Viaggiare in ostello: come cambia il mondo dei backpacker oggi
Come sta cambiando il mondo degli ostelli e quali sono le tendenze del turismo giovanile che rappresenta una grossa percentuale di chi viaggia appoggiandosi a questo tipo di strutture? Quello dei backpackers, è un mercato con numeri in continua crescita. Se le prime generazioni di turisti zaino in spalla nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale erano poche decine di migliaia, dagli anni ’90 si parla di decine di milioni di giovani che si muovono in Europa contribuendo a costruire un’identità comune del continente.
Anche per gli ostelli la pandemia è stato un momento di crisi: più di 3.500 piccole strutture hanno chiuso i battenti, ma la ripresa è stata rapida, soprattutto per gli ostelli più grandi, si parla di centinaia di posti letto, con una gestione professionale. Numeri in crescita che hanno attirato l’attenzione delle catene alberghiere tradizionali, con alcuni brand presenti a livello globale che stanno entrando nel business degli ostelli. Come Accor che ha creato il marchio Jo&Joe e dopo Francia, Austria, Brasile, Colombia già da un paio d’anni ha inaugurato a Roma la sua prima struttura italiana.
L’interesse dei brand dell’hôtellerie nei confronti dell’ospitalità a basso costo è determinata da strategie economiche: grazie a una gestione dei costi più snella, minori costi di manutenzione-personale e alla massimizzazione dei posti letto in camere comuni, gli ostelli offrono margini netti superiori rispetto al settore alberghiero classico.
In che cosa si distinguono gli ostelli indipendenti
Tuttavia, secondo gli esperti del settore, per le grandi corporation la difficoltà maggiore è creare quello speciale clima di comunità che gli ostelli a gestione indipendente sanno offrire. Uscire dalla camera per socializzare con coetanei che provengono da altre parti del mondo è sempre stata un’abitudine amata dai giovani che viaggiano sacco in spalla. Un modo di vivere la vacanza che continua negli ostelli moderni. Alle sole camerate, dove si doveva uscire e rientrare ad orari stabiliti (pena il rimanere chiusi fuori dalle strutture) si sono aggiunti spazi comuni, spesso con qualche tocco design. Qui si può mangiare assieme e partecipare alle serate e agli eventi organizzati, come concerti dal vivo, serate karaoke, stand-up comedy, presentazione di libri e varie altre animazioni.
Un protagonista della new wave degli ostelli italiani come Carlo Dalla Chiesa, amministratore delegato di Ostello Bello, catena con una dozzina di strutture sparse in tutta Italia, da Milano a Palermo, racconta che i suoi giovani clienti devono “avere paura di perdere qualcosa se escono dall’ostello”. Una battuta che sintetizza quello che è il mood principale degli ostelli: la socializzazione. Sulle magliette di chi lavora per Ostello Bello e sui muri delle strutture c’è la scritta: “questa casa non è un albergo”.
Eventi vengono organizzati praticamente ogni giorno della settimana anche all’Anda Hostel di Venezia Mestre pluripremiata struttura a pochi passi dalla stazione ferroviaria da dove si raggiunge il centro storico della città lagunare in soli 10 minuti, con frequenze dei treni che sono simili a quelle dei collegamenti urbani.
Nel 2018, la costruzione di questa nuova imponente struttura di 119 camere che può raggiungere i 700 ospiti, ha infatti rappresentato un momento di rigenerazione urbana per l’area multietnica attorno alla stazione di Mestre. La nuova generazione di ostelli situati in zone non auliche e più periferiche ha anche questa funzione: fare luce su aree urbane meno pubblicizzate sulle guide turistiche. Nel caso di Mestre, ad esempio, scoprire che non è solo il dormitorio di Venezia, ma ha un bel centro storico e un magnifico museo, l’M9 il Museo del ‘900. Da non perdere, a pochi minuti dall’ostello.
Sempre più viaggiatori individuali
Una tendenza a cui gli ostelli indipendenti, ma tutto il mondo del turismo in generale, presta sempre più attenzione è quella dei solo traveller: una percentuale sempre più significativa di giovani viaggia individualmente. È un fenomeno in crescita: gli incrementi nell’ultimo decennio si sono attestati intorno al 40%, con una larga percentuale costituito da ragazze e donne. Viaggiando in solitaria, si cercano esperienze che aiutino la crescita personale, l’autonomia, l’autostima, la capacità di adattarsi a situazioni diverse, la possibilità di incontrare e scambiare esperienze con altri viaggiatori. Negli ultimi anni la tecnologia è venuta in soccorso dei solo traveller. App come TripBFF, Backpackr o WeRoad aiutano a costituire dei gruppi di viaggio su determinate destinazioni e a condividere esperienze.
Attenzione particolare per le donne che viaggiano da sole: quasi tutti gli ostelli dispongono di camere comuni riservate alla clientela femminile. Si presta sempre maggior cura alla sicurezza e all’igiene, con la disponibilità di una o più docce e servizi in ogni camera, lockers per riporre oggetti e bagagli al sicuro (è importante avere con sé almeno un lucchetto).
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Premiati gli eco-wanderer
Ci sono poi associazioni di ostelli indipendenti, come gli Europe’s Famous Hostels (nel 2025 hanno festeggiato i trent’anni di vita) che premiano gli eco-wanderer, ad esempio con sconti nelle strutture per chi si sposta in treno o in bus. Un turismo più lento e più attento all’ambiente: sono i figli o i nipoti della generazione interrail che a partire dagli anni Settanta grazie alla mitica tessera di libera circolazione sulle reti ferroviarie europee contribuì non poco a ingrossare le fila dei backpacker. Agli Europe’s Famous Hostels aderiscono ostelli mitici che hanno fatto la storia di questo settore dell’accoglienza. Fra i tanti, il Balmers di Interlaken, il Kabul Hostel di Barcellona, il Downtown Hostel di Copenaghen, lo Yoho Hostel di Salisburgo.
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L’esperienza in ostello piace anche ai senior
Se fin qui abbiamo parlato soprattutto di turismo giovanile, paradossalmente il mondo degli ostelli piace sempre di più ai viaggiatori senior. Senza arrivare al recente caso che ha fatto notizia di Yuko Fujimoto, 92 anni, ospite di un ostello a Milano dopo essere partita da sola dal Giappone, bisogna sfatare un luogo comune. Gli ostelli non sono solo strutture per i giovani e normalmente non pongono limiti di età nell’accogliere i loro clienti. Certo, un viaggiatore più in la con gli anni dovrà fare un minimo di attenzione nella scelta della struttura. Se preferisce un minimo di tranquillità, ad esempio, dovrà evitare di prenotare in catene che si presentano come “party hostel”, perché qui è probabile che la festa sia assicurata tutte le sere, con i relativi pro e contro. Per venire incontro a chi cerca maggiore privacy molti ostelli, come l’Anda di Venezia, offrono camere individuali con servizi privati dove il soggiorno non sarà dissimile da quello in un normale hotel. Salvo trovare, nelle parti comuni, un’atmosfera molto più effervescente e favorevole alla socializzazione.