Conoscere meglio il Brasile attraverso il candomblé

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Quando si saltano sette onde a Capodanno per ottenere i favori delle dea del mare, quando i ballerini si esibiscono sulle note di blocos afros come gli Ilê Aiyê o gli Olodum, quando il berimbau detta il ritmo del combattimento tra i capoeiristas all’interno della roda (cerchio): sono molte le occasioni dirette o indirette in cui vi imbatterete nel candomblé, durante il vostro viaggio in Brasile. Il candomblé ha fatto parte di momenti fondamentali della transizione sociale del paese, a partire dalle rivolte e dalla resistenza alla dittatura militare. Oggi, mentre il Brasile si trasforma e si sviluppa, questa religione rimane parte integrante della cultura brasiliana. Conoscere e comprendere il candomblé è fondamentale per chi visita il Brasile, soprattutto il Nordeste. Vi aiuterà a inserire nel giusto contesto ciò che vedrete e a interagire in modo rispettoso con le comunità locali.

Celebrazioni di candomblé  a São Paulo © Erica Catarina Pontes / Shutterstock
Celebrazioni di candomblé a São Paulo © Erica Catarina Pontes / Shutterstock
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Che cos’è il candomblé?

Il candomblé è una religione polimorfa, diffusa in ogni strato della popolazione. Nata tra gli schiavi deportati dall’Africa centro-occidentale e utilizzati come forza-lavoro nelle piantagioni brasiliane, fondeva in un solo credo divinità e riti africani. Pur vivendo in condizioni disumane, gli schiavi diedero origine a una forma di sincretismo religioso tra i loro orixás (divinità) e i santi del cattolicesimo. Questo consentì loro di continuare a celebrare i riti africani, convertendosi solo formalmente alla fede dei dominatori europei.

Il candomblé è un capolavoro di resistenza, preservato grazie alle strategie dissimulatorie dei suoi discepoli. I praticanti del candomblé comunicano con gli orixás in lingua yoruba. In generale, i riti del candomblé si basano fortemente sulle divinità, sui valori e le strutture organizzative della religione yoruba, a cui si mescolano le pratiche dei popoli fon e bantu.

Con il tempo, il candomblé attribuì maggiore importanza agli orixás associati alle attività degli adepti in Brasile (per esempio Iemanjá, Oshun e Oxóssi). A ognuno di questi orixás è associato un santo cattolico che possiede qualità e virtù simili. Questi abbinamenti sincretici sono il retaggio della brutale persecuzione di cui fu oggetto il candomblé.

Gli africani, liberi o in schiavitù, praticavano questa religione in segreto, perché fingere di convertirsi al cattolicesimo era l’unico modo per continuare a professare la propria fede indisturbati. Per esempio, gli schiavi veneravano l’orixá Oyá associata a santa Barbara, mentre a Bahia san Giorgio corrispondeva a Oxóssi.

Nel giorno della commemorazione dei rispettivi santi, i fedeli del candomblé celebravano cerimonie in onore degli orixás. Endemico del Brasile, il candomblé è costituito da molteplici correnti diffuse in tutto il paese. Tra le comunità di vaqueiros (cowboy) del Nordeste è diffuso il candomblé de caboclo. I fedeli di questa corrente venerano i caboclos, una serie di divinità che comprende non solo gli orixás tradizionali del candomblé ma anche gli spiriti degli indios tupi. Inoltre, le cerimonie in onore dei caboclos non si svolgono in lingua yoruba, ma in portoghese.

Le feste di Jarê e le celebrazioni nella Chapada Diamantina, a Bahia, sono esempi del candomblé de caboclo. Il candomblé si articola in varie nacões (nazioni), che corrispondono al luogo di origine dei primi praticanti africani. Le maggiori ‘nazioni’ del Brasile sono Candomblé Queto, Candomblé Jejé e Candomblé Angola, che discendono rispettivamente dagli schiavi africani di etnia yoruba, fon ed ewe, e bantu. Indipendentemente dalla nazione, tutti i riti del candomblé sono incentrati sull’adorazione degli orixás e la protezione della natura. Dagli orixás, i fedeli imparano a vivere in armonia con la natura (compresa la natura umana). Essi comunicano con gli orixás o i cabolcos attraverso la musica, la danza e i canti. Questi principi e tradizioni sono alla base di molti importanti prodotti culturali del Brasile.

A Salvador, de Bahia si festeggia Iemanja © jesper Sohof
 / Shutterstock
A Salvador, de Bahia si festeggia Iemanja © jesper Sohof / Shutterstock

Persecuzione e intolleranza

Durante l’epoca coloniale, i fedeli del candomblé furono criminalizzati e perseguitati. Il Codice Penale del 1890 proibiva di praticare le religioni e le tradizioni della cultura afrobrasiliana, e la legislazione brasiliana consentiva di arrestare, multare e molestare i seguaci del candomblé. I luoghi di ritrovo e di culto, chiamati terreiros, erano considerati una minaccia, e la religione stessa era additata come macumba (stregoneria).

Questa propaganda negativa contribuì a demonizzare ulteriormente le religioni afrobrasiliane: quando il candomblé fu vietato negli spazi pubblici, la segretezza necessaria per poter continuare a pregare in segreto non fece che alimentare preconcetti e ignoranza. I pregiudizi e le persecuzioni continuarono per decenni, anche dopo la revisione del Codice Penale nel 1940. Oggi le comunità afrobrasiliane si stanno ridefinendo dal punto di vista religioso. I quartieri sono divisi tra coloro che rivendicano il diritto ancestrale di praticare il candomblé e quanti si uniscono alle megachiese evangeliche che lo associano alla stregoneria.

Purtroppo, la tolleranza religiosa dei seguaci del candomblé non è ricambiata. Come altre religioni tradizionali, anche questa deve affrontare molteplici sfide, tra cui l’esclusione dai fondi statali destinati al patrimonio culturale. Negli ultimi anni, alcuni terreiros hanno subito incendi dolosi, mentre i fedeli sono stati attaccati dalla stampa e sottoposti alla retorica incendiaria dei politici evangelici, a cui hanno risposto organizzandosi e utilizzando strumenti accademici per fare in modo che le loro conoscenze e competenze siano riconosciute a livello statale.

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Fedeli del Candomblé durante le celebrazioni del Bembe do Mercado a Santo Amaro, Bahia © ThalesAntonio / Shutterstock
Fedeli del Candomblé durante le celebrazioni del Bembe do Mercado a Santo Amaro, Bahia © ThalesAntonio / Shutterstock

Il candomblé oggi

Il candomblé sta vivendo una rinascita nel Nordeste, particolarmente evidente nella città di Salvador. Oggi è possibile trovare simboli, idoli e immagini di orixás in vendita nei negozi del Pelourinho e alla Feria de São Joaquim. I forestieri possono partecipare alle processioni del Lavagem do Bonfim, del Lavagem de Itapúa e della Festa de Iemanjá. Gli artisti inseriscono nelle loro opere colori e simboli ispirati al candomblé.

Questa rinascita ha coinciso con un aumento del turismo nel Nordeste, il che ha fornito una motivazione economica alla rappresentazione pubblica del candomblé, divenuto una delle esperienze culturali che i visitatori vogliono sperimentare nella regione. Il turismo ha quindi influenzato l’accettazione pubblica del candomblé, creando una dinamica in cui la tolleranza religiosa si intreccia con le richieste dei visitatori delle principali mete turistiche del Brasile. Senza i riti e le celebrazioni del candomblé, Salvador perderebbe il suo appeal turistico?

L’elezione del presidente Lula da Silva ha portato un cambiamento nella tolleranza e nel sostegno del governo al candomblé e alle altre religioni dei nativi. Il 5 gennaio 2023, il presidente ha proclamato il 21 marzo Giornata Nazionale delle Tradizioni Africane e delle Nazioni del Candomblé, una misura che ha rappresentato una spinta morale da tempo attesa da questi popoli, che negli ultimi decenni sono stati vittime di discriminazione e intolleranza. La tolleranza religiosa promossa dall’amministrazione Lula crea lo spazio per esplorare nuove possibilità per il candomblé. I seguaci del culto stanno riconsiderando il sincretismo con la religione cattolica e pensano a un processo di ‘riafricanizzazione’.

Ora che possono praticare il candomblé alla luce del sole, c’è ancora bisogno di associare Oyá a santa Barbara? Come appare il candomblé senza la maschera del cattolicesimo? Inoltre, la maggiore tolleranza e inclusione nei confronti del candomblé consente ai brasiliani e agli stranieri che nutrivano pregiudizi su questa religione di riscoprirla ed esplorarla in prima persona. Si spera che questi cambiamenti portino a un più ampio riconoscimento dell’importanza del candomblé dal punto di vista culturale e del suo contributo fondamentale alla musica popolare e al movimento ambientalista.

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Sebbene mescoli vari stili musicali, l’axé deriva direttamente dal candomblé. Lo stesso nome axé rimanda alle radici africane del famoso ritmo di Bahia. I principali blocos afros che hanno creato e reso popolare la musica axé, come gli Ilê Aiyê, erano composti da attivisti collegati ai terreiros. Questo gruppo ha sviluppato il suo sound attorno ai ritmi suonati nelle cerimonie del candomblé, e i suoi costumi si ispirano a quelli indossati dai seguaci del culto.

L’axé ha partorito alcuni tra gli artisti più famosi del Brasile, come Carlinhos Brown, Ivete Sangalo e Daniela Mercury, i cui ritmi traggono sensibilmente ispirazione dal candomblé. Essendo parte integrante della cultura afrobrasiliana, non sorprende che anche altri generi musicali come il samba e il reggae-forró presentino caratteristiche prese in prestito dal candomblé.

I legami culturali tra Bahia e Rio de Janeiro hanno contribuito alla nascita del samba carioca (Rio samba). Famose tias baianas (le donne baiane di Rio de Janeiro), come Tia Ciata e Tia Amélia do Aragão, hanno esportato il candomblé dall’entroterra di Bahia alle comunità nere di Rio e fondato i primi terreiros di Rio come centri di scambio culturale e artistico. Le conoscenze e le interazioni create in questi centri hanno dato vita al samba carioca, un genere musicale in cui i ritmi delle percussioni si ispirano a quelli degli Ogã Alabê, che suonano gli atabaque (tamburi) per gli orixás nel candomblé.

L’energia degli Ogã Alabê e l’entusiasmo che esprimono quando suonano per gli orixás sono diventati sinonimo del samba. Il candomblé continua a influenzare idee e comportamenti che hanno un impatto sul paese. Per esempio, il forte legame con la natura e il desiderio di proteggerla può influenzare i movimenti per la conservazione e la tutela dell’ambiente.

Non è un caso che molte comunità tradizionali del Nordeste (quilombos, nativi, vaqueiros, pescatori) che sono in prima linea nel movimento ambientalista brasiliano pratichino il candomblé o una delle sue varianti. Nel candomblé, gli orixás sono l’espressione delle forze della natura (per esempio, Iemanjá è la regina del mare, mentre Oyá è la divinità dei venti e delle tempeste), quindi danneggiare la natura equivale a offendere una divinità. Per questo motivo, nell’axé la protezione della natura è presa molto sul serio. Questo approccio può essere utile per definire le future politiche ambientali del Brasile.

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