Valle del Drâa: viaggio tra i palmeti della più grande oasi del Marocco

Con i suoi 1100 chilometri, il Drâa è il fiume più lungo del Marocco. La sua valle forma un’oasi di circa 200 chilometri tra Agdz e Mhamid ed è strutturata in sei palmeti separati da tratti aridi, dove sorgono ksour color ocra, kasbah e si possono vedere le seguias, canali di irrigazione a cielo aperto scavati e gestiti collettivamente dalle comunità.

Il palmeto di N'Kob nella Valle del Drâa nel Marocco meridionale ©Dave Stamboulis Travel Photography/Getty Images
Il palmeto di N’Kob nella Valle del Drâa nel Marocco meridionale ©Dave Stamboulis Travel Photography/Getty Images
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Le palmeraies del Drâa

Passeggiare nei sentieri che attraversano i palmeti del Drâa è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. L’aria si raffredda di qualche grado non appena ci si trova sotto le fronde, la luce è filtrata e verde, e il rumore della strada sparisce quasi subito. I sentieri che attraversano le piantagioni sono stretti, fiancheggiati dalle seguias e usati da secoli. Qui si possono incrociare asini carichi di erba medica, donne con cesti sulla testa, bambini che tornano da scuola.

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L’agricoltura nei palmenti segue uno schema piramidale. Le palme da dattero in alto creano ombra e proteggono dal vento del Sahara. Nel mezzo ci sono gli alberi da frutto come fichi, melograni, mandorli, albicocchi. In basso, nel microclima che le palme rendono possibile, si coltivano cereali, ortaggi e foraggio. Nel Drâa si producono più di 18 varietà di datteri ed è storicamente il principale bacino produttivo del Marocco. Tra le colture tradizionali c’è anche l’henna, le cui foglie vengono ancora macinate con macine di pietra. Il periodo migliore per visitare la valle è tra ottobre (quando avviene la raccolta dei datteri) e aprile. In estate le temperature superano spesso i 40 gradi e il viaggio può essere proibitivo.

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Vista del fiume ad Agdz, con nello sfondo la Kasbah Timiderte, Marocco ©Walter Bibikow/Getty Images
Vista del fiume ad Agdz, con nello sfondo la Kasbah Timiderte, Marocco ©Walter Bibikow/Getty Images

Agdz

Agdz in berbero significa "luogo di sosta” e non a caso. Questo infatti è stato per lungo tempo il primo nodo carovaniero all’ingresso della valle, punto di rifornimento sulla rotta per raggiungere Timbuktu. Alle sue spalle si innalza il Jbel Kissane, una montagna la cui sagoma ricorda un paio di occhiali posati accanto a una teiera. Da non perdere il souk del giovedì quando contadini e nomadi dai villaggi vicini portano datteri freschi, spezie, stoffe e bestiame.

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Zagora

Zagora è il centro amministrativo della valle e il punto in cui il paesaggio cambia. Da qui in poi, infatti, il deserto comincia a prendere il sopravvento sui palmeti. A Zagora c’è ancora uno storico cartello che indica "Tombouctou 52 jours", a testimonianza del ruolo storico della città come snodo carovaniero. Al limitare della palmeraie di Zagora si trova il Ksar Tissergate, risalente al XVI secolo e dotato di grandi mura perimetrali. All’interno ospita il Museo delle Arti e Tradizioni della Valle del Drâa, con collezioni di gioielli, costumi tradizionali e strumenti agricoli. Prendetevi qualche minuto per ammirare il verdeggiante palmento dalla Kasbah Ziwana all’interno dello ksar perché la vista è davvero magnifica.

Abitazioni nel deserto del Sahara, nei pressi di M’Hamid el-Ghizlane, Marocco ©Pavliha/Getty Images
Abitazioni nel deserto del Sahara, nei pressi di M’Hamid el-Ghizlane, Marocco ©Pavliha/Getty Images

M’Hamid el-Ghizlane

In berbero M’Hamid el-Ghizlane significa ‘piana delle gazzelle’. È l’ultima oasi della Valle del Drâa e l’ultimo avamposto del Marocco prima del confine algerino. È proprio qui che la strada asfaltata si dissolve nella sabbia e il deserto prende il sopravvento. Un tempo era un mercato attivo per il commercio nomade e una delle ultime soste prima del Sahara. Oggi il tratto del fiume Drâa che attraversa il villaggio è quasi sempre asciutto. A ricordo delle sue tradizioni, ogni anno tra marzo e aprile M’Hamid ospita il Festival International des Nomades.

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