Fondation Cartier, il nuovo imperdibile indirizzo da scoprire a Parigi

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A Parigi c’è un nuovo tempio dell’arte contemporanea. Si trova in place du Palais Royal, a pochi metri di distanza dall’entrata del Louvre, tempio dell’arte classica. La Fondation Cartier pour l’art contemporain non poteva trovare indirizzo più centrale e prestigioso per la sua nuova sede. A rimodellare l’impressionante edificio haussmanniano che ora ospita la Fondazione ci ha pensato Jean Nouvel, archistar di fama internazionale, autore (per rimanere solo in ambito parigino) di edifici come l’Institut du monde arabe e il Musée du quai de Branly - Jacques Chirac.

La nuova sede della  Fondation Cartier © NEKOMURA/Shutterstock
La nuova sede della Fondation Cartier © NEKOMURA/Shutterstock
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La storia dell’edificio

Siamo nel cuore della “Parigi museale” perché oltre al vicinissimo Louvre, a pochi passi c’è la Bourse de Commerce che ospita le mostre della Collezione Pinault, e in qualche minuto si raggiunge il Centre Pompidou (in fase di ristrutturazione).

Il palazzo su cui ora campeggia l’insegna della Fondation Cartier affaccia per una cinquantina di metri su place du Palais-Royal e per circa centocinquanta sulla porticata rue du Louvre e su rue Saint-Honoré. Fu inaugurato nel 1855 come Grand Hôtel du Louvre (1855-1887), uno dei grandi alberghi costruiti durante il Secondo Impero per ospitare i milioni di visitatori attesi a Parigi per le esposizioni universali.

Poi, per quasi un secolo (1887-1974), l’edificio ebbe una vocazione commerciale diventando la sede dei Grands Magasins du Louvre, mentre l’hotel si spostava sul lato opposto, dove si trova ancora oggi. Infine, dal 1978 al 2019 l’edificio ha ospitato il Louvre des Antiquaires, in cui avevano sede più di 240 boutique di antiquari distribuite su tre piani, oltre a gallerie d’arte e uffici. Declinato il business dell’antiquariato, il Gruppo Richemond, un polo del lusso che oltre al brand Cartier controlla, tra gli altri, Van Cleef & Arpels, Piaget, Chloé e AlaÏa ha cominciato ad interloquire con Jean Nouvel per porre mano alla completa rimodulazione dell’edificio e farne la sede della Fondazione Cartier, emanazione del gruppo nel settore della cultura e dell’arte.

Jean Nouvel, una vocazione per gli edifici museali

La collaborazione dell’architetto francese con la Fondation Cartier è di lunga data. A lui fu affidata, agli inizi degli anni Novanta, la progettazione della seconda sede della Fondazione (nata nel 1984 a Jouy-en-Josas alle porte di Parigi), il palazzo di vetro e acciaio al 261 di boulevard Raspail (14° arrondissement) che dal 1994 fino al 2025 è stata la sede della Fondazione. Nella riconversione del palazzo di place du Palais-Royal, Jean Nouvel ha investito tutta la sua esperienza in progettazione di edifici museali accumulata in oltre cinquant’anni di attività: dalla partecipazione al concorso per il Centre Georges Pompidou (1971) vinto poi da Richard Rogers e Renzo Piano, ai progetti realizzati – come accennato – per l’Institut du monde arabe (1987), la Fondation Cartier Boulevard Raspail (1994), il Musée du quai Branly – Jacques Chirac (2006), e il Louvre Abu Dhabi (2017).

Gli esterni sono rimasti, in apparenza, quasi inalterati, salvo l’apertura a piano terra di enormi baie vetrate che quasi annullano la percezione di esterno-interno, di separazione fra città e museo. L’aggiunta di un portico di vetro lungo la facciata di rue Saint-Honoré è forse un richiamo ai famosi portici di rue de Rivoli progettati nell’Ottocento dagli architetti Charles Percier e Pierre Fontaine. Sono gli interni, completamente svuotati, dove l’intervento di Nouvel è stato radicale. Nessuna parete, nessun pavimento fisso, nessun soffitto: gli spazi possono essere completamente trasformati da una “grande macchina” azionata da cavi e pulegge in grado di spostare cinque piattaforme di acciaio mobili di varia dimensione. Muovendo le piattaforme ad altezze variabili si potranno ospitare mostre di ogni tipo, con opere d’arte dalle dimensioni le più diverse. Questa sorta di grande fabbrica teatrale non nasconde i suoi congegni al pubblico che, muovendosi fra un’opera d’arte e l’altra, può osservare direttamente le ruote, i cavi, i punti di ancoraggio delle piattaforme che assicurano la completa modulabilità degli spazi. Dagli spazi espostivi che raggiungono complessivamente gli 8.500 metri quadrati (5 volte quelli disponibili in boulevard Raspail), tre soffitti vetrati equipaggiati con pannelli per variare la luminosità lasciano intravvedere il cielo acuendo la sensazione di permeabilità tra interno ed esterno.

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La mostra inaugurale

Il titolo dell’esposizione di apertura della nuova sede, Exposition Générale (fino al 23 agosto 2026), è un omaggio alla storia dell’edificio, nato in concomitanza con il debutto delle esposizioni universali e poi sede di quei grandi magazzini che avevano la vocazione di mostrare prodotti da tutto il mondo, diventando empori dalla vocazione enciclopedica. La mostra racconta quarant’anni di storia della Fondazione, che è nata senza una propria collezione precostituita, ma si è andata arricchendo anno dopo anno, con le importanti mostre organizzate e i vari progetti messi in campo per valorizzare il lavoro di artisti spesso poco conosciuti. Un’entusiasmante cavalcata che ripropone frammenti di mostre passate o accosta secondo quattro grandi nuclei tematici 600 opere di oltre 100 artisti.

All’ingresso i visitatori vengono accolti dalle costruzioni architettoniche effimere delle Machine d’architecture; ai temi della sostenibilità e della conservazione della natura è dedicata la sezione Être naturel, mentre Making Things riflette sui materiali e le tecniche. Infine, lo spazio dedicato a Un mond réel espone le narrazioni artistiche che guardano al futuro unendo scienza, tecnologia e finzione. Lunghissimo l’elenco degli artisti e fotografi presenti in questa grande retrospettiva inaugurale. Impossibile citarli tutti, segnaliamo solo qualche grande nome di sicuro richiamo, da Raymond Depardon a Damien Hirst, da Graciela Iturbide a Alessandro Mendini, da Mario Merz a Bill Viola.

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