Barcellona, la città dei draghi

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Secondo il governo catalano, Barcellona possiede più draghi per metro quadro di ogni altra città al mondo. Ecco perché è chiamata ‘la città dei draghi’. Non saranno evidenti come in Cina o in Giappone, ma osservando con attenzione si iniziano a vedere ovunque, su lampioni e maniglie delle porte, nascosti sulle facciate degli edifici e in alcuni dei luoghi più famosi della città, da Casa Batlló al Park Güell.

El Drac dà il benvenuto ai visitatori al Park Güell  © V_E/ Shutterstock
El Drac dà il benvenuto ai visitatori al Park Güell © V_E/ Shutterstock
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San Giorgio e il drago

L’origine dei draghi risale ai fenici, verso il 600 a.C., ma il rapporto di Barcellona con queste creature mitiche iniziò molto più tardi, quando il re Jaume I d’Aragona (1208-76), che era anche conte della città, portava il simbolo di un drago sulla sua corona.

La loro popolarità a Barcellona crebbe ulteriormente a partire dal XV secolo. Il motivo principale è la leggenda di san Giorgio e il drago. Sant Jordi (questo il suo nome in catalano) fu dichiarato santo patrono della Catalogna nel 1456, e da allora tutta l’arte e la cultura catalana sono ricche di riferimenti alla sua leggenda.

Secondo la versione catalana, un tempo viveva un drago che terrorizzava gli abitanti del villaggio di Montblanc (vicino a Tarragona). Per placare il drago, a intervalli regolari gli abitanti del villaggio sceglievano a caso una vittima sacrificale. Un giorno toccò alla figlia del re essere offerta al drago, ma poco prima che la principessa entrasse nella sua tana, sant Jordi apparve come un eroe sul suo destriero bianco e conficcò la spada nel cuore del drago, salvando la fanciulla dal suo destino. Sul terreno, nel punto il cui fu versato il sangue del drago fiorì un cespuglio di rose.

In Catalogna il 23 aprile è il Día de Sant Jordi, e in tutta la regione la gente festeggia regalando libri e rose: le rose simboleggiano la vittoria del bene sul male e i libri fanno riferimento al fatto che questa è anche la Giornata Mondiale del Libro (il giorno in cui morì Shakespeare e fu sepolto Cervantes). In quel giorno i bambini vanno a scuola vestiti da cavalieri, principesse o draghi e in tutta la città vengono allestite bancarelle che vendono rose e libri. Vedrete anche molti draghi in riferimento a sant Jordi fissati su rose confezionate, nelle decorazioni o sulle copertine dei libri. In questo giorno si vendono più libri in Catalogna che in qualsiasi altro giorno dell’anno. L’immagine di sant Jordi e del drago è visibile anche in tutta la città, dalle sculture sul lato della cattedrale alle numerose statue e simboli all’interno del Palau de la Generalitat in Plaça de Sant Jaume.

Il tetto di Casa Batlló  è ispirato al dorso di un drago © Luciano Mortula - LGM /Shutterstock
Il tetto di Casa Batlló è ispirato al dorso di un drago © Luciano Mortula - LGM /Shutterstock

I draghi nel modernismo catalano

I draghi furono ampiamente ripresi nell’architettura modernista alla fine del XIXsecolo, in particolare da Antoni Gaudí e dai suoi contemporanei. Il simbolo del Park Güell di Gaudí, nonché una delle sue caratteristiche più famose, è El Drac decorato con mosaici colorati che si trova alla base della fontana e dà il benvenuto ai visitatori del parco.

Anche il tetto iridescente di Casa Batlló fu progettato in modo da ricordare le squame del dorso di un drago. Gaudí scelse varie tonalità per richiamare il sangue delle vittime del drago e pose in cima al tetto una croce come simbolo della spada di sant Jordi. Inoltre Gaudí nascose abilmente il muso di un drago sul tetto della Torre Bellesguard, in modo tale che risulti visibile solo da una determinata prospettiva.

Ma forse l’esempio più eclatante dei draghi di Gaudí è il magnifico cancello in ferro battuto dei Pavellons Güell a Pedralbes, l’ingresso alla tenuta della famiglia Güell. Qui la mitica bestia è raffigurata in tutto il suo splendore, con enormi ali da pipistrello e spaventosi denti aguzzi.

Gaudí non fu l’unico architetto di Barcellona a inserire immagini di draghi nei suoi progetti. Anche Josep Puig i Cadafalch li raffigurò in alcuni dei suoi edifici più noti. Osservate il piccolo drago decorato fissato alla lampada nell’atrio e su due degli archi di Casa Amatller, e il grande mosaico di san Giorgio e il drago sulla facciata della Casa de les Punxes. Un’immagine del cavaliere che uccide il drago compare anche sul soffitto dell’edificio, con l’aggiunta di un’iscrizione che recita: ‘Sant Patró de Catalunya, llibertat torneu-us’ (‘Santo patrono della Catalogna, restituiscici la libertà).

Mentre passeggiate lungo La Rambla, cercate poi il drago che compare sulla facciata della Casa Bruno Cuadros, meglio conosciuta come Casa dels Paraigües (Casa degli Ombrelli). L’edificio fu ridisegnato nel 1883 da Josep Vilaseca per includere un drago in stile cinese con un ventaglio fissato sul dorso.

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Draghi sulla Ramba © Inu /Shutterstock
Draghi sulla Ramba © Inu /Shutterstock

I draghi nella cultura catalana

I draghi svolgono un ruolo importante anche nella cultura catalana, in particolare durante gli iconici correfocs (corse col fuoco), che si svolgono in quasi tutte le principali feste cittadine. Durante queste coinvolgenti parate, figuranti locali si travestono da diavoli, spesso con aculei di drago sulla schiena, e sfilano nelle strade brandendo giganteschi forconi che sputano scintille e fuoco sulla folla. I diavoli trasportano inoltre bestie mitologiche come lupi mannari, maiali giganti, tartarughe e, appunto, draghi, che alitano fuoco verso gli spettatori.

I correfocs apparvero per la prima volta nel Medioevo come balls de diables, danze di diavoli tra il bene e il male, e ricomparvero in seguito nel XV secolo. I correfocs moderni, però, si svolsero per la prima volta in occasione della festa La Mercè nel settembre 1978. La caratteristica principale è la partecipazione del pubblico, che balla insieme ai diavoli sotto la pioggia incandescente. In molti paesi combattere contro draghi e diavoli che sputano fuoco sarebbe un incubo per la salute e la sicurezza, ma la Spagna, e in particolare Barcellona, sposa completamente questa tradizione, che rimane oggi una componente iconica della cultura locale.

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