Partire dalla Biennale di Venezia per scoprire il Guatemala
In Guatemala ci sono le spiagge di sabbia nera del Pacifico, i laghi vulcanici, le rovine Maya nella giungla del Petén. Ma la sensazione che chi viaggia qui fa più fatica a scrollarsi di dosso è un'altra: quella sovrapposizione gentile tra passato e presente. Le comunità indigene Maya rappresentano circa il 44% della popolazione ufficiale (e secondo molte stime non ufficiali anche il 60-70%) parlano ancora ventidue lingue diverse, indossano il huipil ricamato a mano come sistema di comunicazione geografica e identitaria, e macinano il mais sul comal ogni mattina come si faceva tremila anni fa. Il paese è piccolo, meno della metà dell'Italia, ma la varietà è tale da rendere qualsiasi itinerario di una settimana necessariamente incompleto.
Antigua
La porta d’ingresso per la maggior parte dei viaggiatori è Antigua Guatemala, l’ex capitale coloniale spagnola ai piedi di tre vulcani: Agua, Fuego e Acatenango. Le strade in basalto grigio, le facciate barocche color ocra e senape, le chiese in rovina aperte al cielo dopo i terremoti del Settecento rendono Antigua fotogenica in modo quasi irritante. Il mercato di artigianato di El Carmen vende tessuti Maya di tutta la regione; la Cooperativa Maya Traditions, nel centro storico, è uno dei luoghi più onesti dove comprare direttamente dalle artigiane. Da Antigua si organizzano le escursioni al vulcano Pacaya, attivo e accessibile con lava a vista, e i trekking più impegnativi sull’Acatenango, che richiede una notte in quota per vedere il Fuego all’alba.
Il Lago Atitlán
Il Lago Atitlán è stato definito da Aldous Huxley il lago più bello del mondo, un’esagerazione comprensibile. Trecentoquaranta metri di profondità massima, tre vulcani che si specchiano nelle acque, villaggi sulle rive abitati da comunità Maya Tz’utujil e Kaqchikel, nessuna strada che li colleghi tutti: solo lanchas che attraversano il lago tutto il giorno. San Juan La Laguna è il villaggio degli artisti e delle cooperative di tessitrici; Santiago Atitlán conserva il culto di Maximón, santo sincretico che fuma sigari e beve quetzalteca ed è venerato con devozione autentica. Panajachel è il polo turistico, il posto più comodo dove arrivare e ripartire.
Tikal e le piramidi nella giungla
Nel nord del paese, nel dipartimento del Petén, le rovine Maya di Tikal emergono dalla foresta pluviale a 44 metri di altezza. Il sito archeologico, Patrimonio UNESCO, conta oltre 3.000 strutture distribuite su 16 chilometri quadrati. Il Templo I, costruito sopra la tomba del re Ah Cacao, domina la Gran Plaza insieme al Templo II; il Templo IV, con i suoi 65 metri, è il secondo palazzo precolombiano più alto conosciuto al mondo. Tikal si visita da Flores, cittadina coloniale su un’isola nel lago Petén Itzá, raggiungibile in aereo da Città del Guatemala. Il consiglio pratico è fermarsi almeno una notte all’interno del parco: all’alba, quando la nebbia avvolge le piramidi e le scimmie urlatrici si svegliano, il sito è quasi deserto.
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Quetzaltenango
Quetzaltenango, detta Xela, è la seconda città del Guatemala ed è entrata nella lista Best in Travel di Lonely Planet per il 2026. Meno turistica di Antigua, è il centro della regione degli altipiani occidentali, abitata dalle comunità Maya K’iche’. Ci sono scuole di spagnolo tra le migliori del Centro America, un mercato indigeno tra i più grandi del paese a Zunil e, nelle vicinanze, il Lago Chicabal, un lago craterico sacro ai Maya circondato da foresta nebbiosa, dove si celebrano cerimonie che non si trovano sui dépliant.
Las Invisibles: il Guatemala a Venezia fino a novembre
Per chi non ha un volo prenotato per Città del Guatemala, quest’anno c’è un modo per avvicinarsi a questa cultura senza attraversare l’Atlantico. Alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia, il padiglione del Guatemala presenta Las Invisibles, una mostra curata da Stefania Pieralice ed Elsie Wunderlich allestita allo Spazio Berlendis, a Cannaregio 6301, aperta dal 9 maggio al 22 novembre 2026.
Al centro della mostra ci sono le donne delle comunità Maya: madri che macinano il mais sul comal rovente ogni giorno, un gesto che nutre la famiglia ma logora il corpo fino a cancellare le impronte digitali. "Le impronte svaniscono, portando via passato e futuro," spiega la curatrice Pieralice, "ma ciò che resta è un’identità comunitaria incrollabile." La mostra si inserisce nel tema della Biennale 2026, In Minor Keys di Koyo Kouoh: le donne guatemalteche sono esattamente quelle tonalità minori, ecosistemi sociali ricchissimi che sopravvivono dentro strutture politiche vaste e spesso oppressive. Gli artisti in mostra, tra cui ARKEO, Luana Bottallo, Jorge Chavarría, Manuel Navichoc, Ana Lorena Núñez, il gruppo SOY e Elsie Wunderlich stessa, lavorano tra corpo femminile, sapere ancestrale e mais come alternativa ai modelli capitalistici occidentali.
Lo Spazio Berlendis è aperto dal martedì alla domenica, dalle 11 alle 19 da maggio a settembre e dalle 10 alle 18 da ottobre a novembre. Ingresso libero.