I luoghi del cuore degli autori Lonely Planet in Asia centrale
L’Asia centrale è una soglia che si supera, all’inizio, per curiosità. Ma una volta dentro ci si ritrova in un mondo fatto di distanze estreme, silenzi assoluti, città leggendarie e montagne che sembrano occupare metà dell’orizzonte. È una regione che non si concede facilmente, ma che ripaga con esperienze capaci di restare addosso per decenni. Gli autori Lonely Planet che la attraversano da una vita hanno scelto i luoghi che, più di tutti, continuano a richiamarli lungo le strade degli “stan”.
Una dipendenza chiamata Asia centrale
Per Bradley Mayhew l’Asia centrale è una relazione di lungo corso. Dopo trent’anni di viaggi tra Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan e Kazakistan, la sua lista dei luoghi da vedere continua ad allungarsi.
L’Uzbekistan lo cattura con la sua storia stratificata, che diventa sempre più affascinante man mano che la si approfondisce. Il Tagikistan, con i suoi scenari montuosi, gli appare come uno dei paesaggi più belli della Terra. Il Kirghizistan è il regno dell’avventura attiva, tra trekking a piedi, a cavallo e in bicicletta su pascoli sconfinati.
Dopo un viaggio a cavallo fino al lago Son-Köl, il desiderio è subito quello di proseguire verso i sentieri remoti di Jyrgalan. E dopo le città leggendarie della Via della Seta in Uzbekistan, nasce la curiosità di esplorare le rovine antiche del Kazakistan meridionale. In Asia centrale, ogni viaggio ne genera immediatamente un altro.
Tra i luoghi che restano più impressi, Bradley sceglie Bukhara, una delle perle della Via della Seta. Qui l’esperienza più intensa non è seguire un itinerario preciso, ma vagare senza meta tra vicoli e cortili. È così che si scoprono medrese nascoste, celate dietro mura anonime, e piccole panetterie dove mangiare un non appena sfornato, il pane tradizionale uzbeko. In questi momenti, la città smette di essere un museo a cielo aperto e torna a essere un organismo vivo, quotidiano, profondamente umano.
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La vastità del Kazakistan: tra steppa e architetture futuristiche
Per Anna Kaminski, il legame con l’Asia centrale passa dalla vastità del Kazakistan. È una sensazione fisica, quasi vertiginosa, quella che si prova davanti alle distese infinite di steppa e ai deserti che sembrano non finire mai.
Qui ama fare trekking sulle montagne del Tian Shan, esplorare le gole selvagge del Mangistau e accamparsi sotto un cielo stellato lontano da qualsiasi centro abitato. Ma la sua esperienza kazaka è fatta anche di contrasti: l’architettura futuristica di Astana, con i suoi edifici visionari, convive con il legame intimo con Almaty, la città dove la sua famiglia materna fu evacuata da Mosca durante la Seconda guerra mondiale. È un rapporto che unisce paesaggio estremo, memoria personale e trasformazione urbana.
Il silenzio dorato del lago Jizeu
Mark Elliott racconta il ritorno a Jizeu, un villaggio nel cuore del Tagikistan, affacciato su un lago incastonato tra le montagne. Dopo dieci anni dall’ultima visita, temeva che quel luogo sospeso nel tempo avesse perso la sua magia. È accaduto il contrario.
La popolazione si è ridotta, ma l’accoglienza resta calorosa come sempre. Al tramonto, quando la luce dorata si riflette sulle acque immobili del lago e le chiome degli alberi disegnano ombre morbide, il paesaggio assume un carattere quasi irreale. È uno di quei momenti in cui il viaggio smette di essere movimento e diventa pura contemplazione.
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Saimaluu-Tash: l’arte incisa nella montagna
Tra i luoghi più sorprendenti dell’intera regione, Stephen Lioy sceglie Saimaluu-Tash, in Kirghizistan. In una valle isolata ai margini di Kazarman, migliaia di petroglifi millenari sono disseminati tra enormi massi di basalto.
Nonostante l’importanza archeologica, il sito resta poco visitato a causa della difficoltà di accesso e della scarsa promozione. Questo permette di esplorarlo in solitudine per giorni, accompagnati solo dalle marmotte e dal vento. È un viaggio dentro il tempo profondo dell’Asia centrale, dove l’arte rupestre racconta storie antiche quanto le montagne stesse.
Una regione che non finisce mai
Raccontata attraverso queste esperienze, l’Asia centrale appare come uno spazio senza confini netti: montagne vertiginose, deserti sconfinati, città millenarie, villaggi remoti e metropoli futuristiche convivono in un equilibrio fragile e magnetico.
È una regione che non si lascia attraversare una sola volta. Piuttosto, continua a richiamare chi l’ha conosciuta, trasformando ogni ritorno in un nuovo inizio.