Route 66 e il Green Book: viaggiare in America quando non tutti erano liberi di farlo

Il viaggio on the road e l’idea di libertà che porta con sé sono uno dei miti più radicati negli Stati Uniti. Ma negli stessi anni in cui la Route 66 viveva il suo momento d’oro, per milioni di afroamericani mettersi al volante non era semplice, a causa della segregazione razziale. Il Green Book nasce in questo contesto storico proprio per aiutare gli afroamericani a pianificare viaggi on the road, come quello lungo la Route 66, in modo che fossero sicuri.

Lungo la Route 66, Stati Uniti d’America ©Artur Debat/Getty Images
Lungo la Route 66, Stati Uniti d’America ©Artur Debat/Getty Images
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Che cos’è il Green Book?

A crearlo nel 1936 è stato un impiegato delle poste di Harlem, Victor Hugo Green. Green conosceva bene le difficoltà di pianificare un viaggio in auto negli Stati Uniti dell’era Jim Crow per un afroamericano. All’epoca esisteva già una rete informale fatta di case private, ristoranti e officine gestite da afroamericani disposti ad accogliere chi viaggiava, ma funzionava tramite passaparola. Green pensò di metterla nero su bianco. Il Green Book venne pubblicato annualmente per circa trent’anni, fino all’entrata in vigore del Civil Rights Act nel 1964.

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Lungo la Route 66 il Green Book elencava decine di indirizzi tra ristoranti, stazioni di servizio, lodge, bar, parrucchieri e barbieri, e le tourist homes, stanze e piccole case private che le famiglie affittavano ai viaggiatori per spirito di mutuo soccorso. Questa rete serviva soprattutto nei pressi delle sundown towns, le cittadine dove per un afroamericano era pericoloso trovarsi dopo il tramonto. Ce n’erano diverse lungo tutto il percorso della Mother Road. 

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Stazione di servizio abbandonata lungo la storica Route 66, Stati Uniti d’America ©Pete Ryan/Getty Images
Stazione di servizio abbandonata lungo la storica Route 66, Stati Uniti d’America ©Pete Ryan/Getty Images

Anche alcuni cibi da viaggio sono figli di questo contesto. Per esempio, il pollo fritto freddo, un classico delle cucine afroamericane del Sud, in quegli anni diventò il pasto più diffuso tra chi non sapeva se avrebbe trovato un ristorante disposto a servirlo. Questo perché si conservava bene a temperatura ambiente e restava croccante grazie alla miscela di farina, lievito, bicarbonato di sodio e amido di mais con cui era fatto.

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Viaggiare oggi con il Green Book in mano lungo la Route 66

Dopo l’approvazione del Civil Rights Act del 1964 il Green Book smise di servire e molti di questi locali chiusero. Tra il 2013 e il 2014 lo storico Frank Norris del National Park Service ha avviato un censimento sistematico dei luoghi citati nel Green Book lungo la Mother Road. L’inventario completo, pubblicato nel 2015, ha confermato che circa il 30% delle strutture è ancora in piedi. Certo, con il tempo gran parte degli edifici è stata demolita o riconvertita, ma in alcune città come Tucumcari, in New Mexico, o Flagstaff, in Arizona, la maggior parte degli indirizzi del Green Book sopravvive ancora oggi.

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Stati Uniti d’America
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