Festa della 'Ndenna: il rito arboreo più antico della Basilicata
Ogni anno, nelle prime tre domeniche di giugno, il borgo di Castelsaraceno, in Basilicata si ferma. Uomini, donne, anziani e bambini abbandonano le case, salgono nei boschi, scendono in piazza e rimettono in scena uno dei rituali più antichi d'Italia. È la Festa della 'Ndenna, e il 7, il 14 e il 21 giugno 2026 andrà in scena la sua edizione annuale, immutata nella forma come nelle intenzioni.
Un matrimonio tra alberi
Al cuore della festa c’è un’unione simbolica: quella tra la ’Ndenna, un grande faggio scelto nel Bosco Favino ai piedi del Monte Alpi, e la Cunocchia, un giovane pino proveniente dal Monte Armizzone. Lui è lo sposo, alto e dritto. Lei è la sposa, giovane, dalla chioma rigogliosa. Alla fine della terza domenica, i due alberi vengono congiunti con un anello di ferro e innalzati al centro della piazzetta di Sant’Antonio, dove resteranno eretti per tutta l’estate, fino a ottobre.
Le radici di questa tradizione affondano in un passato difficile da datare, ma riconducibile ai culti arborei diffusi in tutta Europa, dall’India alla Scandinavia. Gli antropologi che hanno studiato i riti lucani, da James George Frazer a Mircea Eliade, concordano nel collocarli all’interno di un sistema di credenze precristiane legate al ciclo della vegetazione e al culto della fertilità.
Frazer, nel suo Il ramo d’oro del 1890, descriveva come in molte culture europee il rituale dell’innalzamento dell’albero nel centro del villaggio servisse a portare nella comunità lo spirito della vegetazione risvegliatosi in primavera: abbattere l’albero nel bosco e trasportarlo fino alla piazza era un modo per convogliare quella forza generatrice verso le case, i campi e il bestiame. Con il Cristianesimo il rito si adattò senza scomparire: a Castelsaraceno il protagonista religioso diventò Sant’Antonio da Padova, e la processione in onore del santo si svolge ancora oggi fianco a fianco con il trasporto rituale degli alberi.
La ’Ndenna non è un caso isolato nella regione: i riti arborei sono tra gli elementi più distintivi della cultura lucana, con matrimoni tra tronco e cima di alberi diversi che si svolgono in diversi borghi, tutti con la stessa connotazione propiziatoria e le stesse radici ancestrali.
Il programma 2026
Prima domenica, 7 giugno: lo sposo
Dopo la funzione religiosa, un gruppo di uomini raggiunge il Bosco Favino per abbattere il faggio destinato a diventare la ’Ndenna: deve essere il più alto e imponente del bosco, il più adatto a incarnare la figura dello sposo. La scelta è un gesto carico di responsabilità collettiva. Viene sorteggiato il bovaro che guiderà la coppia di buoi nel trasporto trionfale verso il paese. L’albero viene trascinato fino alla strada a forza di braccia con l’aiuto delle pannodde, grossi bastoni usati come leva, con soste conviviali lungo il percorso tra pane, salumi, formaggi locali e vino. Poi i buoi lo conducono in corteo fino alla piazzetta di Sant’Antonio tra canti tradizionali, e l’albero viene adagiato in piazza ad attendere la sua sposa.
Seconda domenica, 14 giugno: la sposa
Sul Monte Armizzone viene scelto il pino destinato a diventare la Cunocchia. Il taglio avviene in atmosfera di festa, con zampogne e strumenti tradizionali. A differenza della ’Ndenna, la Cunocchia non viene affidata ai buoi: viene portata a spalla dai giovani del paese. "La sposa deve arrivare intatta al cospetto del suo sposo" è uno dei precetti orali più ripetuti dagli anziani ai più giovani, un passaggio esplicito di sapere intergenerazionale.
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Terza domenica, 21 giugno: il matrimonio
Al mattino si svolge la processione solenne in onore di Sant’Antonio. Il pomeriggio, nella piazzetta, avviene l’innalzamento. Ai rami della Cunocchia vengono legate le tacche, cartellini di legno associati a premi. Le proffiche vengono disposte a cavalletto, i gruppi coordinati di uomini tirano le corde seguendo i comandi degli esperti: è il momento di maggiore tensione collettiva della festa, con tutta la comunità che incita e trattiene il respiro finché la ’Ndenna non si erge verticale al centro della piazza. Una volta stabilizzata, i più coraggiosi si cimentano nella scalata a mani nude: chi raggiunge per primo la cima conquista le tacche con i premi, tra il boato della folla.
Castelsaraceno: cosa fare oltre la festa
Castelsaraceno è un borgo di poco più di 1.200 abitanti a 916 metri di quota, al confine tra la Val d’Agri e il Parco Nazionale del Pollino, il più esteso d’Italia con i suoi 192.565 ettari di foreste, praterie e altopiani carsici. Il borgo è diventato meta turistica anche grazie al ponte tibetano tra i due Parchi: con i suoi 586 metri è il più lungo d’Italia, dotato di tiranti laterali che lo rendono stabile anche nelle giornate ventose e adatto a chiunque non abbia problemi con i 80 metri di altezza. Il biglietto costa €25 online, €30 all’infopoint; l’imbragatura è inclusa.
I dintorni si prestano a escursioni tra i faggi del Bosco Favino, alla cima del Monte Alpi e lungo il Sentiero Italia CAI. Il Museo della Pastorizia, in Via dei Mille, racconta la cultura dei pastori locali attraverso oggetti tradizionali e video interviste; l’ingresso è gratuito per chi ha acquistato il biglietto del ponte.
Informazioni pratiche
La Festa della ’Ndenna si svolge nelle prime tre domeniche di giugno: 7, 14 e 21 giugno 2026. L’ingresso è libero. Castelsaraceno si raggiunge in auto dalla SS598 da nord e dalla SS653 da sud. Gli autobus SITASUD collegano il borgo con Moliterno, Latronico, Lagonegro e Potenza, con almeno un paio di corse giornaliere.