La Maremma del tufo: Pitigliano, Sovana, Sorano
La strada curva e Pitigliano appare d'un colpo, un'escrescenza di case estratte direttamente dal precipizio. Quella dei tornanti dove sorge il Santuario della Madonna delle Grazie è proprio l'immagine che tutti fotografano, quella che finisce sui calendari.
Poco distante c’è Sovana con le sue tombe etrusche e Sorano che tra grotte rupestri, boschi e muraglie di tufo si erge sopra la vallata del torrente Lente. Si trovano nella parte sud-orientale della Maremma, quasi al confine con il Lazio e si possono visitare in un giorno seguendo la strada tra campagne e boschi. Ma per capirli davvero serve viverci d'inverno, quando il vento entra nelle ossa e non c'è niente da fare se non guardare la pietra.
Pitigliano, il paese sospeso
Il paese si sviluppa su uno sperone di tufo alto circondato da tre valli che lo rendevano inespugnabile. Le case sembrano crescere dalla roccia stessa, come se qualcuno avesse scolpito un insediamento nel ventre della collina. Sotto, una rete di cantine e grotte scavate nel tufo. Il centro è un groviglio di vicoli in salita, archi medicei, piazze e fontane come quella di Sangallo, nella parte opposta alla Fontana delle 7 Cannelle, con subito dietro il monumento in bronzo al Villano a rappresentare le origini contadine.
C’è il Duomo, la fortezza Orsini e poi il ghetto ebraico con la Sinagoga edificata nel 1598, l’edificio è oggi aperto al pubblico insieme al Museo Ebraico, gestito dall’Associazione Piccola Gerusalemme. L’itinerario nel quartiere ebraico di Pitigliano si snoda attraverso il ghetto creato dai Medici nel 1622, dove si possono esplorare i luoghi cardine della vita comunitaria: il bagno rituale (Miqvé), la tintoria, la cantina, il forno delle azzime e il macello kasher. Il percorso si conclude poco fuori dal borgo antico con il cimitero monumentale, facilmente accessibile con una breve passeggiata. La presenza di una comunità ebraica fin dal Cinquecento le ha valso l’appellativo di Piccola Gerusalemme.
Proseguendo verso la fine del paese, in direzione di Sorano, il paesaggio si apre sul Parco Orsini, un’area che fonde botanica e mito, meta privilegiata per le uscite didattiche grazie alla sua ricca biodiversità di licheni e timo selvatico.
Ho capito presto che il mio paese era molto meno sconosciuto di quanto credessi da adolescente, quando mi sembrava di vivere in un lembo di terra tagliato fuori dal mondo. Gli autobus per Viterbo passavano due volte al giorno (andata e ritorno), qualcuno in più per Grosseto, la stazione ferroviaria più vicina è a 50 chilometri. A un certo punto il cinema ha chiuso. Eppure tutti lo conoscono, più del capoluogo di provincia: ci hanno passato un fine settimana, lo hanno visto in uno di quei programmi Rai sui borghi italiani, ne hanno riconosciuto il profilo in un film o in una serie tv. È stato scelto spesso come set cinematografico – l’anno scorso per il film di Noah Baumbach con George Clooney Jay Kelly – e anni fa si è trasformato addirittura in Caserta per la produzione dei Tudor.
Le Vie Cave etrusche
Le Vie Cave restano uno dei miei posti preferiti. Il regista Matteo Garrone ha girato le scene del Racconto dei racconti in questi corridoi angusti e sinuosi. Scavati nel tufo con pareti che sfiorano i venti metri d’altezza, restano avvolti nel mistero: se l’ipotesi archeologica principale li vede come antichi collegamenti sacri tra le necropoli etrusche, il Medioevo li ha riscoperti come vitali arterie di comunicazione. Lungo i dieci chilometri delle Vie Cave che cingono Pitigliano, il cammino si trasforma in un’immersione archeologica tra santuari, edicole votive e antichi graffiti.
L’itinerario tocca le direttrici più suggestive: dalla Via Cava dell’Annunziata a quella di San Giuseppe, passando per i sentieri di Fratenuti e della Madonna delle Grazie. Il percorso include inoltre la Via Cava del Gradone, perla del Museo Archeologico all’aperto "Alberto Manzi", e la Via Cava di Poggio Cani, che offre un accesso scenografico direttamente dal cuore del borgo, scendendo dalla scalinata di Porta di Sovana.
Iscriviti alla nostra newsletter! Per te ogni settimana consigli di viaggio, offerte speciali, storie dal mondo e il 30% di sconto sul tuo primo ordine.
Sovana, il silenzio sulla via lastricata
Da Pitigliano a Sovana ci sono otto chilometri attraverso campagne, vigneti e aree boschive. Sovana è molto più piccola, quasi irreale: un’unica via lastricata a spina di pesce – pietre rosa e grigie con geometria medievale – che attraversa il paese per cinquecento metri. La chiesa di Santa Maria con affreschi duecenteschi, il Duomo romanico isolato tra i campi.
Intorno si sviluppano le Vie Cave etrusche e le necropoli sono poco fuori: tombe monumentali, tra cui la più famosa la Tomba Ildebranda del III-II secolo a.C., dell’originaria decorazione in stucchi policromi e pilastri zoomorfi restano oggi le imponenti colonne e il timpano, scolpiti direttamente nel tufo e oggi punteggiati dalle caratteristiche patine dei licheni. Dello stesso periodo la tomba “a edicola” della Sirena con raffigurata una donna bicaudata che regge la vela di un vascello affondato.
Sorano, il labirinto verticale
Sorano è aggrappato a uno sperone che domina la valle del Lente. Mentre Pitigliano si sviluppa in orizzontale, questo borgo si arrampica in verticale: case, vicoli e fortezze che salgono uno sopra l’altro in una stratificazione difensiva. Anche qui c’è una fortezza realizzata dagli Aldobrandeschi e ampliata poi dai Conti Orsini che domina dall’alto con bastioni e torri e ospita il Museo Civico Archeologico.
Il centro è un labirinto di scalinate, archi, passaggi che collegano edifici a livelli diversi. Si sale e scende continuamente, d’inverno, quando la nebbia sale dal fiume, i vicoli deserti e le case sembrano fluttuare nel grigio.
La Maremma è un territorio generoso di acque termali, e quelle di Sorano rappresentano la meta più prossima a Pitigliano. Situate a metà strada tra le due "città del tufo", le sorgenti sgorgano a una temperatura costante di 37,5°C, immerse in un paesaggio rurale dove boschi e pascoli definiscono l’orizzonte.
La struttura si sviluppa attorno a una vasca principale su due livelli, a cui si aggiunge una piscina sportiva per la stagione estiva e un centro benessere. Il punto più suggestivo resta però il Bagno dei Frati: una vasca storica incastonata nel bosco, già frequentata nel XV secolo dai religiosi della vicina Pieve di Santa Maria dell’Aquila e oggi raggiungibile attraverso un breve sentiero naturalistico.
Leggi anche:
La Toscana in bicicletta: quattro giorni da Pisa a Firenze
Vivere la pietra
C’era e c’è ancora una frattura netta tra la stagione turistica e quella invernale. D’estate (ma anche in primavera), con la luce e il bel tempo, arriva un’animazione che trasforma completamente il paese. Non solo turisti ma anche lavoratori stagionali a supporto degli agriturismi e dei ristoranti ma anche giostrai e venditori ambulanti. In certi momenti d’agosto, nei vicoli più stretti, quasi non si riesce a camminare. Trovare parcheggio diventa un’impresa. Poi arriva settembre e tutto si svuota.
Il turismo ha trasformato economicamente questi borghi, questo è innegabile. Ma li ha anche trasformati in due luoghi diversi che coesistono senza mai davvero incontrarsi: uno spettacolo d’estate, un palcoscenico vuoto d’inverno.
C’è una dimensione fisica nel vivere qui che è difficile da spiegare a chi viene solo per visitare. È il freddo umido che d’inverno penetra nelle case di tufo, è il silenzio della sera quando il paese torna a essere solo un agglomerato di case su una rupe. È la sensazione di essere sempre osservati, perché nei borghi piccoli tutti conoscono tutti e ogni movimento è pubblico.
È anche la bellezza improvvisa di una luce che colpisce il tufo al tramonto o la possibilità di camminare in una Via Cava alle sei del mattino senza incontrare nessuno ma è anche avere uno standard di bellezza che ti fa mal tollerare certe periferie tutte palazzoni e cemento o zone troppo artificiali.