Storia dell'overtourism in Croazia e come è possibile cambiare rotta
Gli esseri umani hanno sempre viaggiato: per migrare, andare in pellegrinaggio o per fare affari lungo le antiche rotte commerciali. Il turismo come lo conosciamo oggi (recarsi per piacere in un luogo diverso da quello in cui abitiamo) è un fenomeno più recente. In Croazia ha avuto inizio nella prima parte dell’Ottocento, quando le persone cominciarono a frequentare stazioni termali come Varaždinske Toplice per godere dei benefici delle acque curative.
Tuttavia la grande espansione del turismo in quello che oggi è il territorio croato risale alla fine del XIX secolo, quando l’aristocrazia austroungarica scoprì che a breve distanza da Vienna c’era lo splendido litorale adriatico e che poteva essere raggiunto in treno. Oltre al mare, il clima mite e l’aria fresca, il Quarnaro offriva una flora medicinale in grado di alleviare vari disturbi e dolori. Sicché, nel volgere di pochi anni, nobili e reali iniziarono a frequentare questa costa.
Villa Angiolina, costruita a Opatija nel 1844, fu una tra le prime residenze nobiliari estive e oggi ospita il Museo Croato del Turismo. La Riviera di Opatija è dunque considerata il luogo di nascita del turismo nazionale.
Nel secolo successivo il turismo continuò a svilupparsi in tutto il paese. Nel 1925 fu costruito l’Esplanade Hotel a Zagabria, lungo la linea ferroviaria dell’Orient Express; ancora oggi il lussuoso albergo domina il panorama ricettivo della capitale con il suo fascino d’altri tempi.
Negli anni ’30 il sovrano britannico Edoardo VIII e la moglie, in vacanza sull’Isola di Rab, scoprirono il piacere di fare il bagno nudi, dando il via al naturismo tuttora molto praticato in Croazia. Con lo sviluppo economico degli anni ’60 il turismo divenne un fenomeno di massa, accompagnato dalla costruzione incontrollata di alberghi lungo la costa. Nel 1979 la Croazia, allora parte della Iugoslavia, vide riconosciuti tre siti Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO (il Palazzo di Diocleziano a Split, la Città Vecchia di Dubrovnik e il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice) – oggi ne conta 10.
Il vento del cambiamento
Con lo scoppio della guerra negli anni ’90 il turismo si arrestò quasi completamente. Non appena si raggiunse la pace e la vita ritrovò una certa stabilità nei primi anni 2000, il turismo riprese attirando in prima battuta viaggiatori in cerca del ‘Mediterraneo come era una volta’ (per molti anni lo slogan del turismo in Croazia). Gradualmente il paese divenne una tra le mete estive più gettonate in Europa e il settore turistico uno dei pilastri dell’economia nazionale – pari a circa il 26% del PIL nel 2024 (la percentuale varia a seconda delle fonti).
Man mano che la spettacolare costa croata veniva ‘scoperta’ dagli stranieri e il governo e il settore privato riconoscevano le potenzialità di guadagno, il litorale diventava oggetto di edilizia selvaggia. ‘Costruiamo e i turisti arriveranno’ era il principio guida di quegli anni, senza pensare all’ambiente o a una strategia di sviluppo a lungo termine. L’odierno problema della proliferazione di alloggi turistici lungo la costa ne è il risultato.
E poi è arrivato Il Trono di Spade. A partire dal 2011 milioni di fan della serie TV si sono riversati a Dubrovnik per vedere ‘Approdo del Re’ e scoprire così una città stupenda già di per sé. Quindi è stata la volta delle grandi navi da crociera e dei relativi pullman con comitive che intasavano la Città Vecchia senza iniettare contanti nell’economia locale.
Infine si sono aggiunte le feste alcoliche di addio al celibato che hanno invaso le vie di Split e Hvar. Nel frattempo i laghi di Plitvice venivano letteralmente presi d’assalto in estate. Considerando le conseguenze di tale affollamento, l’UNESCO ha più volte minacciato di togliere lo status di Patrimonio dell’Umanità a Plitvice e a Dubrovnik. Quest’ultima è diventata il simbolo dell’overtourism, seguita da Split, oggi afflitta da problemi analoghi. ‘Croatia, Full of Life’ recitava l’ultimo slogan dell’ente turistico croato, ma ora non si starà esagerando?
Come siamo arrivati a questo punto?
Come è potuto succedere, esistono delle contromisure e perché la cosa ci deve interessare? La situazione attuale è la conseguenza di un processo lungo ed estremamente complicato, cui hanno contribuito corruzione, cattiva amministrazione, parametri di successo distorti e parole d’ordine usate a sproposito (vedi il concetto di sostenibilità!).
Le iniziative intraprese per arginare l’overtourism hanno avuto esiti diversi: si è posto un limite al numero di passeggeri delle navi da crociera che possono accedere alla Città Vecchia di Dubrovnik, si raccomanda di non trascinare valigie con le rotelle sull’acciottolato per prevenire l’inquinamento acustico, si sono introdotte multe per comportamenti scorretti (chi vomita in uno spazio pubblico a Split rischia una multa di €150) e si è promosso il turismo nella Croazia interna.
Hanno giocato un ruolo importante anche gli operatori che hanno ideato nuovi percorsi di trekking, progetti di rigenerazione all’insegna della sostenibilità, luoghi di ritiro invitanti, e promosso alberghi a gestione familiare con un approccio ecologico, piccoli produttori alimentari e gite in giornata nell’entroterra meno battuto della Dalmazia. Questi operatori hanno spesso lavorato nell’ombra, senza ricevere l’attenzione che meritano dai media.
Perché il tema riguarda anche i viaggiatori stranieri? Lo capirete visitando il paese. In estate la costa è affollatissima e i prezzi sono esorbitanti. Poche cose sono più sgradevoli che trovarsi a Dubrovnik a metà agosto – ve lo dice una croata. Stracolma di turisti, la città perde tutta la sua autenticità e i residenti sono messi a dura prova dalla folla. Ma chi sono io per chiedervi di rinunciare a un tramonto sul mare in questa meravigliosa città? O allo spettacolo del Palazzo di Diocleziano nella luce dell’alba? Si tratta pur sempre di momenti magici e memorabili.
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Come possiamo viaggiare oggi
Sono consapevole che oggi, per molti, i viaggi coincidono con una lista di luoghi imperdibili da spuntare, che il tempo per le vacanze è poco e che siamo tutti in cerca di bellezza – e la Croazia ne offre davvero tanta. Non è compito dei viaggiatori risolvere il problema dell’overtourism in Croazia (lasciamo quest’onere agli amministratori e agli operatori del settore), ma esistono modi per vivere un’esperienza appagante e ‘autentica’, dando al contempo il proprio contributo per voltare pagina. Ecco alcune idee.
Viaggiate fuori stagione (anche se gli spostamenti saranno più complicati perché voli e traghetti sono ridotti).
Sfidate il meteo – ormai comunque inaffidabile – e partite in marzo o a novembre.
Allungate i tempi della vacanza e visitate aree stupende come la Lika e il Gorski Kotar.
D’accordo, tutti vogliono vedere Split, Dubrovnik e Hvar. Al posto di Split, si può visitare Rijeka. A Hvar si può andare in aprile e per l’arcipelago di Zadar si può scegliere settembre. Rinunciate ai selfie nei posti più conosciuti e gustate il piacere di scoprire luoghi poco noti.
Rispettate le usanze locali e il bisogno di quiete e privacy dei residenti – ricordate che anche i centri storici sono abitati. Sostenete i piccoli operatori che stanno tentando di invertire la rotta dell’overtourism. Venite in Croazia, ma fatelo in modo intelligente.