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economia

L'Ad Lovaglio: "Il Monte dei Paschi ha un’anima, non si può separare

"Siena è una città che ha un’identità unica al mondo, che si impara a conoscere e comprendere soltanto stando qui, ascoltando e portando rispetto. In questi anni, grazie all’impegno di persone meravigliose, abbiamo fatto semplicemente ciò che era giusto fare: difendere un patrimonio che, credetemi, non è soltanto una banca. È molto di più. In qualunque modo noi vogliamo definire il Monte, c’è sempre qualcosa in più che lo caratterizza". Con queste parole Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Banca Monte dei Paschi di Siena, ha espresso la propria gratitudine ricevendo, questa mattina al Teatro dei Rinnovati, il Premio Mangia 2026, la massima onorificenza civica della città di Siena. "Ricevere il Mangia è un grande onore che va al di là di ogni altro riconoscimento. Il legame con Siena è stato un dono: un dono inatteso, ma profondo”, ha detto con emozione Lovaglio. Nel discorso d’accettazione, Lovaglio ha voluto sottolineare il valore immateriale e la centralità che la Banca riveste per l’intera comunità senese, rimarcando il significato spirituale e culturale della festa religiosa che precede la Carriera del 16 agosto in piazza del Campo: "E oggi, nella giornata dell’Assunta - alla vigilia del Palio che domani si correrà e che porta proprio il Suo nome - vorrei affidare questo nostro impegno a quella forza silenziosa che da secoli accompagna Siena nei momenti più difficili: che ci aiuti a custodire ciò che deve essere mantenuto integro, assolutamente integro". "Di questa opportunità vi ringrazio ancora una volta: con rispetto, con un profondo senso di responsabilità e con un’immensa riconoscenza verso Siena e verso il Monte dei Paschi”, ha concluso l'amministratore delegato di Mps tra gli applausi dei presenti e una standing ovation finale.  Luigi Lovaglio, parlando con i giornalisti a margine della cerimonia, ha commentato le parole della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che in un’intervista pubblicata dal quotidiano "Milano Finanza" aveva auspicato che Mps non finisca "smembrata" a seguito dell'offerta pubblica di acquisto lanciata da Intesa Sanpaolo. "Vedo molto positivamente il messaggio di chi riconosce che il valore del Monte dei Paschi di Siena sta nella sua integrità e credo che questa sia la cosa più importante, di cui tutti quanti siamo consapevoli e per la quale dobbiamo lavorare», ha spiegato l'Ad.   Lovaglio con i cronisti ha poi ribadito che "il Monte dei Paschi ha un valore intrinseco altissimo e la sua forza deriva dalla integrità. Faccio l'esempio di una centrale elettrica: se tu la separi in due, non necessariamente le due parti danno lo stesso contributo in termini di energia. E poi il Monte è una cosa particolare: ha un'anima e le anime non si possono separare". Ai giornalisti che chiedevanno di un piano B per il futuro di Mps rispetto al progetto prospettato da Banca Intesa, Lovaglio ha affermato: "Noi dobbiamo essere veramente focalizzati sulla cosa più importante. La cosa più importante è che l'integrità del Monte ha la sua forza, una forza enorme che le ha consentito di essere un protagonista del sistema bancario italiano, quindi noi dobbiamo puntare a quello". Il perfezionamento dell'Opas (offerta pubblica di acquisto e scambio) di Intesa Sanpaolo su Banca Monte dei Paschi di Siena è atteso entro dicembre 2026, subordinato all'approvazione delle autorità competenti. Anche in occasione della presentazione dei dati del primo semestre, il 7 agosto scorso, Lovaglio aveva affermato che "Monte dei Paschi è un asset strategico per l'economia italiana" e "rappresenta un'importante infrastruttura economica del Paese e possiede un valore sistemico" che "dipende dall'integrità della Banca stessa".  La cerimonia solenne, tenutasi come da tradizione nel giorno della festa dell’Assunzione e alla vigilia del Palio del 16 agosto, dedicato all'Assunta, ha visto la sindaca Nicoletta Fabio consegnare il riconoscimento del Concistoro del Monte del Mangia a Lovaglio. Il Premio Mangia è stato assegnato all'Ad di Mps per aver “contribuito ad accrescere la fama di Siena nel mondo”, così come recita lo Statuto per il conferimento. “Il Mangia – ha detto la sindaco Fabio – è, prima di tutto, un momento nel quale Siena riconosce se stessa e si ritrova attorno a ciò che la rende unica. Con Luigi Lovaglio la Banca è tornata protagonista del sistema bancario, non solo nazionale. Un percorso importante, che prosegue anche nelle difficoltà del momento e per il quale resta fondamentale il sostegno della città e delle istituzioni. Il Mangia non è soltanto una celebrazione di ciò che siamo stati, ma anche un’occasione per guardare a ciò che vogliamo essere nel prossimo futuro”. La consegna del Premio è stata preceduta dall’intervento della giornalista Annalisa Bruchi, che ha illustrato la vita e i meriti di Luigi Lovaglio, la cui candidatura è stata proposta dal Magnifico Rettore dell’Università di Siena, Roberto Di Pietra. "Luigi Lovaglio va raccontato proprio così: come un pastore. Uno di quelli che non si accontentano del campo che hanno, ma ne cercano sempre uno nuovo, un pascolo più ricco, per far crescere il gregge che gli è stato affidato - ha detto tra l'altro Bruchi - Ha fatto da Sud a Nord, poi da Ovest a Est prima di arrivare a Siena quando il Monte sembrava un campo ormai bruciato, compromesso, quasi perduto. E lo ha portato altrove, più in alto, cercando ricchezza non per sé ma per la città che gli ha dato l’occasione della vita. Perché di questo, in fondo, si tratta: di un debito d’onore ripagato con gli interessi. Siena - ha proseguito Bruchi - gli ha aperto le porte in un momento difficile, e lui ha risposto salvando l’onore di un’istituzione secolare, la gloria di un nome che rischiava di sparire, migliaia di posti di lavoro che sembravano già persi. Ha riportato Siena al centro della finanza italiana ed europea, ma non per gli scandali che troppe volte, in passato, ne hanno segnato la storia. Per i risultati. Per la visione. Per questo, oggi, Siena vuole dirgli grazie. Grazie per aver creduto in un’istituzione che sembrava condannata al declino. Grazie per averle restituito dignità e futuro, senza mai cercare i riflettori per sé. E grazie per aver dimostrato, ancora una volta, che il vero campione non è chi grida più forte, ma chi resta, lavora, e lascia le cose più forti di come le ha trovate. Questo è il Mangia 2026: un pastore silenzioso, un costruttore discreto, un uomo che ha ridato un campo nuovo e più ricco alla città che lo ha accolto. Luigi Lovaglio. E oggi vogliamo riconoscere in lui un senese ad honorem, un vero membro della nostra comunità. Insomma: uno di noi", ha concluso Bruchi. (di Paolo Martini) 
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Orgia in sauna, ma premono il pulsante d'emergenza: cinque persone diffidate a Lugano

Un'orgia finita... male. È successo a Lugano dove un gruppo di cinque persone è stato scoperto a consumare un rapporto sessuale di gruppo in una piscina coperta, salvo poi premere per sbaglio il tasto d'emergenza durante l'atto e venire quindi scoperti dai soccorritori. Come raccontato dal quotidiano svizzero Tio, l'episodio risale allo scorso gennaio, quando il servizio di salvataggio della struttura aveva ricevuto una chiamata d'emergenza proveniente da un tasto d'allarme all'interno della struttura, che può essere premuto in caso qualcuno rimanga bloccato dentro oppure sia vittima di un malessere durante la sauna. Quando i soccorsi sono arrivati però, si sono trovati davanti a una scena a dir poco inaspettata, ovvero a un atto sessuale di gruppo. Immediata la chiamata alla polizia, che ha identificato tutti i protagonisti dell'orgia e per i cinque è stato emesso un ordine di diffida all'uso di saune e strutture comunali: "Sono atti gravi, che non si compiono in luogo pubblico, in un luogo accessibile anche ad altre persone” ha dichiarato il sindaco, “abbiamo eliminato il pericolo alla base, perché se a queste persone venisse in mente di tornare a fare certe cose non potranno farlo: sono stati diffidati".  
internazionale/esteri

Sparatorie negli Usa, almeno 5 feriti alla Virginia State University. Sei morti nel Michigan

Almeno cinque persone sono state ferite alla Virginia State University, dove diverse persone hanno sparato più colpi d'arma da fuoco. Lo rende noto la polizia della Virginia State University mentre proseguono le indagini per individuare gli aggressori. L'università ha confermato che "più sospetti" sono coinvolti e ha fatto sapere che una persona è attualmente in condizioni critiche, mentre le altre quattro hanno riportato ferite non letali. "Una presenza significativa delle forze dell'ordine rimane nel campus" mentre la polizia prosegue le indagini, ha detto l'università. La Virginia State University è storicamente frequentata da studenti afroamericani ed è situata a Chesterfield, in Virginia, come ricorda la Cbs. Sei persone, tra cui il presunto aggressore, sono morte e una settima è rimasta gravamente ferita in seguito a una serie di sparatorie nello stato americano del Michigan, nella contea di Missaukee. Lo ha reso noto la polizia del Michigan spiegando di essere intervenuta dopo le segnalazioni di una sparatoria in un'abitazione nella zona rurale a circa 270 chilometri a nord-ovest di Detroit. Qui gli agenti hanno trovato tre morti e un ferito grave, dando inizio alla caccia del sospetto, Chad Hickman, di 39 anni. In campo sono intervenute unità di emergenza, aeree e cinofile. Una quarta persona è stata quindi trovata morta in un'altra abitazione e le forze dell'ordine hanno avvertito i cittadini che l'uomo era armato e pericoloso, chiedendo loro di non avvicinarsi. Infine, gli agenti hanno trovato il veicolo di Hickman in una zona boschiva, nei pressi del lago Whitlock, nella cittadina di Caldwell. Nella stessa zona sono stati trovati morti Hickman e un'altra vittima. "Non sussiste alcuna minaccia per la popolazione", ha dichiarato il tenente Ashley Miller, responsabile dell'ufficio stampa della polizia del Michigan, aggiungendo che le autorità continueranno a pattugliare la zona mentre esamineranno le scene del crimine. "Condurremo un'indagine approfondita e vogliamo assicurarci di tenere i membri della nostra comunità aggiornati sulla situazione attuale e su ciò che scopriremo durante questo processo", ha detto MIller. 
internazionale/esteri

Ceuta, migranti a ridosso del confine: il Marocco li disperde con lacrimogeni e li trasferisce

Ceuta resta in stato di allerta per il rischio di un nuovo assalto alla frontiera. Nel primo pomeriggio di oggi la polizia marocchina ha espulso da Castillejos centinaia di migranti provenienti dall’Africa subsahariana che si erano avvicinati al confine con l’enclave spagnola. I gruppi si erano radunati fin dalle prime ore dell’alba, a meno di due chilometri dalla frontiera. Le forze di sicurezza marocchine sono intervenute con gas lacrimogeni e manganelli, accerchiando centinaia di migranti provenienti per lo più dall'Africa subsahariana a circa tre chilometri da Ceuta, per disperderli e impedire loro di oltrepassare il confine. Lo riporta El Pais spiegando che il ministero degli Interni del Marocco ha chiesto ai giornalisti di lasciare immediatamente la zona di Castillejos, in particolare a quelli dei media spagnoli Efe e Tve. Decine di persone, tra cui anche alcuni minori marocchini, sono state arrestate e trasferite con la forza a bordo di autobus noleggiati dalle autorità. Secondo le informazioni raccolte sul posto, alcuni dei migranti sarebbero stati trasferiti in località molto distanti da Castillejos, tra cui Ouarzazate, a oltre 800 chilometri dalla frontiera con Ceuta. Gia nelle prime ore della giornata, le forze di sicurezza marocchine hanno sventato un tentativo di centinaia di migranti, per lo più provenienti dall’Africa subsahariana, di raggiungere la frontiera di Ceuta. Lo riporta Cadena SER, precisando che i migranti si erano nascosti alla periferia di Fnideq, Castillejos in spagnolo, a sud-ovest dell’enclave. Gli agenti marocchini hanno individuato e disperso i gruppi in una zona montuosa, mentre alcuni tentativi di avvicinamento alla frontiera sarebbero proseguiti nelle ore successive. L’operazione si inserisce nell’imponente dispositivo di sicurezza predisposto da Rabat dopo gli appelli circolati sui social per un nuovo tentativo di ingresso nell’enclave spagnola proprio oggi, 15 agosto, alimentando il timore di una nuova ondata dopo la grave crisi migratoria di fine luglio. La presenza delle forze marocchine è stata rafforzata nell’area di Fnideq e lungo le vie di accesso alla frontiera. La situazione rimane sotto stretta osservazione anche sul versante spagnolo, dove sono stati rafforzati i controlli per prevenire nuovi tentativi di attraversamento. Al momento, dunque, le autorità marocchine sono riuscite a impedire che i gruppi di migranti raggiungessero in massa il confine di Ceuta.  La polizia del Marocco ha arrestato intanto 61 persone per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina attraverso i social media, dopo aver intercettato 111 migranti che cercavano di raggiungere il confine di Ceuta. Lo scrive El Pais spiegando che tra i migranti intercettati nei pressi di Fnideq (Castillejos), 109 provengono dall'Africa subsahariana e due sono marocchini.  
internazionale/esteri

Libano, attacchi israeliani nel sud del paese: almeno 11 morti tra cui donne e bambini

Un attacco israeliano nel sud del Libano, avvenuto nelle prime ore di oggi, ha ucciso almeno 11 persone, tra cui donne e bambini. Si tratta del bilancio più grave registrato dagli accordi raggiunti a giugno, che avevano portato a una riduzione delle ostilità tra Israele e il movimento filo-iraniano Hezbollah. L'esercito israeliano ha dichiarato di aver preso di mira, tra le altre cose, un' "infrastruttura" di Hezbollah mentre il primo ministro libanese Nawaf Salam ha condannato la morte di civili, parlando di un'"escalation". Secondo l'agenzia di stampa libanese Nna l'attacco è stato effettuato da caccia israeliani contro un'abitazione nella periferia del villaggio di Ansar mentre un altro attacco ha colpito il villaggio di Deir Zahrani, a circa 20 chilometri di distanza. Il ministero della Sanità libanese ha dichiarato che sette persone sono morte ad Ansar, tra cui tre bambini e due donne, mentre altre quattro persone sono state uccise e nove ferite a Deir Zahrani, precisando che il bilancio era ancora provvisorio. Ad Ansar, un giornalista dell'Afp ha visto un edificio completamente distrutto, oltre a una piscina e alcune automobili danneggiate, mentre i soccorritori estraevano corpi dalle macerie. "È un piccolo albergo turistico. Aspetto tutto l'anno i tre mesi estivi. Che cosa ho fatto per meritarmi questo?", ha sottolineato all'Afp Mohamed Saab, proprietario dell'edificio. L'agenzia Nna ha riferito di un altro attacco nella valle situata tra Ansar e il villaggio di Zarariyeh, definendolo "il primo a una tale profondità nel territorio dalla tregua di due mesi fa". Secondo la stessa fonte, attacchi aerei e colpi di artiglieria hanno interessato anche l'area della cresta di Ali al-Taher, una collina strategica che domina la regione meridionale di Nabatiyeh. L'esercito israeliano ha dichiarato di aver "colpito infrastrutture terroristiche di Hezbollah nelle regioni di Nabatiyeh e Ansar", in risposta a un'operazione condotta dal gruppo contro soldati israeliani nell'area della cresta di Ali al-Taher. ''Non erano obiettivi militari", ha dichiarato il primo ministro libanese Nawaf Salam. "I sette martiri dell'attacco israeliano al villaggio di Ansar non sono 'infrastrutture militari' e le donne e i bambini uccisi non sono obiettivi militari", ha affermato Salam, aggiungendo che "Israele deve fermare questa escalation", che ha definito "estremamente pericolosa e che mina gli sforzi per consolidare la stabilità nel sud". Il Libano è stato coinvolto all'inizio di marzo nel conflitto tra Iran e Stati Uniti, quando Hezbollah ha attaccato Israele in sostegno di Teheran, dopo l'offensiva israelo-americana lanciata a febbraio contro la Repubblica islamica. Israele ha risposto con numerosi attacchi aerei in Libano e ha dispiegato truppe nel sud del Paese, causando oltre 4.300 morti, secondo le autorità libanesi. Sebbene i bombardamenti siano nettamente diminuiti dopo la firma, a giugno, di un protocollo d'intesa tra Stati Uniti e Iran e successivamente di un accordo quadro tra Libano e Israele, Beirut continua a segnalare attacchi e distruzioni israeliane sporadiche. L'accordo quadro raggiunto a giugno tra Israele e Libano prevede il disarmo di Hezbollah, il progressivo ritiro delle forze israeliane dal sud del Libano e il dispiegamento dell'esercito libanese nella regione, iniziando da alcune "zone pilota". Un ottavo ciclo di negoziati tra Israele e Libano dovrebbe svolgersi a Roma all'inizio di settembre. Hezbollah è contrario all'accordo e venerdì ha nuovamente criticato il governo libanese per averlo firmato, definendolo un'"umiliazione". Hezbollah ha dichiarato che gli attacchi israeliani contro il Libano riceveranno una risposta "appropriata", dopo i raid mortali condotti sabato nel sud del Paese, e ha esortato le autorità libanesi a interrompere i negoziati "umilianti" con Israele. "Israele deve capire chiaramente che i suoi attacchi, le sue violazioni e i suoi tentativi di imporre una situazione di fatto compiuto non possono continuare e riceveranno una risposta appropriata", ha affermato il gruppo sostenuto dall'Iran in una dichiarazione. Hezbollah ha inoltre aggiunto che le autorità libanesi "non devono insistere nel proseguire lungo il percorso umiliante dei negoziati diretti e nel concedere al nemico concessioni gratuite".  
internazionale/esteri

Iran, Teheran sfida Trump: "Hormuz non si conquista con un tweet"

"Lo stretto di Hormuz non si può conquistare con un tweet". Così Il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, in risposta alle parole di Donald Trump che ha minacciato di dichiararlo territorio americano. "Lo stretto di Hormuz non può essere conquistato con un tweet, una portaerei o un discorso. L'Iran non teme le minacce né si inchina di fronte a dimostrazioni di forza", ha aggiunto Gharibabadi. "Lo stretto di Hormuz era iraniano, è iraniano e continuerà a essere iraniano. Lo stretto - ha proseguito - si chiuderà e si aprirà solo su ordine dell'Iran. Finché non accetterete la realtà della vostra sconfitta e continuerete a tessere illusioni, l'Iran proseguirà nell'imporre il blocco". Non si sblocca intanto lo stallo sui negoziati. "Non è stata ancora presa alcuna decisione sulla ripresa dei negoziati con gli Stati Uniti", ha reso noto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi specificando che il memorandum d'intesa di Islamabad prevedeva "la fine della guerra, non un cessate il fuoco". Secondo l'agenzia di stampa iraniana Isna, Araghchi ha spiegato che Qatar e Pakistan continuano a scambiarsi messaggi e rimangono in contatto con Teheran, ma ha aggiunto che questo "non significa negoziati".  Araghchi ha detto che gli Stati Uniti hanno violato il memorandum d'intesa e che i combattimenti sono ripresi, quindi "non c'era alcun cessate il fuoco di 60 giorni da prorogare". Poiché i colloqui per il cessate il fuoco con gli Stati Uniti sono in una fase di stallo e lo Stretto di Hormuz rimane bloccato, Araghchi ha sottolineato che "non è stata ancora presa alcuna decisione sulla ripresa dei negoziati con gli Stati Uniti", pur affermando che i Paesi intermediari, Qatar e Pakistan, "si stanno scambiando messaggi e sono in contatto con noi". I canali di comunicazione "precedentemente esistenti non sono più efficaci e occorre stabilirne di nuovi", ha concluso il ministro degli Esteri iraniano. Secondo il comandante dei Guardiani della Rivoluzione islamica (Irgc), il maggiore generale Ahmad Vahidi, l'Iran ha "messo in ginocchio l'esercito più armato della storia del mondo". Le dichiarazioni di Vahidi sono contenute in una lettera aperta indirizzata ai membri dei Pasdaran e alle altre forze di sicurezza, pubblicata dalla rivista militare Sepah News. Il comandante è uno dei diversi leader militari recentemente nominati dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei, nell'ambito di un importante rimpasto ai vertici della difesa avvenuto nell'ultima settimana. Una petroliera della compagnia degli Emirati Arabi Uniti Adnoc è stata attaccata mentre transitava nello Stretto di Hormuz. E' quanto fa sapere l'agenzia di stampa statale emiratina Wam. La compagnia petrolifera statale ha affermato che non ci sono stati feriti e che la situazione è ora sotto controllo.  
internazionale/esteri

Terremoto a Granada, scossa di magnitudo 5 ad Alhendín: danni e paura

Una forte scossa di terremoto di magnitudo 5 ha colpito nella notte tra il 14 e 15 agosto 2026 l'area di Granada, nel sud della Spagna, con epicentro nei pressi di Alhendín. Secondo i dati aggiornati dell'Istituto Geografico Nazionale spagnolo (Ign), il sisma è stato registrato alle 1:04 ora locale ed è stato avvertito in dieci province.  La scossa ha provocato danni materiali, tra cui caduta di elementi di facciate e cornicioni, crepe e altri distacchi, ma al momento non risultano vittime. Il terremoto è stato avvertito in gran parte dell'Andalusia, dove i servizi di emergenza hanno ricevuto oltre 200 segnalazioni e la Giunta regionale ha attivato il livello 1 del piano di emergenza per il rischio sismico. Nelle ore successive l'Ign, che aveva inizialmente stimato l’intensità del terremoto a 4,8 gradi, ha registrato numerose scosse di assestamento nell'area di Granada, alcune delle quali superiori a magnitudo 3. La sequenza sismica resta sotto monitoraggio. 
internazionale/esteri

Terremoto in Indonesia, sisma di magnitudo 7.7 a largo di Flores: almeno 47 morti. 500 italiani nell'isola

Un violento terremoto di magnitudo 7.7 ha colpito l'isola di Flores, nell'Indonesia orientale, causando almeno 47 morti e 50 feriti. L'epicentro del sisma è stato localizzato a largo della costa settentrionale dell'isola, a circa 68 chilometri a nord-ovest di Ende. Il terremoto si è verificato a una profondità relativamente bassa di soli 10 chilometri. Alla scossa iniziale, che ha scatenato il panico tra migliaia di persone dopo che le autorità avevano diramato un allarme tsunami, sono seguite diverse repliche nella stessa area, alcune di alta intensità. A migliaia di chilometri di distanza, dodici ore più tardi, un secondo forte terremoto di magnitudo 6.9 è stato registrato sull'isola di Sumatra, nei pressi di Pematangsiantar, nella parte occidentale dell'arcipelago: nell'immediato non sono stati segnalati né danni né vittime. "Il nostro obiettivo sarà individuare le vittime sepolte sotto le macerie", ha spiegato il responsabile dei soccorsi Fathur Rahman aggiungendo che le operazioni di soccorso state complicate dalle frane che hanno interrotto diverse strade. In precedenza Berton Suar Pelita Panjaitan, portavoce dell'agenzia per la gestione delle emergenze, parlando con i giornalisti a Giacarta aveva detto che "una volta confermati i dati, annunceremo ufficialmente il bilancio definitivo delle vittime e l'entità dei danni agli edifici causati dal terremoto".  L'epicentro del terremoto è stato localizzato appena al largo della costa settentrionale dell'isola, a circa 68 chilometri a nord-ovest della città costiera di Ende, secondo le autorità statunitensi e indonesiane.Gli abitanti di Nagekeo, l'area più vicina all'epicentro, sono corsi verso zone più alte dopo che il mare si è ritirato nelle prime ore di sabato, un possibile segnale dell'arrivo di uno tsunami, secondo quanto osservato dai giornalisti dell'Afp sul posto.  Successivamente l'allerta tsunami è stata revocata, ma alla popolazione è stato raccomandato di non rientrare negli edifici danneggiati, per il timore che le scosse di assestamento potessero farli crollare. "Abbiamo revocato l'allerta tsunami, ma continueremo a monitorare i livelli del mare", ha dichiarato il direttore del Dipartimento terremoti e tsunami dell'Agenzia nazionale di meteorologia, climatologia e geofisica, durante una conferenza stampa.  Ma intanto, a seguito di un potenziale rischio tsunami lanciato dall'Agenzia indonesiana di meteorologia, climatologia e geofisica (Bmkg) con possibili onde comprese tra 0,5 e 3 metri, le autorità avevano esortato le persone lungo le coste colpite a spostarsi più in alto. E gli abitanti della città di Maumere, sull'isola di Flores, a circa 2.400 chilometri di distanza, hanno di fatto cominciato a spingersi verso le zone più elevate. Le immagini trasmesse dalla televisione indonesiana hanno mostrato centinaia di persone nella vicina reggenza di Nagekeo che evacuavano la zona, oltre a edifici danneggiati.  La Farnesina, attraverso l’Unità di Crisi e in stretto raccordo con l’Ambasciata d’Italia a Giakarta, segue costantemente l’evoluzione della situazione in Indonesia dopo le violente scosse di terremoto che hanno colpito il Paese, provocando vittime e ingenti danni, in particolare nell’isola di Flores. Lo rende noto la Farnesina spiegando che i cittadini italiani presenti in Indonesia sono circa cinquemila. Tra questi, circa 500 si trovano nell’isola di Flores, l’area maggiormente colpita dal sisma. L’Ambasciata e l’Unità di Crisi sono impegnate nelle verifiche sulla situazione dei connazionali presenti nell’area. Al momento, non risultano cittadini italiani tra le vittime. L’Unità di Crisi della Farnesina ha rafforzato la propria operatività per assicurare assistenza ai connazionali e intervenire tempestivamente in eventuali situazioni di criticità, mantenendo un costante raccordo con l’Ambasciata d’Italia a Giakarta e con le autorità locali.  'Al momento, non risultano connazionali tra le vittime'' del terremoto in Indonesia e ''l'Ambasciata a Giakarta è al lavoro per assistere gli italiani che vogliono lasciare la zona'', ha dichiarato il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani su 'X', esprimendo ''a nome del governo italiano, la più sentita solidarietà al popolo dell'Indonesia per il violento terremoto che ha colpito l'isola di Flores''. Tajani ha aggiunto che ''in caso di necessità, è possibile contattare l'Ambasciata al +62 8151811344 o l'Unità di Crisi al +39 06 36225''. L'Indonesia e i Paesi vicini sono frequentemente colpiti da terremoti a causa della loro posizione lungo il cosiddetto 'Anello di Fuoco' del Pacifico, un arco caratterizzato da intensa attività sismica che si estende dal Giappone, attraversa il Sud-est asiatico e prosegue lungo il bacino del Pacifico. Nel 1992 Flores fu colpita da un terremoto di magnitudo 7.7, che provocò uno tsunami causando circa 2.500 morti. Tra i terremoti più devastanti della storia dell'Indonesia vi è quello di magnitudo 9,1 del 2004, avvenuto al largo della costa di Sumatra e seguito da uno tsunami che provocò 220.000 morti in tutta la regione, circa 170.000 dei quali in Indonesia. La tragedia del 26 dicembre 2004, avvenuta nel giorno di Santo Stefano, è stata una delle catastrofi naturali più letali mai registrate nella storia. Nel 2018, un potente terremoto colpì l'isola di Lombok, seguito da diverse altre scosse nelle settimane successive. Più di 550 persone morirono sull'isola turistica e nella vicina Sumbawa. Nello stesso anno, un terremoto di magnitudo 7.5 e il successivo tsunami a Palu, sull'isola di Sulawesi, provocarono la morte o la scomparsa di oltre 4.300 persone. 
internazionale/esteri

Iran, Trump: "Presto dichiarerò Hormuz territorio Usa"

Donald Trump si prenderà lo Stretto di Hormuz. Così, almeno, annuncia il presidente americano aprendo l'ennesimo capitolo della crisi con l'Iran. Trump, in un comizio a New York, ha dichiarato che “a breve” proclamerà lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti, sostenendo che “è già così essenzialmente”, perché con il blocco navale “nessuna nave passa senza che noi lo vogliamo”. Il presidente ha poi annunciato a Fox News che Washington colpirà l’Iran “duramente sul piano economico”, anticipando nuove misure che, secondo il segretario al Tesoro Scott Bessent, saranno “mai viste prima” e scatteranno già dalla prossima settimana. Uno dei problemi in Iran, aggiunge il tycoon, è che "non c'è nessuno con cui negoziare". È un problema", ribadisce perché "è l'unico Paese al mondo in cui nessuno vuole fare il presidente".  Trump ha difeso l’aumento dei prezzi della benzina, definendolo “piccolo” e giustificato dalla necessità di impedire che “un Paese molto malvagio” come l’Iran possa ottenere un’arma nucleare. “Stiamo facendo un grande servizio al mondo, non solo a noi stessi”, ha affermato, rivendicando la linea dura contro Teheran come scelta strategica e morale.  JD Vance a Fox News introduce per la prima volta una diversa gerarchia di priorità nella linea dell'amministrazione Trump. "Il primo obiettivo" è mantenere bassi i prezzi della benzina e del petrolio, mentre "il secondo" è impedire che l'Iran ottenga un'arma nucleare. La Casa Bianca corregge subito il tiro: la portavoce Karoline Leavitt precisa che per Trump i due obiettivi hanno "uguale importanza". Il cambio di enfasi è, comunque, evidente rispetto alle precedenti dichiarazioni del presidente, che aveva sempre indicato la minaccia nucleare iraniana come priorità assoluta, anche a costo di ignorare l'impatto economico sugli americani. A maggio, infatti, Trump aveva detto di non tenere "nemmeno un po'" conto della situazione finanziaria dei cittadini nei negoziati con Teheran: "L'unica cosa che conta è che l'Iran non possa avere un'arma nucleare".  Stati Uniti e Iran restano bloccati su tre nodi della navigazione nello Stretto di Hormuz, mentre il Pakistan tenta di mediare. Washington vuole che Teheran annunci per prima la riapertura, prima di revocare il blocco navale. L'Iran chiede, invece, la revoca delle sanzioni e un cessate il fuoco permanente. Fonti pakistane indicano che le parti hanno "concordato" di prorogare il cessate il fuoco di 60 giorni, in scadenza il 17 agosto, ma restano da definire durata e modalità. Teheran, però, smentisce."Nessuna discussione sulla proroga, gli Usa hanno violato il memorandum" sostengono.  
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Migranti, confini blindati a Ceuta e Melilla per un possibile nuovo arrivo di massa dal Marocco

Si rischia un nuovo arrivo massiccio di migranti dal Marocco su Ceuta a Ferragosto. Al confine già sono stati dislocati agenti antisommossa, mentre continuano le campagne social per spingere migliaia di cittadini extra Ue verso verso la località. Massima allerta anche a Melilla.  Da giorni circolano sui social messaggi che invitano a ripetere le scene del 30 e 31 luglio, quando 72mila migranti erano riusciti a entrare irregolarmente a Ceuta a nuoto, aggirando il frangiflutti di El Tarajal. I morti furono 83 secondo Madrid, mentre le stime parlavano di 140 vittime. On line si moltiplicano gli appelli: “La frontiera di Ceuta sarà aperta il 15 agosto, festivo in Spagna”, si legge in alcuni post, come riporta El Pais, che puntano a mobilitare una nuova irruzione massiccia. In risposta, Rabat ha rafforzato il posto di frontiera di Fnideq con centinaia di agenti, nel tentativo di prevenire un nuovo assalto.  Era stato lo stesso ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ad avvertire giovedì scorso che per il nuovo tam tam sui social il 15 agosto potrebbe verificarsi un nuovo ingresso di massa a Ceuta. Mentre il Marocco rafforza i controlli, il ministro sottolinea i rischi di radicalizzazione, confermando che la sospensione di Schengen con la Spagna resterà in vigore almeno fino al 15 agosto e sarà rivista solo quando il governo riterrà “azzerati i rischi per la sicurezza dell’Italia”.   Gli attraversamenti irregolari verso l’Ue crollano del 37% nei primi sette mesi del 2026 rispetto al 2025, secondo Frontex, che esclude però l’ondata eccezionale degli arrivi a Ceuta tra il 30 e il 31 luglio. La rotta più battuta resta il Mediterraneo Orientale con 20.232 arrivi (-28%), seguita dal Mediterraneo Centrale verso l'Italia con 16.454 (-55%). Terza la rotta del Mediterraneo Occidentale (verso la Spagna) a 11.217 (+37%), unica in aumento.  La rotta più trafficata resta quella in uscita dall'Ue verso il Regno Unito, a 22.469 (-46%). In forte calo anche la rotta delle Canarie (4.682, -60%) e quella balcanica (4.910, -26%).  Il Papa ha richiamato l’attenzione della Chiesa e del mondo sui minori migranti, indicando che “anche uno solo" ha un valore assoluto. Il messaggio, si legge sul sito del Vaticano, insiste sul dovere evangelico di accogliere ogni bambino, ricordando che le nuove dinamiche migratorie espongono i più piccoli a rischi gravi per diritti e dignità. Non è una questione di numeri: la Chiesa chiede risposte urgenti, concrete e umane, perché ogni minore coinvolto nella migrazione rappresenta un appello morale che non può essere ignorato.