La storia delle Corea in 15 luoghi
La penisola coreana, oggi divisa in due, serba memoria di epoche antiche, quando i regni Goguryeo, Silla e Baekje si disputavano il controllo del territorio che si estendeva fin dentro l’odierna Cina. Il Celeste Impero a nord e il Giappone a est hanno entrambi inciso sulle sorti della Corea nel corso dei secoli. Salvatevi uesto articolo per sapere dove andare e cosa vedere durante un viaggio in Corea del Sud se amate la storia e volete conoscere meglio il Paese.
1. Dolmen di Gochang
Sul territorio coreano le popolazioni del Neolitico praticavano l’agricoltura vivendo in comunità stanziali con ogni probabilità basate su gruppi sociali legati ai clan familiari. Tra le loro costruzioni figuravano camere di sepoltura in pietra e monumenti megalitici (dolmen).
Vi sono più di 30.000 dolmen sparsi per la Corea del Sud: la più grande concentrazione al mondo. I dolmen di Gochang, nel Jeollabukdo, sono uno dei tre siti principali dove si sono conservati monumenti megalitici dell’Età del Bronzo e del Ferro; tutti e tre i siti sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Gli altri due siti si trovano sull’isola di Ganghwado e a Hwasun, nel Jeollanam-do.
2. Chamseongdan
Tonggam, cronaca dell’antica storia coreana compilata nel XV secolo, indica il 2333 a.C. come anno di fondazione della Corea da parte del mitico re Dangun. L’altare in pietra dove si dice avesse compiuto sacrifici per celebrare questo evento è il Chamseongdan e si trova sul versante nord del Mani-san, il monte più alto dell’isola di Ganghwado.
Si narra che qui abbiano offerto sacrifici tutti i sovrani dei regni Baekje, Goguryeo e Silla. L’altare fu restaurato nel 1270, sotto Wang Geon di Goryeo, e nel 1700 da re Sukjong. Il 3 ottobre di ogni anno, Giorno della Fondazione della Nazione, vi si tiene una cerimonia commemorativa.
3. Gongju
Gongju divenne capitale di Baekje nel 475 d.C. Il regno controllava la Corea occidentale fino a Pyongyang. Muryeong, sul trono dal 501 al 523, fu il sovrano Baekje che regnò più a lungo. Nel 1971, a Gongju, venne scoperta la sua tomba e quella della sua consorte, con un corredo funerario di quasi 3000 oggetti che non vedevano la luce da 1500 anni, fra cui resti dei sarcofagi in legno del re e della regina, diademi d’oro, gioielli, calzature e la spada del sovrano. Una piccola parte di questo tesoro è esposta al Gongju National Museum.
4. Gyeongju National Museum
Nel 668 d.C. le battaglie fra i Tre Regni che si contendevano la penisola videro la vittoria di Silla. Gyeongju, la capitale del regno di Silla, divenne nota come ‘la città dell’oro’, il luogo dove l’aristocrazia perseguiva lussi e cultura elevata. Una visita al Gyeongju National Museum permette di farsi un’idea di questo mondo. I numerosi studenti che i re Silla inviarono alle scuole Tang acquisirono un livello di cultura tale da meritarsi l’appellativo cinese di ‘terra che fiorisce a Oriente’. In Corea presero piede l’arte di governare cinese, la filosofia buddhista e confuciana, le pratiche confuciane di educazione dei giovani e la lingua scritta cinese
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5. Haein-sa
Fondato nell’802 d.C., Haein-sa è uno dei tre templi principali dell’ordine Jogye, la maggiore corrente del buddhismo Seon (zen) coreano. Il bellissimo tempio custodisce il Tripitaka Koreana, una tra le più grandi raccolte al mondo di testi buddhisti. Nel periodo Goryeo il buddhismo fu dichiarato religione di stato, ma il confucianesimo continuò a diffondersi. I monaci buddhisti fissarono la pratica religiosa nella versione coreana del canone buddhista che incisero su migliaia di tavolette di legno, creando così il Tripitaka. Il primo Tripitaka, completato nel 1087, fu distrutto dai mongoli nel 1232. L’opera conservata presso il tempio Haein-sa venne portata a termine nel 1251.
6. Mura della città di Seoul
Con l’affermarsi della dinastia Ming in Cina, che alla fine del XIV secolo s’impose sui mongoli, i capi dell’esercito coreano si ritrovarono a combattere fra loro, non dovendo più sostenere gli alleati cinesi. Il generale Yi Seong-gye rovesciò i sovrani Goryeo e salì al trono con il nome di Taejo, chiamando il suo nuovo regno Joseon, un tributo all’Antico Joseon fondato da Dangun 15 secoli prima. Re Taejo utilizzò il feng shui (pungsu in coreano) per scegliere Hanyang (Seoul) come capitale del Joseon nel 1394. Circa 200.000 operai vennero ingaggiati per costruire una cinta muraria a protezione della nuova capitale. L’opera fu completata in due anni. Circa il 70% delle mura è giunto fino a noi.
7. Suwon
Il 1762 viene ricordato come l’anno in cui Sado, principe ereditario della dinastia Joseon, morì di fame dopo essere stato rinchiuso dal padre per otto giorni in una madia per il riso. Il figlio di Sado, re Jeongjo, nel 1789 decise di traslare le spoglie del padre a Suwon e cinque anni più tardi fece costruire la Fortezza di Hwaseong per onorare la tomba del padre e in vista del trasferimento della capitale da Seoul a Suwon. Ogni anno migliaia di persone accompagnavano in processione re Jeongjo che si recava da Seoul a Suwon sulla tomba del padre. Per questo Suwon è nota come la ‘città della pietà filiale’.
8. Incheon
A partire dal XVI secolo le potenze navali europee iniziarono ad aprire nuove rotte commerciali in Asia e in seguito a fondarvi colonie. Per difendere i propri territori, Corea, Cina e Giappone scelsero una politica di isolamento commerciale e diplomatico. A seguito delle pressioni internazionali, nel 1876, con il Trattato di Ganghwa, la Corea riaprì tre dei suoi porti – Busan, Incheon e Wonsan – agli scambi con l’estero. Mercanti d’oltremare vi stabilirono delle ‘concessioni’ dove fecero costruire uffici, case e chiese negli stili architettonici dei rispettivi paesi d’origine. Ne sono un esempio i quartieri di Chinatown e Open Port a Incheon.
9. Deoksugung
Il Deoksugung fu un palazzo d’importanza secondaria fino al 1897, anno in cui vi si trasferì re Gojong per essere vicino al luogo in cui erano concentrate le legazioni straniere. È l’unico palazzo a Seoul a presentare una commistione di stili coreani ed europei nell’architettura e nei giardini.
Sempre nello stesso anno Gojong proclamò la trasformazione del regno di Joseon in Impero coreano, sciogliendo i legami secolari con una Cina ormai indebolita. L’impero però ebbe vita breve: nel 1905 la Corea divenne un protettorato giapponese e due anni dopo Gojong fu costretto ad abdicare. Gojong continuò ad abitare al Deoksugung fino alla morte, avvenuta nel 1919.
10. Jeju April 3 Peace Park
Il secondo dopoguerra fu un periodo caotico e violento in Corea, soprattutto sull’isola di Jeju, dove per ordine del governo nel 1948 l’esercito uccise 30.000 civili che manifestavano contro la divisione della penisola coreana – (‘Incidente di Jeju del 3 aprile’). La campagna di terrore ebbe inizio quando nel novembre 1948 Syngman Rhee, primo presidente della Corea del Sud, dichiarò la legge marziale che durò fino alla fine della Guerra di Corea. L’‘incidente’ è stato censurato ufficialmente per decenni. Inaugurato nel 2008, il Jeju April 3 Peace Park commemora le vittime del massacro.
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11. Imjingak Park
Questo parco fu realizzato nel 1972 come luogo di consolazione per i coreani che non hanno potuto fare ritorno alle loro case, a famiglie e amici a causa della divisione della penisola in due stati (1953). Il parco sorge presso un ex ponte ferroviario sul fiume Imjin, chiamato Freedom Bridge perché vi transitarono i prigionieri di guerra e i soldati rimpatriati dopo la Guerra di Corea. A partire dagli anni ’70 il parco si è arricchito di installazioni artistiche e di una funivia sospesa sul fiume che consente di osservare più da vicino la DMZ, zona minata di confine larga 4 km e lunga 250 km.
12. Gwangju
Tra il 1961 e il 1992 la Corea del Sud ha subito più di una dittatura militare. Molte atrocità sono state commesse per sopprimere il dissenso politico. L’evento più tragico accadde a Gwangju nel maggio 1980, sotto il governo di Chun Doo-hwan, fedelissimo di Park Chung-hee, il dittatore assassinato l’anno precedente, quando l’esercito represse nel sangue una manifestazione a favore della democrazia uccidendo almeno 154 civili (74 risultarono ‘dispersi’). I feriti furono 4141 e più di 3000 le persone arrestate, molte delle quali vennero torturate. Le vittime della Rivolta Democratica del 18 maggio sono ricordate in vari luoghi della città, fra cui il May 18th National Cemetery e il Jeonil Building 245.
13. Olympic Park
L’assegnazione a Seoul dei Giochi Olimpici estivi del 1988 fu vissuta come un’occasione per mostrare al mondo quali progressi aveva compiuto il paese dopo le devastazioni causate dalla Guerra di Corea e gli anni travagliati dei governi militari. Il lascito più duraturo delle Olimpiadi di Seoul è l’Olympic Park, che ha contribuito a incrementare lo sviluppo della capitale a sud del fiume Han. Durante i Giochi si sono verificate anche gravi violazioni dei diritti umani: nel tentativo di evitare l’imbarazzo internazionale, le autorità arrestarono molti giovani, persone senza alloggio o con disabilità, recludendole in campi di internamento.
14. Grande monumento Masudae
Come una dichiarazione ideologica forgiata in cemento, bronzo e marmo, Pyongyang è la quintessenza della metropoli totalitaria. Ogni itinerario di visita alla capitale nordcoreana comprende la sosta davanti alle statue in bronzo alte 22 m del Grande Leader e del Caro Leader, ambedue sorridenti. La prima fu inaugurata nel 1972 per celebrare il 60° compleanno di Kim Ilsung, la seconda nel 2012, dopo la morte di Kim Jong-il (2011). Dietro le statue campeggia un mosaico raffigurante un paesaggio del Monte Paektu, la montagna consacrata alla rivoluzione. Tutti i visitatori, locali e stranieri, sono tenuti a inchinarsi davanti alle statue in segno di rispetto
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15. Cheonggye-cheon
Il ripristino del Cheonggye-cheon di Seoul (2005) viene da molti descritto come un caso modello di rigenerazione urbana. Il torrente era stato interrato alla fine degli anni ’60 per consentire la costruzione di una strada e coprire un corso d’acqua diventato una fogna a cielo aperto. Oggi il nuovo Cheonggye-cheon scorre al centro di una verde passeggiata pedonale – l’acqua è pompata artificialmente dal sottosuolo. Gli ecologisti hanno criticato il progetto, costato 900 milioni di dollari, definendolo un falso fiume che necessita di costante e costosa manutenzione. Ciò nondimeno, il lungofiume è diventato un luogo molto amato dagli abitanti di Seoul, che attira anche numerosi turisti.