Frugali o spendaccioni: che tipo di viaggiatore siete?
Qui a Lonely Planet crediamo che ogni viaggio, qualunque esso sia, sia significativo. Se amate infilare tre magliette e un paio di infradito in uno zaino, prenotare ostelli a 10 dollari a notte all’arrivo e trascorrere le giornate passeggiando sulla spiaggia tra un piatto e l’altro di riso e fagioli comprati da una bancarella di strada… noi lo adoriamo. Adoriamo anche gli hotel a cinque stelle e i corsi tenuti da esperti, seguiti da cene all’avanguardia composte da più portate con abbinamenti di vini. In sintesi: adoriamo ogni aspetto del viaggio – tutta la sua profondità, ampiezza e ricchezza. Sappiamo anche che, sebbene non sia mai facile decidere come e quando spendere i nostri soldi, investire nel prossimo viaggio sarà sempre una priorità, quindi teniamo sempre da parte una parte del nostro budget per i viaggi. Ma quanto dovrebbe essere grande quella parte? Ecco due punti di vista di due viaggiatrici esperte con due approcci alla gestione del budget di viaggio – e, forse, alla vita.
L’esploratrice frugale
Sono sempre stata una viaggiatrice instancabile. La backpacker che mangiava cibo di strada e dormiva negli ostelli che ero un tempo non mi sembra poi così lontana da chi sono diventata oggi. La parte difficile ora è che devo pagare per altre tre persone affinché possano godersi tutto questo insieme a me. (Ah, e ormai gli ostelli non fanno più per me.) Anche se guadagno di più rispetto a quando ero una ventenne in giro per il mondo, le spese domestiche sono più alte, quindi non mi sento molto più ricca. Pur cercando di risparmiare in molti modi, io e mio marito lavoriamo entrambi a tempo pieno e ci prendiamo cura di due bambini. Il nostro tempo è estremamente limitato e, quando siamo a casa, paghiamo per quei servizi che ci aiutano a dedicarci appieno ai nostri figli.
Quando viaggiamo, però, è tutta un’altra storia. Quando pianifico un viaggio, uso lo stesso tipo di ragionamento che usavo quando, a vent’anni, trascorrevo sei mesi in America Centrale con 2000 dollari (in totale!). Come posso vivere le esperienze più interessanti e originali pur rimanendo entro un budget limitato?
Non è facile – soprattutto quando affiorano la sensazione di perdermi qualcosa o di non fare la prossima grande avventura. Eppure dedico molto tempo a riflettere sul perché viaggio – e poi organizzo i miei viaggi in base a questo.
Viaggio perché voglio provare stupore e meraviglia il più spesso possibile. Viaggio perché adoro il modo in cui questo fa emergere in me una curiosità infinita, un’apertura totale e un amore profondo per il mondo e i suoi abitanti, per non parlare della capacità di destreggiarmi in situazioni difficili, grazie alle prove superate lungo il cammino. Viaggio perché do il meglio di me stessa quando esploro, vivo nuove esperienze e mi lancio in avventure.
Voglio condividere quella parte di me con i miei figli. E spero di trasmettergliene almeno una parte.
Per questo ho cercato di trovare un equilibrio tra i limiti del mio budget e il mio profondo desiderio di viaggiare il più possibile. La mia famiglia lo fa dando la priorità alle avventure all’aria aperta e organizzando viaggi durante i weekend lunghi in paesi e città in cui non siamo mai stati, ma dove potremmo avere un amico o un parente presso cui soggiornare. Lo facciamo senza essere schizzinosi. Considerando ogni opportunità come un momento di scoperta e ogni destinazione come degna del nostro tempo.
Non ho bisogno di un altro motivo di stress nella mia vita. Se in un determinato anno abbiamo dei soldi in più, possiamo programmare un viaggio più grande e più lungo, che vada bene per tutti noi. Se non li abbiamo, ci limiteremo ai weekend lunghi e alle visite ai parenti. In entrambi i casi, sto soddisfacendo i miei bisogni. Non c’è bisogno di “concedermi qualcosa”; la mia vita è un dono e mi sento incredibilmente fortunata. Voglio viverla appieno.
E lo stupore e la meraviglia non costano nulla.
— Sarah Stocking , Editor
Spendere è risparmiare (la tua vita e il tuo tempo)
Sono quella persona fastidiosa che cita battute tratte da film a caso come lezioni di vita. E quando si tratta della mia filosofia riguardo alle spese di viaggio, questo è il mio ritornello: «Nessuna somma di denaro ha mai comprato un secondo di tempo», pronunciata da Tony Stark (alias Iron Man) in Avengers: Endgame (2019).
Il mio tempo, secondo questa logica, non ha prezzo.
La vita scorre veloce ed è fin troppo piena di turbolenze e tumulti. Viaggiare è la fuga per eccellenza. È anche un privilegio – e non mi scuso per averne approfittato. Sono consapevole della mia fortuna e orgogliosa degli anni e anni di duro lavoro che mi hanno permesso di fare ciò che voglio, quando voglio. Certo, sono “fortunata” – e lo so bene. Ma lavoro anche da quando avevo 15 anni. Non ho mai avuto più di qualche settimana di ferie di fila.
Per farla breve: do la priorità alle spese per i viaggi. Per il resto, le mie spese sono minime: l’affitto è abbordabile, non ho mai posseduto una casa né un’auto, mangio a casa e mi vesto con quello che ho nell’armadio. Se esco, è per un’occasione speciale. Uso raramente DoorDash, Uber o servizi simili. Quando pianifico un viaggio da sogno un po’ azzardato o un weekend fuori porta all’ultimo minuto, ci metto tutti i miei soldi. E quando viaggio, mi prendo una pausa dal peso emotivo dei limiti economici. Mi libero di quel fardello.
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Tornando a Tony Stark: ci ho messo anni a fare pace con la paura. Non voglio che sia lei a guidare le mie decisioni. Tutto lascia pensare che io non sia una persona irresponsabile, capricciosa o – peggio di tutto – stupida: risparmio pensando al futuro, ma spendo anche per vivere il presente. Tanto nulla dura per sempre e niente possiamo portarci dietro. Se avete l’occasione di rendervi felici, coglietela. Non si vince nessun premio rinunciando ai piaceri della vita. (A meno che non sia proprio quello che vi piace, e in tal caso lo rispetto pienamente!).
La mia priorità di viaggio numero uno è trascorrere del tempo con la mia famiglia, e questo significa acquistare diversi biglietti aerei ogni anno. Per me non è uno sfizio: è ciò che mi permette di vivere.
La seconda priorità è la spontaneità. Per esempio, poco prima del mio compleanno – una ricorrenza che mi stava provocando parecchia ansia – ho deciso all’ultimo momento di partire. Con appena cinque giorni di preavviso ho prenotato qualche giorno alle Turks e Caicos e sono persino riuscita a convincere la mia migliore amica a venire con me.
La terza priorità è realizzare tutti i viaggi che sogno di fare. (Non chiamatela "bucket list", vi prego.) Sono appena tornata da un ritiro per scrittori organizzato da Goodworld Journeys in Grecia. Quante volte nella vita vi capita di ballare mano nella mano con Barbara Kingsolver in una taverna sulla collina di Patmos? Probabilmente una sola.
Io voglio provarci, fare tutto quello che posso... o almeno morire tentando. Continuerò a tenere d’occhio il mio fondo pensione e il conto in banca. Continuerò a lavorare finché me lo permetteranno. E non smetterò mai di sentirmi fortunata a lavorare per Lonely Planet, dove viaggiare non è soltanto un lavoro: è un modo di vivere.
— Brekke Fletcher, Senior Director of Content