Rewilding in Kazakistan: come il paese sta rigenerando la sua natura selvaggia

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Nel 2021 la regione semidesertica del Mangistau era disseminata di carcasse di cavalli morti dopo una delle peggiori siccità a memoria d’uomo. Con il cambiamento dei modelli meteorologici e l’aumento delle temperature, le iniziative per ripristinare gli ecosistemi della steppa, delle foreste e dei deserti del Kazakistan e accrescere la biodiversità sono in prima linea nella lotta del paese contro il cambiamento climatico.

Il fiume Ili, nei pressi di Almaty  ©Alex Sipeta/Shutterstock
Il fiume Ili, nei pressi di Almaty ©Alex Sipeta/Shutterstock
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Cambiamento climatico e sfide ambientali

Con il crollo dell’URSS nel 1991, il Kazakistan ereditò molteplici sfide ecologiche derivanti dalla cattiva gestione ambientale di epoca sovietica: sfruttamento intensivo dei pascoli della steppa, degrado del suolo e perdita di vegetazione a causa della diffusione non sostenibile dell’agricoltura su scala industriale, inquinamento e contaminazione dell’acqua da parte dell’industria pesante. 

Secondo il Journal of Arid Environments, fino al 76% del paese è soggetto alla desertificazione, aggravata dall’abbassamento del livello del Mar Caspio e del Lago Balkhash e dal prosciugamento del Lago d’Aral, probabilmente uno dei disastri causati dall’uomo più gravi nella storia documentata. Per contrastare questo fenomeno, le iniziative volte a ripristinare le praterie, le zone umide, le foreste, i deserti e le montagne del paese hanno ottenuto un notevole slancio grazie alle partnership del governo con ONG internazionali e al lavoro instancabile di appassionati volontari locali.

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Attività di riforestazione

Pur coprendo solo il 5% del territorio del Kazakistan, le foreste sono fondamentali per mantenere l’equilibrio ambientale e preservare gli habitat di specie vulnerabili o in grave pericolo di estinzione come il manul (gatto di Pallas), l’orso bruno himalayano e il cervo del Caspio.

Queste foreste, situate principalmente nel Parco Nazionale di Ile-Alatau a sud di Almaty, nell’Altai occidentale del Kazakistan orientale e nei parchi nazionali di Burabay e Kokshetau nel Kazakistan settentrionale, sono costantemente minacciate da incendi boschivi, bracconaggio e disboscamento illegale. Ciò nonostante, il progetto su larga scala di ripristino e protezione delle foreste in sei regioni intrapreso dal 2018 al 2024 dal governo, in collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, ha riscosso un enorme successo.

Specie arboree rare vengono coltivate nel vivaio forestale di Mezhdurechensk, creato ad Almaty nel 2019. Nel 2021 è stata istituita una banca genetica per i semi di specie endemiche particolarmente preziose, garantendone la sopravvivenza a lungo termine, e per combattere la desertificazione nelle regioni aride del Kazakistan sono state messe a dimora 340.000 piantine di saksaul.

La tecnologia più recente per individuare il disboscamento illegale e monitorare le iniziative che mirano a piantare due miliardi di alberi entro la fine del 2025 include una cartina interattiva delle piantumazioni sviluppata da Gharysh Sapary, l’azienda spaziale nazionale. Droni dotati di termocamere e sensori svolgono un ruolo sempre più importante nell’individuare i bracconieri e rilevare la presenza di persone in aree piene di fumo durante gli incendi boschivi.

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Yaks nel Parco Nazionale Ile-Alatau © orlvossky/Shutterstock
Yaks nel Parco Nazionale Ile-Alatau © orlvossky/Shutterstock

Reintroduzione di specie estinte

Il delta del fiume e il deserto dell’odierna Riserva Naturale dell’Ile Balkhash erano terreno di caccia della tigre del Caspio, che un tempo popolava l’Asia centrale e la Transcaucasia. Questa tigre si è estinta negli anni ’70, ma nel 2024 sono arrivate dai Paesi Bassi, con il sostegno del WWF, due tigri siberiane – le sue parenti viventi più prossime – che sono state rilasciate in un recinto semiselvatico a Ile-Balkhash per stabilizzare il numero delle loro prede naturali, il kulan (asino selvatico) e il cervo di Bukhara.

L’obiettivo è rilasciare in natura i loro cuccioli. Alla coppia di tigri si uniranno altre tigri siberiane dalla Russia nel 2026 e altri esemplari negli anni a venire, nell’intento di creare una popolazione sana di oltre 50 tigri entro il 2035. Originario della steppa dell’Asia centrale, il cavallo di Przewalski – l’ultima specie di cavallo veramente selvatico al mondo – era stato dichiarato estinto in natura negli anni ’60. Tuttavia, grazie alla collaborazione tra lo zoo di Praga e lo zoo di Berlino – principali allevatori di cavalli di Przewalski in cattività – e l’Associazione per la conservazione della biodiversità del Kazakistan, nel 2024 uno stallone e sei giumente sono stati rilasciati nella Riserva Naturale di Altyn Dala, nel Kazakistan centrale, per un anno di osservazione scientifica prima della prevista reintroduzione di altri 30 cavalli nei prossimi anni.

Cavalli liberi sulle montagne del Kazakistan  ©  Lia Koltyrina/Shutterstock
Cavalli liberi sulle montagne del Kazakistan © Lia Koltyrina/Shutterstock
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Nel 1953, 14 kulan furono trasferiti dalla Riserva Naturale Statale di Badhyz, in Turkmenistan, all’isola di Barsa-Kelmes, nel Lago d’Aral. Quando il branco raggiunse circa 200 esemplari, fu rilasciato nel Parco Nazionale di Altyn-Emel, a est di Almaty, dove ora vive la più grande popolazione di kulan in libertà al mondo, che si è ben adattata allo stato brado. Nel 2022, 60 kulan sono stati distribuiti tra le riserve naturali dell’IleBalkhash e di Altyn Dala per promuovere la crescita delle popolazioni di asini selvatici in altre aree protette.

Nel 2024 l’Altyn Dala Conservation Initiative del Kazakistan – un progetto a lungo termine e su larga scala volto a conservare e ripristinare le steppe, le zone umide e gli habitat desertici del paese – ha ricevuto il prestigioso Earthshot Prize come riconoscimento per aver rovesciato le sorti dell’antilope saiga endemica che popolava la steppa fin dai tempi del mammut lanoso. A differenza del mammut, la popolazione di saiga era riuscita a sopravvivere fino al XXI secolo, quando però i bracconieri la portarono sull’orlo dell’estinzione.

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Nel 2004 la popolazione di saiga contava meno di 40.000 esemplari. Oggi, grazie alle attività di Altyn Dala per contrastare il contrabbando e il bracconaggio e alla maggiore protezione degli habitat delle saiga, il numero di questi animali è risalito a 2,8 milioni – uno dei recuperi più spettacolari mai registrati per un mammifero. “Gli effetti di questo numero di saiga sull’ecosistema sono tangibili”, afferma Stephanie Ward, membro della Società Zoologica di Francoforte, uno dei partner internazionali dell’Altyn Dala Conservation Initiative. “L’erba sembra più rigogliosa, ci sono molti più uccelli che nidificano a terra e anche altre specie sembrano trarne beneficio.

Sono necessarie ulteriori ricerche per quantificare questi cambiamenti, ma i nostri team sul campo, dopo aver trascorso anni a studiare la steppa, possono percepirlo”. Altyn Dala e i suoi partner internazionali intendono sfruttare questo risultato per rilanciare il numero di altre specie minacciate, dall’aquila della steppa e dalla pavoncella gregaria al kulan e al cavallo di Przewalski. “Il nostro auspicio è che, creando grandi popolazioni di questi altri erbivori scomparsi, la rigenerazione della steppa possa dare sorprendenti risultati tangibili”, spiega Ward.

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