Arabia Saudita, un viaggio nell'arte fra tradizione e nuove avanguardie
In Arabia Saudita l'arte non è mai stata un ornamento, bensì un modo di tramandare storie: di comunità, di paesaggi, di rotte commerciali. E oggi è anche la lente migliore per leggere una delle trasformazioni culturali più rapide del Medio Oriente, il Regno sta ridisegnando il proprio futuro economico, sociale e turistico, riconoscendo alla cultura un ruolo centrale. Dalle geometrie incise sulle case di fango del Najd alle installazioni site-specific nel deserto di AlUla, il filo che lega i secoli non si è mai spezzato. Cambiano i materiali, cambiano i linguaggi, ma resta l'idea che la bellezza faccia parte del modo di abitare i luoghi. Per chi viaggia, è l'occasione di osservare un'identità estetica che si reinventa in tempo reale.
Le geometrie del Najd
Il punto di partenza è la regione centrale, cuore storico del Paese. L’arte del Najd è la cifra visiva delle antiche case in fango crudo: triangoli incisi sulle facciate, motivi modulari che giocano con luce e ombra, una sobrietà che riflette la vita delle comunità del deserto. A Diriyah, oasi alle porte di Riyadh, il quartiere storico di At-Turaif, riconosciuto dall’UNESCO, conserva ancora intatta questa grammatica decorativa. Camminare tra le sue mura color sabbia significa leggere un alfabeto antico, fatto di linee essenziali e ripetizioni rigorose, che ancora oggi ispira architetti e designer sauditi.
L’Al Qatt Al Asiri, l’arte delle donne
Spostandosi verso sud-ovest, nella regione di Aseer, si incontra una tradizione di tutt’altro segno. L’Al Qatt Al Asiri, inserita dall’UNESCO nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità, è una pittura murale femminile: sono le donne, da generazioni, a decorare le pareti interne delle case con pigmenti naturali, componendo motivi geometrici colorati che accolgono gli ospiti e segnano gli spazi della vita quotidiana. Triangoli, rombi, linee spezzate in tonalità di rosso, ocra, blu e verde formano un linguaggio che è insieme estetica, codice sociale e memoria femminile. Nei villaggi di Aseer e nei piccoli musei locali questa tradizione è ancora viva, tramandata di madre in figlia, e da qualche anno ispira anche le artiste contemporanee saudite che ne stanno reinterpretando i codici.
Jeddah e il legno dei mercanti
Sulla costa del Mar Rosso, a Jeddah, storica porta del pellegrinaggio e dei commerci, il quartiere di Al Balad (anch’esso sito UNESCO) è famoso per i suoi roshan: i raffinati rivestimenti in legno intagliato che chiudono le finestre delle case mercantili, lasciando filtrare l’aria e proteggendo l’intimità degli interni. È un manufatto sorprendente, perché il legno non è materiale locale: arrivava via mare dall’India e dal Sud-Est asiatico, prova tangibile di rotte commerciali secolari. I roshan raccontano una città plasmata dallo scambio, abituata a dialogare con il mondo molto prima della modernità.
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Un museo a cielo aperto
Questa vocazione all’apertura ha fatto di Jeddah, già dagli anni Settanta, una delle prime città del Golfo a investire nell’arte pubblica. Lungo la Corniche e negli spazi urbani sono disseminate sculture monumentali di artisti internazionali (Henry Moore, Joan Miró, César) in quella che è una delle più importanti collezioni open-air del Medio Oriente. Un patrimonio diffuso, gratuito, che si attraversa passeggiando, e che ha preparato il terreno per la nuova generazione di residenze artistiche e spazi indipendenti dedicati agli autori sauditi contemporanei. Su questo humus si innesta oggi anche l’arrivo di teamLab, il celebre collettivo giapponese che ha scelto Jeddah per uno dei suoi musei immersivi: un segnale chiaro della direzione esperienziale e digitale che la scena culturale del Paese sta prendendo.
Le biennali, il nuovo cuore della scena culturale
Il salto di scala è arrivato con la nascita della Diriyah Biennale Foundation, l’istituzione che cura i due principali appuntamenti d’arte del Paese. La Diriyah Contemporary Art Biennale, ospitata negli spazi industriali della capitale, mette a confronto artisti sauditi e internazionali sulle pratiche contemporanee. La Islamic Arts Biennale, che si tiene a Jeddah, è un progetto più raro e ambizioso: esplora l’arte islamica in chiave contemporanea, accostando manufatti storici, oggetti religiosi, installazioni site-specific e opere di artisti da tutto il mondo, e non a caso si svolge nella città che è stata per secoli porta del Mar Rosso, crocevia naturale di culture. Una nuova edizione tornerà nei prossimi anni, a conferma di un appuntamento già entrato nel calendario internazionale.
Riyadh creativa: il JAX District
Anche la capitale ha trovato il proprio epicentro contemporaneo. Il JAX District, ex area industriale a pochi minuti da Diriyah, è stato trasformato in un polo dedicato alle arti visive: gallerie, studi di artisti, spazi per performance e mostre temporanee convivono in un’architettura essenziale che ricorda certi distretti creativi di Berlino o Lisbona. Qui si concentra la nuova generazione di artisti sauditi, e qui, durante le settimane delle biennali, la città vibra di vernissage, talk e progetti sperimentali.
AlUla, il deserto come galleria
L’ultima tappa di questo viaggio è forse la più sorprendente. Ad AlUla, nel nord-ovest del Paese, le rocce di arenaria modellate dal vento e i siti archeologici nabatei diventano lo scenario di Desert X AlUla, manifestazione internazionale che porta installazioni site-specific di artisti da tutto il mondo nel cuore del deserto. Le opere dialogano direttamente con il paesaggio, la luce e il silenzio, e AlUla si trasforma così in un museo a cielo aperto in cui arte contemporanea, archeologia e natura si fondono. È l’immagine più nitida della direzione che l’Arabia Saudita sta prendendo: un Paese che reinterpreta il proprio patrimonio attraverso linguaggi nuovi, e che fa dell’arte uno dei suoi inviti di viaggio più convincenti.