5 luoghi dell'Asia Centrale dove non vanno tutti

Talvolta l’Asia centrale presenta un lato che si può solo definire...strano. A volte è l’ambiente naturale surreale, altre volte è la politica bizzarra (pensate al Turkmenistan). Spesso sono solo gli imprevisti che si verificano di frequente viaggiando in regioni rurali remote, in particolare se si utilizzano i mezzi pubblici. Il Kazakistan, in particolare, possiede la più alta concentrazione di luoghi surreali, dai siti di test nucleari sovietici abbandonati ai campi di lavori forzati e alla futuristica capitale della steppa, Astana.


I deserti pietrosi della regione del Mangistau ©IK PhotoStudi/Shutterstock
I deserti pietrosi della regione del Mangistau ©IK PhotoStudi/Shutterstock
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1. Le meraviglie surreali dei dintorni di Aktau, in Kazakistan

Situata sule sponde del Mar Caspio, Aktau è il capoluogo dell’arida regione del Mangistau nel Kazakistan occidentale e un popolare punto di ingresso in aereo nell’Asia centrale dal Caucaso, da İstanbul e da Londra, oltre che da Baku, in Azerbaigian, con un traghetto a frequenza irregolare. Inoltre, è il punto di partenza perfetto per visitare le meraviglie naturali e artificiali delle terre desolate circostanti.

I deserti pietrosi della regione del Mangistau, che si estendono per 400 km verso est da Aktau fino al confine con l’Uzbekistan, sono tra i paesaggi più spettacolari e meno visitati del Kazakistan. Quello che milioni di anni fa era il fondale di un oceano è oggi un labirinto di gole impervie, variopinte formazioni rocciose, pinnacoli e gigantesche sfere di pietra, visitato solo in parte da esploratori locali in fuoristrada. Accamparsi in questa terra selvaggia sotto le stelle più luminose che abbiate mai visto è un’esperienza impareggiabile. In passato queste terre inospitali erano attraversate da una diramazione secondaria della Via della Seta. Nei luoghi dove si seppellivano i morti sorsero siti sacri e l’antica dimora di un santo è ancora oggi un’importante meta di pellegrinaggio.

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2. Sentire la terra tremare al Cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan

Il Cosmodromo di Baikonur, in un’area semidesertica estesa su una superficie di 6717 kmq situata 233 km a sud-est di Aral e 250 km a nordovest di Kyzylorda, è la base di lancio di tutti i voli spaziali sovietici e russi sin dai tempi di Jurij Gagarin, il primo uomo lanciato nello spazio nel 1961. I visitatori possono assistere ai lanci dei razzi durante tour di più giorni, con partenza dalle stazioni ferroviarie di Toretam o Kyzylorda.

In genere i visitatori vedono le parti storicamente più interessanti, come la rampa di lancio 1 (Rampa Gagarin), le rampe 110, 112 e 250 (infrastrutture del sistema spaziale Energia–Buran), la rampa 250A (posto di comando Energia–Buran) e la rampa 200, la piattaforma di lancio per il razzo Proton senza equipaggio in funzione dal 1965, ma da quest’anno i lanci dei Proton saranno soppressi a causa del loro carburante tossico.

Chi partecipa ai tour più lunghi ha l’occasione di visitare il sito di lancio e osservare la locomotiva che trasporta la navicella Soyuz dal suo hangar alla Rampa Gagarin (rampa 1). Da questa piattaforma Gagarin fu lanciato nello spazio a bordo del Vostok il 12 aprile 1961. Una volta arrivati alla rampa, è possibile vedere da vicino la Soyuz che viene sollevata dalla posizione orizzontale a quella verticale utilizzando un meccanismo speciale.

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Il cimitero delle barche nell’ormai deserto Lago di Aral ©Melnikov Dmitriy /Shutterstock
Il cimitero delle barche nell’ormai deserto Lago di Aral ©Melnikov Dmitriy /Shutterstock

3. Tra pescherecci arrugginiti e piste di atterraggio abbandonate al Lago d’Aral, in Uzbekistan

La città di Moynaq (Mo’ynoq) è quella che più di ogni altra porta i segni dell’assurda tragedia del Lago d’Aral. In passato era uno dei suoi due principali porti di pesca, oggi si trova a circa 200 km dall’acqua, e ciò che resta della sua flotta di pescherecci arrugginisce sulla sabbia del lago prosciugato. La maggior parte della popolazione, composta in prevalenza da kazaki, si è trasferita altrove e oggi Moynaq è in sostanza una città fantasma, abitata da allevatori di bestiame e da anziani che si prendono cura dei nipoti, i cui genitori sono stati costretti ad andare a cercare lavoro altrove. I pochi rimasti risentono in pieno delle conseguenze del disastro del lago, con estati più calde, inverni più freddi, devastanti tempeste di sabbia mista a sale e polvere, e una serie tristemente lunga di problemi sanitari.

I luoghi di maggiore interesse per i visitatori sono il Monumento del Lago d’Aral, di forma triangolare, e il cimitero elle barche a nord della città, all’inizio di quella che era la Penisola di Uchsay (‘coda di tigre’). Il promontorio domina nove pescherecci arrugginiti sulla sabbia, con un secondo gruppo di altri tre sulla destra.

In lontananza dovreste riuscire a vedere l’acqua: non il Lago d’Aral, ma un lago creato nel tentativo di far rinascere l’industria ittica locale e ristabilire il clima mite di un tempo. Troverete inoltre cartine che documentano il prosciugamento del lago, un faro non più in funzione e il Museo di Storia del Lago d’Aral (35.000som), che merita la visita per le foto in bianco e nero della flotta del Lago d’Aral e dello stabilimento locale di pesce in scatola; inoltre presenta un documentario di 10 minuti.

Il resto della città è costituito da un’unica strada principale apparentemente interminabile che collega la stazione degli autobus all’estremità sud-orientale del centro con l’imponente nuova Moschea del venerdì di Moynaq e il cimitero delle barche a nord-est. Una corsa in taxi attraverso la città costa 10.000som. La città ha un secondo museo nel municipio, il Museo di Ecologia, che però è quasi identico al primo, quindi sceglietene uno.

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4. Trascorrere una notte vicino alla Porta dell’Inferno, in Turkmenistan

I crateri di Darvaza, una delle attrazioni turistiche più insolite dell’Asia centrale, sono il risultato accidentale delle perforazioni sovietiche nei primi anni ’70. Il più famoso di questi, il cratere gassoso di Darvaza, fu intenzionalmente dato alle fiamme dai geologi, che pensavano che il gas si sarebbe esaurito in un paio di mesi; invece, dopo oltre 50 anni, il fuoco arde ancora.

Il deserto di Darvaza ospita tre crateri. Il più famoso è la ‘Porta dell’Inferno’, una cavità dove il metano brucia senza sosta, lanciando bagliori visibili anche da lontano.

Nel 2018 il presidente Berdymukhamedov ha ribattezzato ufficialmente il cratere ‘Splendore del Karakum’, ma nel 2024 ha annunciato (almeno per la terza volta) che l’inferno aveva i giorni contati e che dovrebbe essere spento. Il calore e l’odore sul bordo del cratere sono opprimenti, ma allo stesso tempo di grande effetto. Nel 2013 il National Geographic inviò l’esploratore George Kourounis a raccogliere campioni di terreno dal cratere in cui furono scoperti batteri estremofili.

A sud ci sono due crateri più piccoli che eruttano metano, uno pieno di fango e l’altro di acqua ribollente; meritano una breve sosta, ma non sono altrettanto spettacolari.

Una delle eccentriche costruzioni di Ashgabat   ©Nicole Smoot /Shutterstock
Una delle eccentriche costruzioni di Ashgabat ©Nicole Smoot /Shutterstock

5. I bizzarri musei e monumenti della capitale del Turkmenistan, Ashgabat

La sfarzosa capitale in marmo del Turkmenistan fu fondata nel 1881 come sonnolenta guarnigione militare russa e ricostruita interamente in stile sovietico dopo essere stata rasa al suolo da un devastante terremoto di magnitudo 7.3 il 6 ottobre 1948. A testimoniare il passato di Ashgabat restano tre edifici sopravvissuti al terremoto e alcuni modesti cimiteri, ma ciò che attira maggiormente l’attenzione dei visitatori sono i moderni grattacieli in marmo bianco nella parte sud della città, fatti costruire da Saparmurat Niyazov nel frenetico periodo di espansione edilizia successivo all’indipendenza. Ashgabat vanta diversi primati, tra cui la maggiore densità di edifici di marmo al mondo (1 mq di marmo per ogni 4,86 mq di terreno), la più grande struttura a forma di falco (705 mq, sul tetto dell’aeroporto di Ashgabat) e la più grande scultura a forma di testa di cavallo (40,05 m, in cima allo Stadio Olimpico) – visitarli tutti è una grande attrattiva per i pochi turisti che arrivano in Turkmenistan.

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