Quando l'Italia ispirava Nizza: una città con i piedi in due paesi
Nizza è la regina di bellezza della Costa Azzurra, e Francia e Italia si sono a lungo impegnate in un tiro alla fune per conquistarne i favori. A uscirne vittoriosa è stata infine la Francia, ma dalla cultura del cibo di strada alle variopinte facciate del centro storico, l’influenza italiana è evidente. Il capoluogo della Costa Azzurra si trova a meno di 30 m dal confine con l’Italia, e dalla città si arriva più velocemente a Roma che a Parigi. Quindi ha senso che spesso Nizza sembri tanto italiana quanto francese. Lo vedrete soprattutto nelle stradine della Vieux Nice e negli ombreggiati vicoli ravvivati dal giallo e dal rosso delle case. Lo assaporerete assaggiando una fetta di socca, la spessa focaccia di ceci parente stretta della farinata ligure. E lo sentirete nelle voci dei negozianti, che senza interruzione di continuità passano dall’italiano al francese a seconda dei clienti. In fondo, sono passati soltanto 160 anni da quando Nizza era ufficialmente italiana.
Un po’ di storia
La contesa per Nissa La Bella, come è affettuosamente chiamata in città, affonda le sue radici negli ultimi anni del XIV secolo, quando in Provenza esplose una guerra civile scatenata da una serie di baruffe che non sfigurerebbero in una moderna serie TV. Nel 1388, la Contea di Nizza si alleò con la casata dei Savoia, che governava su un ducato del Sacro Romano Impero, per ricevere in cambio protezione. L’alleanza era utile a entrambe le parti, perché il ducato, che si estendeva da Genova al nord Italia, avrebbe potuto rivendicare qualche prezioso chilometro di costa.
Nella prima parte del XV secolo i duchi conquistarono terre e potere in tutto il Piemonte. Nel XVIII secolo un trattato annesse alla Savoia anche la Sicilia, che poi fu scambiata con la Sardegna. Infine il duca Vittorio Emanuele II fu incoronato primo re dell’Italia unita.
In tutti quegli anni, i Savoia rimasero un punto di riferimento per Nizza, soprattutto nel 1543, quando i duchi combatterono a fianco dei suoi abitanti mentre gli eserciti francesi e turchi assediavano la città. Gli invasori riuscirono a conquistare quella che oggi è Vieux Nice, ma non la cittadella, la Colline du Château. Leggenda vuole che fu una lavandaia del posto, Catherine Ségurane, a respingere gli attacchi, armata del bastone con cui stendeva il bucato. Nella Vieux Nice c’è ancora una palla di cannone appesa a un muro; cercatela. Nel 1561 i Savoia dichiararono lingua ufficiale di Nizza l’italiano.
Il gioco continua I francesi comunque continuavano a premere e la volta successiva l’esito fu diverso. Nel 1691, le truppe di Luigi XIV occuparono Nizza e la partita si riaprì. Il re restituì il territorio all’Italia con un altro trattato cinque anni più tardi, ma si ripresentò nel 1705 per radere al suolo la cittadella, come testimoniano ormai le rovine in cima alla Colline du Château.
Nel 1713 Nizza fu di nuovo restituita all’Italia. Alla fine del XVIII secolo le forze rivoluzionarie francesi occuparono la città. Per la prima volta alla popolazione fu concesso di esprimersi sulla sua amministrazione. Il voto andò alla ‘riannessione’ alla Francia. Il risultato fu la creazione del département delle Alpi Marittime, di cui Nizza fu dichiarata capoluogo.
Ma non era ancora finita. Dopo l’abdicazione di Napoleone, la città fu restituita ancora una volta a Casa Savoia con il Trattato di Parigi del 1814. E ai Savoia rimase fino al 1860, quando Nizza venne proposta ai francesi come ricompensa per essere corsi in aiuto del futuro re d’Italia Vittorio Emanuele II contro le pretese espansionistiche dell’Austria. Fu indetto allora un altro referendum, con il quale i cittadini dovevano scegliere se unirsi alla Francia, ma fu praticamente una farsa: si dice che il giorno del voto non si videro schede contrarie. Questo segnò la fine della partita, e per la Francia la vittoria iniziò ben presto a dare i suoi frutti. Quattro anni più tardi, la nuova linea ferroviaria proveniente da nord portò con sé i turisti in cerca del sole invernale. Nasceva così la mitica Costa Azzurra.
Passeggiata nell’arte
Camminando lungo la Promenade des Anglais, una delle sculture che si incontrano è la torreggiante installazione intitolata Neuf Lignes Obliques. L’opera ha diviso gli abitanti: per alcuni è soltanto un ammasso di lunghe pertiche di metallo arrugginito; per altri è un capolavoro da celebrare. Le ‘Nove Linee Oblique’ sono state create nel 2010 per commemorare il 150° anniversario dell’annessione di Nizza alla Francia. Perché nove? Perché nove erano le valli dell’antica Contea di Nizza.
A poca distanza, nel Jardin Albert 1 affacciato sulla Baie des Anges, sorge un’altra testimonianza di questo passato. Nel 1896 è stata collocata in cima al Monument du Centenaire una statua in bronzo della Vittoria Alata avvolta in una bandiera francese. La statua ricorda la prima riannessione di Nizza alla Francia nel 1793 e l’istituzione delle Alpi Marittime francesi.
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In parte francese, in parte italiana, al 100% nizzarda
Nel corso del secolo e mezzo trascorso da quando è tornata in mani francesi per l’ultima volta, Nizza è diventata la quinta città del paese e la seconda più visitata. Non soltanto per il lungomare costeggiato di palme, ma anche per le tante piazze piene di caffè in cui sorseggiare un espresso al mattino o un bicchiere di fresco rosé più tardi. Questo riassume e rappresenta lo stile di vita rilassato e all’aperto della città.
Nei ristoranti si possono ordinare un vassoio di cozze all-you-can-eat o un piatto di pasta al pesto cucinati perfettamente. Tutto ciò ha fatto di Nizza la destinazione unica che è oggi, creando anche una popolazione fieramente orgogliosa e indipendente con una ricca tradizione e una lingua, il niçois (nizzardo), ancora insegnata nelle scuole. Ma questa è tutta un’altra storia