Madrid e dintorni. Itinerario tra le residenze della Corona spagnola

Potere, bellezza, arte e ambizione. A meno di un’ora da Madrid si susseguono palazzi, monasteri e giardini che raccontano la storia della monarchia spagnola. Da Aranjuez a Segovia, da La Granja fino all’Escorial, si snoda un itinerario per un lungo weekend tra luoghi spettacolari.

Palacio Real, Madrid; © Javier Sanchez
Palacio Real, Madrid; © Javier Sanchez
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A Madrid è nata una stella

Potrebbe suonare strano che un viaggio nella storia parta da un capolavoro di architettura aperto da un paio d’anni. Eppure, è così. Si tratta dell’ultimo arrivato tra i grandi musei europei ed è già uno di quelli che vale il viaggio, perché racconta una verità semplice: la storia non la fanno solo i sovrani e le loro guerre di conquista, ma soprattutto i tesori e gli oggetti che ci hanno lasciato, loro malgrado. I sovrani passano, i capolavori rimangono. Si chiama Galería de las Colecciones Reales, raccoglie il meglio dei tesori della casa reale e, attraverso di essi, racconta la storia della monarchia spagnola. Si trova a pochi passi dalla Catedral de Almudena e dal Palacio Real e ai visitatori offre un regalo prima ancora di varcare l’ingresso: la vista sulla Sierra de Guadarrama, la stessa che i reali hanno ammirato per secoli.

Dagli Asburgo ai Borbone, tra le opere spiccano 15 chilometri di arazzi fiamminghi, dipinti di Goya e Velasquez, mobili e ceramiche, cristalli e carrozze. Ma la storia racchiusa in queste sale affonda la radici in qualcosa di ancora più antico. È il tratto delle mura del IX secolo, rinvenute durante la costruzione del museo, fatte erigere per proteggere Al Andalus dalle forze cristiane. Forse la sorte ha voluto che si ricordasse anche qui il capitolo di storia della Spagna scritto dagli arabi e durato otto secoli.

Del resto, anche il Palacio Real nasce laddove un tempo sorgeva l’Alcazar, la fortezza di epoca islamica distrutta da un incendio proprio quando Filippo V, primo re della nuova dinastia, siede sul trono. Dalle ceneri nasce quella che ancora oggi è una delle più grandi residenze europee, espressione di potere e ambizione dei Borbone che per la costruzione di questa meraviglia pensano a Versailles (Filippo V ci era nato) ma chiamano un architetto italiano (anzi, due). Come ’italiano’ era Carlo III, già re di Napoli e figlio di Elisabetta Farnese, vero artefice delle scelte decorative del palazzo, dove ogni stanza è diversa dall’altra ma tutte sembrano progettate per ricordarti quanto sei piccolo. Si va dal Salón de Gasperini, con pareti ricoperte da seta ricamata, alla splendida Sala de Porcelana, completamente ricoperta da piastrelle prodotte dalle manifatture El Retiro. Una fabbrica che il re volle creare sul modello di Capodimonte, importando dall’Italia stile, tecniche e perfino artigiani.

I giardini di Aranjuez; © Hugo Fernández
I giardini di Aranjuez; © Hugo Fernández

Aranjuez: la colonna sonora della Spagna

“Il profumo delle magnolie, il canto degli uccelli e lo zampillare delle fontane”. Così Joaquín Rodrigo descriveva le sensazioni che Aranjuez ispira nel suo Concierto de Aranjuez, il più celebre concerto per chitarra e orchestra della storia. Note che non raccontano soltanto questo posto meraviglioso ma forse tutta la Spagna. Aranjuez, a soli 50 chilometri da Madrid, è da secoli il rifugio preferito di chi cerca sollievo dalla calura della capitale. Fu Filippo II a scegliere questo angolo verde sulle rive del Tago come residenza reale di campagna e, ancora oggi, la cittadina conserva un’atmosfera rilassata, lontana dal traffico e dalla frenesia madrilena.

Concepito inizialmente in stile manierista e rimasto incompiuto per oltre un secolo e mezzo, il Palazzo Reale assunse il suo aspetto definitivo grazie agli interventi promossi da Carlo III e Isabella II, che affidarono i lavori a un allievo di Luigi Vanvitelli. Tra gli ambienti più sorprendenti spiccano il Gabinetto di Porcellana, autentico gioiello del rococò spagnolo con pareti interamente rivestite di porcellana decorata, e il Gabinetto Arabo, testimonianza del fascino esercitato dall’Oriente sulle corti europee dell’Ottocento.

Ma il vero cuore di Aranjuez sono i suoi giardini. Con oltre 150 ettari di viali alberati, fontane monumentali e boschetti ombrosi, costituiscono uno dei più vasti complessi storici d’Europa. Pensati per il piacere, il riposo e la contemplazione, continuano ancora oggi a offrire la più piacevole delle fughe dall’afa e dal ritmo incessante della capitale spagnola.

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El Escorial; © Belen Imaz, Comunidad de Madrid
El Escorial; © Belen Imaz, Comunidad de Madrid

Real Monasterio de San Lorenzo de El Escorial

Se Madrid racconta la grandezza della monarchia, El Escorial racconta la sua ambizione. Filippo II immaginò un edificio capace di essere contemporaneamente monastero, palazzo, biblioteca, basilica e mausoleo. Un luogo dove pregare, governare, studiare e riposare per l’eternità.

Si trova a un’ora di treno a nord di Madrid, nella Sierra de Guadarrama (sì proprio quella che si ammira da Madrid) ed è una delle mete imperdibili sotto la tutela del Patrimonio Nacional, cioè l’ente statale che gestisce e conserva i beni storici, artistici e culturali appartenuti alla Corona di Spagna e destinati all’uso e al servizio dello Stato. Amministra palazzi reali, monasteri, giardini, collezioni d’arte, archivi e altri siti di grande valore storico (www.patrimonionaciol.es).

Ma l’Escorial è anche Patrimonio dell’Umanità UNESCO, perché ciò che ancora oggi si può ammirare qui ha un valore che travalica i confini della Spagna. Capolavoro del Rinascimento spagnolo, di dimensioni impressionanti, abbonda di opere d’arte che portano la firma di artisti come El Greco, Goya, Tiziano, Veronese, Tintoretto, Benvenuto Cellini. Eppure, questa ricchissima collezione di opere non è che una parte di ciò che vi attende nel corso della visita. C’è la Real Biblioteca del Monasterio, considerata una delle più belle e importanti al mondo: sotto le sue volte, completamente affrescate, gli scaffali conservano una collezione di manoscritti orientali unica al mondo. C’è la Cripta de los Reyes dove sono sepolti quasi tutti i monarchi di Spagna e c’è il primo scalone imperiale mai realizzato. L’Escorial è il culmine della cultura spagnola del XVI secolo, il Secolo d’oro, un luogo che è insieme tante cose apparentemente distanti che convivono in armonia: monastero e museo, palazzo reale e panteón dinastico. Insomma, nel Cinquecento venne considerato l’ottava meraviglia del mondo. E, forse, avevano ragione.

L'imponente acquedotto romano di Segovia; © Angelo Pittro
L’imponente acquedotto romano di Segovia; © Angelo Pittro
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Segovia: come in una favola

Segovia vi seduce prima ancora di averci messo piede. La vedrete ergersi all’improvviso, in lontananza, verde e monumentale, onirica e reale in cima a uno sperone di roccia. A darvi il benvenuto sarà l’acquedotto romano del I secolo con i suoi 167 archi, alti 28 metri: imponente capolavoro di ingegneria, gioia per gli occhi, è uno dei più importanti monumenti romani della Penisola Iberica. E sarebbe già abbastanza per venire fin qui. Ma Segovia è uno di quei posti baciati dalla sorte e dalla storia. XII secolo: su fondamenta romane gli arabi costruiscono l’Alcazar, la fortezza che poi i re di Castiglia trasformano in palazzo reale; oggi è ancora lì, a picco sulla collina, in posizione dominante, calamita per i turisti e musa per Walt Disney, che sembra essersi ispirato a lei per il castello di Biancaneve. Sarà per questo che il confine tra fiaba e realtà qui risulta sfumato, soprattutto al tramonto, quando la luce seduce e stimola l’immaginazione. Ma non è ancora tutto: perdetevi tra i vicoli del quartiere ebraico e fermatevi a contemplare una delle ultime cattedrali gotiche costruite in Europa, proprio quando il Rinascimento era oramai arrivato: archi rampanti, pinnacoli elaborati e una torre campanaria alta circa 88 metri. Ecco, questa è Segovia, città che, nel suo insieme, l’UNESCO ha voluto nominare Patrimonio dell’Umanità: dall’ingegneria romana al medioevo cristiano, passando per influenze arabe, ebraiche e templari, tutto concentrato in un’area urbana intatta e di grande valore visivo e monumentale.

Una mongolfiera nel cielo di Segovia. Sotto, la Cattedrale; © Angelo Pittro
Una mongolfiera nel cielo di Segovia. Sotto, la Cattedrale; © Angelo Pittro

La Granja: il sogno di Versailles

Quando Filippo V arrivò in Spagna portò con sé molte cose: una nuova dinastia, una diversa idea di monarchia e il ricordo di Versailles, dove era nato e cresciuto. A meno di 15 chilometri da Segovia, ai piedi della Sierra de Guadarrama, cercò di ricreare quel mondo costruendo il Palacio Real de La Granja de San Ildefonso. Doveva essere un rifugio per la pensione del sovrano; diventò una delle più spettacolari residenze reali d’Europa.

Ci sono ffreschi, arazzi e arredi provenienti dalle principali manifatture europee, un vero manifesto del gusto borbonico. Ma sono soprattutto i giardini a lasciare il segno. Disegnati secondo il modello francese, si estendono per oltre 140 ettari e ospitano ventisei fontane monumentali alimentate esclusivamente dalla forza di gravità, senza l’ausilio di pompe meccaniche.

Divinità classiche, allegorie mitologiche e giochi d’acqua raccontano il linguaggio del potere assoluto, lo stesso che nel Settecento si esprimeva a Versailles. Eppure, sullo sfondo, le montagne della Guadarrama ricordano che siamo in Castiglia. È proprio questo incontro tra eleganza francese e paesaggio spagnolo a rendere La Granja un luogo unico, forse il più sorprendente tra le residenze della Corona.

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La celebre piazza di Chinchón; © Angelo Pittro
La celebre piazza di Chinchón; © Angelo Pittro

Chinchón: non solo la piazza

Qui non ci sono residenze reali, giardini o fontane monumentali. Siamo 45 km a sud della capitale, tra colline e strade di campagna. Chinchón è un posto semplice, celebre per la sua Plaza Mayor, il centro su cui converge la vita di questa comunità, simbolo di quella Spagna che lascia il segno, pur non ospitando re e regine. La piazza, dicevamo: guardatela bene, è ovale, cosa piuttosto insolita visto che le piazze maggiori spagnole tendono ad essere rettangolari. Sul perimetro si affacciano tre livelli di balconi in legno. Dicono che sono 234 ma non importa, ciò che conta è l’effetto che creano: un teatro all’aperto dove si esibisce lo spettacolo della vita, che sia il mercato o la corrida, la rappresentazione della Passione di Cristo durante la Settimana Santa o la fiera dell’anice (il liquore che ha reso famoso questo luogo). Oggi, come nei secoli passati, è qui che le tradizioni trovano lo spazio per continuare a vivere ed è qui che la gente comune si ritrova per bere un caffè o cenare.

Ma Chinchón non è solo la sua piazza. A pochi passi dalla piazza, oltrepassato il fragore dei tavoli all’aperto, si erge la Chiesa di Nuestra Señora de la Asunción. Sull’altare maggiore c’è un’Assunzione della Vergine di Goya — dipinto commissionato nel 1812 dal fratello del pittore, Camilo, che era cappellano qui, dopo che le truppe francesi avevano saccheggiato e bruciato la chiesa. Qualcuno doveva rimettere insieme i pezzi e Goya lo fece. Con un pennello.

Prendetevi poi il tempo per entrare nel mondo raccolto del Parador de Chinchón: un hotel a 4 stelle della catena pubblica spagnola Paradores de Turismo, ricavato nell’antico monastero agostiniano di Nuestra Señora del Paraíso. Fondato dai primi Signori di Chinchón nel XV secolo, conserva il chiostro e la scala originali, oltre alla cappella primitiva oggi trasformata in una suite molto raffinata. Due chiostri restaurati, una collezione di arte religiosa, un giardino curato: tutto qui parla ancora il linguaggio lento della vita monastica, come se il rumore del mondo si fermasse esattamente sulla soglia.

Una camera al Parador de Chinchón, ricavato nell’antico monastero agostiniano di Nuestra Señora del Paraíso; © Angelo Pittro
Una camera al Parador de Chinchón, ricavato nell’antico monastero agostiniano di Nuestra Señora del Paraíso; © Angelo Pittro
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Dormire nei paradores

La Spagna può vantare una delle più lungimiranti politiche pubbliche nel campo del turismo: i paradores. Nata nel 1928 per iniziativa dello Stato, questa rete di circa cento hotel ha trasformato castelli, monasteri, conventi e palazzi storici in luoghi di accoglienza, con un duplice obiettivo: preservare monumenti di enorme valore e portare sviluppo economico nelle aree meno frequentate del Paese.

Il risultato è straordinario. Oggi soggiornare in un parador significa dormire tra mura che raccontano secoli di storia, senza rinunciare al comfort contemporaneo. Ma il vero successo del progetto è aver dimostrato che la tutela del patrimonio può diventare un motore di crescita sostenibile. Molto prima che si parlasse di overtourism e rigenerazione territoriale, la Spagna aveva già intuito che il turismo poteva essere uno strumento di valorizzazione culturale e non solo di consumo. I paradores restano così un esempio virtuoso di come lo Stato possa investire nella bellezza, conservarla e allo stesso tempo renderla accessibile a tutti.

Queste sono le strutture che abbiamo visitato nel nostro viaggio:

Parador di Chinchón https://paradores.es/es/parador-de-chinchon

Parador di Segovia https://paradores.es/es/parador-de-segovia

Parador di La Granja https://paradores.es/es/parador-de-la-granja

La Spagna all’UlisseFest 2026 di Genova

Quest’estate raggiungete Genova: in occasione dell’edizione 2026 di UlisseFest - la Festa del Viaggio, il 9 luglio, alle 18.30, presso il Palazzo Rosso - Mentelocale Bistrot, potrete assistere all’incontro La Spagna attraverso lo sguardo femminile, con Blanca Pérez Sauquillo, direttrice dell’Ente Spagnolo del Turismo, Noelia García Pérez, direttrice del progetto del Museo del Prado, Francesca Di Pietro, viaggiatrice, e Silvia Salmeri, fondatrice di Destinazione Umana. A seguire, inaugurazione della mostra fotografica Paesaggi di donne che hanno fatto la storia. Il viaggio attraverso lo sguardo femminile, un percorso dedicato a figure femminili che hanno contribuito a interpretare e raccontare la cultura, l’arte e i territori della Spagna, con brindisi e degustazioni delle eccellenze spagnole. L’evento è organizzato in collaborazione con l’Ente Spagnolo del Turismo. 

Angelo ha viaggiato con l’Ente del Turismo Spagnolo. I collaboratori di Lonely Planet non accettano gratuità in cambio di recensioni positive.

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