Eco-ansia da viaggio: cos’è e come trasformarla in scelte più responsabili

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Sarà che temi come l’overtourism sono sempre più al centro del dibattito pubblico, sarà che cresce in molti di noi la consapevolezza del ruolo che abbiamo nella tutela degli ecosistemi, ma a quanto pare abbiamo cominciato ad andare in vacanza meno leggeri, metaforicamente parlando. Secondo una ricerca, infatti, tre italiani su dieci vivono con preoccupazione l’impatto ambientale delle proprie scelte di viaggio.

Un uomo in partenza per un viaggio aspetta in aeroporto
Circa il 30% degli intervistati dichiara eco-ansia legata alle scelte di viaggio © Marco López/Unsplash
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Sono dati che emergono dalla terza edizione dell’Osservatorio Turismo & Sostenibilità, realizzato da Human Company con Ipsos Doxa e, per la prima volta, con Legambiente. Se circa il 30% dei viaggiatori intervistati (tutti italiani, tra i 18 e i 64 anni) dichiara una forma di eco-ansia, segno che la dimensione ambientale pesa sempre di più nelle scelte, la ricerca fotografa in generale un approccio al viaggio sempre più attento alla sostenibilità. «Qualche anno fa era percepita come un concetto alto, declinato quasi solo in termini di natura e salvaguardia dell’ambiente», conferma Davide Cilia, ricercatore senior Ipsos Doxa. «Anno dopo anno, notiamo invece che la consapevolezza degli italiani, e in questo caso dei viaggiatori, sta aumentando ed evolvendo anche in ambito sociale: c’è la percezione che il viaggiatore possa fare qualcosa all’interno della comunità presso cui soggiorna».

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Il 72% del campione intervistato, ad esempio, ritiene di poter contribuire con le proprie scelte alla sostenibilità delle destinazioni, mentre il 79% si dichiara disponibile a modificare le proprie abitudini di viaggio per ridurne l’impatto ambientale. Ciò è vero specialmente se si tratta di comportamenti relativamente semplici e subito applicabili, come rispettare la flora e la fauna locali, gestire correttamente i rifiuti, utilizzare il trasporto pubblico ed evitare gli sprechi di energia. «Questa ricerca sul turismo sostenibile arriva dopo un’estate che ha reso tangibili le conseguenze che i cambiamenti climatici stanno avendo sulle nostre vite in termini di salubrità, di qualità e di abitudini. La sensibilità al cambiamento verso un turismo più responsabile e sostenibile manifestata dagli intervistati oggi diviene un’esigenza che deve cambiare sia la domanda che l’offerta turistica», commenta Vanessa Pallucchi, Vicepresidente di Legambiente.

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Tre italiani su dieci vivono con preoccupazione l’impatto ambientale delle proprie scelte di viaggio.  © Fahroni/Shutterstock
Tre italiani su dieci vivono con preoccupazione l’impatto ambientale delle proprie scelte di viaggio. © Fahroni/Shutterstock

Cosa cambia per le destinazioni turistiche

La ricerca di una maggiore sostenibilità ambientale si riflette anche nella scelta della destinazione. Il 26% predilige mete meno affollate o orientate al turismo slow. E quando si tratta di scegliere dove dormire, vengono premiate le strutture che dimostrano il proprio impegno per l’ambiente tramite l’impiego di energie rinnovabili (importante per il 44% del campione), il risparmio idrico (39%) o anche la valorizzazione dei prodotti enogastronomici locali a km zero (34%). Al di là delle misure messe in campo, le strutture che tendono a essere percepite come più sostenibili si confermano essere agriturismi (90%), rifugi di montagna (86%) e campeggi o village (83%). Seguono i bed & breakfast (79%), gli ostelli (72%) e gli appartamenti in affitto (70%).

Strutture termali (55%), hotel (35%), resort (30%) e soprattutto navi da crociera (16%) rimangono invece più distanti dall’immaginario eco-friendly. «In Human Company crediamo che la sostenibilità debba essere sempre più misurabile, concreta e condivisa», aggiunge Mattia Rosati, Chief Corporate Services Officer di Human Company. «Per questo, accanto all’ascolto dei viaggiatori italiani attraverso la nostra survey, abbiamo scelto di dotarci di strumenti che ci consentano di valutare in modo oggettivo il valore che generiamo per persone, territori e comunità».

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La crescente sensibilità ambientale dei viaggiatori italiani potrebbe cambiare il turismo del futuro? Forse. Stando al sondaggio, emerge una maggiore disponibilità a adattare le proprie abitudini di viaggio alla luce della crisi climatica, ad esempio privilegiando mete meno conosciute (75%), viaggi in bassa stagione (74%) e modalità di spostamento che riducano l’impatto ambientale (62%), anche accettando tempi di viaggio più lunghi (57%). Il 29% sostiene che il turismo rigenerativo rappresenterà una delle principali direttrici di sviluppo del settore da qui al 2030. Non più soltanto vacanze pensate per ridurre l’impatto sull’ambiente, dunque, ma esperienze capaci contribuire attivamente alla tutela di territori e comunità. Per gli intervistati, però, la transizione non può poggiare solo sulle spalle di chi viaggia: richiede un impegno condiviso che chiama in causa anzitutto le istituzioni (28%) e poi operatori dell’ospitalità, Unione Europea e amministrazioni locali (25%).

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