Tra saline, vulcani e lagune colorate nella puna catamarqueña, nel Nord-ovest dell'Argentina

Remoti villaggi, immensi salar che riflettono un cielo vastissimo, montagne immote dai mille colori: e poi vulcani, lagune, campi di pietra pomice scolpiti dal vento. Ad Antofagasta de la Sierra, nella provincia argentina di Catamarca a oltre 3.300 metri di altitudine, la quotidianità è un equilibrio sottilissimo tra paesaggi mozzafiato e la fatica di un deserto d'alta quota.

antofagasta de la sierra
Laguna Carachi Pampa | ph. Erica Balduzzi
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Il pick-up macina da ore chilometri di polveroso nulla. Attorno a noi, le montagne si fanno ondose, come un mare color ocra. Abbiamo superato alcuni piccoli villaggi – poco più che qualche casa e un paio di chioschi – e la nostra guida, Ernesto, ci ha già allungato qualche foglia di coca, da masticare per contrastare l’effetto dell’altitudine. Siamo partiti da Cafayate in direzione Antofagasta de la Sierra da circa cinque ore, e la nostra destinazione è ancora lontana.

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Verso Antofagasta de la Sierra

Antofagasta de la Sierra, nella provincia argentina di Catamarca, è uno dei luoghi più remoti dell’intera Argentina: situato nel cuore della puna catamarqueña (l’ampio deserto d’altura che si estende a est della Cordigliera delle Ande e confina con il Cile), il dipartimento è considerato la porta d’accesso per visitare l’intera regione e le sue innumerevoli meraviglie naturalistiche. A creare i suoi paesaggi lunari e variopinti è stata un’intensissima attività vulcanica, che punteggia il territorio con i coni scuri di oltre duecento vulcani, di cui “solo” una ventina effettivamente ancora attivi. Ernesto ce ne indica i nomi come un mantra: Volcán Antofagasta, Volcán Alumbrera, Volcán Carachi Pampa, Volcán Galan.

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puna catamarquena
Guidando verso Antofagasta de la Sierra | ph. Erica Balduzzi

Ho l’impressione che i vulcani siano più numerosi delle persone: in un territorio grande indicativamente come il Belgio, ci vivono infatti soltanto poco più di millecinquecento persone. È un luogo aspro ed esigente, dove la vita quotidiana ha sempre dovuto contrattare con una natura bellissima ma brutale: aria rarefatta, condizioni climatiche estreme, fortissima aridità e lontananza reale e tangibile dai principali centri urbani hanno fatto sì che chi abita quassù abbia sviluppato strategie di adattamento uniche.

Oltre una curva compare infine il paese, con le sue casette color ocra squadrate, i filari di pioppi piantati per proteggersi dal vento feroce e i lama pascolanti nella luce del pomeriggio. Ernesto ci spiega che oggi nel dipartimento si vive soprattutto di lavoro estrattivo (la zona fa parte del “Triangolo del litio” tra Argentina, Cile e Bolivia), di turismo e in minima parte di allevamento tradizionale di lama e pecore. 

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Lama al pascolo | ph. Erica Balduzzi
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Campi di pietra pomice e lagune colorate

Nell’aria leggera del mattino, la laguna Carachi Pampa è un susseguirsi di riflessi limpidissimi. Sullo sfondo, una corona di montagne rosse si specchia nell’acqua scintillante, punteggiata dalle figure sinuose dei fenicotteri andini, mentre un fiumiciattolo gorgogliante crea anse umide nella terra spaccata dal sale, le sponde spolverate di erba grassa e minuscola. Alle nostre spalle, la colata scura di rocce basaltiche nere digrada fin quasi alla laguna in una serie di aguzzi pinnacoli. Lanuginosi lama color cioccolato si allontanano lentamente in fila indiana, disturbati dall’arrivo del pick-up. Situata a 3.400 metri di altitudine nella puna, la laguna Carachi Pampa (il cui nome significa terra aspra) è un bacino salino poco profondo, alimentato da acque stagionali e dominato dalla mole dell’omonimo vulcano. Si tratta di uno dei principali siti naturalistici del territorio di Antofagasta de la Sierra, e come la maggior parte dei luoghi in questo territorio è raggiungibile solo in 4x4, meglio se accompagnati da guide esperte. 

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Laguna Carachi Pampa | ph. Erica Balduzzi

Che non fosse zona per deboli di cuore, ce ne siamo accorti pure noi. Non è solo questione di altitudine, o di ampiezze tanto vaste da lasciare boccheggianti dalla meraviglia: tutti i paesaggi sono un susseguirsi di rocce modellate del vento, piste sabbiose, sculture naturalistiche dai colori intensi, come modellate da mani giganti. Il Campo de Piedra Pomez ne è probabilmente l’esempio più famoso: un’area vulcanica di oltre 80 chilometri quadrati situata a circa 4.000 metri di quota, laddove le colate di pomice e ceneri vulcaniche – residui di antiche eruzioni esplosive – hanno modellato nel corso dei millenni un surreale paesaggio di onde chiare, blocchi friabili e porosi che restituivano tutt’attorno impressionante sensazione di trovarsi su una gigantesca, immobile, bianca meringa minerale scolpita dal vento. Il Campo de Piedra Pomez è area protetta, tutelata dallo stato provinciale di Catamarca, ma la gestione e la tutela degli accessi sono condivise con la comunità indigena di Carachi Pampa.

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Campo di pietra pomice
Campo de Piedra Pomez | ph. Erica Balduzzi

Salar de Antofalla

Quando arriviamo al Mirador del Salar de Antofalla ci pare di essere finiti nello sbadiglio di un gigante: sotto di noi si spalanca l’immensità biancastra del Salar de Antofalla, con i suoi circa 100 chilometri di lunghezza. Il salar si stende in un panorama ampio e desolato, i cui colori mutano con il mutare della luce: il bianco accecante del sale è interrotto dal blu intenso e dal verde delle pozze d’acqua salmastra che si aprono come occhi sulla superficie, mentre le montagne rossastre e violacee che lo abbracciano paiono sfumate da un pennello gigante. 

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Ojo del salar "Pozo Bravo" | ph. Ernesto Herrera (Andinatrails)
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Il villaggio di Antofalla è l’unico punto abitato strutturato sulle sponde del salar e accoglie all’incirca trenta persone, principalmente allevatori di lama e pecore e qualche sporadico alloggio turistico. Sparse poi sulle montagne ci sono diverse casas de campo solitarie: vi abitano persone che hanno scelto l’eremitaggio per la maggior parte dell’anno, che abitano e custodiscono luoghi isolati e “scendono in paese” solo poche volte l’anno. 

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Panorama dal Mirador del Salar de Antofalla | ph. Erica Balduzzi

Un esempio è la Vega de la Botijuela, una vega remotissima sulle sponde del salar: qui, a circa 4.000 metri di altitudine e in un clima che soprattutto d’inverno diventa durissimo, vive da solo l’anziano señor Simon Moralez, dedicandosi all’allevamento, alla raccolta di minerali e alla vita di campo. A differenza di altri, però, il signor Moralez accoglie i turisti, perché la sua vega ha una particolarità: la pozza d’acqua termale calda che dà il nome alla località, e dove è possibile immergersi davanti a un panorama che toglie il fiato. 

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Paesaggio nei dintorni di Antofagasta de la Sierra | ph. Erica Balduzzi

Informazioni pratiche per visitare la puna

Le città con aeroporto più comode da cui accedere ad Antofagasta de la Sierra sono Salta (in circa 8 ore) e San Miguel de Tucuman (in circa 7 ore). Non ci sono mezzi pubblici, quindi il paese può essere raggiunto in autonomia con l’auto oppure tramite transfer privato. Alloggi turistici sono disponibili ad Antofagasta de la Sierra, ad Antofalla oppure a El Peñon. È caldamente consigliato appoggiarsi a tour operator locali per visitare il territorio, e considerare l’impatto dell’altitudine elevata sul proprio fisico. 

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