bremner, nessuna immagine incarna la Cina contemporanea come il Bund di Shanghai. Arrivare qui al tramonto e osservare le torri futuristiche di Pudong che si accendono una dopo l’altra è un’esperienza quasi ipnotica: laser che fendono il cielo, superfici luminose, forme architettoniche che sembrano sfidare i limiti dell’immaginazione.

Al di là dell’effetto scenografico, questo spettacolo quotidiano racconta l’ambizione, l’energia e la volontà di potenza di una metropoli che è diventata il simbolo della modernità cinese.

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Il cuore spirituale del Tibet: il Barkhor di Lhasa

Per Bradley Mayhew, ogni ritorno a Lhasa comincia con il giro del Barkhor, il circuito sacro che circonda il tempio del Jokhang. Camminare accanto ai pellegrini provenienti da tutto il Tibet, respirare l’odore dell’incenso e delle lanterne al burro di yak, fermarsi nei santuari lungo il percorso significa entrare in contatto con la dimensione più profonda della spiritualità tibetana.

È qui che si percepisce, più che altrove, la resilienza culturale di un popolo e la forza silenziosa della sua devozione quotidiana.

I Zoological & Botanical Gardens di Hong Kong ©Duc Huy Nguyen  /Shutterstock
I Zoological & Botanical Gardens di Hong Kong ©Duc Huy Nguyen /Shutterstock

Natura urbana: i giardini di Hong Kong all’alba

Per Thomas O’Malley, una delle esperienze più sorprendenti è passeggiare nei Zoological & Botanical Gardens di Hong Kong alle prime luci del giorno. Tra grattacieli e strade trafficate, questo spazio verde si trasforma in un rifugio di silenzio e colori: pappagalli amazzoni, ibis scarlatti, gru del paradiso e fenicotteri si alzano in volo tra le fronde degli alberi tropicali.

Un incontro inatteso tra metropoli e biodiversità che restituisce una Hong Kong intima e delicata, lontana dai cliché della città iper-verticale.

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Guida di viaggio

Cina

Arte rupestre come caccia al tesoro: le grotte di Anyue

Visitare le Grotte di Anyue, nel Sichuan, è per Piera Chen una vera e propria caccia al tesoro. Le opere di arte rupestre, realizzate tra il VI e il XX secolo, sono disseminate su un territorio vastissimo, tra colline, templi e villaggi, spesso anche su terreni privati.

Questa frammentazione rende la visita un viaggio lento, fatto di deviazioni e incontri casuali, ma solleva anche interrogativi urgenti sulla conservazione di un patrimonio fragile, minacciato dall’urbanizzazione e dal cambiamento climatico

Una fila di statue di Buddha nelle Grotte di Anyue ©Tao Jiang  /Shutterstock
Una fila di statue di Buddha nelle Grotte di Anyue ©Tao Jiang /Shutterstock
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Nel cuore della montagna: la grotta di Zhijin

Per Marco Ferrarese, la Grotta di Zhijin, nel Guizhou, è una rivelazione. L’ingresso modesto e il breve tragitto in autobus non preparano a ciò che si incontra all’interno: un universo di stalagmiti, forme seghettate e strutture rocciose che sembrano uscite dalla mente di un artista visionario.

Dopo pochi minuti di cammino, la sensazione è quella di trovarsi dentro un mondo parallelo, dove la natura si è spinta oltre ogni logica e proporzione.

Le rovine del villaggio di Jiaohe, nel deserto dello Xinjiang ©Atosan   /Shutterstock
Le rovine del villaggio di Jiaohe, nel deserto dello Xinjiang ©Atosan /Shutterstock

Il silenzio del deserto: Sanqing Shan, Wuyuan e Turpan

Per Leonid Ragozin, il viaggio in Cina è un continuo alternarsi tra opere create dall’uomo e paesaggi scolpiti dalla natura. Le montagne sacre di Sanqing Shan, i villaggi tradizionali di Wuyuan e il deserto dello Xinjiang raccontano ciascuno un volto diverso del paese.

Il momento più intenso arriva a Turpan, seduto sulla terrazza di un ostello, sotto il sole tiepido dell’autunno, con un piatto di melone e uva del deserto: un istante di quiete che racchiude l’essenza di un viaggio lungo e stratificato.

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