12 delle migliori cose da fare a Kōbe, in Giappone

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Secondo un vecchio adagio, gli abitanti della regione giapponese del Kansai aspirerebbero a «studiare a Kyōto, trovare lavoro a Osaka, vivere a Kōbe». Un bel riconoscimento per una città come Kōbe, molto vivibile eppure spesso trascurata, che da sempre gravita nell'orbita delle sue vicine Kyōto e Osaka, ben più conosciute e visitate. Ecco allora una rassegna delle migliori cose da fare a Kōbe. Seguite il nostro consiglio e dedicate alla città un po' più di tempo di quello che occorre per assaggiare la sua famosa carne di manzo: non ve ne pentirete.

La cabinovia dei Monti Rokkō. © jikgoe/Getty Images
La cabinovia dei Monti Rokkō. © jikgoe/Getty Images
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1. Scalare una montagna come si usa fare qui

Gli abitanti di Kōbe hanno coniato l’espressione mainichi tozan (毎日登山), che significa “escursione quotidiana in montagna”. Molti la interpretano alla lettera: la catena dei Monti Rokkō, vicinissima alla città, è solcata da sentieri ben tenuti che consentono di godersi agevolmente le bellezze naturali e i panorami di Kōbe e della baia di Osaka. Un’escursione di andata e ritorno dalla storica enclave collinare di Kitano-chō, un tempo sede della colonia straniera in città, al Giardino delle Erbe Aromatiche di Nunobiki può essere completata in un paio d’ore; per raggiungere il bacino idrico di Nunobiki, meno distante, e tornare indietro è sufficiente un’ora e mezza.


Il toponimo Rokkō viene spesso usato per indicare una montagna, ma in realtà si tratta di una catena montuosa che racchiude Kōbe tra sé e la baia di Osaka. Lungo le sue creste si trovano alcune delle attrazioni della città: il già citato Giardino delle Erbe Aromatiche, la minimalista Cappella del Vento dell’architetto Tadao Ando (aperta al pubblico solo durante l’evento annuale “Kōbe Rokkō Meets Art”) e la Rokkō Garden Terrace, uno spazio dedicato all’arte, con un belvedere. Sul versante opposto dei Monti Rokkō, Arima Onsen è un’antica località termale dove i viaggiatori possono rilassarsi nei numerosi ryokan (locande tradizionali giapponesi).


Suggerimento per la pianificazione: se l’alpinismo e le escursioni non fanno per voi, diverse funivie e cabinovie trasportano i visitatori da vari punti sulle pendici delle montagne. È poi sempre possibile optare per una via di mezzo: fare un’escursione a piedi in una direzione e poi prendere la funivia o la cabinovia per rientrare.

Una degustazione di sakè in una casa di produzione di Kōbe. © Applepy/Shutterstock
Una degustazione di sakè in una casa di produzione di Kōbe. © Applepy/Shutterstock

2. Assaggiare il sakè in una delle zone di produzione più antiche del Giappone

I Monti Rokkō garantiscono l’approvvigionamento idrico della città, e la qualità dell’acqua rende possibile produrre un sakè eccezionale. A est della stazione dello Shinkansen (treno proiettile) di Shin-Kōbe, il quartiere di Nadagogo (nome che significa “i cinque villaggi di Nada”) è noto per la produzione di sakè da quasi 700 anni: nel XVII secolo, l’80% del sakè consumato a Edo (l’odierna Tōkyō) proveniva proprio da Nadagogo. Il riso, l’altro ingrediente fondamentale del sakè, è quello di varietà Yamada Nishiki, coltivato nella prefettura di Hyōgo, di cui Kōbe è il capoluogo.


Nella zona rimangono circa 25 produttori di sakè, la maggior parte dei quali offre visite guidate e degustazioni. Il Grande Terremoto dello Hanshin del 1995 ha devastato la zona, ma la maggior parte delle strutture è stata ricostruita, cercando di recuperare il più possibile gli edifici originali. I magazzini ristrutturati, con legno grezzo e travi a vista, contribuiscono a creare l’atmosfera d’altri tempi di Nadagogo.


Suggerimento per la pianificazione: diversi produttori curano musei di grande interesse. Il mio preferito è il Museo della Birreria Hakutsuru, che si serve di diorami a grandezza naturale e filmati del procedimento tradizionale di produzione del sakè, con traduzioni in inglese disponibili tramite QR code.

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Una strada di Nanchin-machi. © Malcolm Fairman/Shutterstock
Una strada di Nanchin-machi. © Malcolm Fairman/Shutterstock

3. Immergersi nel passato di Kōbe, città cosmopolita

Quando, a metà Ottocento, il Giappone uscì dall’isolamento imposto per due secoli dallo shogunato Tokugawa, Kōbe fu una delle prime città in cui gli stranieri poterono stabilirsi. Inizialmente le aree di insediamento straniero erano costituite da agglomerati relativamente piccoli situati tra la stazione di Motomachi e il lungomare; con l’aumentare della popolazione, però, alcuni residenti stranieri cominciarono a interessarsi ai terreni situati ai piedi delle colline. Poiché si trattava di zone poco attraenti per la popolazione locale, composta in gran parte da pescatori, l’accesso a quei terreni venne concesso senza difficoltà e l’area si trasformò nel ricco quartiere di Kitano-chō.


La Kōbe moderna ha conservato in gran parte queste enclavi storiche. Fate una lunga passeggiata partendo da Kitano-chō, ai piedi delle colline, dove un tempo risiedevano ricchi commercianti e ambasciatori. Molte di queste dimore sono oggi dei musei: prendetevi il tempo necessario per scoprire, visitandoli, gli splendori del periodo Meiji giapponese (1868-1912). Da lì scendete verso il lungomare, passando davanti alla sinagoga di Kōbe, situata in un quartiere confinante con la zona musulmana, dove si trova la moschea. Il profumo invitante dello shawarma caldo (una specialità mediorientale a base di carne marinata) potrebbe attirarvi in uno dei ristoranti halal del quartiere, ma non abbuffatevi perché poco lontano c’è Nankin-machi, la Chinatown di Kōbe, con bancarelle che vendono cibi di ogni genere e negozietti di cianfrusaglie che invadono le strade. Il vostro giro si concluderà a Kaigandori, con i suoi edifici in stile art déco del primo Novecento (quelli risparmiati dal Grande Terremoto, perlomeno), dove risiedeva buona parte della locale comunità americana. 


Suggerimento per la pianificazione: Kōbe si può dividere sommariamente in tre zone principali. Kitano-chō si trova a nord. A sud si estende il lungomare, con i suoi eleganti edifici contemporanei. Tra i due estremi ci sono Sannomiya e Motomachi, ricche di negozi e ristoranti, oltre a Chinatown. 

L’Istituto per la Riduzione dei Disastri e la Riqualificazione Umana, © tantai pornchanthong/Shutterstock
L’Istituto per la Riduzione dei Disastri e la Riqualificazione Umana, © tantai pornchanthong/Shutterstock
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4. Scoprire come Kōbe si prepara al prossimo grande terremoto

Il 17 gennaio 1995, prima dell’alba, una scossa di magnitudo 6,9 si abbatté su Kōbe addormentata, causando la morte di oltre 6000 persone e provocando gravi danni a 400.000 edifici. Il terremoto rappresentò un drammatico campanello d’allarme per il Giappone, che si scoprì impreparato di fronte a eventi catastrofici purtroppo non improbabili considerata l’elevata sismicità del paese.


L’Istituto per la Riduzione dei Disastri e la Riqualificazione Umana è un museo-memoriale, dedicato al Grande Terremoto, che guarda anche al futuro per migliorare la risposta e la capacità di ripresa di fronte alle catastrofi. Nel contesto del sisma del 1995, la struttura mostra come le nuove tecnologie abbiano reso le costruzioni più resistenti, oltre a spiegare le procedure e i comportamenti corretti da seguire in caso di emergenza. Una sala riproduce il terremoto e i suoi effetti nei vari quartieri di Kōbe: un’esperienza spaventosa che fa riflettere. Questo è forse l’unico museo al mondo in cui il bookshop è rifornito di kit di emergenza.


Una deviazione: per apprezzare le più evolute tecnologie antisismiche giapponesi, date un’occhiata dietro l’edificio Merikan nel quartiere di Kaigandori. Gravemente danneggiato nel 1995, questo edificio è ora collegato a un enorme scheletro d’acciaio mobile in grado di sostenere le pareti in pietra in caso di nuovi sismi gravi.

Il santuario Ikuta-jinja. © nj.ap/Shutterstock
Il santuario Ikuta-jinja. © nj.ap/Shutterstock

5. Apprezzare le tecniche di costruzione tradizionali giapponesi

I giapponesi hanno alle spalle una lunghissima tradizione architettonica. Il Museo degli Strumenti da Falegnameria Takenaka illustra il legame tra l’architettura e l’ingegneria del Giappone e il progresso della tecnologia degli utensili. Gli sviluppi storici sono esposti accanto alle applicazioni pratiche, dalla millenaria tecnica di falegnameria senza chiodi del “sashimono” alle complesse geometrie del “kumiko”, che consiste nell’incastrare listelli sottili di legno senza l’impiego di chiodi o colla e viene utilizzato nell’arredamento d’interni.


Questo museo, situato a pochi passi dalla stazione di Shin-Kōbe, si trova nella tenuta di un ex presidente della Takenaka Corporation, una società di ingegneria civile ed edilizia. La struttura, insieme a una splendida casa da tè tradizionale, è stata progettata e costruita utilizzando proprio le tecniche e gli strumenti che sono oggetto delle esposizioni del museo. Per osservare un altro esempio concreto di applicazione delle tecniche edilizie tradizionali visitate l’Ikuta-jinja di Kōbe, considerato uno dei santuari più antichi del Giappone.


Una deviazione: un po’ più lontano da Kōbe, il maestoso Himeji-jō, un castello che si erge da oltre 400 anni, ha resistito al Grande Terremoto e persino a una bomba alleata durante la Seconda guerra mondiale (l’ordigno, fortunatamente, non esplose). È raggiungibile in treno in meno di un’ora.

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Il lungomare di Kōbe. © Sean Pavone/Shutterstock
Il lungomare di Kōbe. © Sean Pavone/Shutterstock

6. Esplorare il lungomare di Kōbe

Dopo il Grande Terremoto, Kōbe ha perso il primato di porto più trafficato al mondo, ma questo potrebbe aver contribuito a renderla ancora più attraente per i visitatori. Sul lungomare sono state realizzate varie attrazioni, molte delle quali concentrate nel Parco Meriken, una piazza affacciata sul porto. Qui si trova anche la Torre del Porto di Kōbe, una struttura in acciaio a traliccio alta 108 metri che ricorda un tamburo giapponese; il vicino Museo Marittimo offre uno spaccato della storia portuale della città attraverso modelli navali splendidamente dettagliati e mostre interattive.


Più vicino alla stazione ferroviaria, il Kōbe Harborland è un complesso commerciale e di intrattenimento che si anima la sera, quando la via principale, Gaslight St, è illuminata da lampioni a gas e le luci dell’intero lungomare si riflettono sull’acqua.


Suggerimento per la pianificazione: la vista panoramica più spettacolare è quella che si gode dopo il tramonto dalla Torre del Porto, aperta ogni sera fino alle 23:00.

7. Apprezzare l’incontro tra arte e architettura al Vague Kōbe

Da una trentina d’anni Kōbe richiama artisti e designer contemporanei. L’architetto Tadao Ando, nato nella vicina Osaka, è stato talmente affascinato da Kōbe e dalla prefettura di Hyōgo da realizzare qui la maggior parte delle sue opere più importanti. Anche altri artisti hanno lavorato a Kōbe, tra cui il designer Teruhiro Yanagihara, che qui ha costruito uno dei suoi due spazi creativo-sperimentali chiamati "Vague" (l’altro si trova ad Arles, in Francia).


Yanagihara ha acquisito l’ex edificio della Chartered Bank, costruito nel 1930 e sopravvissuto ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale e al Grande Terremoto del 1995. Mantenendo inalterata la struttura portante dell’edificio, Yanagihara ha ripensato gli interni, creando uno spazio fluido in cui esporre i propri lavori e una galleria dedicata ad altri artisti. Situato nel quartiere di Kaigandori e aperto dal venerdì al lunedì, Vague Kōbe è un luogo di grande fascino per gli amanti del design contemporaneo.


Una deviazione: Yanagihara ha scelto Kōbe perché era la porta d’accesso a Shikoku, una delle quattro isole maggiori dell’arcipelago giapponese, collegata alla prefettura di Hyōgo tramite l’isola di Awaji. Attraversate il ponte Akashi-Kaikyo per raggiungere Awaji ed esplorate altre mete legate al design contemporaneo, come l’Awaji Yumebutai, un monumentale complesso multifunzionale progettato dall’architetto Ando, e il retreat di benessere Zenbo Seinei, firmato da Shigeru Ban.

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La carne di manzo è una specialità di Kōbe. © Sarana Nakarat/Shutterstock
La carne di manzo è una specialità di Kōbe. © Sarana Nakarat/Shutterstock

8. Deliziarsi con il gusto della carne di manzo di Kōbe

Nessuna visita a Kōbe può dirsi completa senza un assaggio della sua carne di manzo, annoverata tra le migliori del mondo. Questa carne, che deve soddisfare criteri rigorosi, proviene da mucche nere giapponesi di razza Tajima, nate, allevate e macellate nella prefettura di Hyōgo. È possibile documentarsi sulle sue caratteristiche fondamentali presso la Kōbe Beef Gallery, a pochi passi dalla stazione di Shin-Kōbe. In questo piccolo museo scoprirete il processo di produzione della carne e i criteri di classificazione, oltre a un elenco dei ristoranti e delle macellerie che trattano questo prodotto di eccellenza. Su un piccolo bancone vengono preparati piatti a base di carne di Kōbe in stile teppanyaki (su una piastra di acciaio); nei dintorni della stazione di Sannomiya, tuttavia, la scelta di ristoranti è molto più vasta.


Suggerimento per la pianificazione: il Kōbe Plaisir è un ottimo posto per provare la carne, preparata in vari modi. Al Kōbe Gyūdon Hiroshige la carne di prima scelta viene affettata sottile e servita su un letto di riso. Il Daichi è una scelta affidabile per lo stile teppanyaki, con una gamma di tagli e prezzi diversi.

La statua di un trombettista jazz nel quartiere di Kitano-chō. © Marlon Trottmann / Shutterstock
La statua di un trombettista jazz nel quartiere di Kitano-chō. © Marlon Trottmann / Shutterstock
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9. Godersi la musica dal vivo nella culla del jazz giapponese

Il titolo di capitale giapponese del jazz è tuttora conteso tra Kōbe e Yokohama, ma nessuno mette in dubbio che Kōbe sia stata la culla del jazz nipponico. Nel 1923 i Laughing Stars, la prima jazz band giapponese, debuttarono in un hotel di Kōbe, e da allora la città ha coltivato con orgoglio la propria vocazione jazzistica.


Il 1923 fu un anno significativo per il jazz a Kōbe perché il Grande Terremoto del Kantō distrusse un gran numero di locali e sale da ballo di Tōkyō, costringendo i musicisti a cercare luoghi alternativi in cui esibirsi. Molti jazzisti optarono per Kōbe, la cui reputazione di città cosmopolita garantiva un pubblico molto bendisposto che li avrebbe accolti a braccia aperte.


La zona della stazione di Sannomiya è costellata di jazz club e bar, locali dall’atmosfera intima che ospitano a rotazione talentuosi musicisti locali e, occasionalmente, alcuni grandi nomi internazionali. Tra le varie rassegna jazzistiche in calendario spiccano lo Shinkaichi Music Festival, a maggio, e il Kōbe Jazz Street a ottobre.


Suggerimento per la pianificazione: il Sone Jazz Bar, fondato nel 1969, ha ospitato leggende del jazz come Louis Armstrong, il che è difficile da credere considerando l’atmosfera raccolta del locale. Ogni sera si esibiscono diverse band, che potrete ascoltare mentre cenate o sorseggiate un drink.

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