Un viaggio nel tempo e nello spazio all’Orto Botanico di Padova

Cinto tra le cupole della Basilica di Sant’Antonio e quelle di Santa Giustina, a due passi da Prato della Valle, c’è un giardino dove storia e geografia si incontrato e si raccontano attraverso le piante. L’Orto botanico dell’Università di Padova è stato fondato nel 1545 per permettere agli studenti di osservare dal vivo le piante medicinali – i “semplici” –, perché fino ad allora si studiavano solo attraverso illustrazioni. Nei secoli l’Orto Botanico è cresciuto fino a essere oggi la dimora di oltre 6.000 piante appartenenti a 3.500 specie diverse. Patrimonio dell’umanità UNESCO dal 1997, questo luogo continua a essere testimone del tempo, custode della biodiversità e narratore della bellezza del mondo.

L’Orto botanico dell’Università di Padova ©Lisa Zillio
Una delle porte d’accesso all’Orto botanico dell’Università di Padova ©Lisa Zillio
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L’Orto Rinascimentale

Il nucleo storico è ancora oggi esattamente come venne progettato a metà del Cinquecento. La sua forma è quella di un cerchio che racchiude un quadrato, diviso a sua volta in quattro settori più piccoli, e con otto triangoli negli spazi tra la circonferenza del cerchio e il perimetro del quadrato. Si tratta di un gioco simmetrico carico di simbologia e rappresenta una sorta di giardino-cosmo, in perfetto equilibrio e dotato di una misurata bellezza. 

Fico d'India in fiore, Orto botanico dell’Università di Padova ©Lisa Zillio
Fico d’India in fiore, Orto botanico dell’Università di Padova ©Lisa Zillio

E così ci si ritrova a passeggiare con occhi stupiti e un’imprevista calma di spirito lungo le sue vie di ghiaino, tra piante medicinali e velenose, vasche abitate da piante acquatiche, piante succulente (molte delle quali fiorite in primavera), piante locali e piante più rare, che spuntano tra pezzi di un’architettura che racconta la storia di questo luogo. C’è poi una sezione dedicata alle piante che l’Orto ha introdotto in Italia, tra cui gli ormai oggi comuni lillà, fresia, girasole e anche la patata. Infine, si incontrano alcune piante storiche, come lo splendido esemplare di Ginkgo biloba, importato a Padova nel 1750, che in autunno ammalia i visitatori con le sue foglie dorate, e una magnolia piantata nel 1786, e ritenuta la più antica d’Europa.

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Particolari architettonici dell’Orto Rinascimentale, Padova ©Lisa Zillio
Particolari architettonici dell’Orto Rinascimentale, Padova ©Lisa Zillio

L’Arboreto

Fuori dal muro circolare in cui è racchiuso l’Orto Rinascimentale si trova l’Arboreto. Questa parte risale al Settecento ed è la dimora di quelli che vengono chiamati “i grandi custodi dell’Orto”. Il primo lo si incontra all’ingresso. Si tratta di una maestosa farnia (quercia) che si staglia davanti a un fitto boschetto di bambù. C’è poi un gigantesco platano orientale del 1680 che ha il fusto cavo (si pensa a causa di un fulmine) e un cedro dell’Himalaya. Questo esemplare risale al 1828 per cui non è ancora considerato un albero storico, però è importante perché è il primo di questa specie a essere stato introdotto in Italia.

Il gigantesco platano orientale del 1680 con fusto cavo, Orto botanico dell’Università di Padova ©Lisa Zillio
Il gigantesco platano orientale del 1680 con fusto cavo, Orto botanico dell’Università di Padova ©Lisa Zillio
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Protagonisti dell’Arboreto sono anche le palme, l’albero dei tulipani (chiamato così perché i fiori che sbocciano in primavera ricordano i tulipani), un olmo del Caucaso, una quercia di palude, il pecan, il cedro dell’Atlante e quello del Libano, e una quercia che si maschera da castagno per via delle sue foglie seghettate.

Una parte dell’Orto Rinascimentale, Padova ©Lisa Zillio
Una parte dell’Orto Rinascimentale, Padova ©Lisa Zillio

La Palma di Goethe, la pianta più vecchia dell’Orto botanico

Si tratta di una palma nana (o palma di San Pietro) che, a dispetto del suo nome, oggi è alta quasi 12 metri (e sembra intenzionata a crescere ancora). Messa a dimora nel 1585, vive dentro una grande serra ottagonale che la protegge dai freddi della pianura padana. È conosciuta come Palma di Goethe perché nel 1786, osservando come le sue foglie crescono semplici alla base per poi aprirsi progressivamente a ventaglio, Goethe ebbe quell’intuizione evolutiva contenuta nel saggio La metamorfosi delle piante. Di solito in primavera e in estate le porte della serra vengono lasciate aperte per poterne ammirare la fioritura ma da un paio d’anni non è più così per via della presenza nell’Orto di un coleottero che potrebbe danneggiarla irrimediabilmente. 

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Una delle Serre dell’Ottocento, Orto botanico dell’Università di Padova ©Lisa Zillio
Una delle Serre dell’Ottocento, Orto botanico dell’Università di Padova ©Lisa Zillio

Le Serre dell’Ottocento

Si trovano all’interno dell’Orto Rinascimentale e vennero realizzate in stile francese nella prima metà dell’Ottocento, per proteggere le piante più delicate nei mesi invernali. Oggi ospitano la collezione di piante insettivore (comunemente chiamate “carnivore”) e, d’inverno, le succulente (che invece in primavere ed estate vengono spostate all’esterno).

Le serre del Giardino della Biodiversità, Orto botanico dell’Università di Padova ©Lisa Zillio
Le serre del Giardino della Biodiversità, Orto botanico dell’Università di Padova ©Lisa Zillio
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Le serre del Giardino della Biodiversità

A un certo punto l’orizzonte cambia. Le fitte fronde dell’Arboreto lasciano spazio a una grande struttura di vetro su un prato aperto, che sembra proiettarti direttamente nel futuro. Inaugurato nel 2014, il Giardino della Biodiversità ospita 1.300 specie di piante, in cinque sezioni distinte, corrispondenti ai principali biomi presenti sulla Terra. Qui il filo conduttore è la disponibilità d’acqua, non le zone geografiche, e si va dagli ambienti più umidi, cioè le aree tropicali a quelle aride, passando per le zone subumide e quelle temperate. La diversità d’ambiente la si coglie subito respirando l’aria che da umida e pesante si fa progressivamente sempre più secca e leggera. Anche i colori e le dimensioni delle piante cambiano, immaginando un viaggio nei continenti.

La serra tropicale del Giardino della Biodiversità, Orto botanico dell’Università di Padova  ©Lisa Zillio
La serra tropicale del Giardino della Biodiversità, Orto botanico dell’Università di Padova ©Lisa Zillio

Il Museo botanico

Aperto nel 2023 all’interno dell’Orto Rinascimentale, questo museo ripercorre la storia dell’Orto botanico, delle sue piante, di chi le ha raccolte e di come venivano usate. Nel suo percorso espositivo si possono vedere erbari storici e collezioni didattiche.

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Il Museo botanico ripercorre la storia dell’Orto botanico, delle sue piante, di chi le ha raccolte e di come venivano usate ©Lisa Zillio
Il Museo botanico ripercorre la storia dell’Orto botanico, delle sue piante, di chi le ha raccolte e di come venivano usate ©Lisa Zillio

Ci sono anche gli arredi di una antica farmacia rurale, con tanto di strumenti e preparazioni, dove l’ombra di uno speziale proiettata sul fondo narra il sottile confine tra medicina e alchimia. In un’altra sezione, un’installazione racconta come l’Orto Botanico dell’Università di Padova sia stato fin dalla sua fondazione fonte di ispirazione per la creazione di altri orti botanici in giro per il mondo.

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