Mostre d'autunno 2026: le città italiane dove passare un fine settimana

Bello pensare di trascorrere l'autunno nella natura, tra boschi che cambiano colore, ma la verità è che spesso non si ha tempo per lasciare la città. Per fortuna, molti musei propongono proprio in questo periodo un nuovo menu di mostre che sapranno rallegrare i fine settimana di chi cerca qualcosa di bello da fare senza dover andare lontano. Tre grandi mostre rimettono al centro pittrici e fotografe che per decenni sono state trattate come comprimarie, mentre a Milano e Roma ci si prende il temo per soffermarsi grandi maestri. Ecco quindi i nostri consigli per scoprire le migliori mostre dell'autunno 2026 in giro per l'Italia.

Armenia - Luca Campigotto. Wandering Europe
Armenia - Luca Campigotto. Wandering Europe
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Roma: Pontormo alle Scuderie del Quirinale e Kandinsky a piazza Venezia

Jacopo Carucci, che tutti chiamano Pontormo in riferimento al paese dove è nato, è uno di quei pittori che compaiono in ogni manuale. Pontormo, alle Scuderie del Quirinale dal 9 ottobre al 7 febbraio 2027, è la prima mostra monografica che gli viene dedicata.

Non è necessario essere esperti di manierismo per coglierne l’unicità: Pontormo dipinge figure allungate, colori acidi, prospettive aperte. La mostra, curata da Cristina Acidini con Elena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein e Carlo Falciani, è costruita in partnership con le Gallerie degli Uffizi e mette insieme prestiti dal Louvre, dalla National Gallery di Londra, dal British Museum, dal Metropolitan, dal Getty. Si apre con la Visitazione che normalmente si trova nella chiesa di San Michele Arcangelo a Carmignano, nel Pratese.

A dieci minuti a piedi, a Palazzo Bonaparte in piazza Venezia, c’è Kandinsky, aperta dal 15 settembre al 14 febbraio 2027. Raccoglie oltre settanta opere, temporaneamente a Roma poiché date in prestito dal Centre Pompidou, chiuso per ristrutturazione. La curatela è di Angela Lampe, che al Pompidou si occupa delle collezioni moderne, e il percorso in cinque sezioni segue il pittore dagli anni figurativi in Russia a Monaco, al Bauhaus, a Parigi.

Se siete motivati, otete vedere entrambe le mostre in un giorno, attraversando quattro secoli e ricevendo due risposte diverse sul rapporto tra l’artista e la rappresentazione dello spazio. Il tragitto è una delle camminate più belle del centro: scendendo da via XXIV Maggio verso via IV Novembre si passa davanti ai Mercati di Traiano, al civico 94, il complesso in laterizio su più livelli costruito all’inizio del II secolo d.C. per sostenere il taglio delle pendici del Quirinale, che oggi ospita il Museo dei Fori Imperiali e conserva il Grande Emiciclo e la via Biberatica. Se capita di venerdì o di sabato, a cinque minuti dalle Scuderie c’è anche la Galleria Colonna in via della Pilotta, aperta solo quelle due mattine, una galleria privata ancora arredata come una casa, con Bronzino, Tintoretto, Guido Reni e Annibale Carracci alle pareti.

Domenica Morghen nata Volpato e Maddalena Volpato nata Riggi come Muse della Tragedia e della Commedia - Angelika Kauffmann
Domenica Morghen nata Volpato e Maddalena Volpato nata Riggi come Muse della Tragedia e della Commedia - Angelika Kauffmann

Napoli: due pittrici che a fine Settecento vivevano del proprio lavoro

Angelica Kauffmann ed Élisabeth Vigée Le Brun sono state fra le artiste più richieste d’Europa tra Settecento e primo Ottocento. Kauffmann, svizzera, fu tra i membri fondatori della Royal Academy di Londra. Vigée Le Brun fu la ritrattista di Maria Antonietta e, dopo la Rivoluzione, lavorò in mezza Europa. Entrambe passarono da Napoli.

Angelica e Élisabeth. L’età delle donne pittrici, alle Gallerie d’Italia di via Toledo dal 6 novembre al 7 marzo 2027, le mette una di fronte all’altra e ricostruisce il contesto in cui riuscirono a costruire una carriera indipendente in un mestiere che alle donne era formalmente chiuso. Curano Fernando Mazzocca, Francesco Leone ed Elisabetta Rasy.

Chi passa da Napoli più tardi trova nello stesso museo, dal 16 dicembre, una trentina di opere di Alighiero Boetti dalla collezione Luigi e Peppino Agrati, a cura di Luca Massimo Barbero, aperta fino a maggio.

Via Toledo è la strada da cui si sale ai Quartieri Spagnoli: basta girare uscendo dal museo e prendere una delle scalinate che tagliano la collina. La griglia di vicoli è quella cinquecentesca voluta dal viceré Pedro de Toledo, e il dislivello vi offrirà scorci affascinanti in pochi minuti.

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Firenze: gli anni in cui Artemisia Gentileschi diventò Artemisia Gentileschi

Artemisia Gentileschi arrivò a Firenze nel 1613, a vent’anni, dopo il processo per stupro che a Roma aveva reso il suo nome impronunciabile. A Firenze diventò la prima donna ammessa all’Accademia delle Arti del Disegno, lavorò su commissione dei Medici e frequentò ambienti in cui si muoveva anche Galileo. Artemisia Gentileschi a Firenze, al Museo degli Innocenti dal 21 ottobre al 4 aprile 2027, è la prima mostra interamente dedicata a quegli anni.

Artemisia dipingeva donne colte nel pieno della loro espressività, che si trattasse di impugnare, decapitare, osservare. In mostra ci sono anche due Caravaggio, che mettono in risalto il lavoro della pittrice sulla luce.

Il Museo degli Innocenti si trova in piazza della Santissima Annunziata. Il biglietto comprende la collezione permanente, distribuita su più di quattro piani dentro l’edificio che Brunelleschi progettò come orfanotrofio. Sopra, nell’antica loggia chiamata il Verone, c’è una caffetteria con terrazza affacciata sul Duomo a cui si può salire anche senza biglietto del museo.

"Giandomenico Tiepolo. Un Mondo Nuovo", a Palazzo Leoni Montanari, Vicenza
"Giandomenico Tiepolo. Un Mondo Nuovo", a Palazzo Leoni Montanari, Vicenza
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Vicenza: il Settecento visto da dietro le quinte

Giandomenico Tiepolo è il figlio di Giambattista, il più grande pittore veneziano del Settecento. Ha lavorato quarant’anni nella bottega del padre, ha dipinto accanto a lui a Würzburg e a Madrid, e per molto tempo è stato letto come un’appendice. Giandomenico Tiepolo (1727-1804). Un Mondo Nuovo, a Palazzo Leoni Montanari dal 9 ottobre al 17 gennaio 2027, vuole porre l’attenzione sul suo lavoro.

Palazzo Leoni Montanari è a due passi dal Teatro Olimpico, il teatro coperto più antico al mondo, ultima opera di Andrea Palladio, che lo progettò su commissione dell’Accademia Olimpica nel febbraio 1580 e morì prima di vederlo finito. Fu inaugurato il 3 marzo 1585 con l’Edipo tiranno di Sofocle, e la scena fissa realizzata per quella prima rappresentazione, le sette vie in legno e stucco di una Vicenza trasformata in Tebe, è ancora al suo posto.

1973, Torino, operaie della FIAT. Fotografia di
Paola Agosti
1973, Torino, operaie della FIAT. Fotografia di Paola Agosti

Milano: ottant’anni di diritti delle donne, e un Matisse rivisto da fuori

Solo il 2 giugno 1946 le donne italiane votarono per la prima volta a un’elezione nazionale. LIBERE! 1946-2026. Le conquiste delle donne, alle Gallerie d’Italia di piazza Scala dal 26 settembre al 7 febbraio 2027, parte da quella data e arriva a oggi attraverso una cinquantina di fotografie.

La curatrice Renata Ferri ha lavorato su quattro fondi: l’Archivio Publifoto di Intesa Sanpaolo, l’archivio Contrasto, e i lavori personali di Paola Agosti e Marcella Campagnano. Il risultato riflette un mondo vario, reso dalle immagini di cronaca presentate insieme a quelle che raccontano dall’interno dei movimenti femministi degli anni Settanta. Si vedono quindi le stesse battaglie da due posizioni diverse, quella del fotografo mandato a documentare un corteo e quella di chi il corteo lo stava facendo. La mostra nasce per i trent’anni di iO Donna.

In zona Tortona, al MUDEC, dall’8 ottobre al 21 febbraio 2027 c’è invece MATISSE. Il mondo in una stanza, un centinaio di opere fra dipinti, carte e sculture che guardano a cosa Matisse abbia preso dalle culture africane, islamiche, russe, cinesi e del Pacifico, e a quanto quella appropriazione regga oggi. Le curatrici sono Ellen McBreen e Chiara Gatti, e accanto ai quadri ci sono oggetti e tessuti prestati dal Musée Matisse di Nizza e dal Museo delle Civiltà di Roma.

A cinque minuti da Piazza Scala ci sono le terrazze del Duomo, che nel tardo pomeriggio d’autunno offrono uno spettacolo sul Duomo: si sale con l’ascensore o a piedi, e sopra il tetto c’è luce bassa, poca gente e una selva di guglie.

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Crociera, L’Estaque, Marsiglia, Francia ©Anastasia Samoylova
Crociera, L’Estaque, Marsiglia, Francia ©Anastasia Samoylova

Torino: tre mostre di fotografia nel raggio di dieci minuti

Chi si occupa di fotografia, in autunno, va a Torino, dove ci sono tre mostre aperte contemporaneamente, tutte in chiusura il 7 febbraio 2027, e tutte raggiungibili a piedi una dall’altra.

Alle Gallerie d’Italia di piazza San Carlo, dal 1 ottobre, c’è Luca Campigotto. Wandering Europe. Il fotografo veneziano, fotografa quasi sempre di notte o al crepuscolo, e lavora su luoghi costruiti dall’uomo: fabbriche, fortificazioni, città. Qui raccoglie anni di vagabondaggio europeo, con la curatela di Walter Guadagnini nella rassegna La Grande Fotografia Italiana ideata da Roberto Koch.

Dal 22 ottobre, nello stesso museo, si aggiunge Anastasia Samoylova. Harbour, a cura di Emanuela Mazzonis. Samoylova è russa di nascita e vive in Florida, e FloodZone, il lavoro con cui ha fotografato la Florida che convive con l’innalzamento del livello del mare, l’ha resa una delle fotografe più discusse dell’ultimo decennio. Per Harbour ha fotografato sette città portuali, Genova, Venezia, Rotterdam, Marsiglia, Lisbona, Atene e Istanbul, guardando il porto come il luogo in cui il cambiamento climatico si vede prima che altrove.

A CAMERA, dal 17 ottobre, c’è Letizia Battaglia. L’opera 1970-2020, anche questa curata da Guadagnini. Oltre duecento immagini, le ventidue testate con cui Battaglia ha lavorato e un documentario sulla sua vita. Sono le fotografie degli anni della mafia a Palermo, quelle che hanno fissato nell’immaginario collettivo i corpi per terra e le facce dei parenti, ma anche tutto il resto: le bambine, le feste, la città viva. Battaglia è morta nel 2022 e questa è la retrospettiva più ampia che le sia stata dedicata.

Da piazza San Carlo si esce sotto i portici di via Roma, pedonalizzata negli ultimi anni nel tratto centrale: d’autunno si cammina al riparo per quasi un chilometro, da Porta Nuova a piazza Castello, fermandosi nei caffè storici lungo il percorso.

Lampedusa - Luca Campigotto. Wandering Europe
Lampedusa - Luca Campigotto. Wandering Europe
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Torino e Rivoli: il centenario di Marisa Merz, in tre sedi

Marisa Merz è nata a Torino il 23 maggio 1926 e per il suo centenario la città, invece di una retrospettiva unica, ne ha organizzate tre. Marisa Merz. La danza delle ore apre il 29 ottobre e resta fino al 4 aprile 2027 fra Castello di Rivoli, Fondazione Merz e GAM, con curatele diverse in ciascuna sede.

Merz è l’unica donna del gruppo dell’Arte Povera, e per decenni è stata letta come la moglie di Mario Merz prima che come artista. Lavorava in casa, con rame, cera, fili di nylon, creta, testine di argilla piccolissime, materiali domestici trattati nella loro caducità. Oggi quel modo di lavorare, per cui invece di datare un’opera la rimaneggiava facendola rinascere ancora e ancora, sembra precedere di decenni molto di quello che è venuto dopo.

Al Castello di Rivoli c’è l’installazione E il naufragar m’è dolce in questo mare, nella Manica Lunga al terzo piano. Rivoli è fuori Torino e merita la mezza giornata. Il museo apre dal mercoledì al venerdì dalle 10 alle 17 e il sabato e la domenica dalle 11 alle 18, mentre la Collezione Cerruti, che sta nello stesso complesso e giustifica da sola la gita, si visita solo il sabato e la domenica dalle 10.30 alle 18.

Alain Urrutia, ABIAPUNTUA (Punto di partenza) 1/9 © Alain Urrutia
Alain Urrutia, ABIAPUNTUA (Punto di partenza) 1/9 © Alain Urrutia

Reggio Emilia: venti dipinti in scala di grigi

ABIAPUNTUA è la prima personale istituzionale in Italia di Alain Urrutia, artista basco, alla Collezione Maramotti dall’8 novembre al 14 febbraio 2027. Urrutia dipinge in scala di grigi, tele a olio costruite su una gamma ristretta di toni che obbligano a soffermarsi sulla figura. Per questa mostra ha prodotto oltre venti inediti, affiancati da due video.

La Collezione Maramotti si trova dentro l’ex stabilimento Max Mara e l’ingresso è gratuito. Apre giovedì e venerdì dalle 14.30 alle 18.30 e il sabato e la domenica dalle 10.30 alle 18.30, chiusa il 25 e 26 dicembre e l’1 e 6 gennaio.

Reggio Emilia si gira a piedi in un pomeriggio. Il Teatro Municipale Valli, inaugurato nel 1857, apre foyer e sala durante le visite guidate e vale una sosta anche solo per l’ottocento che ci si respira. A pochi passi, nel palazzo comunale, la Sala del Tricolore è dove il 7 gennaio 1797 la bandiera italiana fu adottata per la prima volta, un emiciclo neoclassico piccolo e ancora in uso come aula del consiglio. Da Bologna il regionale arriva in meno di un’ora.

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GLASSTRESS 2026 © Francesco Allegretto
GLASSTRESS 2026 © Francesco Allegretto

Venezia: ultime settimane per la Biennale Arte 2026 e per Glasstress

La Biennale Arte chiude il 22 novembre la sua sessantunesima edizione, In Minor Keys. Concepita da Koyo Kouoh, curatrice camerunese-svizzera che dirigeva lo Zeitz MOCAA di Città del Capo, morta a maggio 2025 pochi mesi dopo la nomina, è stata portata a termine dal suo team, cercando di seguire la sua visione.

Ci sono 110 partecipanti invitati e cento Partecipazioni Nazionali. Ventinove si trovano ai Giardini, venticinque all’Arsenale e quarantasei sparse in città, cosa che dà l’opportunità di visitare la città. I padiglioni nazionali si trovano dietro i portoni di palazzi e chiese sparsi fra i sestieri, e per vederli si gira Venezia a piedi e in vaporetto.

Chiude lo stesso giorno, il 22 novembre, anche GLASSTRESS 2026, la rassegna con cui la Fondazione Berengo fa lavorare artisti contemporanei insieme ai maestri vetrai di Murano. Quest’anno ci sono oltre cinquanta artisti e designer, più di venti dei quali per la prima volta, curati da Adriano Berengo, Joanna De Vos e Umberto Croppi. Si vede in due sedi, Palazzo Ca’ Tron sul Canal Grande, e lo spazio della Fondazione a Murano.

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