I siti archeologici più affascinanti dell'Asia centrale

L’Asia centrale ha radici millenarie che spaziano dalla nascita dello zoroastrismo all’invenzione della staffa. In questa regione nacquero imperi tra i più grandi al mondo e alcuni dei primi insediamenti urbani, si combatterono epiche battaglie decisive per le sorti del continente e fiorirono i più grandi centri di studio medievali dell’Asia: un passato ricchissimo e infinitamente affascinante. I siti risalgono a diverse epoche storiche: fortezze dei parti a Nisa in Turkmenistan, tumuli funerari degli sciti ad Altyn Emel in Kazakistan, porti greci a Kampyr Tepe in Uzbekistan e città sogdiane ad Afrosiab in Uzbekistan. Abbiamo selezionato quelli che riteniamo sarebbe proprio un peccato perdersi durante un viaggio tra gli stati dell'Asia centrale.

Il sito dal forte valore spirituale nella Valle di Saimaluu-Tash ©Michal Knitl/Shutterstock
Il sito dal forte valore spirituale nella Valle di Saimaluu-Tash ©Michal Knitl/Shutterstock
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Camminare fino al Saimaluu-Tash, in Kirghizistan, per vedere migliaia di petroglifi risalenti a 4000

Disseminata di massi di basalto dalla superficie piatta che riflettono il sole estivo, la Valle di SaimaluuTash, vicino a Kazarman, conta oltre 10.000 pietre con più di 100.000 incisioni risalenti all’Età del Bronzo e del Ferro. Raffigurazioni di scene erotiche, di caccia, di guerra e del culto del sole riflettono 3000 anni di speranze e gratitudine delle popolazioni nomadi che visitarono il sito a partire almeno dal III millennio a.C.

Dal punto di partenza del tracciato, un sentiero sale ripido per 7 km da un ponte a 1950 m fino alle rocce più basse e a un campeggio funzionale a 3100 m. Il percorso, spesso scosceso, attraversa pareti rocciose esposte e un grande ponte di neve, forse non adatto per le persone impressionabili o dal passo poco sicuro. Dal campeggio, le incisioni rupestri si estendono lungo la valle fino a un laghetto sacro a 3170 m e più in alto fino a un pascolo e un passo appena sotto quota 3450 m.

Si ritiene che le prime ‘pietre ricamate’ da cui la valle prende il nome siano state scolpite dagli sciamani saci-sciti. Successivamente il sito fu inglobato nelle tradizioni animiste tengriste dei nomadi turcofoni e riveste ancora oggi un significato spirituale per la cultura kirghisa moderna. I motivi più ricorrenti raffigurano scene di caccia con archi e mazze, simboli del sole, spesso con seguaci del culto raffigurati al di sotto, e scene di attività agricole.

Gran parte del divertimento consiste nell’esplorare il sito, vagando tra le pietre smosse alla ricerca di incisioni uniche (e rammaricandosi per i graffiti più recenti) ed esplorando le stesse aree in momenti diversi della giornata, con il sole che cambia posizione e con la luce riflessa da varie angolazioni che mette in risalto petroglifi diversi.

Il sito archeologico dell’antica Panjakent  ©saiko3p/Shutterstock
Il sito archeologico dell’antica Panjakent ©saiko3p/Shutterstock

Trekking con visita alla città sogdiana di Panjakent e al sito funerario di Sarazm in Tagikistan

Da quando è stato riaperto il confine di Jartepe, che consente facili escursioni tra Samarcanda e Panjakent, gli incantevoli Monti Fan sono diventati ben presto una delle principali attrazioni turistiche estive del Tagikistan. Dalle passeggiate sulle rive dei laghi agli emozionanti trekking di più giorni, questa regione offre una splendida varietà.

Panjakent è un’ottima base per fare provviste e prepararsi al trekking, ma è anche un luogo in cui vale la pena fermarsi se siete amanti di archeologia.

Le sepolture di Sarazm

Il reperto più affascinante rinvenuto nel sito archeologico di Sarazm, Patrimonio UNESCO, è lo scheletro della ‘principessa di Sarazm’ (prima Età del Bronzo), oggi esposto in posizione di spicco nella sezione climatizzata del museo. Le ossa sono disposte in posizione fetale, con grandi bracciali sulle braccia. La terra secca che la circonda è cosparsa di perline, il che fa pensare che al momento della sepoltura il corpo fosse riccamente decorato e che i capelli fossero intrecciati in modo elaborato. Vicino ai piedi si trovano altri due scheletri, che potrebbero essere i corpi di servitori sacrificati per essere inviati nell’aldilà insieme a lei.

Sarazm fu attiva per almeno 1500 anni tra il IV e III millennio a.C. Il sito presenta quattro distinte stratificazioni culturali Secondo alcune fonti, Sarazm fu uno dei primi siti di produzione metallurgica della regione.

Le rovine dell’antica Panjakent

Il sito archeologico dell’antica Panjakent (Stary Panjakent) non sarà antico come Sarazm, ma i manoscritti rinvenuti sul posto hanno contribuito a identificarlo come la cittadella sogdiana (V-VIII secolo d.C.) che il re Devastich perse contro gli arabi nel 722. Per godere delle migliori condizioni di luce, il momento ideale per esplorare il sito è verso le 16 in estate.

Dopo la tappa al museo, camminate verso nord attraverso il polveroso paesaggio lunare costellato di crateri, tra rovine di mattoni crudi estese ma irregolari e alcuni resti di mura, in certi casi corredati da piccoli cartelli informativi. Raggiungete l’estremità settentrionale del sito, la cui ripida discesa a nord-ovest rivela il suo passato di bastione fortificato. Scendete con cautela per attraversare un ponte sul canale di irrigazione vicino all’estremità di Beruni. Da lì c’è una passeggiata di 1 km per raggiungere il bazar.

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Le città sovrapposte a Merv in Turkmenistan, un tempo la più grande città del mondo

Ci vuole una buona dose di fantasia per farsi un’idea dell’aspetto che doveva avere Merv nel XII e XIII secolo, quando era la città più grande del mondo con circa mezzo milione di abitanti. Certe guide tendono a fare affrettate soste fotografiche presso i resti monumentali degli edifici più importanti, ma una brava guida è in grado di riportare in vita i 4000 anni di storia del sito.

Erk Kala fu fondata dagli Achemenidi nel VI secolo a.C. e fortificata dai Seleucidi greci e dai parti. Circondata da Gyaur-Kala, racchiude al suo interno la prima moschea di Merv (VIII secolo) e una sardoba. Una sezione trasversale delle fortificazioni sud-occidentali mostra gli strati della costruzione nel corso dei secoli in cui il sito fu abitato.

La Shahriyar Ark era la cittadella nel cuore di Sultan Kala in epoca selgiuchide. All’esterno, visibile da tutta Merv, c’è il Mausoleo di Sultan Sanjar, l’ultimo sovrano selgiuchide senza eredi, la cui tomba rimane una popolare meta di pellegrinaggio insieme al Mausoleo di Mohammed ibn Zeid e ai Mausolei dei due Askhab (VII secolo).

Dopo anni di scavi sono state riaperte la Grande Kyz Kala e la Piccola Kyz Kala, due fortezze-palazzi risalenti al periodo sasanide (VI secolo) o selgiuchide (XI e XII secolo).

Nel sito Gonur-Depe  ©Kasbah/Shutterstock
Nel sito Gonur-Depe ©Kasbah/Shutterstock
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Scoprire l’antichissima civiltà battriana-margiana a Gonur-Depe in Turkmenistan

Nel delta del fiume Murghab, molto prima degli Achemenidi e della fondazione di Merv, fiorì una delle più antiche e complesse civiltà dell’Asia centrale: oggi la conosciamo come civiltà dell’Oxus o complesso archeologico battriano-margiano.

Il suo cuore è Gonur-Depe, un vasto sito archeologico datato tra la fine del III e l’inizio del II millennio a.C., riscoperto negli anni ’70 dall’archeologo Viktor Sarianidi sotto quella che i pastori locali chiamavano la “Collina Blu”. Qui sono emerse mura monumentali in mattoni crudi, quartieri distinti per funzioni, strade a griglia con sistemi fognari, palazzi e complessi templari, testimonianze di una società altamente organizzata.

Gli scavi hanno rivelato una raffinata produzione artigianale, l’uso rituale dell’haoma e una vasta rete di scambi con regioni che oggi corrispondono ad Afghanistan, Iran e India. Il progressivo cambiamento del corso del fiume portò all’abbandono della città, ma ciò che resta (dal palazzo centrale alle necropoli reali e popolari) offre ancora oggi uno sguardo raro su una civiltà antichissima, forse legata alle prime forme del culto del fuoco e alle origini dello zoroastrismo.

L’imponente torre del silenzio zoroastriana Chilpik Qala  ©Stefano Zaccaria /Shutterstock
L’imponente torre del silenzio zoroastriana Chilpik Qala ©Stefano Zaccaria /Shutterstock

Fortezze, palazzi, siti zoroastriani e castelli nel deserto dell’Uzbekistan

Se viaggiate con un vostro veicolo da Nukus in direzione sud-est verso Khiva, Urgench o Elliq Qala, lungo il percorso ci sono un paio di posti interessanti da visitare. L’imponente Chilpik Qala (detto anche Shilpik Qala) è visibile dalla A380, ma vale la pena di fare la deviazione di 2,5 km per esplorare questa dakhma (torre del silenzio) zoroastriana, dove un tempo i sacerdoti esponevano i cadaveri affinché fossero divorati dai rapaci, per poi chiudere le ossa in un ossario. La torre regala una splendida vista sull’Amu Darya verso le cupe montagne dell’Uvais Dagh.

Merita una deviazione anche la vicina Jampik Qala, una delle fortezze nel deserto più suggestive della regione, con massicce mura esterne e straordinarie decorazioni interne. Per raggiungerla serve un autista esperto.

Su una collina situata circa 20 km a ovest di Nukus, sulla strada per il confine con il Turkmenistan, si trovano le rovine dell’antica Necropoli di Mizdakhan, un tempo seconda città più grande della Corasmia. Abitata dal IV secolo a.C. al XIV secolo, Mizdakhan rimase un luogo sacro anche dopo essere stata distrutta da Tamerlano e vi si continuarono a costruire tombe e moschee fino al XX secolo. Le tombe più imponenti sono la cripta restaurata del Mausoleo di Mazlum Khan Slu, costruita tra il XII e il XIV secolo, e il Mausoleo di Shamun Nabi, coronato da sette cupole.

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