Tra capitali e piccoli villaggi: breve viaggio in Giappone

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Città celebri come Tokyo e Kyoto, ma anche piccoli e imperdibili villaggi come Nikko e poi il fascino del Monte Koya. Ecco cosa abbiamo trovato in una settimana di Giappone.

Il viaggio

Si dorme e si mangia sul pavimento, volendo. La tavoletta del water è riscaldata e fa pure da bidet ma la maggior parte delle strade non hanno nome, i treni sono puntuali ma i taxisti talvolta si perdono, tutti sono buddisti e shintoisti ma questo, di fatto, è un paese laico. E poi ci sono le sale gioco più fumose, affollate, colorate e rumorose del mondo e karaoke tristemente divertenti. Ci si sente stranieri come in pochi altri posti ma anche coccolati e riveriti, soli ma immersi in una moltitudine con un singolare rispetto per le persone e le cose. Oggi il Giappone è anche uno dei Paesi più economici del mondo sviluppato anche se Tokyo rimane una città piuttosto costosa. In una settimana abbiamo visitato Tokyo e Kyoto, le due città più celebrate del Paese, e poi villaggi imperdibili e facilmente raggiungibili come Nikko e tutto il fascino del Monte Koya con i suoi complessi sacri. Ecco il nostro racconto. 

Tokyo: tante città

Quasi un terzo degli abitanti del Giappone vive nell’area di quella che è una delle città più popolate del pianeta. Se vi gira la testa solo al pensiero di muovervi in un posto del genere, provate a considerare ciascun quartiere come una destinazione a sé, sapendo che ognuno di essi ha qualcosa di speciale da offrire al viaggiatore. Partite da Marunouchi, dove c’è la stazione dei treni (tra cui il famoso Shinkansen) e il Palazzo Imperiale, tuttora residenza dell’Imperatore e pertanto chiuso al pubblico. Costeggiate le mura del complesso, poi passeggiate nel parco orientale, ammirando i due ponti famosi che attraversano il fossato. Punti d’interesse a parte, Maronouchi è la zona dove si concentrano le sedi dei colossi della finanza e delle grandi aziende. Camminare per queste strade, popolate da impeccabili manager in abito scuro e camicia bianca, significa trovarsi nel posto dove si genera buona parte del PIL dell’intero Paese. L’elegante Ginza è, invece, il quartiere storicamente dedicato alla moda, dove le grandi firme fanno a gara per contendersi l’attenzione delle migliaia di persone che camminano per le vie principali, chiuse al traffico durante il weekend. Attenzione però: fashion victim e cultori dello shopping compulsivo troveranno ulteriore sfogo in Omote sando, strada dove gli stilisti hanno chiamato gli architetti più famosi del mondo per disegnare originali store che vale la pena di ammirare, a prescindere dalle costose merci che contengono. Da qui, con una breve passeggiata arriverete nell’affollatissima Takeshita Dori, la strada dove si incontrano le mille facce delle tribù di adolescenti giapponesi vestiti in modo enigmaticamente lezioso (almeno agli occhi di un adulto) e colorato. Questo è il quartiere di Harajuku dove sorge l’imperdibile Meji Jingu, il santuario shintoista più spettacolare della città. Manga e anime sono la vostra passione? Spostatevi ad Akihabara. Vi aspettano interi centri commerciali multipiano dedicati a eroi, giochi elettronici, sale giochi (ma quelle le trovate ovunque) e strade popolate da nerd e cosplayer (ossia giovani vestiti come i personaggi dei fumetti). Se questo è ciò che cercate, non perderete l’occasione di entrare in un maid café, locali dove tutto, cameriere incluse, vi sembrerà uscito da un fumetto. Potete proseguire il giro ‘delle città’ praticamente all’infinito, spostandovi da quartieri luccicanti e futuristici (Shinjuku e Shibuya ne sono un esempio) a quelli dove, inaspettatamente, resistono ancora case basse, piccole botteghe e gente che si muove in bicicletta - ad esempio Asakusa, nella zona nord della città, e Yanaka. Ma è quando arriva la notte che Tokyo rivela uno dei suoi volti migliori, mostrando il lato nascosto di onesti cittadini totalmente dediti al lavoro che finalmente perdono ogni freno inibitorio, soprattutto nel fine settimana. Vi basterà entrare in qualche karaoke bar, ad esempio, e capirete di cosa stiamo parlando. Tra le infinite opzioni disponibili per godersi la nightlife in Tokyo, noi vi suggeriamo di fare rotta a ovest di Shinjuku dove, nascoste alle spalle degli ampi viali luminosi, sopravvive un labirinto di sei minuscoli vicoli noti con il nome di Golden Gai. Addentratevi fiduciosi, vi troverete in un universo fatto di case di legno disposte su due livelli, colorate e minuscole, incorniciate da fili elettrici che penzolano precariamente. In ognuna di queste “scatole” che per anni hanno ospitato i bordelli del quartiere a luci rosse, oggi trovano spazi microscopici bar (10 metri quadri è la dimensione media), luoghi così piccoli che il numero massimo di avventori si può contare sulle dita di una mano. Eccentrici, popolati da artisti e anticonformisti di ogni risma, in ognuno di essi si cela un gestore che custodisce una passione: arte, musica punk o jazz, manga, letteratura, ce n’è per tutti i gusti. Lasciatevi guidare dal vostro istinto per decidere quali porte attraversare e in quali mondi fare il vostro ingresso. Si contano circa 300 locali in questa fazzoletto di terra, probabilmente la più alta concentrazione per metro quadro del pianeta. Dietro ogni uscio, troverete un calore inatteso in questa frenetica megalopoli e qualcuno che ha una storia da raccontare. O pronto ad ascoltarla. 

Nikko: rinascere in un onsen

A rendere speciale quella che è una delle mete più visitate di tutto il Paese è il maestoso santuario shintoista, emblema del potere dello shogunato Tokugawa. Nikko è annidata tra le montagne ma si raggiunge facilmente con un viaggio di un paio d’ore da Tokyo. Nonostante la presenza di lavori di ristrutturazione, una volta superato l’imponente torii (il tipico portale d’accesso ai santuari shintoisti) che segna l’ingresso al Tosho Gu, scoprirete che questo luogo conserva intatto il suo fascino dovuto tanto alla posizione in cui è immerso, quanto alle ricche decorazioni che lo impreziosiscono: fiori, fanciulle danzanti, animali mitologici… un vero tripudio di allegorie, tra le quali ricordiamo la presenza delle tre scimmie nella scuderia sacra: una si copre la bocca, la seconda gli occhi e la terza gli orecchi. Se anche voi, come noi, avete pensato che il significato sia “non vedo, non sento, non parlo” beh, vi sbagliate. Esse rappresentano i tre principi del buddismo Tendai: non dare ascolto alla malvagità, non vedere la malvagità e non parlare con malvagità. Terminata la visita del santuario e della città, il nostro consiglio è percorrere i 10 chilometri di curve che conducono al Chuzen ji Onsen. È una zona di colline che circondano un placido lago sistemato ai piedi del monte Nantai e abbellita dalla presenza di una pittoresca cascata (Kegon no taki) alta circa 100 metri. Insomma, il panorama è una vera e propria icona del Giappone dei nostri sogni, il luogo ideale dove trascorrere una notte (almeno) in uno dei tanti onsen ryokan (locande tradizionali con bagni termali) nascosti intorno al lago e fare una delle esperienze più caratteristiche di un viaggio in Giappone. Noi abbiamo pernottato al KAI resort, ryokan che dispone di una trentina di camere spaziose, onsen con vasche al chiuso e all’aperto e un elegante ristorante dove la cena si trasformerà in un’esperienza memorabile (www.hoshinoresorts.com/en/resortsandhotels/kai/nikko.html). 

Kyoto: ritrovare il tempo perduto

C’è poco da girarci intorno: questa è una delle più belle città d’Asia, un concentrato di ricchezza storica, culturale e architettonica come difficilmente se ne trovano altrove. È qui che si trova la maggior parte dei siti UNESCO del Paese. Questa antica capitale, icona dell’antico Giappone, è divisa in cinque parti e le sue principali attrattive sono dislocate un po’ ovunque. Tra giardini rocciosi e tetti dal profilo sensuale, donne in abiti tradizionali e vecchie case in legno, l’unico vostro problema sarà selezionare cosa vedere nel tempo che avrete a disposizione. Si calcola che in città vi sia la cifra record di duemila luoghi di culto, tra templi buddisti e santuari shintoisti. Nel corso della nostra visita, come ogni mese di dicembre, il bosco di bambù di Arashiyama era illuminato con scenografiche luci colorate che non facevano rimpiangere la fioritura primaverile dei ciliegi. Questa è una zona a circa 20 minuti di comodo treno dal centro, posta ai piedi delle colline che circondano la città e ricca di vegetazione. Cercate di arrivare presto al mattino per evitare la folla che inevitabilmente, in ogni stagione, si accalca tra gli stretti sentieri. Ma questa è anche la città dove è possibile vivere esperienze che sono alla base del nostro immaginario come la cerimonia del tè. Se siete interessati a conoscere tutti i dettagli di questo affascinante rito, antico e complesso, provate a contattare Wak Japan (http://wakjapan.com/why-wak/), un’associazione che si occupa di mantenere vive le tradizioni giapponesi e mette in contatto i visitatori con i luoghi dove questi riti vengono ripetuti. Dunque, non solo cerimonia del tè, ma anche corsi di ikebana, calligrafia e home cooking. E ovviamente, potrete finalmente indossare il kimono e impugnare una vera katana. Ma Kyoto è anche la sede di diverse aziende che producono sakè. C’è un interessante museo (http://www.gekkeikan.co.jp/english/kyotofushimi/museum.html) che ha trovato spazio nell’antica fabbrica Gekkeikan, uno dei più conosciuti brand di questo distillato. Oltre alla bellezza del vecchio opificio, conoscerete tutti i segreti di questa bevanda simbolo nel corso di una visita che si concluderà con una gradita degustazione. Non mancano anche le occasioni per conoscere una maiko. 

Monte Koya: cibo per lo spirito

Raggiungibile comodamente con treno e funivia (quest’ultima tratta è semplicemente spettacolare) in meno di tre ore, partendo da Kyoto, al nostro arrivo ci troviamo proiettati in un altro mondo. Siamo su un altipiano, intorno a noi solo montagne ricoperte da foreste e in cima il villaggio di Monte Koya. Ad accoglierci troviamo profumo di incenso, foschia, muschio e poggia leggera. E luce di lanterne. Ci sono duemila abitanti, di cui mille monaci, 117 templi e un cimitero lungo due chilometri (su un villaggio che si estende per cinque chilometri, in totale). È qui che milleduecento anni fa è nata la scuola Shingon di buddismo esoterico, fondata da Kobo Daishi (Kukai) che, secondo i fedeli, è ancora vivo e medita su queste vette. Koya san è considerata una destinazione sacra, uno dei luoghi più spirituali di tutto il Giappone e arrivando qui avrete modo di respirare un’atmosfera di fortissima spiritualità e misticismo, anche se non avete alcun interesse per i templi e il buddismo in generale. Una passeggiata nel lungo cimitero monumentale sarà una sorta di battesimo del posto. Camminando sotto gli aceri che incorniciano il lungo viale, raggiungerete il mausoleo di Kobo Daishi. Siete arrivati al Oku-no-in, il complesso sacro dedicato a questo monaco. Pagode e padiglioni di diversi templi, si stagliano tra gli alberi e si alternano a giardini zen. La più struttura più importante è il Dai to, la Grande Pagoda, ricostruita negli anni Trenta del secolo scorso e ridipinta di fresco, è decisamente fotogenica. Ma il momento più importante sarà quello in cui entrerete nel tempio in cui avete deciso di pernottare. Sono oltre cinquanta quelli che aprono ai viaggiatori le loro foresterie, dette shukubo. Quello che abbiamo visitato noi si chiama Fudoin (http://fudouin.or.jp/flance/fudouin.html). Qui sarete accolti dal canto degli uccelli e dal rumore dell’acqua che scorre nel bellissimo giardino circostante, nelle camere, tanto semplici quanto eleganti, dormirete sul futon (che i monaci stessi, al momento giusto, provvederanno a srotolare sul tatami), assaggerete la ricca cucina vegana (shojin-ryori) e scoprirete il tofu di Koya. Al mattino, potrete unirvi alla meditazione e alla preghiera. Per prenotare il vostro pernottamento in uno dei templi di Koya-san, visitate il sito ufficiale del turismo http://eng.shukubo.net/ 

Nel corso del viaggio, l’autore di questo articolo ha avuto un problema di salute che lo ha costretto ad anticipare il rientro in Italia. Desideriamo inviare un ringraziamento speciale a ANA – All Nippon Airways (http://www.ana.co.jp/asw/wws/it/e/), la compagnia aerea giapponese, per l’aiuto tempestivo che ci ha offerto, dando prova di quell’attenzione al cliente che le consente di essere classificata compagnia a 5 stelle da Sky Trax. 

Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Japan National Tourism Organization e con: