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Le ultime news

internazionale/esteri

"Faremo cadere Papa Francesco", il piano di Bannon nelle mail a Epstein

"Faremo cadere Papa Francesco". Steve Bannon, ex consigliere del presidente americano Donald Trump alla Casa Bianca, ha discusso con il finanziere Jeffrey Epstein dei modi per contrastare Papa Francesco. E' quanto rivelano i documenti diffusi dal Dipartimento di Giustizia americano, nei quali emerge la volontà di Bannon di ''stendere'' il Pontefice.  I messaggi scambiati tra i due nel 2019 rivelano che Bannon corteggiò il defunto finanziere nel tentativo di indebolire l'ex pontefice dopo aver lasciato la prima amministrazione Trump.  Bannon era stato molto critico nei confronti di Papa Francesco, che considerava un oppositore della sua visione "sovranista". In una email del giugno del 2019 Bannon scrisse a Epstein: "Faremo cadere Francesco. I Clinton, Xi, Francesco, l'Ue: forza fratello". Papa Francesco ha fatto da contrappeso alla visione del mondo trumpiana, criticando fortemente il nazionalismo e facendo della difesa dei migranti un tratto distintivo del suo pontificato. I documenti diffusi dal Dipartimento di Giustizia rivelano che Bannon ha inviato messaggi a Epstein in diverse occasioni nel tentativo di indebolire il defunto papa. Bannon fa riferimento a 'In the Closet of the Vatican', un libro del 2019 del giornalista francese Frédéric Martel nel quale l'autore afferma che l'80% del clero che lavora in Vaticano è gay, ma mantiene segreta la propria sessualità. Bannon era interessato a trasformare il libro di Martel in un film dopo aver incontrato l'autore a Parigi. Nei messaggi, Bannon sembra suggerire che Epstein potrebbe essere il produttore esecutivo del film.  "Ora sei produttore esecutivo di 'Itcotv' (In the closet of the Vatican)", ha scritto Bannon. Nello scambio di mail Epstein non commenta l'offerta, ma chiede a Bannon di filmare Noam Chomsky. Martel ha spiegato che non poteva dichiarando alla Cnn di pensare che lui volesse "strumentalizzare" il libro contro Papa Francesco. Austen Ivereigh, biografo del defunto papa, ha confermato che Bannon voleva usare il libro di Martel per mettere danneggiare Papa Francesco, sostenendo al contempo di voler "purificare" la Chiesa. "Penso che abbia mal giudicato la natura del libro e di Papa Francesco", ha detto Ivereigh alla Cnn. In un'altra parte dei documenti rilasciati dal Dipartimento di Giustizia, Epstein scherza con il fratello Mark sull'invito a Papa Francesco nella sua residenza per un "massaggio" durante la visita papale negli Stati Uniti nel 2015. Tre anni dopo, invia un messaggio a Bannon per dirgli che sta cercando di "organizzare un viaggio per il Papa in Medio Oriente", aggiungendo "titolo: tolleranza". Bannon condivide poi con Epstein un articolo in cui il Vaticano condanna il "nazionalismo populista". A questa mail Epstein risponde citando la poesia biblica di John Milton "Paradiso perduto", in cui Satana è stato cacciato dal paradiso. "Meglio regnare all'Inferno che servire in Paradiso", ha detto Epstein a Bannon.  
internazionale/esteri

Iran, Trump accelera: "Accordo difficile, cambio di regime sarebbe la cosa migliore"

L'accordo con l'Iran "è difficile" e il cambio di regime a Teheran "sarebbe la cosa migliore". Donald Trump invia nuovi segnali che somigliano ad un nuovo ultimatum. Il dialogo tra Stati Uniti e Iran è complesso e il presidente americano continua a fare riferimento ad un'opzione militare che torna ad essere più concreta che mai.  "Partirà molto presto" una seconda portaerei verso il Medioriente, ne avremo bisogno, se non raggiungiamo un accordo'', dice Trump facendo riferimento al trasferimento della Uss Gerald R. Ford, cardine della flotta a stelle e strisce, dai Caraibi al Medioriente. La 'armada' già schierata comprende otto cacciatorpediniere lanciamissili in grado di intercettare missili balistici iraniani, sistemi di difesa antimissile terrestri e sottomarini capaci di lanciare missili da crociera Tomahawk contro obiettivi in territorio nemico. La Casa Bianca non ha ancora deciso se colpire militarmente, secondo il quadro che il New York Times delinea sulla base di informazioni fornite da tre alti funzionari dell'Amministrazione. Tra le ipotesi al vaglio ci sono attacchi militari contro il programma nucleare iraniano e contro la capacità di Teheran di lanciare missili balistici. Trump starebbe valutando anche scenari che includono l'impiego di commando americani contro specifici obiettivi militari. I toni di Trump cambiano nel corso della giornata. Di ritorno dall'evento a cui partecipa a Fort Bragg, in North Carolina, il presidente risponde anche alle domande sull'eventuale cambio di regime a Teheran. "Mi sembra che sarebbe la cosa migliore che possa accadere. Da 47 anni parlano, parlano e parlano. E nel frattempo abbiamo perso molte vite, va avanti da tanto. Abbiamo già un'enorme potenza di fuoco sul posto e altro sta arrivando", dice il numero 1 della Casa Bianca.  "Abbiamo una situazione in cui abbiamo inviato verso l'Iran un grande gruppo navale con una portaerei. Mi piacerebbe riuscire a raggiungere un accordo, ma finora è stato difficile. Pensavo che l'ultima volta saremmo arrivati a un'intesa: loro ora vorrebbero averla fatta. Ma poi è successo quello che è successo, 'Midnight Hammer'...", aggiunge. Trump ribadisce che l'attacco compiuto lo scorso anno "ha annientato i siti nucleari. Cosa c'è da colpire? Qualsiasi cosa rimanga...". La condizione posta a Teheran, sul programma nucleare iraniano, è perentoria: "Non vogliamo nessun arricchimento" dell'uranio. "Devono darci l'accordo che avrebbero dovuto darci la prima volta... Vogliono parlare, ma finora ci sono molte chiacchiere e niente fatti".  Stati Uniti e Iran terranno martedì a Ginevra un secondo round di colloqui sul programma nucleare di Teheran, scrive intanto Axios citando un funzionario statunitense e tre fonti informate. Del team statunitense che si impegnerà nei colloqui farà parte il consigliere e cognato del presidente americano, Jared Kushner, e l'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, hanno affermato le fonti. Si prevede che la delegazione iraniana sarà guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Ai negoziati è attesa anche la partecipazione del ministro degli Esteri dell'Oman, Badr al-Busaidi, che sta mediando tra le parti.  
spettacoli

The Voice Kids, stasera sabato 14 febbraio: le anticipazioni della finale

Stasera, sabato 14 febbraio, ultimo appuntamento con 'The Voice Kids', la versione junior del talent show che premia le più belle voci del Paese tra i sette e i quattordici anni, con la conduzione di Antonella Clerici e i coach Loredana Bertè, Arisa, Nek, Clementino e Rocco Hunt. In onda alle 21.30 su Rai 1. Una serata che, come da tradizione, si preannuncia ricca di musica e divertimento, in cui non mancheranno sorprese e grandi ospiti. Dopo le 'Blind Auditions' — le tradizionali audizioni al buio, durante le quali i coach, di spalle, hanno ascoltato i concorrenti senza poterli vedere — e l’appassionante 'Semifinale' della scorsa settimana, i coach sono pronti per il gran finale dove si presentano con una squadra composta da quattro concorrenti ciascuno.  Nel corso della serata, dopo un primo giro di esibizioni, ciascun coach dovrà decidere quale giovane talento, tra i quattro della propria squadra, portare avanti per l’ultima e decisiva sfida canora che decreterà il vincitore di 'The Voice Kids'. Qui a decidere non saranno i coach, ma il pubblico in studio dotato di telecomando e, grande novità della stagione, da una speciale 'giuria di qualità' composta da quattro personalità del mondo della musica e dello spettacolo. Ciascuno di loro avrà un solo voto, che potrà assegnare ad un solo concorrente. Dalla somma dei voti del pubblico in studio e della 'giuria di qualità' scopriremo, a fine serata, chi sarà proclamato vincitore della quarta edizione di 'The Voice Kids'.  
spettacoli

C'è Posta per Te, stasera sabato 14 febbraio: le anticipazioni

Stasera, sabato 14 febbraio, torna ‘C’è Posta per Te’. Maria De Filippi conduce il secondo appuntamento in prima serata del people show di Canale 5. Al centro del più famoso people show della tv italiana racconti di vita quotidiana, commoventi storie d’amore, momenti di riflessione, divertimento e sorprese raccontate da Maria che, cerca di superare le incomprensioni e arrivare a un lieto fine. 
spettacoli

Verissimo, sabato 14 febbraio: gli ospiti e le anticipazioni di oggi

Torna l'appuntamento del weekend con Verissimo. Oggi, sabato 14 febbraio, e domani, domenica 15 febbraio, su Canale 5 tanti ospiti nel salotto di Silvia Toffanin. A Verissimo prima intervista in studio per il giovane attore, di grande talento, Saul Nanni, al cinema con il film La gioia. E ancora, gli splendidi 40 di Melissa Satta, le intense emozioni di Marina La Rosa e la storia del coreografo e regista Luciano Cannito.  Infine, il meraviglioso progetto di vita di Luca Trapanese, padre di Alba, una bimba con sindrome di Down che ha adottato, da single, nel 2018. Silvia Toffanin accoglierà con la sua energia, talento e storia personale, la grande Rita Pavone. Alla vigilia di un compleanno importante, sarà ospite Fiordaliso. E ancora, prima intervista di coppia per Rocco Casalino e il suo compagno Alejandro. Inoltre, saranno in studio: Rosita Celentano e Rossella Brescia. Spazio poi al primo anno d’amore tra Helena Prestes e Javier Martinez, coppia nata nella casa del Grande Fratello. Infine, la dolorosa testimonianza e la ricerca di verità di Sabrina e Luca, i genitori di Alex Marangon, il venticinquenne morto nel giugno del 2024, in provincia di Treviso, in circostanze ancora poco chiare. 
internazionale/esteri

Ucraina, colloqui di Ginevra già in salita: Mosca richiama il 'falco' Medinsky. Trump: "Zelensky si dia una mossa"

La Russia torna a schierare Vladimir Medinsky, consigliere presidenziale del Cremlino, alla guida della propria delegazione nei prossimi colloqui con Ucraina e Stati Uniti in programma il 17-18 febbraio a Ginevra. Una scelta che, secondo il Kyiv Independent, potrebbe indicare un irrigidimento della posizione di Mosca, dopo che l'ultimo round era stato condotto da una squadra ritenuta dal governo ucraino più "costruttiva". Secondo l'edizione online del giornale, il ritorno di Medinsky potrebbe segnalare una linea più dura da parte del Cremlino. In passato, durante i negoziati a Istanbul del 2025, funzionari ucraini lo avevano definito uno "pseudo-storico" e accusato di aver mantenuto posizioni intransigenti. In quel round di colloqui Medinsky avrebbe dichiarato che Mosca era pronta a continuare la guerra senza limiti di tempo e avrebbe avvertito che, se Kiev non avesse accettato le condizioni russe, l'esercito avrebbe potuto avanzare ulteriormente e conquistare nuovi territori. Bloomberg aveva riferito che anche i funzionari statunitensi avevano espresso ai russi la preferenza di limitare il ruolo dei 'falchi' come Medinsky, nel processo di pace. Medinsky aveva già guidato la delegazione russa i primi colloqui tra le parti che si tennero a Homel, in Bielorussia, a fine febbraio del 2022. Nell'ultimo round, invece, la delegazione russa era stata guidata da Igor Kostyukov, capo dell'intelligence militare (Gru), affiancato da alti funzionari del ministero della Difesa: una squadra descritta dagli ucraini come più "costruttiva" e indicata come segnale di un "cambiamento qualitativo" rispetto al passato. L'Ucraina invierà a Ginevra una delegazione di alto livello, composta dal segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale, Rustem Umerov, dal capo gabinetto di Volodymir Zelensky, Kyrylo Budanov e altri funzionari. "L'obiettivo resta invariato: una pace stabile e duratura", ha dichiarato Umerov. Il nuovo round si apre in un clima teso. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha attaccato apertamente il piano in 20 punti messo a punto da Stati Uniti e Ucraina, sostenendo che le versioni successive siano il risultato del tentativo di Zelensky e dell'Europa di stravolgere una precedente iniziativa americana-russa, concordata durante il vertice di Ferragosto in Alaska, che a suo dire era invece "in linea con le realtà sul terreno". Intanto continua il pressing Usa sull'Ucraina. "La Russia vuole raggiungere un accordo e Zelensky dovrà darsi una mossa, altrimenti perderà una grande opportunità. Deve muoversi", ha ribadito ieri il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.  Dal canto suo Zelensky apre sulle elezioni in Ucraina ma in cambio di una tregua. "Se il presidente Trump, e credo che possa farlo, spinge Putin verso un cessate il fuoco che duri due o tre mesi, noi faremo le elezioni", ha affermato. 
spettacoli

Sanremo 2026, Lamborghini: "Il pregiudizio su di me? Lo capisco, voglio dimostrare chi sono"

Un mix di pressione, perfezionismo e una lucida consapevolezza. Elettra Lamborghini torna in gara al Festival di Sanremo con "Voilà", un brano pop che ammicca agli Abba e omaggia Raffaella Carrà, con un obiettivo chiaro: "Portare spensieratezza e far ballare tutti in questi tempi bui", dichiara in un'intervista all'Adnkronos.  Come stai vivendo l'attesa per il Festival? "Ho un po' di pressione addosso, diciamo così. Sono una persona molto sensibile e perfezionista, quindi se tutto non è come voglio io, vado un po' nel pallone. E recentemente, sì, devo ammettere che sono un po' crollata". C'è qualcosa in particolare sull'esibizione che ti preoccupa? "Tutto. Ho sempre paura che un fattore esterno possa ostacolare la performance. Ad esempio, che mi venga la febbre o una bronchite. Ti dico solo che sto andando in giro con la mascherina. Ho paura di non riuscire a controllare cose che, purtroppo, non posso controllare". Parliamo del brano, "Voilà". Viene descritto come un mix tra gli Abba e l'iconica Raffaella Carrà. Com'è stato per te questo ritorno al pop puro? "La mia musica si sta evolvendo. Penso che uno debba essere bravo a cogliere le nuove tendenze e questa canzone rispecchia la mia evoluzione. Sono passati alcuni anni, sono cresciuta, maturata, mi sento una Elettra diversa, con più esperienza. Ho voluto portare "Voilà" perché era da tanto che non mi emozionavo così per una canzone. Ne avevo scartate tante, avevo quasi perso la speranza. Invece questa per me è luce pura. Un colpo di fulmine totale". Hai detto che vuoi portare spensieratezza e far ballare. Quanto è importante, soprattutto in questo periodo, portare una canzone come la tua? "Sento il bisogno di intrattenere le persone, soprattutto in questi periodi in cui il mondo non sta andando nelle direzioni migliori. Quando leggo solo notizie negative, io ho bisogno di esprimermi con un po' di leggerezza e felicità. Non possiamo soffermarci solo sul negativo, sennò non usciamo più di casa. Le persone meritano un po' di speranza e positività, ed è quello che, senza troppi fronzoli, voglio portare a Sanremo". Questa è la tua seconda partecipazione in gara. È stato più difficile affrontare il palco da co-conduttrice o da artista in gara? "L'anno scorso stavo per svenire. Però forse è più facile condurre, perché mi viene più spontaneo, ho la battuta pronta. Qui in gara ho più pressione, perché devo cantare bene. C'è una preparazione molto più importante". Che consiglio daresti ad Achille Lauro, che quest'anno ricopre il ruolo di co-conduttore che avevi tu? "Lui è bravissimo, andrà benissimo. Basta che rimanga spontaneo come già è. L'autenticità ripaga sempre". Nella serata cover sarai con le Las Ketchup per "Aserejé". Riproporrai anche l'iconico balletto? "Mi tremano già le ginocchia. Sono carichissima. Mi piace l'idea di portare quattro donne su quel palco. Girl power. Loro sono delle donne bellissime, la canzone è positiva, ti fa ballare. Quattro donne spaziali, che vuoi di più dalla vita?" Nel tuo brano c'è un omaggio a Raffaella Carrà. È un riferimento che ti ha fatto amare ancora di più la canzone? "Cosa vuoi dire di Raffa? Per me è un mito. Non ho avuto paura di toccare un mostro sacro. Lei è stata un mito: bolognese come me, poliedrica, cantava, ballava, faceva televisione, sempre una parola carina per tutti. Mi ispiro a lei, ha fatto di tutto e l'ha sempre fatto bene. Non mi voglio paragonare, è semplicemente una fonte di ispirazione e se posso renderle omaggio a Sanremo, mi fa solo piacere". Sanremo è anche sinonimo di pagelle dei giornalisti. Come le vivi? E pensi che nei tuoi confronti ci sia un po' di pregiudizio? "Guarda, voglio essere veramente onesta. Quando leggo certe cose ci sto male. Però mi dispiace perché ovviamente ci sono stati dei pregiudizi sulla mia persona. Attenzione, non me la sono presa. Ci ho pensato a sangue freddo e dico la verità: se io fossi un italiano X e dovessi scegliere tra 30 cantanti, è ovvio che non cercherei di far vincere Elettra Lamborghini. Forse anche io preferirei far vincere un artista con una storia più pesante. Quindi da quel punto di vista io a voi giornalisti vi perdono! È ovvio che c'è questo pregiudizio, ma io ci scherzo sopra e dico: "Dicono così perché la canzone è troppo forte!". È meglio partire svantaggiati. Il mio cognome in questo caso non aiuta. Pazienza". Cosa ti aspetti, quindi, da questo Festival? "La tanta pressione che ho è proprio perché voglio fare bene, voglio veramente cercare di cantare bene e dimostrare qualcosa. Quel qualcosa che in questi anni, proprio perché sono molto scherzosa, non ho mai voluto mostrare". Se potessi parlare a chi ti giudica fermandosi all'apparenza, cosa diresti? "Mi sono sempre detta: "Tutto ha bisogno di tempo, i fiori hanno bisogno di tempo per sbocciare". Hai bisogno di credibilità, e la credibilità ha bisogno di tempo. Ho sempre saputo che il pregiudizio per il mio cognome c'era e l'ho sempre accettato. Le parole non contano, devi dimostrare con i fatti. Fa parte della vita doversi prendere il proprio spazio. Io mi sto facendo un "cuculo" esagerato per fare una bella figura. Spero si possa notare sul palco. Per il resto, de gustibus, non posso obbligare la gente ad apprezzarmi". Domanda sull'Eurovision: se dovessi vincere, andresti a rappresentare l'Italia? "Sarò molto sincera: ad oggi nelle classifiche online sono ultima, quindi diciamo che questo problema non me lo pongo. In generale, però, penso che è un modo per dare voce a tutti, perché non è detto che gli artisti condividano il pensiero dei loro leader politici". Dopo il Festival ci sarà un album? "Chi lo sa. Non ho fretta. Sto lavorando a nuova musica, assolutamente. Ho un'altra canzone molto bella che penso vi regalerà emozioni e vedrò quando farla uscire". Anche per "Voilà" ci sarà un balletto sul palco? "Ci sarà una piccola coreografia... sorpresa! Ma vi vedrò ballare anche a voi. Io non esco dall'Ariston se non vi faccio alzare tutti". (di Loredana Errico)  
internazionale/esteri

Francia, polizia uccide uomo armato di coltello all'Arc de Triomphe. Macron: "Attacco terroristico"

La polizia francese ha sparato a un uomo armato di coltello sotto l'Arc de Triomphe. Poco dopo le 18 ha preso di mira "un militare della gendarmeria nazionale con un coltello e un paio di forbici", ha spiegato la Procura nazionale antiterrorismo, che ha preso in carica il caso. "Un altro gendarme ha reagito facendo uso dell’arma di servizio per neutralizzarlo", ha indicato la Procura, precisando che l’aggressore è morto in ospedale a causa delle ferite riportate.  L'aggressore era un cittadino francese nato nel 1978, già condannato in Belgio a 17 anni di carcere per tentato omicidio, terrorismo e altri reati dopo aver aggredito tre agenti nel 2012. Lo ha riferito una fonte anonima vicina al caso, precisando che l'uomo, residente nella periferia nord di Parigi a Seine-Saint-Denis, era noto alle autorità. Secondo fonti di polizia, il sospetto avrebbe minacciato gli agenti durante la cerimonia di riaccensione della fiamma sulla tomba del Milite Ignoto ed è stato colpito più volte dai poliziotti. Uno degli ufficiali di guardia ha riportato lievi ferite da coltello prima che un collega intervenisse sparando. "All’Arc de Triomphe questa sera, mentre la Fiamma veniva ravvivata, un attacco terroristico ha preso di mira la Garde républicaine. Rendo omaggio al coraggio e al sangue freddo esemplari dei nostri gendarmi e dei militari dell’Opération Sentinelle: hanno posto fine all’attacco ed evitato il peggio". Ad affermarlo in un post su 'X' è il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron. Macron inoltre esprime "la solidarietà della Nazione al gendarme ferito. Pensiamo con commozione anche agli studenti delle scuole medie presenti, così come ai membri del Comité de la Flamme. Di fronte al terrorismo islamista, la fiamma repubblicana resisterà sempre". Si chiama Brahim Bahrir l'uomo ucciso dalle forze dell'ordine francesi, ed era stato liberato solo un mese e mezzo fa. Nel giugno 2013, la giustizia belga aveva condannato Bahrir a 17 anni di reclusione per aver accoltellato due poliziotti a Bruxelles nel 2012. Brahim Bahrir era arrivato a Bruxelles a bordo di un treno ad alta velocità Thalys l’8 giugno 2012. Poche ore dopo, mentre tre poliziotti effettuavano un controllo di routine in una stazione della metropolitana di Molenbeek, un quartiere popolare della capitale belga, si era scagliato contro di loro, aveva estratto un coltello e colpito due agenti, un uomo e una donna, ferendoli lievemente. Considerato vicino alla corrente islamista, l’uomo aveva dichiarato di aver voluto vendicarsi del governo belga che aveva vietato l’uso del niqab nello spazio pubblico e di voler esigere l'evacuazione degli "infedeli" dall’Afghanistan. Durante il processo, i suoi avvocati avevano sostenuto che non si trattava di un atto di terrorismo e che non avesse avuto l’intenzione di uccidere gli agenti, ma le loro argomentazioni erano state respinte dal tribunale, secondo quanto riportato all’epoca dall’agenzia di stampa Belga. Brahim Bahrir, che era stato arrestato immediatamente, "aveva con sé documenti che riproducevano dichiarazioni identiche a quelle espresse da Sharia4Belgium", un gruppo islamista radicale attivo in Belgio, secondo l’inchiesta. All’inizio di giugno 2012 si erano verificati scontri con lancio di pietre tra giovani e forze dell’ordine dopo l'arresto di una donna musulmana convertita che indossava il velo integrale da parte della polizia a Molenbeek. Sharia4Belgium aveva allora pubblicato un video in cui difendeva il comportamento violento della donna fermata. Il suo leader è stato successivamente condannato per incitamento all’odio e alla violenza. "Dopo essere stato incarcerato in Belgio", Brahim Bahrir è "stato trasferito in Francia il 27 gennaio 2015", secondo la Procura. "Dopo aver scontato la pena", era "stato scarcerato il 24 dicembre 2025 ed era da allora sottoposto a un monitoraggio nell’ambito di una sorveglianza giudiziaria disposta dal tribunale di sorveglianza il 17 giugno 2025". L’aggressore, residente ad Aulnay-sous-Bois, vicino a Parigi, era inoltre oggetto di una "misura individuale di controllo amministrativo e di sorveglianza" (Micas), che lo obbligava a presentarsi quotidianamente al commissariato.  
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Venezuela, da Usa licenze di estrazione a cinque compagnie petrolifere: c'è anche Eni

Le autorità statunitensi hanno autorizzato cinque grandi compagnie petrolifere, tra cui l'Eni, a operare in Venezuela, mentre l'amministrazione Trump punta ad aumentare la produzione di greggio dopo aver estromesso e arrestato Nicolas Maduro lo scorso 3 gennaio. L'Office of Foreign Assets Control (Ofac) del Dipartimento del Tesoro ha concesso licenze generali a Bp, Chevron, Eni, Repsol e Shell, "autorizzando transazioni relative alle operazioni nel settore petrolifero e del gas in Venezuela", a determinate condizioni. "La licenza generale n.50 è stata appena emessa; prendiamo atto che Eni è esplicitamente inclusa e stiamo attualmente valutando le opportunità che essa apre nell’ambito di un dialogo costante e costruttivo con le Autorità statunitensi", afferma un portavoce del gruppo energetico italiano dopo il via libera delle autorità statunitensi a operare in Venezuela.   
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Milano Cortina 2026, Heraskevych perde il ricorso: confermata la squalifica per il casco

Lo skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych ha perso il ricorso contro la squalifica dalle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, dopo aver gareggiato con un casco raffigurante le immagini di atleti ucraini, caduti nella guerra con la Russia. A renderlo noto è stata la Corte arbitrale dello sport, che ha comunicato di aver "respinto la richiesta dell'atleta di skeleton Vladyslav Heraskevych contro la Federazione internazionale di bob e skeleton e il Comitato olimpico internazionale".  Il ricorso era stato presentato contro la decisione della International Bobsleigh and Skeleton Federation e del Comitato Olimpico Internazionale, che avevano ritenuto il gesto contrario alle norme che vietano manifestazioni politiche, durante le competizioni e gli appuntamenti olimpici. Con la decisione del Tas, la squalifica resta, dunque, confermata.