Cosa fare degli edifici comunisti di Praga?

5 minuti di lettura

una delle attrattive di un viaggio in Repubblica Ceca è la possibilità di avvicinarsi ad alcuni esempi, splendidamente conservati, di architettura europea di ogni epoca. È un po’ come partecipare a un seminario universitario di storia dell’architettura, accompagnato da un boccale di birra. Eppure sulla tutela degli edifici del periodo comunista l’opinione pubblica è profondamente divisa.

Il teatro Nová Scéna © Simlinger /Shutterstock
Il teatro Nová Scéna © Simlinger /Shutterstock
Pubblicità

Grazie al fatto che gran parte del paese fu risparmiato dai danni delle guerre che hanno attanagliato l’Europa nel corso dei secoli, i visitatori si ritrovano davanti a una sorta di libro di architettura tutto da sfogliare. Gli edifici più antichi giunti fino a noi, risalenti al periodo romanico dell’inizio del primo millennio, sono evoluti nelle grandiose strutture gotiche del XIII e del XIV secolo di Praga, come il Castello e il Municipio della Città Vecchia. I secoli successivi portarono le simmetrie del Rinascimento di influenza italiana, mentre l’elaborato e ipnotico barocco fu favorito dalla Chiesa cattolica e dalla monarchia asburgica.

La Repubblica Ceca è anche ricca di edifici in stili ‘storicisti’ (spesso identificati dal prefisso ‘neo’, come neorinascimentale e neoclassico) in auge nel XIX secolo. Gli amanti della sontuosa art nouveau, di inizio XX secolo, troveranno l’espressione più riuscita di questo stile nella Casa Municipale di Praga. Negli anni ’20, città come Brno e Zlín divennero punti di riferimento per l’architettura moderna e il funzionalismo. L’avveniristica Villa Tugendhat, a Brno, anticipò di decenni lo stile ‘moderno di metà Novecento’ che avrebbe raggiunto il successo mondiale negli anni ’50 e ’60. I cechi conoscono il valore della storia dell’architettura e tutti concordano sull’importanza di tutelare gli antichi edifici.

Ma le cose cambiano quando entrano in campo le strutture progettate e costruite durante il periodo comunista (fine anni ’40-anni ’80). Qui l’opinione si spacca e il dibattito sull’estetica inizia ad assumere toni caldi. Più di trent’anni dopo la caduta del comunismo, la società ceca rimane profondamente divisa sulla sua eredità architettonica. Alcuni vogliono ristrutturare e tutelare questi edifici per ragioni pratiche e come ricordo di una pagina recente della storia del paese, altri vogliono semplicemente demolirli fingendo che il comunismo non sia mai esistito.

Hotel International  © Petr Pe /Shutterstock
Hotel International © Petr Pe /Shutterstock

Che cos’è l’architettura comunista?

I primi esempi di architettura comunista (fine anni ’40 - ’50) furono progettati secondo i dettami del realismo socialista. Dal punto di vista architettonico, questo movimento artistico nato nell’Unione Sovietica si contraddistingue per gli edifici mastodontici con mosaici e decorazioni che rispecchiano l’ideologia dell’epoca e celebrano la classe operaia e contadina.

A Praga, nel quartiere di Dejvice, l’Hotel International, costruito nel 1956, incarna perfettamente i canoni architettonici del realismo socialista, con la sua svettante torre, i mosaici e i grandiosi interni.

L’Orologio Astronomico sulla facciata del municipio di Olomouc, risalente al 1955, è un altro esempio di realismo socialista, in netto contrasto con il più antico Orologio Astronomico di Praga. Mentre in quest’ultimo sfilano figure di epoca medievale, i personaggi in movimento dell’orologio di Olomouc sono più moderni e rappresentano la classe lavoratrice.

Negli anni ’70, gli architetti cecoslovacchi guardarono all’Europa occidentale per creare una propria versione di brutalismo, lo stile architettonico che i cechi associano più spesso al comunismo. Il termine brutalismo deriva dal francese béton brut (‘cemento grezzo’) ed era uno stile molto diffuso in tutto il mondo (ne sono un esempio la City Hall di Boston e il Barbican Centre di Londra). Come negli altri paesi occidentali, il brutalismo ceco mette in primo piano la funzione degli edifici e la forza delle forme rispetto all’estetica, predilige l’utilizzo di materiali industriali (come cemento grezzo e acciaio) e prevede la collocazione esterna di tubi, condutture e cavi, solitamente ubicati all’interno della struttura. L’idea è di mettere in evidenza le funzioni interne degli edifici per renderli più trasparenti. L’architettura brutalista viene spesso criticata e malvista. Il re britannico Carlo III (all’epoca principe Carlo) la definì notoriamente “un pugno nell’occhio”.

Pubblicità
Un dettaglio dell’Orologio Astronomico sulla facciata del municipio di Olomouc © 54115341 /Shutterstock
Un dettaglio dell’Orologio Astronomico sulla facciata del municipio di Olomouc © 54115341 /Shutterstock

La Repubblica Ceca vanta diversi notevoli edifici brutalisti. A Praga, i grandi magazzini Kotva (in náměstí Republiky) e Máj (all’angolo tra Národní e Spálená) sono considerati esempi di tipico brutalismo anni ’70. Si dice, piuttosto generosamente, che il Máj sia stato progettato sul modello del Centre Pompidou di Parigi. L’ex Hotel Intercontinental, nella Città Vecchia di Praga, è un altro gioiello (o pugno nell’occhio) brutalista. L’Hotel Thermal a Karlovy Vary, che ospita il Karlovy Vary International Film Festival, è forse l’edificio brutalista più conosciuto del paese.

Leggi anche:

Pubblicità

Iscriviti alla nostra newsletter! Per te ogni settimana consigli di viaggio, offerte speciali, storie dal mondo e il 30% di sconto sul tuo primo ordine.

Una battaglia sulla memoria

Come le guerriglie urbane, le battaglie sul preservare o meno gli edifici di epoca comunista sono spesso combattute ‘porta a porta’. Nel 2019, il Ministero della Cultura ha dichiarato i grandi magazzini Kotva patrimonio culturale, sancendo il divieto di demolizione della struttura. Nel 2024, i grandi magazzini Máj hanno riaperto con il nome di ‘Máj Národní’ come centro commerciale con negozi e spazi per l’intrattenimento. Sulla facciata dell’edificio sono comparse due farfalle realizzate con le fusoliere di aerei Spitfire, opera dell’artista David Černý. Una ristrutturazione che (anche senza farfalle) avrebbe scioccato gli architetti del periodo comunista che progettarono il Máj. Il Ministero della Cultura sostiene di dover prendere in considerazione diversi fattori al momento di decidere se demolire o porre sotto tutela un determinato edificio. Viene per esempio valutato quanto la struttura all’epoca della sua costruzione fosse importante e innovativa e se costituiva un notevole esempio di un determinato stile.

Oggetto della battaglia non è tanto l’estetica degli edifici, quanto la divergenza di opinioni riguardo l’eredità lasciata dal periodo comunista. Più di tre decenni dopo la caduta del comunismo, gran parte della società ceca non vuole salvare nulla di ciò che rappresenti il regime autoritario che controllava le loro vite e limitava le loro libertà. Ai loro occhi, questi edifici sono un costante ricordo di un sistema corrotto e immorale. Gli architetti di oggi, sostengono, dovrebbero ispirarsi ai migliori stili contemporanei o tornare al funzionalismo, lo stile architettonico dominante nell’ex Cecoslovacchia negli anni ’20. Dall’altra parte della barricata, i sostenitori della tutela di questi edifici sottolineano che le mode cambiano invariabilmente con il trascorrere del tempo e che quello che una generazione considera orrendo, le generazioni future potrebbero reputarlo bellissimo (o quanto meno interessante). Dopo tutto, all’epoca della loro installazione, le statue barocche del Ponte Carlo furono considerate opere orribili commissionate da ordini cattolici infervorati che compromisero la dignità del ponte gotico. Oggi è proprio il contrasto tra elementi barocchi e gotici che fa del ponte un’opera dalla bellezza e dall’energia uniche nel loro genere.

Guide e prodotti consigliati:

Guida di viaggio

Praga e la Repubblica Ceca

Pubblicato nel

Destinazioni in questo articolo:

Praga
Condividi questo articolo
Pubblicità