Le cicogne sui tetti di Marrakech

A Marrakech si guarda il cielo per cercare una via di fuga dal brulicare del suq, per cercare la certezza accecante del sole, per ammiarere i miaìnareti, scrutare i rooftop, oppure per dare un’occhiata a chi sui tetti ci vive: le cicogne bianche. Con le ali bordate di nero e il becco rosso-arancio degli adulti, sono loro che hanno scelto le strutture più alte della medina, torri, merli, antenne, per costruire nidi di rami che crescono di anno in anno fino a diventare architetture a loro volta.

I tetti di Marrakech ospitano le cicogne bianche  ©Jon Chica/Shutterstock
I tetti di Marrakech ospitano le cicogne bianche ©Jon Chica/Shutterstock
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Lak-lak: il suono che ha dato il nome

In darija, il dialetto arabo marocchino, le cicogne si chiamano lak-lak, dal suono secco che producono schioccando il becco. In arabo classico sono bellarj. Tornano in Marocco dopo aver svernato nell’Africa subsahariana, e il loro arrivo annuncia la primavera.

Per i marocchini portano fortuna, e fare del male a una cicogna è un reato. C’è qualcosa di preciso in questa protezione: sono animali che tornano sempre nello stesso posto, ampliano lo stesso nido ogni anno, e il loro ritmo si è intrecciato con quello delle città abbastanza a lungo da diventare parte del paesaggio.

Una cicogna e il suo nido sul Palais el-Badi ©adil fadil /Shutterstock
Una cicogna e il suo nido sul Palais el-Badi ©adil fadil /Shutterstock

Dar Bellarj, la casa che curava gli uccelli

Nel cuore della medina, vicino alla Medersa di Ali ben Youssef, c’è un riad con una porta dorata su cui è incisa una cicogna. Si chiama Dar Bellarj (casa delle cicogne) e il nome non è metaforico. L’edificio sorgeva su un fondouk che in origine era un luogo dove un uomo di saggezza curava le cicogne ferite o malate: una clinica per uccelli, come raramente si incontra altrove. Il fondouk fu poi demolito e ricostruito come residenza negli anni Trenta del Novecento, abbandonato per decenni, poi acquistato negli anni Novanta da una coppia svizzera, la pittrice Susanna Biedermann e il marito Max Alioth, che lo ha trasformato in centro culturale no-profit. Oggi la Fondation Dar Bellarj ospita mostre, concerti, laboratori di calligrafia e musica sufi. L’ingresso è gratuito. Vale la pena entrarci anche solo per il cortile.

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La moschea Koutoubia ©Mathias Berlin  /Shutterstock
La moschea Koutoubia ©Mathias Berlin /Shutterstock

Il Palais el-Badi e i nidi sulle mura rosse

Il posto migliore per vedere le cicogne da vicino è il Palais el-Badi, fatto costruire sul finire del XVI secolo dal sultano saadiano Ahmed al-Mansour per celebrare la vittoria sui portoghesi nella Battaglia dei Tre Re. Il palazzo aveva trecento stanze decorate con oro, turchese e cristallo, materiali trasportati a Marrakech lungo le rotte commerciali trans-sahariane. Nel 1672 il sultano Moulay Ismail lo svuotò sistematicamente per arricchire la nuova capitale di Meknès. Rimangono le mura di argilla rossa, alte e spesse, i resti di giardini intorno a un cortile con canali d’irrigazione, e le segrete dove un tempo venivano tenuti i prigionieri. Sulle mura, le cicogne hanno costruito i loro nidi: si sente il schiocco del becco prima ancora di vederle.

Nella sala espositiva all’altezza del muro orientale c’è anche il minbar della Koutoubia, il pulpito in legno di cedro con iscrizioni calligrafiche in oro e argento, realizzato nel XII secolo da artigiani cordovani. Chi non può entrare nelle moschee di Marrakech, qui può guardare da vicino l’artigianato che le anima. La visita al palazzo richiede circa un’ora.

Per i marocchini le cicogne portano fortuna ©jasfotos /Shutterstock
Per i marocchini le cicogne portano fortuna ©jasfotos /Shutterstock
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Tramonto con le cicogne al Kosybar

Se volete vedere le cicogne dall’alto invece che dal basso, salite sul tetto del Kosybar, in Place des Ferblantiers, appena fuori dall’arco che conduce al palazzo. È uno dei pochi locali del quartiere dove servono alcolici. Ordinate un vin gris (il rosé marocchino, che qui si produce principalmente in Meknes e nella regione di Casablanca) e aspettate che il sole scenda. I nidi sulle mura del Palais el-Badi sono a pochi metri, le cicogne si sistemano per la notte, e la luce cambia colore sulle stesse mura rosse che quattro secoli fa ospitavano ambasciatori e prigionieri.

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Il Marocco al cinema

Mentre siete nel quartiere, il Musée du Patrimoine Immatériel sulla Jemaa el-Fna ha una sala interamente dedicata ai film girati a Marrakech o ambientati in città. Le pareti sono coperte di locandine: James Stewart e Doris Day in L’uomo che sapeva troppo (1956) di Hitchcock, girato alla Mamounia dove compaiono i cantastorie della piazza; Tom Cruise in Mission: Impossible – Rogue Nation (2015); Nicole Kidman in Queen of the Desert (2015); Tom Hiddleston in The Night Manager (2016); il cast di Sex and the City 2 (2010). Il Marocco ha una propria industria cinematografica consolidata, ma Marrakech ha anche una lunga storia come set di produzioni straniere, e questa sala ne tiene il conto.

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