Il ritorno del giaguaro nelle foreste dello Yucàtan

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Venerato dagli antichi maya, il giaguaro sta sorprendentemente tornando a popolare le foreste del Messico grazie a un’efficace campagna di tutela. Le comunità maya locali hanno svolto un ruolo fondamentale nel ritorno del giaguaro, e partecipano al monitoraggio della specie e alla gestione del suo habitat, con attività sostenibili che contribuiscono a garantirne la sopravvivenza.

Il territorio del giaguaro si è ridotto a meno della metà dell’area di un tempo © Mardoz /Shutterstock
Il territorio del giaguaro si è ridotto a meno della metà dell’area di un tempo © Mardoz /Shutterstock
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Il giaguaro nel mondo antico

Di giorno il sole percorre lentamente il suo viaggio attraverso la Penisola dello Yucatán. Al crepuscolo, la luce si trasforma in un giaguaro: il dio giaguaro degli inferi, una delle divinità più importanti per i maya, che lotta tutta la notte con i signori dello Xibalbá.

Gli antichi capi maya indossavano mantelli di pelle di giaguaro in segno di forza o sedevano su un trono scolpito come un felino ruggente. Durante le incoronazioni nel Templo de los Jaguares a Chichén Itzá, i sovrani maya camminavano sotto un fregio scolpito con figure di giaguari. C’era persino una città fortificata dedicata a questo animale sacro: Ek’ Balam (Stella del Giaguaro). Alcuni re inglobavano il termine ‘giaguaro’ nel proprio nome: uno dei primi governanti di Tikal era noto come Scroll Ahau Jaguar (Giaguaro Fogliato), e sul trono dell’antica città maya di Yaxchilán si è succeduta una serie di sovrani dal nome ‘giaguaro’, come per esempio Scudo Giaguaro, Uccello Giaguaro e Giaguaro-Occhio Annodato. L’animale aveva qualcosa di misterioso: si diceva che guardare il suo manto era come contemplare il cielo stellato.

I maya non erano i soli a venerare questo felino. Diversi gruppi precolombiani di varie regioni raffiguravano giaguari in sculture e decorazioni, li ritraevano sulle ceramiche e li incidevano in bassorilievi. Gli antichi guerrieri ne indossavano la pelle e usavano denti e artigli come ornamento per assorbire lo spirito dell’animale e incarnarne la potenza e la ferocia. Nel Chiapas e in altre zone, inoltre, mutaforma noti come naguales erano venerati per la loro presunta capacità di trasformarsi in animali, e i maghi più potenti erano quelli in grado di diventare giaguari o puma.

Rituale con maschera di giaguaro, Tulum  © Brandon Bourdages/Shutterstock
Rituale con maschera di giaguaro, Tulum © Brandon Bourdages/Shutterstock

Un cacciatore leggendario

I giaguari più grossi possono essere lunghi 2,4 m e pesare più di 3159 kg, e i loro affilatissimi artigli di 5 cm lacerano la pelle della preda. Rispetto alle loro dimensioni, sono i felini con le mascelle più forti; a differenza di leoni e tigri, i giaguari uccidono con un morso potente sul cranio (in grado di trapassare la spessa pelle del caimano e spaccare il carapace della tartaruga). 

I giaguari sono cacciatori opportunisti, e si cibano di cervi, iguane, scimmie, armadilli, uccelli, coccodrilli, testuggini e anche pesci. Sfuggire e sopravvivere a un attacco è difficile data l’eccezionale capacità dell’animale di arrampicarsi sugli alberi. Il giaguaro è anche un nuotatore eccellente: esemplari sono stati visti muoversi lungo la riva e tuffarsi per inseguire i caimani. Al momento di accoppiarsi, il maschio si aggira nella giungla in cerca di una compagna, marcando il territorio con l’odore di urina e feci. Emette un rauco ruggito ringhioso per attirare la femmina, che gli risponde con un ruggito per segnalare la propria disponibilità. Durante il corteggiamento, i due viaggiano e mangiano insieme, ma dopo l’accoppiamento il maschio se ne va e la femmina cresce da sola i cuccioli (di solito due ma a volte anche quattro). I piccoli nascono ciechi e indifesi e pesano meno di 1 kg ciascuno, ma maturano rapidamente e a 18 mesi hanno già lasciato la madre per condurre un’esistenza per lo più solitaria.

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Un giaguaro nella giungla © Christian Vinces /Shutterstock
Un giaguaro nella giungla © Christian Vinces /Shutterstock

Habitat a rischio

I giaguari un tempo popolavano un vasto territorio che comprendeva quasi tutto il Nord America e arrivava fino all’estremo sud della Patagonia. Nessuno sa quanti esemplari una volta abitassero i due continenti, ma alcuni scienziati ritengono che meno di due secoli fa il loro numero si aggirasse intorno ai 400.000. Fino alla metà del XIX secolo, i giaguari si potevano avvistare anche negli Stati Uniti, dalla Carolina alla California, ma nel 2022 la loro popolazione si era ridotta a un esemplare: un maschio solitario chiamato El Jefe (Il Boss) la cui presenza veniva sporadicamente segnalata nel deserto di Sonora, in Arizona.

Il territorio del giaguaro si è ridotto a meno della metà dell’area di un tempo. La deforestazione, l’espansione urbana e la caccia hanno portato a una drastica diminuzione del numero di esemplari. Dei circa 173.000 giaguari presenti oggi in natura, distribuiti in 20 paesi nel continente americano, più del 90% si trova in Sud America.

Teste di giaguaro tra le strade di Oxaca  © Angela N Perryman /Shutterstock
Teste di giaguaro tra le strade di Oxaca © Angela N Perryman /Shutterstock
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Futuro roseo per il giaguaro

Il Messico ospita meno del 3% della popolazione mondiale di giaguari, ma il quadro non è più cupo come prima. Negli ultimi vent’anni ambientalisti, comunità locali e ONG hanno unito le forze per cercare di salvare questo felino dal rischio di estinzione.

Nel 2005 l’ecologista Gerardo Ceballos ha fondato la National Alliance for Jaguar Conservation (ANCJ), un team di 20 scienziati provenienti da tutto il paese che ha condotto studi approfonditi sui giaguari tracciandone gli spostamenti con collari GPS e fototrappole, monitorandone lo stato di salute attraverso la raccolta di feci e pelo e registrandone gli avvistamenti. Nel 2010 il gruppo ha anche svolto un vasto censimento della popolazione di giaguari.

Forte delle ricerche compiute, ha quindi aiutato a delineare strategie di tutela ambientale volte a prevenire un ulteriore declino della specie. Le linee guida comprendevano sia iniziative politiche, come la creazione di nuovi corridoi biologici e riserve naturali con il supporto di leggi più attente all’ambiente, sia microprogetti volti a sostenere gli allevatori di bestiame nelle loro sfide quotidiane.

Alcune di queste proposte sono state adottate, e il governo federale ha collaborato con le ONG per migliorare la tutela ambientale. Anche le piccole comunità hanno svolto un ruolo essenziale nella riuscita del progetto. In alcune zone il governo ha pagato la popolazione affinché non disboscasse le riserve naturali, ha rimborsato gli allevatori per la perdita di bestiame a causa dei giaguari e ha fornito recinzioni elettriche per prevenire attacchi futuri. ‘La popolazione locale è stata cruciale’, ha spiegato Ceballos a Guananí Gómez-Van Cortright della testata ambientalista Mongabay nel 2021. ‘Quando ha i fondi e gli incentivi per proteggere la foresta, diventa l’alleato più importante.’

Alcune associazioni ambientaliste insegnano alle comunità maya locali come partecipare al monitoraggio. Alla Puuc Jaguar Conservation, che gestisce la riserva bioculturale privata di Kaxil Kiuic fuori Mérida, membri della comunità hanno acquisito le tecniche di raccolta dati e tengono laboratori sull’importanza di proteggere le specie a rischio. Alcune comunità hanno abbandonato attività come allevamento, agricoltura e taglio illegale di legname passando con successo a iniziative di tutela ambientale come gestione delle foreste comunitarie e produzione di beni sostenibili come miele di api melipona, frutti del ramón e gomma da masticare ricavata dal chicozapote secondo le tecniche tradizionali. Questi progetti sostenibili di tutela ambientale gestiti dalle comunità locali possono gettare le basi per la sopravvivenza a lungo termine del giaguaro.

Nel 2018 l’associazione ha svolto un altro censimento dei giaguari. Ceballos si aspettava che l’esito evidenziasse un leggero declino nel numero degli esemplari o al massimo una tendenza verso la stabilizzazione. Ciò che è emerso, invece, è stato molto più significativo: in otto anni, la popolazione di giaguari in Messico è cresciuta del 20%, passando da 4025 a 4766. Un chiaro segno dell’efficacia delle strategia adottate. Questo successo ha anche aiutato a far pressione sul governo affinché continui a impegnarsi nella tutela ambientale.

Il progetto del Tren Maya, una ferrovia di 1525 km che avrebbe dovuto attraversare foreste incontaminate, ha rischiato di stravolgere il trend ambientalista nello Yucatán. Dopo l’annuncio dei risultati positivi sulla popolazione dei giaguari, il governo ha acconsentito a tracciare il percorso nel rispetto delle esigenze di conservazione ambientale e ha aggiunto 21 corridoi biologici lungo il tragitto

Un segnale stradale nella foresta di Calakmul  © Isabel Garro /Shutterstock
Un segnale stradale nella foresta di Calakmul © Isabel Garro /Shutterstock

Il potere della conservazione ambientale

Gli ambientalisti hanno notato che i benefici non sono limitati ai felini. ‘Il giaguaro è una specie ombrello’, ha spiegato al New York Times nel 2021 il ricercatore Ronaldo Gonçalves Morato, ‘quindi proteggendolo si protegge anche tutto il resto’. Nello Yucatán, ‘tutto il resto’ significa un insieme straordinariamente eterogeneo di animali.

Con 70.000 specie di piante e di animali, la Reserva de la Biosfera Calakmul è una delle regioni con la più alta biodiversità del pianeta. Il suo patrimonio faunistico va da aulatte e puma fino a tapiri, tucani e altre 360 specie di uccelli. Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, il sito ospita anche la più alta concentrazioni di giaguari del paese. Il futuro potrebbe essere ancora più roseo per Calakmul.

Nel 2022 il governo messicano, in collaborazione con l’ANCJ, ha annunciato il progetto di ampliare la riserva, che negli ultimi anni è cresciuta da 723.000 a più di 1,5 milioni di ettari. Questo fa di Calakmul la più vasta foresta tropicale protetta incontaminata del continente americano al di fuori del bacino amazzonico.

Anche altre riserve naturali sono state ampliate, con una crescita totale di 1,6 milioni di ettari in tutto il paese. In tutto, sono circa 65 le aree naturali protette, per una superficie di 9 milioni di ettari. Proteggere la terra è essenziale per salvare i ricchi ecosistemi del Messico, compresi i giaguari e il loro habitat, prima che sia troppo tardi. Nel 2024, la Comisión Nacional de Áreas Naturales Protegidas, un organo federale messicano, ha svolto un censimento dei giaguari su un territorio di 460.000 ettari, e i dati emersi sono positivi. Dal 2018 a oggi, la popolazione di felini è rimasta stabile o in alcune zone è persino leggermente cresciuta.

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