Minorca in primavera: spiagge silenziose, cavalli e cappelli di paglia
Spiagge deserte, prezzi ancora contenuti, voli diretti e un clima che invita a stare fuori tutto il giorno. Se esiste un momento perfetto per scoprire Minorca, è tra la primavera e l’inizio dell’estate. Con un bonus inatteso: qualche elegante occasione mondana che rompe il ritmo lento dell’isola.
Sua Maestà, la spiaggia
È ad aprile che Minorca si risveglia davvero. I voli tornano frequenti anche dall’Italia, gli hotel riaprono, la luce si fa più intensa e il vento mantiene l’aria fresca e tersa. Soprattutto, le sue calette più celebri si mostrano nella loro versione migliore: bellissime e ancora semi deserte. Per muoversi, automobile o scooter restano le soluzioni più pratiche, ma sempre più viaggiatori scelgono un approccio lento, seguendo a piedi o in bicicletta i 184 km del Camí de Cavalls, lo storico sentiero che abbraccia l’isola: un percorso che alterna macchia mediterranea, scogliere, tratti sabbiosi e panorami sorprendenti, rivelando quanto Minorca sia varia e mai monotona.
Poi ci sono loro, le spiagge. Alcune tra le più belle del Mediterraneo: Cala en Turqueta, Cala Macarella e Macarelleta, Son Bou, Cala Trebalúger, per restare sulla costa sud, la più amata. Il consiglio è semplice: venite tra aprile e giugno o a settembre-ottobre. La differenza, rispetto all’alta stagione, è enorme.
Un’isola di storie (anche italiane)
Ridurre Minorca alle sue spiagge sarebbe un errore. Basta spostarsi nell’entroterra per scoprire un’isola stratificata, con una storia millenaria e un’identità sorprendentemente internazionale.
Un buon punto di partenza è il sito isoladiminorca.com, creato da Alessandro Castagna e Monia Mariotti, che qui hanno scelto di cambiare vita e che raccontano l’isola con competenza ed entusiasmo contagioso. Non è un caso isolato, dal momento che sono molti gli italiani che hanno trovato a Minorca una nuova casa. Come Paola Marcorini, che ha dato vita a Maux23, a Es Migjorn Gran: una bottega (e associazione no profit) che raccoglie oggetti provenienti da vecchie case minorchine - lampade, specchi, gioielli - venduti a prezzi da mercatino, con ricavato destinato agli animali dell’isola.
O come Mario Acquaviva, chef e viaggiatore che, dopo aver incontrato Maria, l’amore della sua vita, ha inaugurato a Ferreries il Perbacco, dove l’incontro tra Italia e Minorca passa per la tavola. È un allegro tapas bar e ristorante familiare con cucina semplice, curata, e accessibile nel prezzo. Se invece preferite restare fedeli alla tradizione locale, Can Jaume, a Es Mercadal, propone piatti minorchini di pesce pescato “con la nostra barca”, e mantiene la promessa.
Cavalli, cappelli e un’anima British
Minorca porta ovunque i segni della dominazione inglese, visibili soprattutto nell’architettura. Ma è anche nello spirito che questa eredità riaffiora, a volte in modo sorprendente.
Succede con Hats & Horses, evento che celebra l’arrivo della primavera unendo la passione minorchina per i cavalli a un’eleganza che richiama Ascot. Tra esibizioni equestri e momenti conviviali, il vero spettacolo è anche tra il pubblico: cappelli di paglia, creazioni artigianali, dettagli curati. Qui si incontrano artigiani come Can Sito, che realizza a mano finimenti e abbigliamento per cavalli, e designer come Colibrí Hats, specializzati in cappelli dal gusto contemporaneo. Il risultato è un’atmosfera che mescola tradizione, stile e leggerezza.
Sempre dall’Inghilterra arriva l’ispirazione di David, che ha recuperato un’antica casa colonica trasformandola in un piccolo progetto agricolo: produce sidro e accoglie i visitatori per degustazioni di prodotti locali (formaggi, ortaggi e una sorprendente sangria di sidro) in un contesto bucolico che sembra sospeso nel tempo.
Parlando di tradizioni e artigianato di Minorca, non si possono poi dimenticare le inimitabili avarcas (o minorchinas), i sandali prodotti qui con suola piatta e tomaia in pelle. Nate come calzature da lavoro dei contadini minorchini, quindi resistenti, economiche e adatte al clima caldo e al terreno dell’isola, col tempo sono diventate un simbolo locale e oggi vengono prodotte in versioni più curate, anche ‘trendy’, senza perdere la loro identità essenziale. Se volete procurarvene un paio, fate un salto nello spaccio di Mibo, proprio accanto alla fabbrica di Es Migjorn Gran. E, a proposito di calzature, la famiglia Mascarò realizza da diverse generazioni le Pretty Ballerinas, scarpe che raccontano il lato più urbano e sofisticato della produzione artigianale dell’isola. Anche in questo caso, potete visitare lo shop accanto alla fabbrica, in località Ferrerias.
Iscriviti alla nostra newsletter! Per te ogni settimana consigli di viaggio, offerte speciali, storie dal mondo e il 30% di sconto sul tuo primo ordine.
Dove dormire
Una delle esperienze più autentiche a Minorca è soggiornare in un hotel rural, antica tenuta di campagna trasformata in struttura accogliente immersa nella natura.
Binigaus Vell è un raffinato quattro stelle ricavato da una dimora secolare, a metà strada tra Es Migjorn Gran e l’omonima spiaggia, sinonimo di silenzio, verde e ritmo lento.
Per chi preferisce il fascino urbano, il centro storico di Ciutadella offre palazzi nobiliari sei-settecenteschi, dove si intrecciano influenze locali, italiane e francesi. Faustino Gran è diffuso su tre di queste dimore: cortili, giardini, piscine e un ristorante elegante, per vivere un’oasi di quiete nel cuore della città.
Angelo ha viaggiato con Hats & Horses
I collaboratori di Lonely Planet non accettano gratuità in cambio di recensioni positive.