Teatri condominiali: cosa sono e dove sono i nuovi siti UNESCO italiani

Ammettiamolo: quando il Comitato del Patrimonio Mondiale, riunitosi a Busan, in Corea del Sud, ha decretato che il 62° sito UNESCO italiano sono i teatri condominiali, non tutti hanno avuto subito un'immagine mentale da collegare alla notizia. Abbiamo quindi pensato di rendere loro omaggio facendo il punto su cosa sono e dove si trovano.

Il teatro Lauro Rossi in Piazza della Libertà a Macerata © ermess/Shutterstock
Il teatro Lauro Rossi in Piazza della Libertà a Macerata © ermess/Shutterstock
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Cosa sono i teatri condominiali

Il termine potrebbe trarre in inganno: per condominiale non si indica uno stile architettonico, ma un modello di proprietà. Questi teatri nacquero dalla partecipazione diretta dei cittadini, che ne condividevano la costruzione, la gestione e la fruizione. Chi comprava un palco ne diventava proprietario a tutti gli effetti, con un titolo che si trasmetteva per eredità.

Furono costruiti nel cuore di città di piccole e medie dimensioni e diventarono luoghi di incontro dove si organizzavano eventi e si formava l’opinione pubblica, nel periodo di ascesa della classe borghese e di ampliamento dell’accesso alla cultura.

Si tratta di teatri pubblici con sala all’italiana: palchi disposti su più livelli, sale progettate per ottenere la migliore acustica e visibilità possibili, platee, foyer e ridotti, con i macchinari scenici dell’epoca. La struttura a palchi sovrapposti origina dal modo in cui si traduceva in pietra un sistema di comproprietà.

L’interno del Teatro dell’Aquila a Fermo © pio3/Shutterstock
L’interno del Teatro dell’Aquila a Fermo © pio3/Shutterstock

Quali sono i dieci teatri condominiali patrimonio UNESCO

Otto dei dieci teatri si trovano nelle Marche, del resto chiamate anche "la regione dei cento teatri", uno in Umbria e uno in Emilia-Romagna.

Nelle Marche sono stati iscritti il Teatro Giovanni Battista Pergolesi di Jesi, il Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, il Teatro Serpente Aureo di Offida, il Teatro dell’Aquila di Fermo, il Teatro Lauro Rossi di Macerata, il Teatro Feronia di San Severino Marche, il Teatro Gentile da Fabriano e il Teatro Bramante di Urbania.

In Emilia-Romagna il sito comprende il Teatro Angelo Mariani di Sant’Agata Feltria, nell’entroterra riminese.

In Umbria è stato iscritto il Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto, la sala che ospita il Festival dei Due Mondi.

La proposta italiana iniziale era più ampia e comprendeva diciotto teatri, quattordici nelle Marche, due in Emilia-Romagna e due in Umbria. Il Comitato ne ha iscritti dieci, selezionando i teatri condominiali più rappresentativi, la cui alta densità e qualità sono caratteristiche dell’Italia centrale.

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Perché l’UNESCO li ha riconosciuti

Il sito iscritto documenta il passaggio dei teatri da luoghi di intrattenimento riservati ai vertici della società a istituzioni pubbliche di cultura al servizio dell’intera comunità. Non è quindi un riconoscimento estetico: è un riconoscimento a un meccanismo sociale che ha cambiato la funzione di un tipo di edificio.

C’è poi una condizione che pesa nella valutazione di qualunque sito seriale. Questi teatri sono tutti ancora oggi in uso. Continuano a svolgere la funzione per cui furono costruiti e ospitano stagioni teatrali, concerti e festival, a differenza di molti edifici storici trasformati in contenitori museali.

Vale la pena notare, sul piano dei modelli di gestione partecipata, che nella stessa sessione l’UNESCO ha iscritto anche i Teatri dell’Amazzonia, il Teatro Amazonas di Manaus e il Theatro da Paz di Belém.

Come visitarli

Tutti e dieci sono teatri attivi, quindi la logica di visita è diversa da quella di un monumento. Alcuni prevedono visite guidate, altri si vedono comprando un biglietto per uno spettacolo, e in diversi casi le due cose convivono nel corso della stagione. Orari e modalità variano da sala a sala e cambiano tra stagione teatrale e mesi estivi: conviene verificarli sul sito del singolo teatro o del Comune prima di organizzare il viaggio.

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