Alla scoperta dell'arte rupestre del Sahara algerino

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Il Sahara algerino risponde in tutto e per tutto all’immaginario collettivo del deserto: caldo torrido, vasti mari di dune e massicci scolpiti sullo sfondo di un orizzonte infinito. Offre anche sorprendenti testimonianze di arte rupestre che raccontano un mondo molto diverso appartenente al passato del Sahara.

Dune di sabbia e rocce nel deserto del Sahara algerino © Klara Bakalarova  / Shutterstock
Dune di sabbia e rocce nel deserto del Sahara algerino © Klara Bakalarova / Shutterstock
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Cambiamento climatico: una storia antica

In un momento in cui l’impatto futuro del cambiamento climatico è al centro dell’attenzione di tutti, il Sahara offre una preziosa lezione dal passato. Milioni di anni fa, quando i dinosauri popolavano la terra, la maggior parte del Sahara giaceva sott’acqua, sotto un vasto mare le cui correnti hanno modellato molte delle rocce e delle montagne che vediamo oggi.

Circa 20.000 anni fa, al culmine dell’ultima era glaciale, il Sahara era un deserto, proprio come oggi. Successivamente, intorno a 12.000 anni fa, con la fine della glaciazione, il clima del pianeta iniziò a cambiare. A differenza dei moderni cambiamenti climatici accelerati e causati dall’uomo, si è trattato di un processo del tutto naturale che si è svolto nell’arco di migliaia di anni. Comunque, per quanto tempo ci sia voluto, i cambiamenti avvenuti nel Sahara sono stati profondi e drammatici.

Quando il Mediterraneo emerse da sotto il ghiaccio, il Sahara si trasformò in una terra verde e accogliente. I fiumi attraversavano le praterie della savana e le foreste circondavano grandi laghi. Elefanti, rinoceronti, giraffe, bufali e ogni sorta di prede vagavano per le praterie, inseguiti da predatori come leoni e cani selvatici africani. Oggi sembra impossibile che qui ci fosse un ambiente del genere. Il Sahara è stato come l’attuale Mediterraneo settentrionale per quasi 4000 anni, fino al 6000 a.C. e di nuovo intorno al 4500 a.C., poi iniziò a inaridirsi. Il bestiame domestico arrivò, i fiumi si esaurirono, i laghi si prosciugarono e la presenza di acqua si limitò alle oasi alimentate dalle sorgenti. Molti animali scomparvero. Intorno al 1000 a.C. era di nuovo un deserto torrido. Si tratta di appena 3000 anni fa, un battito di ciglia in tempi geologici, perciò il Sahara è il deserto più recente dell’Africa.

L’arte che si può ammirare nel Tassili N’Ajjer, nel Tadrart, nell’altopiano di Sefar e altrove è un’eredità straordinaria. Ripercorre il mutevole rapporto dell’uomo con la natura, dall’epoca in cui gli animali selvatici dominavano il Sahara all’adattamento di questo stesso ambiente al mutare del clima e del paesaggio. Vista sotto questa luce, è davvero una storia dei nostri tempi.

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Tipi di arte rupestre

Esistono due tipi principali di arte rupestre sahariana: le pitture e le incisioni. In genere, queste ultime sono più antiche, anche se esistono eccezioni di rilievo: molti dei rozzi cammelli e delle figure umane stilizzate che compaiono accanto a opere molto antiche sono di epoca assai più recente

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Incisioni

Le incisioni, dette anche petroglifi, si realizzavano strofinando per prima cosa la superficie della roccia, proprio come gli artisti moderni stendono la tela per assicurarsi un supporto pulito e uniforme su cui lavorare. A volte i materiali richiesti erano facili da reperire. In altre occasioni, invece, dovevano essere ricavati dalle rocce del posto.

Molte incisioni ornano ripari rocciosi a strapiombo, e sotto di esse si trovano spesso fori scavati nella roccia nei secoli da artisti che creavano i loro strumenti. In alcuni casi gli strumenti stessi – rocce affilate di selce – sono visibili disseminati sulle sabbie e sui ripari rocciosi circostanti. Vi preghiamo di lasciarli dove sono.

Gli studiosi e gli esperti di arte rupestre ritengono che gli incisori completassero prima il contorno dell’opera d’arte, con un processo noto come graffiatura. Le immagini vere e proprie venivano poi create con la tecnica ‘della martellina’, che consisteva nell’utilizzare una pietra pesante e affilata per scalfire la superficie della roccia. Una seconda pietra, altrettanto pesante (ma meno affilata), veniva talvolta utilizzata per colpire la prima, come un martello. Poiché molte delle montagne del Sahara sono costituite da arenaria spesso friabile, questo metodo richiedeva una grande precisione.

Le incisioni successive risalgono al 1200 a.C., periodo in cui il metallo arrivò per la prima volta nel Sahara. Per realizzare queste immagini, gli artisti utilizzavano una punta metallica. Sebbene l’introduzione del metallo possa essere vista come un progresso, molte delle incisioni create con strumenti precedenti e più ‘primitivi’ sono considerate più sviluppate dal punto di vista artistico.

Arte rupestre preistorica a Tadrart © Gulseren Onder   / Shutterstock
Arte rupestre preistorica a Tadrart © Gulseren Onder / Shutterstock

Pitture

Secondo gli esperti di arte rupestre, come per le incisioni, anche per le pitture venivano realizzati come prima cosa i contorni usando pennelli fatti di piume o di pelo animale. Per colorare l’interno o creare elementi meno dettagliati, si impiegavano spatole ricavate da ossa di animali o bastoni oppure direttamente le dita.

Il bellissimo colore rosso che caratterizza l’arte rupestre del Tassili N’Ajjer e di altre zone del Sahara deriva da roccia friabile ricca di ferro ossidato (ematite oppure ocra) che si suppone venisse frantumata e riscaldata fino a trasformarsi in un pigmento fluido.

Durante l’esplorazione del Tassili N’Ajjer e di altri siti di arte rupestre, molte guide tuareg mostreranno questo processo sfregando tra loro due pezzi di pietra. Al colore veniva poi aggiunta una sostanza legante liquida, in genere albume d’uovo o latte, ma all’occorrenza anche urina, grasso o sangue animale. È grazie a tali agenti leganti che le pitture devono la loro incredibile longevità.

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Petroglifi a Tadrart Akkak, Sahara algerino  © Klara Bakalarova  / Shutterstock
Petroglifi a Tadrart Akkak, Sahara algerino © Klara Bakalarova / Shutterstock

I periodi dell’arte rupestre sahariana

Le origini dell’arte rupestre del Sahara vengono fatte risalire a 12.000 anni fa (10.000 a.C.), alla fine dell’ultima era glaciale, quando il Sahara stava diventando verde. Alcune opere potrebbero essere ancora più antiche.

Periodo della Grande Fauna Selvatica (10.000-6000 a.C.)

Questo periodo più antico dell’arte rupestre è noto anche come Periodo dei Primi Cacciatori o Periodo del Bubalus, dal nome di un bufalo gigante che si estinse 5000 anni fa. In quest’epoca il Sahara ospitava tutta la grande fauna africana, ovvero le specie che oggi si aggirano nelle praterie dell’Africa orientale e meridionale. Se vedete l’immagine di un elefante, una giraffa, un coccodrillo, un ippopotamo, un rinoceronte, un cane selvatico africano o un leone, è probabile che risalga a questo periodo.

Periodo delle Teste Rotonde (8000-6000 a.C.)

Il Periodo delle Teste Rotonde, così chiamato per la rappresentazione di figure umane dai corpi informi e dalle grandi teste sferiche dipinte e prive dei tratti somatici del volto, si sovrappone al tardo Periodo della Grande Fauna Selvatica. Queste pitture, che si trovano soltanto nel Tassili N’Ajjer e nella vicina area del Jebel Acacus (Libia), presentano spesso enormi figure umane (alcune ritratte mentre cacciano, con le braccia alzate, forse invocando benedizioni o anche con elaborati copricapi) accanto ad animali come i leoni. Si ritiene che in quest’epoca gli abitanti del Sahara centrale fossero ancora un popolo di raccoglitori.

Periodo Pastorale (5500-2000 a.C.)

Con la transizione del Sahara da un clima temperato a uno arido, e il conseguente inaridimento dell’habitat, gli animali selvatici cominciarono a scomparire. Mentre la grande fauna migrava verso sud, l’uomo divenne il predatore principale. Fece la sua comparsa il bestiame (questo periodo è definito anche Bovidiano) e molte pitture rupestri ritraggono gli esseri umani in ruoli dominanti rispetto al mondo naturale: provvisti di lance, insieme al bestiame addomesticato o intenti a celebrare riti. A partire da questo periodo, pur con qualche eccezione, si riscontra una diminuzione della qualità artistica delle immagini.

Periodo Cabalino (1000 a.C.-1 d.C.)

Il Sahara è ormai arido e, oltre i suoi confini, iniziano a manifestarsi dei cambiamenti. Nel caso dell’Algeria e della Libia, l’ascesa dei garamanti, un popolo evoluto proveniente dal Sahara settentrionale della Libia e legato ai romani, diede inizio a una nuova era di pitture rupestri. Oltre agli onnipresenti bovini, le immagini più famose sono quelle di cavalli o carri trainati. Gli esseri umani di questo periodo sono rappresentati da due triangoli, uno capovolto sopra l’altro, sormontati da un cerchio al posto della testa.

Periodo Camelino (200 d.C.-oggi)

Con la maggiore facilità dei viaggi su lunghe distanze e la diffusione del commercio con le aree più estreme della regione, i cammelli divennero la bestia da soma per eccellenza nel Sahara, come evidenziato dalle numerose raffigurazioni dell’epoca. Le pitture più antiche sono quasi sempre migliori di quelle successive (spesso infantili). Accanto a queste pitture si possono vedere anche scritte in lingua tuareg (che utilizzano un alfabeto noto come Tifinagh); anche queste iscrizioni appartengono al Periodo Camelino.

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