La millenaria storia delle ceramiche tunisine
I Greci diedero il nome a quest’arte, keramikós (‘di argilla’), ma è in Tunisia che questa lavorazione si è evoluta fin dalla preistoria, quando gli artigiani amazigh forgiavano recipienti per conservare cibi, pentole e potenti statuette pensate per portare benedizioni e tenere lontani gli spiriti.
Arte dell’Età del Bronzo
Esistono testimonianze che permettono di far risalire l’arte della ceramica in Tunisia all’Età del Bronzo. L’uso dell’argilla come materiale era naturale in un paese dove i giacimenti erano abbondanti nelle zone di Tabarka, Tunisi, Cap Bon e Djerba. A Sejnane l’agilla viene lavorata da almeno tre millenni per creare utensili domestici destinati alla conservazione degli alimenti, alla cottura e alla decorazione.
Oggi questo artigianato, riconosciuto dall’UNESCO, è praticato esclusivamente da donne amazigh e continua a essere trasmesso di madre in figlia, con metodi di produzione rimasti quasi immutati. In modo unico, l’argilla viene lavorata interamente con mani e piedi, poi modellata a formare ciotole, brocche, recipienti e statuette e, infine, lasciata asciugare al sole, prima di essere lucidata con conchiglie e decorata con simboli amazigh in ocra rossa e resina nera estratta dal lentisco.
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Sapienza fenicia
Furono i fenici di Tiro (l’odierno Libano) a introdurre il tornio in Tunisia alla fine del II millennio a.C., portando a un fiorente commercio di ceramiche nell’area di Cartagine e di Cap Bon, dove i fenici svilupparono anche le prime opere musive, composte da tessere in ceramica, ancora visibili a Kerkouane. I grandi recipienti di terracotta servivano a conservare cereali, olio d’oliva e vino e a trasportarli nei mercati di tutto il Mediterraneo. Fu così che nacquero le industrie di ceramiche di Guellala, a Djerba, e di Moknine, famosa per i grandi vasi non smaltati, un tempo usati per mantenere fresca l’acqua prima dell’invenzione dei frigoriferi.
Potete ancora visitare i laboratori semi-sotterranei e le stanze per l’asciugatura a Guellala, celebri per la produzione di anfore in terracotta e ingegnose brocche da portare sui cammelli e da cui non usciva una goccia d’acqua neppure se venivano capovolte. Come i ceramisti di Sejnane, anche i fenici crearono manufatti in argilla artistici e decorativi, come le maschere funerarie in terracotta dalle strane smorfie che si trovano nel Musée National de Carthage e che sarebbero dotate di poteri spirituali.
L’eccellenza tecnica di Nabeul
Con la colonizzazione romana della Tunisia nel 146 a.C., la ceramica compì un salto di qualità: dalle argille porose e dalla terracotta non smaltata si passò a produzioni più sofisticate, per lo più prodotte a Nabeul (la colonia romana di Julia Neapolis).
Oggi Nabeul è il principale centro delle ceramiche tunisine e lungo le vie della sua medina si susseguono laboratori che vendono ciotole, caraffe, tazze, piatti, piastrelle e innumerevoli altri articoli per la casa ed elementi decorativi dai colori vivaci. La posizione della città sulla penisola di Cap Bon, a pochissima distanza dall’Italia, ne ha fatto una naturale fucina di creatività.
I romani introdussero importanti innovazioni tecniche: ceramiche smaltate, forni e stampi che permisero una produzione su larga scala, oltre alla terra sigillata, una tipica ceramica di colore rosso ornata con disegni a rilievo che potevano essere riprodotti su scala industriale ed esportati in tutto l’impero. Al Musée de Nabeul è possibile osservare l’evoluzione di quest’arte, dalle statue in terracotta non smaltata della dea punica Tanit dalla testa leonina alle raffinate ceramiche romane.
Nel Medioevo la Tunisia fu conquistata prima dagli Aghlabidi musulmani e quindi dai Fatimidi, che introdussero geometrie policrome, motivi calligrafici e disegni floreali (i primi nel Mediterraneo occidentale), la tecnologia dello smalto stannifero e una nuova passione per le piastrelle decorative.
Queste furono usate per la prima volta nella Grande Moschea di Kairouan costruita nell’836, e poi diffuse per la decorazione di moschee, palazzi, bagni pubblici e altri importanti luoghi pubblici. È opinione diffusa che le ceramiche policrome smaltate della Sicilia siano state influenzate dai contatti con la Tunisia, mentre si svilupparono anche legami con la Spagna moresca, che possedeva una propria radicata tradizione ceramica. Quando i musulmani andalusi furono espulsi dalla penisola iberica in seguito alla Reconquista del 1492, molti si insediarono a Nabeul, portando con sé le proprie competenze.
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Ceramiche Qallalin
Le piastrelle decorative in ceramica più raffinate della Tunisia sono le Qallalin, dal nome del quartiere di Tunisi in cui erano prodotte. Con i loro motivi floreali sinuosi e le scene figurate, riflettono lo spirito delle tradizioni artistiche andaluse e ottomane che la ceramica tunisina ha saputo assorbire. Gli esemplari di qualità più elevata – insieme a vasi, giare, brocche e lampade – furono realizzati soprattutto tra il XVII e il XVIII secolo e decorano palazzi come il Dar Hussein (oggi sede dell’Institut National du Patrimoine), mausolei come Tourbet El Bey e la Madrasa Slimania.
Un altro importante centro delle ceramiche è Testour, nell’entroterra, fondata nel XVII secolo quando un’altra ondata di musulmani perseguitati in Andalusia si stabilì in Tunisia dopo l’ordine di espulsione di re Filippo III nel 1609. Ancora oggi l’intera cittadina ha un’atmosfera vagamente andalusa e la Grande Moschea e il museo sono decorati con i caratteristici rivestimenti ceramici.
L’influsso francese
L’ultima grande influenza sulle ceramiche tunisine arrivò con la colonizzazione francese tra la fine del XIX e il XX secolo. Ceramisti rinomati come Joseph-Ferdinand ed Elise Tissier stabilirono la loro attività a Nabeul nel 1898, portando nuove tecniche europee e tradizioni che si mescolarono con il sapere artigianale locale; questo diede impulso a una vera rinascita della ceramica a Nabeul, con l’apertura di importanti nuove manifatture fondate dal tunisino Jacob Chemla e dal francese Pierre de Verclos.
Queste tre realtà favorirono la formazione di una nuova generazione di ceramisti tunisini, specializzati in eleganti ceramiche decorative per la tavola. Alcuni degli artisti più importanti furono Hassana e Hassine Abderrazak, seguiti dai figli Mohammed e Abdelkader, oltre a Hassen Kharraz, Aleya e Abdelkader Ben Sedrine. Un souvenir che renderà indimenticabile il vostro viaggio in Tunisia è un’opera artigianale di ceramica; non solo per la sua bellezza, ma anche perché riflette lo spirito del paese: una terra che ha saputo assorbire e trasformare le diverse culture del Mediterraneo in una forma d’arte raffinata.