I guardiani della foresta: come le comunità locali in Nepal stanno salvando l'ambiente
Le foreste del Nepal, visibili al meglio dal cielo, sono una componente imprescindibile del paesaggio delle Middle Hills e delle pianure, e negli ultimi 30 anni si sono espanse grazie alle comunità locali che hanno contribuito in modo decisivo alla loro crescita.
Silvicoltura comunitaria
Il programma di silvicoltura comunitaria che ha affidato alle popolazioni locali la gestione delle aree forestali è nato come risposta alla deforestazione degli anni ’70, dettata dal bisogno di legna da ardere e foraggio per il bestiame. Tuttavia, l’affido è stato istituzionalizzato solo nel 1993, quando una legge in materia ha concesso alle popolazioni locali il diritto di costituire gruppi di utenti con l’autorità legale per gestire le foreste sotto la propria giurisdizione.
Ciascun gruppo ha regolamenti propri sull’utilizzo delle risorse. Per esempio, vigono limiti sull’uso e la vendita di piante ed erbe medicinali della giungla, come pure sul pascolo e sulla raccolta della legna da ardere. Oggi i gruppi di utenti delle foreste comunitarie sono 23.000 e il loro contributo è un brillante esempio dei successi ottenuti dal Nepal in fatto di conservazione. Dal 1992 al 2016 la superficie coperta da alberi è più che raddoppiata, passando da 3,88 a 6,63 milioni di ettari, pari al 45% del territorio nazionale. C’è una crescente consapevolezza circa la necessità di proteggere le foreste, non solo per l’uomo ma anche per gli animali della giungla.
Salvaguardia della fauna selvatica
Con otto delle 10 vette più alte del mondo, il Nepal è una destinazione ideale per l’alpinismo e il trekking. Tuttavia, il paese ha anche lussureggianti foreste popolate da animali rari e a rischio di estinzione, come la tigre del Bengala e il rinoceronte di Giava. Ebbene, nei parchi nazionali Chitwan, Bardiya e Shuklaphanta le comunità locali hanno contribuito anche alla protezione della megafauna dal bracconaggio, una delle più grandi minacce per gli animali selvatici.
Nei primi anni 2000, nelle zone cuscinetto e nelle foreste comunitarie dentro e fuori i parchi nazionali sono state costituite unità antibracconaggio, che dalla protezione delle tigri e dei rinoceronti hanno esteso i loro compiti al monitoraggio del commercio illegale di altre specie.
Oggi più di 400 unità affiliate al programma operano come guardiaparco in collaborazione con l’esercito, fornendo alle autorità informazioni utili per combattere il traffico di flora e fauna. Gli sforzi hanno dato i loro frutti. Nel 2011 non si è registrato alcun caso di bracconaggio di rinoceronti e nel 2014 il Nepal ha segnato per la prima volta lo storico record di zero casi di bracconaggio di tre delle sue principali specie: tigri, rinoceronti ed elefanti.
Il successo ha contribuito anche all’aumento delle popolazioni delle prime due specie, nonostante le sporadiche uccisioni degli ultimi anni. Tra il 2009 e il 2022 le tigri sono tornate a popolare le giungle nepalesi: un’indagine nazionale ha rilevato che la popolazione è triplicata, passando da 121 a 355 esemplari. Anche il censimento dei rinoceronti ha evidenziato numeri in salita: nel 2021 si contavano circa 752 rinoceronti di Giava nelle aree protette del paese, contro i 645 del 2015.
Ora che la megafauna prospera sotto la vigilanza del governo centrale, alcune organizzazioni no profit e amministrazioni locali hanno coinvolto le comunità nella tutela di specie a rischio meno note, come il panda rosso e il pangolino. Il Red Panda Network impiega come guardiani delle foreste 100 abitanti di 13 distretti, che pattugliano la giungla ogni tre mesi per monitorare i panda rossi e vigilare su possibili crimini. Lo scorso anno la municipalità di Ilam, nella parte est del paese, ha istituito a Puwamajhuwa la prima area comunitaria di conservazione del panda rosso del paese, estesa su oltre 116 ettari. Analogamente, Greenhood Nepal sta collaborando con le comunità confinanti con le foreste e le praterie del Chitwan-Parsa nella protezione del pangolino indiano e cinese, cacciati per le squame e la carne.
Tutela e sussistenza
Le foreste sono un capitale per le comunità e le ricerche dimostrano che una loro gestione efficiente è direttamente proporzionale al loro rendimento. Nel 2022 uno studio pubblicato sulla rivista Trees, Forests and People ha evidenziato come le foreste comunitarie del Nepal siano ormai gestite non più mediante l’istituzione di soli gruppi di tutela, bensì nell’ottica della ‘silvicoltura di sostentamento’, ovvero in base alle reali esigenze della popolazione.
Tale cambiamento ha contribuito a preservare pregiate piante medicinali e a garantire guadagni vitali per le popolazioni. Per esempio, i limiti imposti al raccolto annuo di jatamansi (nardo, pianta a rischio) hanno permesso di ridurre al minimo lo sfruttamento della pianta, raccolta per l’olio aromatico estratto dalle sue radici, e di avviare un commercio legale che dà lavoro a circa 15.000 raccoglitori.
Nel 2023 ho incontrato i membri del gruppo forestale di Patne Bhanjyang, nel distretto di Kavrepalanchok, a poche ore da Kathmandu, i quali hanno piantato alberi di tasso di Maire in risposta ad alcune aziende private che sfruttavano indiscriminatamente questa specie per il suo alto valore e le sue proprietà antitumorali. Oggi si vedono i risultati: la raccolta è organizzata, collegata a una catena di mercato e preziosa per la salvaguardia e la crescita degli alberi minacciati in natura.
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Nel frattempo sono stati introdotti incentivi per i soggetti impegnati nella protezione della fauna rara, con opportunità di ecoturismo. Nei corridoi di conservazione sono stati promossi i soggiorni in famiglia, che consentono agli amanti della fauna di vivere un’esperienza autentica e al tempo stesso di sostenere la popolazione locale.
Il Community Homestay Network propone soggiorni vicino ai parchi nazionali di Bardiya e Chitwan e programmi simili esistono a Ilam, dove sono state lanciate anche ecoescursioni alla scoperta del panda rosso per sensibilizzare i turisti su questa specie sfuggente e rivitalizzare l’economia locale.
Tuttavia, le sfide non sono finite. Gli esperti lamentano la scarsa biodiversità delle foreste comunitarie, dove crescono per lo più poche specie dominanti. Anche le dichiarazioni dei rappresentanti di governo destano preoccupazione; durante una conferenza sul cambiamento climatico nel dicembre 2024, il primo ministro K.P. Sharma Oli ha dichiarato che in Nepal ci sono troppe tigri e troppe foreste, mettendo in discussione decenni di risultati in materia di conservazione. Tuttavia, gli ambientalisti ritengono che la chiave per mantenere l’impulso sia continuare a responsabilizzare le comunità che hanno già saputo ottenere risultati positivi.