Sui Monti Sibillini, dove nasce una delle leggende più misteriose d’Italia

Confine naturale tra le Marche e l’Umbria, la catena dei Monti Sibillini è fatta di fitti boschi di querce, faggi e castagni, crinali che si inerpicano lungo aspre vette, laghi e ruscelli, miti e leggende tramandate a bassa voce di generazione in generazione. In una delle tante grotte aperte su questi versanti, dice una delle leggende più suggestive di questi posti, viveva insieme con le sue ancelle una Sibilla.

Il picco del Monte Sibilla ©  Buffy1982/Shutterstock
Il picco del Monte Sibilla © Buffy1982/Shutterstock
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Per conoscere meglio questa leggenda si deve andare a Montemonaco, un borgo medievale nell’alta Valle dell’Aso, situato proprio sotto il Monte Sibilla, a circa un’oretta da Ascoli Piceno. Da qui si gode di una vista unica sui Monti Sibillini e si può partire alla ricerca della Grotta della Sibilla. Con l’aiuto di qualche abitante del luogo potrete imboccare il sentiero giusto che si inerpica lungo il crinale fino ai piedi della cima. Oggi la Grotta della Sibilla non è più visitabile a causa di un crollo, ma si possono ancora leggere all’ingresso le iscrizioni lasciate da quanti passarono di lì. In più il sentiero, per la bellezza della vista, ripaga della fatica di essere arrivati fin qui.

Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini ©  oltrelautostrada/Shutterstock
Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini © oltrelautostrada/Shutterstock

Da Foce, frazione di Montemonaco, parte un altro sentiero che, salendo lungo una valle dominata dal Pizzo del Diavolo, porta al Lago di Pilato. In passato, questo specchio d’acqua alpino si tingeva di rosso per la presenza di un minuscolo gamberetto, il Chirocephalus marchesonii, dando origine a un’antica leggenda secondo cui il cadavere di Pilato cadde in queste acque dopo essere stato giustiziato e trascinato da un carro di bufali che vagava senza meta. Nel Medioevo centinaia di negromanti raggiungevano il Lago di Pilato per officiare i loro riti e le loro messe. Il fenomeno divenne così intenso da far intervenire l’inquisizione che decretò la condanna alla forca per chi si avventurasse quassù. Il sentiero per arrivare al Lago di Pilato è molto impegnativo, con un dislivello di 940 metri ed è raccomandato percorrerlo solo da maggio a ottobre.

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Il borgo di Montemonaco   ©  Claudio Testa/Shutterstock
Il borgo di Montemonaco © Claudio Testa/Shutterstock

Chi era la Sibilla?

Profetessa, maga, fata, strega. A interrogarla per chiedere salute, protezione, ricchezza e fortuna venivano genti da tutta Europa. Leggende locali considerano la Sibilla come un’entità buona che aiutava i montanari e svelava loro i segreti della natura. Le stesse le attribuiscono anche l’origine del saltarello, la danza popolare tipica delle Marche. Si racconta infatti che le sue ancelle (creature soprannaturali, fate con i piedi di capra) avessero l’abitudine di uscire di notte e danzare il saltarello coi giovani pastori.

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Per conoscere meglio le leggende sulla Sibilla e avere maggiori informazioni sulla Grotta si può visitare il Museo della Sibilla, che si trova nel centro di Montemonaco, a Villa Curi. Il museo raccoglie informazioni sulla ricostruzione della grotta e su miti e leggende nei Sibillini. Inoltre, custodisce una pietra caratterizzata da strane incisioni e ritrovata nei dintorni, che sembra servisse per sacrifici umani e animali.

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