La Transiberiana d'Italia: viaggio sul treno storico che attraversa l'Appennino in autunno

Il nome lo inventò un giornalista nel 1980. Luciano Zeppegno stava cercando di descrivere una ferrovia che d'inverno spariva sotto la neve, che attraversava altopiani remoti a oltre 1.200 metri di quota, che sembrava non appartenere all'Italia del turismo. La paragonò alla Transiberiana russa e il nome rimase. Oggi la Ferrovia dei Parchi (questo il nome ufficiale della tratta Sulmona-Isernia) è la ferrovia turistica più frequentata d'Italia, con 250.000 viaggiatori e oltre 600 treni speciali nel corso degli anni.

La storica Ferrovia dei Parchi © Il_Dab / Shutterstock
La storica Ferrovia dei Parchi © Il_Dab / Shutterstock
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L’autunno è la sua stagione. Non perché d’inverno sia meno spettacolare (i paesaggi innevati degli altopiani abruzzesi giustificano pienamente l’ispirazione siberiana) ma perché il foliage appennico trasforma il tragitto. Le faggete che ricoprono i versanti su entrambi i lati dei binari si accendono di giallo, arancione e rosso nelle settimane tra la fine di settembre e l’inizio di novembre, e il treno le attraversa lentamente, a una velocità che permette di guardare senza aver paura di perdersi qualcosa.

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Il percorso: 130 chilometri tra due regioni e due parchi nazionali

La tratta parte da Sulmona, in Abruzzo, a 328 metri sul livello del mare, e termina a Isernia, in Molise, a 423 metri. Nel mezzo sale, scende, risale, percorre gole strette e altopiani aperti, tocca borghi medievali aggrappati ai versanti e attraversa due dei parchi nazionali più importanti d’Italia: il Parco Nazionale della Majella e il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. I 130 chilometri della linea, inaugurata nel 1892, sono un catalogo di ingegneria ferroviaria di fine Ottocento: ponti, gallerie, tornanti su rotaia che consentono al convoglio di guadagnare quota senza perdere il contatto con il paesaggio.

Il punto più alto è la stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo, a 1.268 metri sul livello del mare: uno dei valichi ferroviari più elevati dell’Appennino. Da qui, nelle giornate limpide di ottobre, il panorama sugli altopiani abruzzesi è quello che si vede nelle fotografie che hanno reso famosa questa linea: praterie d’alta quota, boschi che cominciano a cambiare colore, qualche casa isolata che sembra non avere nessuna ragione geografica evidente per essere lì.

La stazione di Palena, poco oltre, è ancora più isolata: si trova sul valico della Forchetta, circondata dagli Altipiani Maggiori d’Abruzzo.

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Le montagne abruzzesi d’autunno © siete_vidas  / Shutterstock
Le montagne abruzzesi d’autunno © siete_vidas / Shutterstock

L’autunno appennico visto dal finestrino

L’Appennino abruzzese cambia colore dall’alto verso il basso tra la fine di settembre e l’inizio di novembre. Le faggete sopra i 1.000 metri cominciano prima, con il giallo delle foglie di faggio che contrasta con il verde dei pini. Più in basso, i castagneti e i querceti seguono a ruota. Il risultato, visto dal finestrino di una carrozza degli anni Trenta che sale lentamente verso il valico, è un panorama che non assomiglia a nessun altro punto dell’Appennino: troppo selvaggio per sembrare Italia centrale, troppo basso e boscoso per sembrare Alpi.

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è il parco più antico d’Italia, fondato nel 1923, ed è il territorio naturale che il treno attraversa nel tratto finale verso il Molise. È uno dei pochi habitat europei in cui orso marsicano, lupo appenninico e camoscio d’Abruzzo convivono ancora in una foresta integra. In autunno la fauna è più attiva che in estate, e le soste nei borghi vicini al parco offrono qualche probabilità concreta di avvistamento, almeno per i camosci sulle creste.

Il borgo di Palena  ©  Giuseppe Mosca  / Shutterstock
Il borgo di Palena © Giuseppe Mosca / Shutterstock
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Le carrozze Centoporte: a bordo degli anni Trenta

Il convoglio è trainato da una locomotiva diesel d’epoca. Le carrozze sono le "Centoporte", così chiamate per le numerose porte laterali che caratterizzano il design degli anni Trenta: una per ogni scompartimento, una struttura che riflette un modo di viaggiare in cui ci si sedeva in piccoli gruppi separati piuttosto che in un unico salone aperto. L’interno è in legno, con sedili in similpelle e finestrini che si abbassano a mano. Anche il rumore di fondo è quello di un convoglio d’epoca: cigolio, oscillazione e anche il fischio alla partenza.

ovviamente ci sono modi più rapidi per andare da Sulmona a Isernia, ma chi sceglie quest tratta preferisce u’esperienza a velocità ridotta, ricca però della possibilità di guardare, di parlare e di stare fermi mentre il paesaggio si muove.

Sulmona ©  Only Fabrizio  / Shutterstock
Sulmona © Only Fabrizio / Shutterstock

Sulmona: il punto di partenza

Tutte le corse storiche partono da Sulmona, e la città merita almeno mezza giornata prima o dopo il viaggio. Il centro storico conserva l’impianto medievale con l’acquedotto romano del XIII secolo che attraversa Piazza Garibaldi, le chiese di pietra color miele e i portici che proteggono dal sole estivo e dalla neve invernale.

Sulmona è famosa in tutta Italia per i confetti: le mandorle ricoperte di zucchero colorato qui vengono prodotte da secoli e si vendono ancora nelle botteghe del centro storico in forme che imitano fiori, frutti e oggetti. Le confetterie storiche del corso principale hanno vetrine che sembrano installazioni d’arte.

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Da sapere per organizzare il viaggio

I biglietti per le corse autunnali si esauriscono rapidamente, spesso entro pochi giorni dall’annuncio. Il calendario stagionale viene pubblicato a settembre sul sito ufficiale della Ferrovia dei Parchi e su su Fondazione FS Italiane, che gestisce le prenotazioni. Per chi arriva da fuori regione, Sulmona è raggiungibile in treno da Roma (circa due ore sulla linea per Pescara, con cambio) o in auto dall’A25.

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