Il nostro viaggio alle Azzorre: una mini guida a Terceira e São Miguel
Nel cuore dell’Oceano Atlantico, tra l’Europa e il Nord America, le Azzorre sono state a lungo un mistero accessibile a pochi, ma oggi visitarle è diventato molto più semplice. Diverse compagnie, anche low cost, volano sulle isole, principalmente a São Miguel; dall’Italia una soluzione comoda è il volo diretto da Milano operato da SATA, la compagnia locale.
Le Azzorre sono nove: con un tempo sufficiente a disposizione, le si vorrebbe visitare tutte, anche la remota e minuscola Corvo. Avendo una settimana, la combinazione Terceira–São Miguel funziona alla perfezione: São Miguel è un concentrato di fenomeni vulcanici, cascate e trekking, mentre Terceira affianca una natura selvaggia a un patrimonio culturale importante, con una città storica riconosciuta dall’UNESCO.
Partiamo da Terceira. La visita al suo capoluogo, Angra do Heroísmo, è imprescindibile. È stato il primo sito portoghese nominato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, riconosciuto nel 1983 per il suo impianto urbano e il ruolo strategico nelle rotte atlantiche. Solo tre anni prima, nel 1980, un violento terremoto aveva distrutto gran parte della città, ma oggi non rimane traccia di quella tragedia: Angra è stata ricostruita con cura e camminare per le sue strette vie acciottolate, accompagnati dal persistente profumo dell’oceano che solletica le narici, è un piacere che non si dimentica.
Una storia che si sente ripetere spesso ad Angra e in tutta l’isola è quella che riguarda i tori. La tradizione vuole che, durante l’occupazione spagnola, gli abitanti dell’isola respinsero un attacco liberando alcuni tori sulla spiaggia e creando un tale caos da mettere in fuga le truppe. Oggi la tourada à corda è ancora una tradizione molto sentita: un toro viene liberato nelle vie del paese, tenuto da una lunga corda manovrata dai pastores, mentre gli abitanti (e, a quanto pare, anche qualche coraggioso turista) si divertono a schivare le sue cariche. Paulo, la mia guida, me ne parla con gli occhi che brillano. Io, sulle prime, fatico a capire. Poi mi mostra un video: viene liberato un toro, la gente scappa, qualcuno si avvicina un po’ troppo, tutti urlano. Non ho chiaro chi vinca, ma tre cose sono certe: il toro sta benissimo ed è la star dell’evento, gli abitanti di Terceira vanno matti per questa tradizione e, come già mi era stato anticipato, sull’isola sanno davvero come fare festa. Ne ho avuto conferma partecipando per caso a un festeggiamento di laurea lungo la strada principale di Angra: ho provato la tentazione fortissima di unirmi, ma mi aspettavano ancora parecchie cose da vedere.
Ad Angra il mio punto d’appoggio è stato il Boutique Hotel Teatro, nel pieno centro della città, con camere spaziose e uno stile giustamente “teatrale”, tra tappeti e tendaggi sfarzosi. Ma il vero colpo di scena è la piscina interna nel patio, circondata da palme, perfetta per rinfrescarsi dopo una giornata di esplorazioni. Senza dimenticare la gentilezza del personale, che dispensa consigli con la naturalezza di chi accoglie un amico in visita.
Lasciando Angra e spostandosi verso l’interno, l’isola cambia completamente volto. Le Furnas do Enxofre ne sono un esempio perfetto: un’area di fumarole dove il terreno respira, fuma e borbotta, che si può esplorare seguendo un percorso circolare di circa un chilometro, semplice e adatto anche ai bambini. Qui si incontrano oltre venti bocche che esalano gas dal sottosuolo. Il vulcano è inattivo dal XVIII secolo, ma l’odore di zolfo non lascia dubbi sulla sua presenza. A volte la nebbia o la pioggia coprono tutto, altre volte il panorama si apre e regala scorci quasi lunari. In ogni caso, la sensazione è quella di trovarsi in un museo geologico all’aperto.
Poco distante si trova la Gruta do Natal, una galleria lavica nata dal raffreddamento di un antico flusso di magma. È un tunnel vulcanico visitabile, modellato dal passaggio della lava che ha lasciato tracce evidenti lungo le pareti: forme irregolari, bolle solidificate e superfici levigate dai gas in movimento. Un luogo semplice ma affascinante, che permette di vedere da vicino la struttura interna di un antico sistema eruttivo.
Nel programma non può mancare l’Algar do Carvão, probabilmente il luogo più iconico di Terceira: un condotto vulcanico verticale in cui si scende nel ventre di un vulcano, con stalattiti di silice e una vegetazione che non ti aspetti. I locali ne parlano sempre con un certo orgoglio, come se fosse la carta d’identità dell’isola. Purtroppo, durante il mio viaggio era chiuso al pubblico. Un ottimo motivo per tornare.
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Tra le chicche da non perdere c’è Lagoa das Patas, un piccolo lago immerso nella Mata da Serreta, una grande area forestale nel settore occidentale di Terceira. È un bosco fitto e umido, dominato da criptomerie altissime, felci e muschi che ricoprono tutto, tra tronchi, rocce, perfino i tavoli da picnic. Il lago ospita anatre e piccoli uccelli d’acqua che si muovono liberamente, e capita spesso di incrociare galline o gatti che si aggirano tranquilli nell’area. In mezzo a questo scenario appare lo specchio d’acqua, semplice ma di una bellezza quasi teatrale: il verde intenso del bosco si riflette sull’acqua scura e l’umidità rende ogni dettaglio più vivido. Con una leggera pioggerellina — condizione tutt’altro che rara da queste parti — tutto diventa ancora più scenografico.
E se anche per voi i viaggi si legano inevitabilmente alla cultura del vino, sappiate che Terceira offre un capitolo di tutto riguardo. Qui la viticoltura è un piccolo esercizio di tenacia: le vigne crescono a pochi passi dall’oceano, protette da muretti di pietra lavica che le difendono dal vento e dal sale. La zona dei Biscoitos è il cuore di questa produzione, fatta di micro-parcelle scolpite nella roccia che sembrano più giardini che vigneti. I vini che ne nascono sono bianchi freschi e minerali, con una nota salina che arriva direttamente dall’Atlantico. Una visita e una degustazione — come quella da Materramenta — raccontano quanto il territorio vulcanico dell’isola entri nel bicchiere, trasformando ogni sorso in un piccolo compendio di lava, mare e pazienza.
Con un rapidissimo volo interno si torna a São Miguel, dove mi aspetta una delle 25 esperienze imperdibili selezionate in Best in Travel: il whale watching (tra l’altro, un’ottima idea regalo natalizia). Trovandosi nel mezzo dell’oceano Atlantico, São Miguel è uno dei posti migliori al mondo per avvistare cetacei. Le compagnie locali offrono tutte una garanzia semplice ma efficace: se non si avvista nulla, la seconda uscita è gratuita.
La vera scelta è un’altra: catamarano o speed boat? Il catamarano è più stabile, più tranquillo, meno adrenalinico. La speed boat, invece, fa esattamente ciò che promette: sfreccia. Si vola letteralmente sulle onde dell’Atlantico, spesso attraversando rovesci improvvisi, ovviamente senza copertura. Ma è anche il modo migliore per vedere gli animali: ci si muove velocemente e si raggiungono prima i punti in cui vengono avvistati. Serve pazienza, dal momento che l’escursione dura circa tre ore, ma ne vale la pena. Sfrecciare sull’oceano con famiglie di delfini che giocano nella scia della barca è già un’emozione gigantesca. E se siete fortunati, come è successo a me, vedrete il soffio di una balena alle Azzorre, vivendo un’emozione che difficilmente si dimentica.
Una delle immagini più note dell’isola è la vista di Sete Cidades dal Miradouro Vista do Rei. È il punto panoramico più famoso di São Miguel, un balcone naturale sulla grande caldera dell’isola. Da qui si osservano i celebri laghi “gemelli”, uno verde e uno blu, incastonati sul fondo del cratere come due specchi di colore diverso. È un luogo che emoziona anche perché il tempo cambia di continuo: un minuto le nuvole avvolgono tutto, quello dopo si aprono all’improvviso e la caldera si illumina come un teatro che alza il sipario. Conviene rimanere qualche istante in più, perché a São Miguel la scena migliore arriva spesso quando si sta per andare via.
Se siete dei buongustai, allora è obbligatoria una sosta da Tony’s, a Furnas. Qui il cozido — il celebre stufato cotto lentamente in grandi pentole interrate nelle fumarole vulcaniche — è una tradizione che attira molti turisti, quindi conviene prenotare in anticipo. I diversi tagli di carne vengono serviti insieme alle verdure tipiche: cavolo, patata dolce, carote. Un piatto semplice solo in apparenza, perché il sapore che prende dalla cottura geotermica è inconfondibile. Per me, la migliore esperienza culinaria dell’intero viaggio.
Rimanendo a Furnas, il passo successivo è inevitabile: il Parque Terra Nostra. È qui che si trova la celebre piscina termale, una vasca monumentale di acqua ferruginosa color ocra che ribolle di calore. Ci si avvicina sempre con un pò di esitazione — l’acqua scura intimorisce — ma basta immergersi per sentire subito un benessere caldo e avvolgente. Attorno, il parco è un trionfo di verde: palme enormi, felci giganti, viali ombrosi che sembrano usciti da un romanzo d’avventura. È uno di quei luoghi in cui si torna bambini senza accorgersene, immaginandosi esploratori sperduti in un giardino tropicale in mezzo all’Atlantico.
Un altro aspetto che sorprende delle Azzorre è la varietà dei prodotti locali. Qui cresce di tutto, anche ciò che non ci si aspetterebbe in mezzo all’Atlantico. A São Miguel, ad esempio, si coltiva l’ananas azzorriano, più piccolo e profumato rispetto a quello tropicale classico. Ha un sapore intenso, quasi caramellato, e viene prodotto in serre di vetro che sfruttano il calore naturale del terreno. Curiosità: qui un ananas impiega circa due anni per maturare completamente, una lentezza che si sente nella perfezione e nella ricchezza del gusto.
Altro prodotto iconico dell’isola è il tè di Gorreana, uno dei pochissimi coltivati in Europa. Le piantagioni, con file ordinate di piante verdissime, sembrano uscite da un paesaggio asiatico, e invece sono lì, affacciate sull’oceano. Camminare tra i filari è già di per sé una piccola esperienza: il verde brillante delle piante incontra il blu dell’Atlantico e si ha uno scorcio che vale da solo la visita. Il tè viene ancora lavorato con macchinari storici e l’ingresso al percorso di visita è gratuito, cosa rara di questi tempi. Che lo si preferisca verde o nero, ha un gusto pulito, morbido e molto diverso dai tè industriali a cui siamo abituati.
Dicono che alle Azzorre il tempo cambi ogni cinque minuti, ed è vero. Ma forse è anche per questo che non ci si annoia mai. Tra vulcani, laghi che sembrano usciti da una fiaba, balene che spuntano quando meno te lo aspetti e ananas che crescono con molta calma, Terceira e São Miguel chiedono solo di tenere gli occhi ben aperti.
Marcello ha viaggiato con VisitAzores. I collaboratori di Lonely Planet non accettano gratuità in cambio di recensioni positive.