Arte, rifiuti e sherpa: come la Valle del Khumbu sta reinventando il turismo sull'Everest
Negli ultimi decenni la regione dell’Everest è diventata un’ambita meta turistica, ma più aumentano gli escursionisti più crescono i rifiuti non biodegradabili. Tsewang Nuru Sherpa racconta come uno sperduto gruppo di villaggi, trasformatosi in un centro del turismo mondiale, stia combattendo il problema.
A 3775 m sopra Namche Bazaar, un accattivante edificio curvilineo in pietra occupa uno spazio di 1850 mq vicino alla pista di atterraggio di Syangboche. Aperto nel 2022, è la sede di Sagarmatha Next, un centro visitatori e polo di riciclo all’interno del Sagarmatha National Park che tratta il problema dei rifiuti nella regione dell’Everest. All’esterno dell’edificio, una mano gialla alta 3,5 m si protende verso il cielo. L’installazione è stata realizzata con rifiuti solidi che altrimenti sarebbero finiti in discarica: aste di metallo, tubi, bandiere di preghiera e bottiglie di plastica, il tutto avvolto in tende gialle riciclate dai campi base ad alta quota e meticolosamente tagliuzzate per riprodurre una pelle umana. Intitolata Hand of Everest, l’opera simboleggia il risveglio della montagna e invita gli escursionisti a dare il loro contributo per risolvere il problema dei rifiuti nella regione.
Ridurre i rifiuti in montagna
Tommy Gustafsson, alpinista svedese, ambientalista e cofondatore di Sagarmatha Next, spiega, “qui i turisti possono imparare qualcosa sulla gestione della spazzatura e la tutela dell’ambiente, e al tempo stesso sostenere gli artigiani che finora hanno trasformato circa due tonnellate di rifiuti in opere d’arte”.
Sagarmatha Next invita gli artisti di tutto il mondo a mostrare la loro creatività. L’attivista canadese per il clima Benjamin Von Wong, uno degli artisti in sede nel 2024, ha progettato la sua Hand of Everest nell’agosto 2024, riutilizzando 450 kg di rifiuti. Gustafsson, affascinato dall’Everest da quando lesse Tintin in Tibet all’età di sette anni, osserva che “il turismo nella regione dell’Everest è iniziato senza dare la priorità alla sostenibilità”.
Ribattezzata la ‘discarica più alta del mondo’, la regione deve far fronte all’overtourism e al conseguente problema dei rifiuti. Ogni anno il campo base dell’Everest è raggiunto da oltre 50.000 escursionisti, guide e sherpa locali, che lasciano più di 200- 250 tonnellate di rifiuti solidi nella regione.
Gustafsson, che adesso vive qui e supervisiona Sagarmatha Next, aggiunge, “ogni opera d’arte nel nostro museo ha una storia, volta a sensibilizzare il pubblico sul problema dei rifiuti e dell’inquinamento nella regione”. Sagarmatha Next è l’emblema della trasformazione della Valle del Khumbu: una nuova regione dell’Everest che unisce viaggio e responsabilità ambientale e vede in questo processo di cambiamento in prima linea la comunità sherpa locale.
Lungo il trekking al campo base dell’Everest ci sono oltre 100 bidoni dell’immondizia del Sagarmatha Pollution Control Committee (SPCC), un’organizzazione no profit fondata nel 1991 dagli sherpa della regione del Khumbu, che opera con successo ancora oggi. Sistemati nei punti di sosta, i bidoni raccolgono circa 40-50 tonnellate di rifiuti l’anno. Il SPCC ha una forte presenza sul territorio, grazie agli sherpa che sbrigano le mansioni quotidiane dell’organizzazione. Sfruttando le competenze locali, il SPCC educa le comunità e gli escursionisti alla gestione responsabile dei rifiuti. “Coinvolgere le comunità della zona in progetti ambientali come le campagne di pulizia accresce il senso di appartenenza e la consapevolezza”, afferma Yangji Doma Sherpa, responsabile del programma di sviluppo e comunicazione del SPCC.
In collaborazione con il SPCC, Sagarmatha Next ha lanciato la sua prima iniziativa, ‘Carry Me Back’, un sistema di raccolta per cui i rifiuti vengono portati dove possono essere riciclati in modo corretto. Dopo averli separati e triturati nel suo centro a Namche Bazaar, SPCC li divide in sacchi di plastica riciclata da 1 kg, che turisti e guide di ritorno dal parco ritirano e depositano nel punto di consegna SPCC all’aeroporto di Lukla, dove vengono smaltiti in appositi contenitori. La compagnia aerea privata Tara Air trasporta poi i sacchi a Kathmandu, dove l’impresa Blue Waste to Value (BW2V) li raccoglie e li ricicla nella propria struttura. Dopo una fase di prova chiusa con successo nel 2019, il progetto ‘Carry Me Back’ (dal 2022 al dicembre 2024) ha permesso la rimozione dalla montagna di quasi 300.000 kg di rifiuti grazie alla partecipazione di oltre 19.000 persone, tra escursionisti, guide e abitanti della valle.
Seguire itinerari alternativi nella regione dell’Everest
Nel 2023 il Sagarmatha National Park ha registrato la presenza di 57.690 escursionisti nella Valle del Khumbu. Nonostante abbiano a disposizione un’area di 1148 kmq, la maggior parte segue solo l’itinerario diretto al campo base dell’Everest, dove spesso si formano file anche di 100 persone su ponti e strettoie. “L’afflusso massiccio di turisti sull’Everest mette in difficoltà i servizi locali e aggrava i problemi di una regione che già soffre per il cambiamento climatico e l’accumulo di rifiuti”, spiega Ngawang Karsang Sherpa, guida da oltre 20 anni.
Uno dei modi per ridurre l’impatto è prendere un autobus da Kathmandu a Jiri e da lì proseguire a piedi fino all’inizio del sentiero a Lukla: in questa maniera, allungando di sei giorni il trekking al campo base di due settimane, è possibile sostenere le comunità meno sviluppate del basso Everest.
Alle classiche tappe di pernottamento, “preferite villaggi come Thame, che si sta riprendendo da un’inondazione e ha bisogno di aiuto”, consiglia Ngawang Sherpa (nell’agosto 2024, i laghi glaciali vicino al villaggio sono esondati provocando una frana che ha travolto 45 abitazioni, per fortuna senza vittime).
Suggerisce inoltre di scegliere itinerari di trekking meno battuti, come i seguenti: Tre Passi, dal campo base dell’Everest ai passi Kongma La (5535 m), Cho La (5420 m) e Renjo La (5360 m); Lago di Gokyo, con un magnifico panorama che abbraccia l’Everest, il Lhotse, il Makalu, il Cho Oyu e il Gokyo Ri; la Valle di Chhukung, “da dove non si vede l’Everest”, dice Ngawang Sherpa, ma in compenso si ammirano l’Imja Tse, l’Ama Dablam, il Makalu e il Nuptse.
A ovest, la Valle di Rolwaling è un altro trekking di media difficoltà nei parchi nazionali del Sagarmatha e del Langtang, con aspri paesaggi e occasioni per entrare in contatto con le comunità sherpa e tamang della zona. Ngawang Sherpa, testimone da decenni dei cambiamenti in atto nella Valle del Khumbu, riconosce il problema dei rifiuti ma è ottimista. “Le iniziative come ‘Carry Me Back’ sono ottimi sistemi per restituire qualcosa alle comunità locali”, spiega, aggiungendo che lui invita sempre i suoi clienti a riportare a valle i rifiuti. Un’opinione a cui fa eco Gustafsson: “Se tutti portassero via 1 kg ci sarebbe già un grande cambiamento”.
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