Il rewilding delle Highlands scozzesi: foreste, lupi e il ritorno alla natura originaria

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Alberi autoctoni sradicati e fauna selvatica estinta dalla caccia: anche questa è la Scozia, ma ora le cose stanno cambiando.

Il paesaggio brullo delle Highlands scozzesi, dovuto all’intervento dell’uomo ©Douglas Hall Photography / Shutterstock
Il paesaggio brullo delle Highlands scozzesi, dovuto all’intervento dell’uomo ©Douglas Hall Photography / Shutterstock
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L’immagine che associamo alle Highlands scozzesi è quella di un paesaggio austero di colline spoglie, arida brughiera e ondulati glens contornati da foreste di pini della Caledonia. In gran parte, l’immagine è quella di una terra denudata. Quel che non si direbbe è che a renderla tale è stato l’intervento dell’uomo.

Se fosse possibile viaggiare indietro nel tempo, fino a 6000 anni fa, vedremmo un paesaggio completamente diverso. Una vegetazione rigogliosa di pini silvestri, piante di sorbo selvatico e querce, con foreste popolate di linci (specie estinta a livello locale), castori e cinghiali.

Per millenni, queste regioni silvestri costituivano l’habitat di orsi che catturavano salmoni nei fiumi e branchi di lupi che sulle Highlands andavano a caccia di cervi, alci e uri (grandi bovini selvatici estinti di recente). Non a caso gli antichi romani chiamavano il nord della Scozia ‘il grande bosco della Caledonia’

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Con il passare dei secoli, tuttavia, queste foreste hanno subito un rapido declino. I primi responsabili furono gli agricoltori del Neolitico che bruciavano la brughiera e le pinete per favorire la crescita dell’erica fresca per il pascolo delle mandrie di bovini, capre e pecore. I loro discendenti, poi, tagliarono gli alberi per ricavarne legno e combustibile, prima che norreni e celti abbattessero i tronchi per costruire navi e abitazioni.

Nel XVIII secolo, all’epoca delle Highland Clearances, gli allevamenti di ovini avevano consumato il paesaggio e ridotto al minimo il manto della foresta. Il clima freddo e umido che aveva prodotto la diffusione delle torbiere non fu d’aiuto. Come non lo furono le due guerre mondiali del Novecento, che richiesero ingenti quantità di legno per lo sforzo bellico.

Nel frattempo è iniziata un’inversione di rotta. Un po’ alla volta hanno acquistato slancio le iniziative volte a ripristinare il paesaggio originario delle Highlands centrali e settentrionali, ripiantando e reintroducendo le specie che qui erano scomparse. Attualmente il ripristino delle foreste autoctone scozzesi è un obiettivo perseguito ufficialmente con grandi investimenti.

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Il Glen Affric  in autunno  ©Andrew Peter Briggs / Shutterstock
Il Glen Affric in autunno ©Andrew Peter Briggs / Shutterstock

In prima linea opera Trees for Life, organizzazione no profit con sede nella Dundreggan Estate, vicino a Glenmoriston, a ovest del Loch Ness. Oltre a proseguire nell’attività di rigenerazione delle foreste autoctone iniziata nel 2008, Trees for Life ha avviato il Rewilding Centre, progetto all’avanguardia con lo scopo di offrire percorsi di ‘rewilding’ personale attraverso il contatto con la natura. Gruppi di volontari lavorano tutto l’anno nel vivaio della tenuta curando gli alberelli che andranno a ricostituire le antiche foreste di pini e ginepri.

Ancora più ambizioso è il progetto no profit per il ripristino del paesaggio delle Affric Highlands, portato avanti su scala nazionale – l’obiettivo è contribuire a fare della Scozia la prima nazione al mondo che possa definirsi ‘rewilded’. Come parte di questa iniziativa trentennale, Trees for Life sta provvedendo al ripristino di 2000 kmq di boschi dal Loch Ness alla costa occidentale, inglobando una serie di glens (Cannich, Affric, Moriston e Shiel) e promuovendo la connettività ecologica e la biodiversità. I risultati sono più che incoraggianti. A oggi sono già stati piantati due milioni di alberi autoctoni.

La Alladale Wilderness Reserve  ©Sergej Kozacenko / Shutterstock
La Alladale Wilderness Reserve ©Sergej Kozacenko / Shutterstock
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Altri progetti di rewilding sono in corso un’ora a nord di Inverness. La ricostruzione dell’ecosistema sui 93 kmq della Alladale Wilderness Reserve, vicino al Dornoch Firth, contempla sia il ripristino delle torbiere sia la riforestazione – gli alberi piantati negli ultimi 15 anni sono circa un milione. L’utopico progetto prevede nuovi passi ogni anno, fra cui i tentativi di reintrodurre specie estinte o in pericolo.

La reintroduzione dell’alce europeo e del cinghiale per ora ha avuto scarso successo, mentre ha dato ottimi risultati il reinserimento di specie come lo scoiattolo rosso, l’aquila di mare coda bianca e il gatto selvatico della Scozia, noto anche come tigre delle Highlands. Al momento sono allo studio le modalità di reinserimento del lupo. La strada è ancora lunga e all’orizzonte si profilano le incognite del cambiamento climatico. In ogni caso, ne vale la pena.

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