Una passeggiata al Pigneto con Vladimir Luxuria
“Il Pigneto per me è un’isola felice, dove resiste la dimensione personale, umana, della vita di tutti i giorni. In qualche modo mi ricorda l’isola Tiberina”. Vladimir Luxuria paragona il vivace quartiere del quadrante est di Roma allo scorcio del centro cittadino: “I due rami in cui si divide il Tevere per far spazio all’isola a ridosso di Trastevere, qui - spiega - sono sostituiti dalla via Prenestina e la via Casilina, che chiudono e proteggono questa manciata di strade che mi ha accolto”, continua l’attivista ed ex parlamentare di origini pugliesi, che a Roma vive dai tempi dell’università e che ci conduce in una passeggiata tra i suoi ricordi e luoghi del quartiere.
Ci incontriamo in tarda mattinata, quando i locali della movida notturna hanno le serrande abbassate. Partiamo proprio da via del Pigneto, nel punto in cui la strada che dà il nome al quartiere incrocia il vallo ferroviario della circonvallazione Casilina. I lavori in corso daranno alla zona una nuova stazione: “Diventerà una delle aree di Roma meglio servite dai mezzi pubblici - commenta Luxuria - ma il cantiere ha anche comportato l’abbattimento dello storico ponticello pedonale che collegava le due parti del Pigneto. Era un simbolo della zona”.
Percorriamo la strada in direzione piazza del Pigneto. Qui il mercato rionale si tiene tutte le mattine, ad eccezione della domenica, “ma è il sabato che i banchi si moltiplicano è c’è più scelta”, precisa Luxuria. I contadini della campagna romana propongono le loro primizie alternandosi ai tavolini di bar e ristoranti, tra cui quelli di Tuba, “il bar libreria con un bellissimo calendario di eventi che ospita tante scrittrici”, commenta l’attrice.
Siamo nel tratto pedonalizzato di via del Pigneto, compreso tra via l’Aquila e via Grosseto. “Prima - ricorda l’attivista - questa parte dove si tiene il mercato era carrabile, ci passavano le auto. Ricordo i tempi di quando, da Foggia, sono arrivata a Roma per gli studi universitari. Alloggiavo nella casa dello studente a Casal Alberone, non lontano da qui. Poi quando non ho più avuto diritto a quella sistemazione agevolata, ho dovuto cercare casa. Ero poco più che ventenne, oggi ho sessant’anni, parliamo quindi di quasi quattro decenni fa, metà/fine anni Ottanta. Era tutto molto diverso, al Pigneto i costi degli affitti erano bassi e quindi trovai casa in via Ascoli Piceno, “la strada dove, all’angolo, c’è ContestaRockHair, un salone di parrucchieri che fu tra i primi, tanti anni fa, ad aprire in zona, portando una ventata di novità in strade dove, all’epoca, i locali erano tutti sfitti”, ricorda Luxuria. “Poi - continua - quando ho avuto la possibilità di comprare un appartamento, l’ho scelto proprio lungo via del Pigneto”.
Il sodalizio con il quartiere regge anche alla gentrificazione degli ultimi tempi, che ha subito un’accelerata da quando ha aperto la stazione della linea C della metropolitana e i bar della zona si sono affollati di turisti da tutto il mondo. “Ho sempre avuto la percezione - commenta Luxuria – che il Pigneto rispecchi un po’ la mia personalità, il mio essere sempre stata considerata decentrata, secondo qualcuno, anche socialmente. Ho fatto quindi della mia esistenza un centro alternativo. Questa zona, allo stesso modo, era considerata una periferia e, come è successo con Kreuzberg a Berlino o Belleville a Parigi, è poi diventata un nuovo centro, colorato da tanti murales e poesie scritte sui muri”.
“Quando sono stata eletta parlamentare - continua - tutti pensavano che avrei cambiato quartiere. Invece sono rimasta
qui. Quando si è sparsa la voce che vivevo in zona, scoprii che un’agenzia immobiliare lo diceva a chi era interessato a immobili del Pigneto, credo con l’intenzione di far capire quanto la zona stesse diventando di tendenza. Certo, in passato ho fronteggiato gli spacciatori sotto casa e ho subito delle minacce di matrice fascista, ma oggi credo sia un’area tranquilla e sicura, molto più di quartieri simili in altre grandi città europee. E poi vivere qui è anche molto comodo per viaggiare, vista la vicinanza alla stazione Termini”.
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La nostra passeggiata prosegue lungo via l’Aquila, dove Luxuria sottolinea quanto “sia stata importante per il quartiere l’apertura del Nuovo Cinema Aquila”, bene sottratto alle mafie e multisala adorato dai cinefili. “Una cosa che mi piace molto della zona - aggiunge Luxuria - è la trasformazione che vive il Pigneto passando dal giorno alla notte. Alla luce del sole è tutto così placido, tra spesa al mercato e caffetterie, mentre la sera mi ricorda alcune strade di Barcellona, dove si trascorre la serata tra un drink e l’altro spostandosi di bar in bar, divertendosi”.
Arrivati in piazzale Prenestino, imbocchiamo via Macerata. Alla fine della strada, all’angolo con via del Pigneto, ecco Magnebevo, che espone la bandiera arcobaleno della comunità lgbtqi+: “È diventato un quartiere multietnico, multiculturale, multisessuale”, spiega Luxuria, che mi saluta facendosi fotografare con alle spalle l’opera di street art realizzata dalle artiste brasiliane Se Cordeiro e Mag Magrela. Si tratta di un dipinto nato nell’ambito del progetto di gemellaggio Italia-Brasile “Na Rua”, curato da Venus urban art. Rappresenta un intreccio tra due figure femminili, l’incontro di immaginari e simboli per raccontare connessioni tra persone, culture e quartiere.