Quiet areas: proteggere il silenzio, e ascoltarlo a Torino e Bologna

Quelle rare volte in cui ci si imbatte in un lungo silenzio, uno che si possa attraversare camminando, lentamente, guardandosi intorno, allora in quei casi si scoprono, dopo una prima sorpresa, tutti i distinti suoni che lo compongono. Immaginate, ora, di poter passare del tempo circondati da questo finto silenzio, in uno spazio che sembra tagliarsi fuori dallo scorrere del mondo, e di riuscire poi a portare un po' di quel mix di pause all'interno di una città. È esattamente quello che sta facendo ALMARE, un collettivo torinese che dal 2017 lavora sui linguaggi contemporanei che usano il suono come mezzo espressivo, insieme al sound artist keniota KMRU e al filmmaker Fred Odede. A fine settembre l'Arboreto dell'Orto Botanico di Torino ospita per due sere un lavoro audiovisivo nato ascoltando l'Appennino ligure, e a ottobre lo stesso lavoro arriva dentro una serra dei Giardini Margherita di Bologna, adattato per un impianto multicanale. Il progetto si chiama Near Silence e parte dalle quiet areas, territori tutelati esattamente per ciò che lì non si sente. Sono uno strumento previsto dalle politiche ambientali europee da oltre vent'anni, utile ma un po' freddo, e quello che ALMARE ha fatto è stato trasformarlo in un momento culturale collettivo.

Parco del Beigua, Geoparco Mondiale UNESCO © ALMARE
Parco del Beigua, Geoparco Mondiale UNESCO © ALMARE
Pubblicità

Cosa sono le quiet areas

Il concetto compare per la prima volta nel Green Paper on Future Noise Policy del 1996 e viene formalizzato dalla Direttiva Europea sul Rumore Ambientale del 2002, che chiede agli Stati membri di individuare, mappare e proteggere questi territori. Si tratta di aree rurali o semirurali con bassi livelli di rumore causato dall’uomo. Una specie di parco naturale del suono, dove viene tutelato il paesaggio acustico come bene comune.

E se esistono, è per il bene di tutti. Il rapporto Environmental Noise in Europe, pubblicato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente nel 2025, colloca, infatti, l’inquinamento acustico tra i tre principali fattori di rischio ambientale per la salute umana, insieme all’inquinamento atmosferico e agli effetti delle temperature estreme, e stima che circa un terzo della popolazione europea viva esposta a livelli di rumore superiori alle soglie che l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera sicure.

Anche se spesso ce ne dimentichiamo, non siamo soli su questa terra e moltissime specie dipendono dal suono per orientarsi, comunicare, trovare cibo, evitare i predatori e riprodursi, e il rumore antropico costante interferisce con queste funzioni fino a rendere alcuni habitat inadatti alla sopravvivenza di chi li abita.

Il sound artist keniota KMRU © ALMARE
Il sound artist keniota KMRU © ALMARE

Da dove nasce Near Silence

All’origine di tutto c’è l’idea di ascoltare un territorio per capire come sta. Di questo si occupano da tempo il Laboratorio di Acustica del Dipartimento Energia del Politecnico di Torino e ARPA Liguria, con cui si è creato un dialogo che ha dato forma al progetto.

Ma lo sguardo di ALMARE ha trovato un modo di portarci oltre al velo di definizioni burocratiche, per svelare l’importanza di tutto questo lavoro attraverso la ricerca artistica. Lo ha fatto invitando KMRU, artista che da anni lavora sulle politiche dell’ascolto e sulle relazioni tra ambiente, memoria e trasformazione ecologica. Lui ha proposto di coinvolgere anche Fred Odede, filmmaker di Nairobi, arrivato in Liguria al suo primo viaggio in Europa.

Il duo si è così preparato a raggiungere una delle quiet areas. A guardare la mappa, la scelta più ovvia sarebbe stata la Valle d’Aosta, con zone di silenzio protette dai monti. In Liguria, invece, tra i porti, le industrie, le autostrade e i paesi quasi abbandonati c’è una distanza di pochi chilometri, e la quiete si tocca solo perché il rumore le sta accanto. È questa prossimità che ha reso il territorio interessante, ed è lo spazio che si è deciso di raccontare.

Pubblicità
Fred Odede, filmmaker di Nairobi © ALMARE
Fred Odede, filmmaker di Nairobi © ALMARE

Come si ascolta un silenzio

La residenza si è svolta nel Parco del Beigua, Geoparco Mondiale UNESCO, in un’area dell’entroterra lontana dalla costa. Dopo una ricognizione con ARPA Liguria, per individuare i siti, i due artisti hanno proseguito da soli, alternando registrazioni, riprese e lunghi tempi di permanenza.

Uno dei punti più significativi è il Passo del Faiallo, tra i più alti e silenziosi dell’area. In certe condizioni atmosferiche si trova dentro le nuvole, e visibilità, orientamento e ascolto si alterano insieme. Quando le nuvole si diradano, però, dalla cresta si vedono le infrastrutture del porto di Genova, uno dei principali scali commerciali italiani: due paesaggi acustici opposti nello stesso campo visivo. L’ultima notte della residenza il gruppo l’ha passata proprio là sotto, a registrare i suoni delle banchine.

Il Passo del Faiallo si trova inoltre nei pressi di un sito archeologico neolitico ed è legato a una storia recente di mobilitazione ecologica. Negli ultimi anni, gli abitanti di Urbe e di altri piccoli centri montani, insieme alle amministrazioni locali appartenenti a schieramenti politici diversi, si sono opposti al progetto di apertura di una miniera di titanio nell’area. Questa vicenda testimonia come la tutela del paesaggio non costituisca una questione astratta, ma coinvolga direttamente il rapporto tra comunità, risorse naturali e modelli di sviluppo.

Le testimonianze raccolte spostano il tema dal paesaggio alla storia del territorio. Un residente ha raccontato che dopo la costruzione del terminal container il rumore del porto ha cominciato a rendere difficile perfino dormire. Paolo, che negli anni Settanta lavorava nell’amministrazione del comune di Masone, ha ricostruito il percorso che portò all’istituzione del parco e le resistenze che incontrò, perché una parte degli abitanti temeva che il parco portasse sovraffollamento turistico. Carlo, pastore da ragazzo e poi veterinario, ha attraversato quei territori con il gregge per anni: fu il suo interessamento a far sì che un ricercatore dell’Università di Genova individuasse nell’area pratiche di smaltimento illecito di rifiuti chimici e farmaci scaduti provenienti dall’ospedale cittadino.

Quello che ne esce è che la quiete non è una condizione stabile né naturale, ma un equilibrio esposto alle trasformazioni economiche e infrastrutturali. E che proteggerla ha conseguenze concrete, perché la tutela di una quiet area può limitare la realizzazione di infrastrutture ad alto impatto, rendendo il coinvolgimento delle comunità locali parte del meccanismo e non un accessorio.

Ascoltando il silenzio  © ALMARE
Ascoltando il silenzio © ALMARE
Pubblicità

Iscriviti alla nostra newsletter! Per te ogni settimana consigli di viaggio, offerte speciali, storie dal mondo e il 30% di sconto sul tuo primo ordine.

Perché il lavoro si ascolta in città e non nei luoghi che racconta

Quando il progetto è stato presentato a Paolo e Carlo, entrambi hanno reagito con la stessa preoccupazione emersa cinquant’anni prima, all’epoca della fondazione del parco: che una maggiore visibilità di quei luoghi attiri nuove forme di pressione turistica. Ecco perchè tutte le restituzioni di Near Silence sono state pensate fuori dalle quiet areas, perché quei territori sostengono forme di turismo molto contenute e gestite dagli enti che se ne occupano. Il progetto si vede quindi in due città, e non per caso in due spazi verdi.

Near Silence a Torino, il 26 e 27 settembre

Prima presentazione all’Arboreto dell’Orto Botanico dell’Università di Torino, in forma di live e installazione audiovisiva pensata per quegli spazi. L’appuntamento rientra nella programmazione di Spellbound, il festival curato e prodotto da ALMARE, e nella Notte Europea dei Ricercatori.

Near Silence a Bologna, il 7 ottobre

Il lavoro arriva poi a Serra Madre, il centro di produzione culturale che Kilowatt ha aperto dentro le Serre dei Giardini Margherita, nei 650 metri quadrati delle ex serre comunali rigenerate. Lo spazio ha un sistema audio immersivo multicanale, e proprio a quell’impianto il lavoro viene adattato con una mini residenza dedicata. La serata inaugura l’edizione 2026 di Ecological Imaginations, intitolata Sounding the Climate.

Leggi anche:

Guide e prodotti consigliati:

Guida di viaggio

Bologna Pocket

Pubblicato nel

Destinazioni in questo articolo:

Bologna e Città metropolitana Piemonte
Condividi questo articolo
Pubblicità