Loreto, la “foresta d’acqua” del Perù: tra canali nascosti e alberi sacri
Nel cuore dell’Amazzonia peruviana, dove la foresta si trasforma in acqua e l’orizzonte si riflette in una trama infinita di fiumi e lagune, la regione di Loreto custodisce uno degli ecosistemi più straordinari e meno prevedibili del Sud America. Qui, nella grande distesa della Riserva Nazionale Pacaya Samiria, il viaggio si rivela fluido come l’acqua che lo contraddistingue, così che natura e cultura diventano una cosa sola, strette a doppio filo ai paesaggi di questo luogo remoto.
La Reserva Nacional Pacaya-Samiria
Con un’estensione pari alla metà della Danimarca, la Reserva Nacional Pacaya-Samiria è l’area protetta più vasta del Perú, fornisce cibo e riparo alle popolazioni indigene e tutela un mosaico di habitat molto importanti dal punto di vista ambientale. Nella riserva e nelle zone cuscinetto vivono circa 42.000 persone dedite all’agricoltura, alla caccia, alla pesca e al turismo. I guardaparco insegnano agli abitanti a utilizzare al meglio le risorse naturali rinnovabili, e a conservare la ricca biodiversità della flora e della fauna.
La riserva ospita animali acquatici quali il manato del Rio delle Amazzoni, il delfino di fiume rosa (inia), il delfino di fiume grigio (sotalia), due specie di caimani, gigantesche tartarughe di fiume sudamericane, 527 specie di uccelli e numerosi mammiferi terrestri.
Lagunas è il punto di accesso da ovest, ma quasi tutti i visitatori entrano dal lato orientale da Nauta e Iquitos. Ci sono tre modi principali per visitare il parco da Iquitos; in ogni caso servono almeno tre giorni. Le guide sono obbligatorie (alcune parlano inglese). I più avventurosi possono optare per il tour con campeggio, unica opzione di pernottamento all’interno del parco.
La seconda modalità di visita è una crociera fluviale con itinerari da quattro a sette giorni in partenza da Iquitos con compagnie come Peru North.
La terza opzione è soggiornare in un lodge nelle vicinanze e fare escursioni in giornata all’interno del parco.
Situati alla confluenza del Río Marañón e del Río Ucayali, i territori del parco vengono definiti ‘giungla degli specchi’ a causa dei riflessi eterei del fogliame nell’acqua scura durante la stagione delle piogge. Il parco è remoto ed è una destinazione per chi predilige i posti poco frequentati e per gli inguaribili amanti della natura.
Le principali attrattive sono il Río Yanayacu, dove l’acqua del fiume è resa nera dalle piante marcescenti; il Lago Pantean, dove si possono avvistare i caimani e raccogliere piante medicinali; e Tipishca de Huana, dove si possono ammirare le gigantesche ninfee della specie Victoria amazonica, in grado di sostenere pesi notevoli se distribuiti uniformemente.
La cultura della foresta
Accanto alla dimensione naturale, emerge un tema raro ma estremamente rilevante, quello degli alberi come patrimonio culturale. Gli “alberi sacri” della foresta, infatti, rappresentano vere e proprie presenze totemiche nel rapporto tra uomo e ambiente.
Tra i più rappresentativi si distingue la maestosa Lupuna (Ceiba pentandra), un gigante della foresta situato nell’area di Iquitos. Si tratta di un esemplare imponente, riconosciuto non solo per il suo valore naturalistico, ma anche per i significati culturali e spirituali che le popolazioni locali gli attribuiscono.
Raggiungere la Lupuna significa intraprendere un percorso che combina navigazione fluviale e un breve cammino, ma soprattutto entrare in contatto con una dimensione in cui la foresta non è solo ecosistema, ma spazio simbolico. Un elemento concreto, accessibile e fortemente visivo, che introduce una narrazione diversa: non solo natura, ma natura intrecciata a immaginario, tradizioni e sistemi di credenze.