Corea del Sud: le donne che stanno cambiando il paese
per secoli i valorei della tradizione confuciana hanno definito la cultura e la società coreane, a partire dai ruoli di genere. Dalla rigida dottrina neoconfuciana radicatasi nei sei secoli della dinastia Joseon alla rappresentazione dinamica e variegata che ne danno i media attuali, quella percorsa dalle coreane è una lunga strada di resilienza e cambiamento. Fino a poco più di un secolo fa, le donne in Corea erano soggette a molte limitazioni. In epoca Joseon, esse godevano di scarsi diritti e la loro presenza in pubblico era minima. Nei documenti del tempo le donne sono citate solo in relazione al loro ruolo di figlie o mogli obbedienti, spesso omettendo del tutto i loro nomi. Alla fine del XIX secolo, alcuni viaggiatori stranieri notarono l’emarginazione delle donne coreane. L’austriaco Ernst von HesseWartegg, nel suo Korea: eine Sommerreise nach dem Lande der Morgenruhe, osservò che le donne, specie nelle aree rurali, erano estremamente schive, correvano a nascondersi in casa e celavano il loro volto in presenza di estranei. La condizione delle donne è mutata radicalmente nel XX secolo, soprattutto con la fine del dominio giapponese nel 1945 e l’introduzione dei valori democratici. A segnare un punto di svolta fu la Costituzione coreana del 1948 che sancisce la parità di genere davanti alla legge. A differenza di molte nazioni dove la parità di genere è stata raggiunta dopo anni di lotte e attivismo politico, in Corea del Sud tali diritti sono stati in buona parte riconosciuti con l’adozione dei principi democratici. Al cammino verso l’uguaglianza di genere s’ispirano i continui sforzi e le sfide che le donne coreane affrontano con l’intento di cambiare realmente la società.
Un modello per le donne
Fra le tante coreane in prima linea nella lotta per l’uguaglianza di genere, si ricorda Lee Tai-young (1914-98), prima donna a diventare avvocata e pioniera di una nuova visione nell’ordinamento giuridico del paese, in particolare nell’ambito del diritto di famiglia e dei diritti delle donne.
Lee ha dedicato la sua vita a combattere le diseguaglianze strutturali che affliggevano la società coreana, fondando il Korea Legal Aid Center for Family Relations, un’istituzione che fornisce assistenza legale e sostegno alle donne vittime di violenze domestiche o in difficoltà a causa del divorzio o di problemi familiari.
Lee ha condotto inoltre una campagna infaticabile contro l’hoju, il sistema patriarcale che individuava nel maschio più anziano il capofamiglia. Il suo operato è stato determinante per l’abolizione del sistema e l’introduzione di leggi più eque, e continua a ispirare nuove generazioni di donne nella volontà di perseguire l’uguaglianza e la giustizia all’interno della società coreana e non solo.
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Equilibrio tra lavoro e vita privata
Oggi in Corea del Sud le donne raggiungono livelli di istruzione più elevati rispetto agli uomini. Nel 2023, il 78,3% delle donne ha frequentato l’università o un istituto superiore, contro il 74,3% degli uomini. Stando ai dati di Statistics Korea, nel 2023 le donne costituivano il 56,7% dei percettori di reddito nel paese – la percentuale più alta dal 1963 – con quasi 10 milioni di donne lavoratrici dipendenti. Il dato indica una tendenza progressiva verso l’uguaglianza di genere nel mondo del lavoro.
Tuttavia il divario salariale tra i sessi rimane uno tra i più importanti all’interno dell’OCSE: nel 2022 le donne guadagnavano solo il 63% di quanto percepivano gli uomini. A confronto con gli altri paesi dell’OCSE, la Corea del Sud era l’unico in cui il gender pay gap superava il 30%.
Anche la rappresentanza femminile nei ruoli apicali è bassa. Il rapporto stilato da Unico Search nel 2023 rivela che solo il 6% delle posizioni dirigenziali delle prime 100 aziende sudcoreane è occupato da donne – un lieve incremento rispetto al 3,5% del 2019. La disparità si estende alla realtà aziendale tout court, dove il soffitto di cristallo e l’equilibrio fra lavoro e vita privata continuano a ostacolare la carriera delle donne. Fatte queste premesse, ci sono alcuni luminosi esempi di donne coreane che sono riuscite ad affermarsi nonostante tutte le difficoltà.
Choi Soo-yeon e Shina Chung dirigono Naver e Kakao, due delle più importanti società sudcoreane di servizi internet. I loro ruoli di leadership sono certamente il risultato di percorsi individuali, ma denotano anche un lento cambiamento in positivo nell’ambito dell’industria tecnologica. Si tratta comunque di eccezioni, dal momento che nelle prime 100 aziende del paese solo quattro donne occupano il posto di amministratore delegato (ben al di sotto della media globale).
Agli innegabili passi avanti per quel che riguarda la partecipazione femminile al mondo del lavoro, fanno ancora da contrappeso molti ostacoli. La creazione di un contesto lavorativo più equo richiede atti politici ma anche una ridefinizione culturale dei ruoli di genere a casa e sul posto di lavoro.
La giornata di Ji-won, madre lavoratrice tipo in Corea del Sud, inizia prima dell’alba: prepara la colazione e poi il figlio che deve andare a scuola. Alle 8.30, dopo averlo accompagnato alla scuola elementare, inizia il suo orario d’ufficio. Dopo avere usufruito di un congedo parentale per seguire il passaggio del figlio dalla scuola dell’infanzia alle elementari e partecipa alle cerimonie scolastiche e alle riunioni dei genitori, incontri frequentati quasi sempre dalle madri e non dai padri. Malgrado il sostegno del marito, è soprattutto sulle spalle di Ji-won che ricadono la cura del figlio e le faccende domestiche. Una realtà fin troppo comune tra le madri lavoratrici coreane.
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Record negativo di natalità
Lo squilibrio tra lavoro e vita privata contribuisce anche al declino delle nascite, che nel 2023 in Corea del Sud ha toccato il minimo storico dello 0,72, percentuale ben al di sotto del 2,1 necessario per mantenere stabile la popolazione. Le proiezioni demografiche prevedono un drastico calo del numero di abitanti, che potrebbe dimezzarsi entro il 2100.
Tra i fattori all’origine della tendenza spicca l’incertezza dei giovani verso il futuro, ovvero redditi inadeguati, mercato del lavoro instabile e difficoltà abitative. A peggiorare la situazione ci sono le pressioni sociali e culturali, come il carico sproporzionato di responsabilità domestiche che grava sulle donne e l’insufficienza dei congedi parentali e dei servizi per l’infanzia.
Il governo ha introdotto assegni familiari, finanziamenti a tasso agevolato per i neogenitori e un ampliamento delle coperture sanitarie per i trattamenti di fertilità e le gravidanze ad alto rischio, ma si tratta di interventi che rimangono in gran parte misure di propaganda. Di fatto tendono a incentivare le nascite nelle coppie eterosessuali sposate, trascurando esigenze più ampie di sostegno alle famiglie, all’uguaglianza di genere e all’inclusione.
Il persistente divario retributivo di genere, i lunghi orari di lavoro e le immutate aspettative della società complicano ulteriormente la decisione di avere figli, evidenziando una netta distanza fra le misure governative e le effettive preoccupazioni dei giovani alle prese con l’evoluzione dei ruoli di genere e delle dinamiche familiari.
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Contrastare la misoginia
Nonostante i progressi nel campo dei diritti delle donne, la Corea del Sud deve ancora risolvere seri problemi legati alla violenza di genere e a una radicata misoginia. Vi è infatti una parte della popolazione maschile che si oppone ai cambiamenti in corso manifestando aperta ostilità verso il femminismo. Alcuni uomini etichettano i movimenti femministi come estremisti, creando un ambiente ostile nei confronti di tutte coloro che sostengono l’uguaglianza tra i sessi o sfidano i ruoli di genere tradizionali. In alcuni casi, dichiararsi femminista può perfino essere pericoloso.
Nel 2023 un uomo ha aggredito la commessa di un minimarket con i capelli corti, taglio che lui associava al femminismo, dichiarando che “le femministe devono essere picchiate”. Sono incidenti che dimostrano l’urgenza di un cambiamento sociale e di leggi antidiscriminatorie che garantiscano la tutela di tutti gli individui. Anche il luogo di lavoro è un campo di battaglia per l’uguaglianza tra i sessi. Molte donne subiscono discriminazioni per aver affrontato questioni di genere o perché considerate femministe.
Nel luglio 2023 un’illustratrice di un’azienda di videogiochi è stata improvvisamente licenziata dopo che alcuni utenti di sesso maschile si sono lamentati per la sua rappresentazione in costume da bagno di una protagonista di un videogame e per le sue dichiarazioni di stampo femminista. Questo episodio evidenzia le severe penalizzazioni che le donne possono subire in ambienti professionali.
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Novità introdotte dalla cultura pop
A dispetto della durevole misoginia, il cambiamento si sta facendo strada in vari settori della società coreana. Il rapido sviluppo economico e l’aumento degli scambi globali hanno introdotto nuovi valori nella cultura popolare, favorendo una visione critica delle idee più conservatrici. Il K-pop ha visto idol femminili scavalcare i limiti tradizionalmente imposti alle donne coreane. Girl band come le Blackpink, le (G) I-DLE e le IVE usano la loro musica e le loro figure pubbliche per parlare di emancipazione e fiducia in se stesse, creando una risonanza con quanti le ascoltano e influenzando il modo in cui i generi vengono percepiti.
Nei K-drama i personaggi femminili tendono a essere donne allegre e resilienti, che però dipendono da uomini ricchi dal carattere dominante. Anche questo sta cambiando. La regina delle lacrime, per esempio, è una serie che vede l’ereditiera Hong Haein affermarsi sovvertendo i tradizionali ruoli di genere. A differenza della formula collaudata nei K-drama, è Hong a prendere in mano le redini del suo destino e a recarsi in elicottero dal suo amato per chiedergli di sposarla. E a preparare il pranzo di famiglia sono i generi, non le nuore, un’altra sfida alle norme patriarcali. Ma non è l’unica eccezione. La protagonista di Avvocata Woo è un’avvocata autistica, mentre The Glory ruota attorno a una donna che vuol vendicarsi dei bulli che abusavano di lei quando andava a scuola. Vuoi sposare mio marito? narra di una moglie tradita che viaggia nel tempo per vendicarsi del marito infedele e della sua migliore amica.
Anche la letteratura ha visto affermarsi diverse autrici che si confrontano con i temi del femminismo, dell’identità e dell’indipendenza. Romanzi come Kim Ji-young, nata nel 1982 di Cho Nam-joo hanno scatenato un dibattito a livello nazionale attorno alla vita delle donne in una società dominata dagli uomini, evidenziando gli episodi di sessismo nella vita quotidiana e il loro costo psicologico. In conclusione: sebbene siano stati compiuti passi avanti significativi grazie all’istruzione, le riforme legali e l’avvio di una svolta culturale, la strada verso la parità di genere in Corea del Sud è ancora lunga.