Ferrovia dell'Albula, Svizzera: il treno lento che passa dal viadotto del Landwasser
Attraversare la Svizzera a ritmo lento sui celebri trenini rossi della Ferrovia Retica. È una di quelle esperienze che un viaggiatore deve fare, almeno una volta nella vita. In un mondo sempre di fretta, sono il simbolo del viaggio slow che deve attenersi a qualche buona regola: scegliere preferibilmente i treni regionali, concedersi il tempo di scendere e risalire per scoprire cosa c’è attorno alle stazioni, mangiare i prodotti delle fattorie locali, optare per qualche tratto da percorrere a piedi. Insomma, un turismo rispettoso della natura e capace di generare valore per le comunità locali.
Si parte da Coira, città millenaria
Conoscevo già il Bernina Express, lo splendido percorso che da Tirano, in Valtellina, porta a St. Moritz attraverso il Passo del Bernina a 2.328 metri di altitudine. Ma proprio per la fama di cui gode l’itinerario, i trenini sono spesso sovraffollati, in particolare nei fine settimana. Cercavo qualcosa di meno conosciuto.
Eccomi allora a Coira, la più antica città svizzera, capitale del Canton Grigioni, il più grande e meno abitato della Confederazione. Voglio percorrere la linea dell’Albula che collega Coira a St. Moritz passando attraverso il viadotto del Landwasser, uno dei capolavori dell’ingegneria ferroviaria alpina. Proprio attorno al viadotto, patrimonio mondiale UNESCO, vengono organizzate una serie di nuove esperienze tra natura, cultura e avventura chiamate “Mondo del Landwasser” (Landwasserwelt) che consentono di esplorare l’ambiente alpino nel cuore dei Grigioni.
Da Coira al Viadotto del Landwasser
Alla stazione di Coira salgo su uno dei frequenti treni regionali che circolano sulla linea dell’Albula. Certo, ci sono anche i turisti, perché su questo tratto transita il Glacier Express che collega Zermatt a Tirano, passando sempre per St. Moritz; ma i trenini rossi della Ferrovia Retica sono normali treni regionali frequentati dalla gente del posto.
Si risale inizialmente un tratto la valle del Reno, che qui è un torrente di montagna le cui acque hanno ancora più di mille chilometri da percorrere prima di sfociare nel Mare del Nord; poi la linea ferroviaria piega verso Thusis, dove inizia il tratto ferroviario tutelato dall’UNESCO.
Scendo a Alvaneu, dove parte il treno-navetta che consente di raggiungere comodamente la fermata creata presso il Viadotto. È una delle nuove esperienze organizzate per valorizzare questa parte della valle. In pochi minuti a piedi si sale alla piattaforma panoramica di osservazione. Da qui si gode una vista spettacolare sull’imponente viadotto costruito nel 1903, con piloni alti 65 metri sulle acque del torrente Landwasser. Basta inquadrare il codice QR sistemato vicino alla piattaforma per conoscere l’orario di passaggio dei treni e tenersi pronti con la macchina fotografica per immortalare il momento. Non occorre attendere molto perché c’è un intenso via vai di circa 60 convogli al giorno. Uno scenario che deve essere piaciuto anche ad Alfred Hitchcock che nel 1938 vi girò alcune scene del film La signora scompare.
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Da Filisur a Davos
Risalgo su un vagone scoperto di una successiva navetta per raggiungere Filisur e adesso il celebre viadotto lo percorro davvero, a ritmo lentissimo perché il macchinista sa che i passeggeri non perderanno occasione per fare altri scatti.
Filisur è un paesino di soli quattrocento abitanti ma è al centro delle nuove iniziative turistiche.
Davanti alla stazione ad aspettare i passeggeri c’è il Landwasser Express, un trenino su gomma, adatto a famiglie e bambini, che attraversa la foresta e conduce sotto il viadotto, offrendo una prospettiva inedita sull’opera, con punto ristoro incluso. Insomma, da sopra, da sotto o percorrendolo a bordo di un treno, adesso il celebre Viadukt lo si può vedere da ogni anglolazione.
Filisur è anche la stazione da cui si diparte un ramo laterale della Ferrovia dell’Albula che mi conduce fino a Davos. Sono curioso di scoprire la celebre località di sport invernali, dove ogni anno in gennaio i potenti della terra si riuniscono per il World Economic Forum che la rende off limits per i comuni mortali. Fuori stagione, Davos è un paesone po’ triste, fatto di alberghi, boutique del lusso (comprese quelle con gli immancabili orologi in vetrina) e condomini vuoti. Quello che vale il viaggio è, ancora una volta, il tragitto ferroviario.
Da Filisur la linea si inerpica su strettissime e profonde gole. Ad un tratto, fra una galleria e l’altra, il convoglio supera una cascata. Visto dalla vettura scoperta, lo spettacolo è davvero impressionante. Per rivivere l’atmosfera dei primi viaggi ferroviari, da Davos a Filisur (e viceversa) in estate è in servizio quotidiano un trenino storico con carrozze del 1920. Panche in legno, finiture in ottone dorato, una gentile bigliettaia che sembra uscita da un film d’epoca e le praterie d’altitudine di Davos, impreziosite a inizio della stagione estiva da una bellissima fioritura, fanno da corollario al breve tragitto che mi riporta a Filisur.
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A Bergün fra i ricordi di Heidi e quelli della Belle Époque
Alla buvette della stazione di Filisur attendo l’arrivo di un altro regionale sorseggiando una Rivella, il soft drink nazionale svizzero a base di siero di latte ed erbe. I trenini rossi della Ferrovia Retica si incrociano con quasi perfetta puntualità elvetica. I ritardi di 5 minuti possono essere perdonati e nessuno sembra scomporsi. D’altra parte, molti dei viaggiatori sono escursionisti muniti di scarponcini e bastoncini da camminata e non credo li attenda nessun pressante impegno di lavoro.
La mia destinazione adesso è la stazione più a monte: Bergün, in tedesco, Bravuogn, in romancio. Nelle vallate più interne dei Grigioni si parla ancora questa lingua di radice latina che è considerata una lingua nazionale, anche se a utilizzarla sono meno di 50 mila persone.
“Allegra!” mi accoglie con questo saluto la guida del Museo locale. Ovvero Buongiorno! in rumantsch. Il tipico museo etnografico con la ricostruzione degli ambienti del passato contadino è reso più interessante dal piano superiore, dove nel 1952 vennero girate alcune scene del primo film con protagonista Heidi, regia del nostro Luigi Comencini. Già, perché siamo nella Heidiland, le terre che fanno da scenario alle avventure della celebre orfanella svizzera: gli esterni del film ebbero come scenario proprio Bergün e le sue frazioni, tra cui Latsch e Stuls. Ambientazioni poi riutilizzate in uno dei remake successivi, quello del 2016, che fra i protagonisti, nel ruolo del nonno, ebbe anche un indimenticabile Bruno Ganz.
Un hotel liberty a prezzi interessanti
Questi scenari piacciono ai registi perché la valle dell’Albula è stata risparmiata da moderne costruzioni. Basta camminare pochi minuti per ritornare indietro nel tempo di almeno un secolo.
Il Kurhaus Bergün è un gioiello Liberty inaugurato nel 1906, poco dopo l’apertura della linea dell’Albula. Entrare nella grande hall dell’hotel o nell’ampia sala da pranzo e in quella da ballo ci lascia immaginare le atmosfere descritte da Thomas Mann ne La montagna incantata (che però è ambientato nella vicina Davos). L’albergo, con un bel parco e una moderna Spa, ha conservato buona parte degli arredi originali e anche per questo è entrato di diritto fra gli Swiss Historic Hotels.
Prima di riprendere un treno che attraverso il tunnel dell’Albula e altri magnifici paesaggi mi riporterà a sud verso l’Engadina e l’Italia, un’ultima imperdibile tappa è il Museo ferroviario interattivo di Bergün, aperto tutto l’anno, dedicato alla storia della ferrovia dell’Albula e alle grandi opere ingegneristiche che ne hanno consentito l’apertura: 1300 metri quadrati di superficie espositiva su più piani e oltre 600 oggetti di tutti i tipi esposti, compresi tanti modellini di treni che appassioneranno anche chi viaggia in famiglia.