Klein Curaçao, cosa vedere sull'isola caraibica svuotata dalle miniere

Klein Curaçao è un rettangolo di calcare lungo due chilometri e largo ottocento metri, senza rilievi, senza abitanti e senza ombra. Ci si arriva solo in barca. La spiaggia bianca sul lato ovest è quella che si vede nelle fotografie, ma c'è un altro lato dell'isola che racconta una storia molto più complessa: l'interno, dove è rimasto il segno delle attività che l'hanno svuotata.

Klein Curaçao, tra spiaggia e miniere di fosfato © MasterPhoto/Shutterstock
Klein Curaçao, tra spiaggia e miniere di fosfato © MasterPhoto/Shutterstock
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L’isola si trova a circa dieci chilometri dalla punta sud-orientale di Curaçao, nel Mar dei Caraibi meridionale, tra Curaçao e Bonaire. La superficie conta 1,7 chilometri quadrati di piattume. La popolazione è zero.

Sul lato occidentale, sottovento, corre una spiaggia di sabbia bianca lunga circa seicento metri, protetta e adatta al bagno. Sul lato orientale, esposto agli alisei, la costa è di roccia e corallo battuta dalla risacca. Le due facce dell’isola sono a un quarto d’ora di cammino l’una dall’altra ma sembrano appartenere a due mondi diversi.

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La storia dell’isola: quarantena, sepolture, fosfato

Tra Seicento e Settecento la Compagnia Olandese delle Indie Occidentali usò Klein Curaçao come stazione di quarantena. Le persone deportate dall’Africa che arrivavano malate dalla traversata atlantica venivano sbarcate qui prima di raggiungere Curaçao. Chi non sopravviveva veniva sepolto sull’isola. I resti del primo edificio di quarantena si trovano nella parte nord-occidentale, e sull’isola ci sono tombe senza nome.

Nel 1871 l’ingegnere minerario britannico John Godden individuò sull’isola un giacimento di fosfato. Il governo olandese ne gestì l’estrazione dal 1871 al 1886. Furono cavate circa novantamila tonnellate, esportate in Europa e vendute come guano di Curaçao. L’operazione asportò materialmente l’isola: oggi Klein Curaçao è circa tre metri più bassa di quanto fosse prima dello scavo.

L’abbassamento del suolo e la scomparsa della vegetazione fecero crollare le colonie di uccelli marini. Le capre lasciate libere di pascolare e i gatti inselvatichiti introdotti per contenere i ratti completarono il lavoro. Dai primi del Novecento le sule non nidificavano più.

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Il fato di Klein Curaçao  © JeWo84/Shutterstock
Il fato di Klein Curaçao © JeWo84/Shutterstock

Il faro del 1850, ricostruito due volte

Il primo faro, chiamato Prins Hendrik, fu acceso nel 1850 per segnalare l’isola alle navi che caricavano fosfato. Klein Curaçao è così bassa da risultare invisibile dal mare fino a poche miglia di distanza, e i naufragi erano frequenti.

Un uragano lo distrusse nel 1877. Venne ricostruito nel 1879 più all’interno, e rimaneggiato nel 1913 nella forma attuale. La torre in muratura è alta venti metri e il piano focale sta a venticinque metri sul livello del mare, con una portata di quindici miglia nautiche. Il faro è tuttora in funzione, senza guardiano, alimentato a energia solare.

L’edificio è visitabile e si può salire, ma il pavimento in legno è in cattive condizioni in più punti. Guardate dove mettete i piedi.

I naufragi sull’isola sono stati  frequenti © Jesper A /Shutterstock
I naufragi sull’isola sono stati frequenti © Jesper A /Shutterstock
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I relitti sulla costa orientale

Nonostante i migliori sforzi del faro, le barche hanno continuato a naufragare e i loro scheletri sono tappe interessanti per l’escursionista curioso. La più famosa è la Maria Bianca (a volte chiamata Bianca Maria), una nave cisterna costruita nel 1964 e andata incontro al suo destino sulle coste di Klein Curaçao nel 1984. Vittima delle forti correnti caraibiche e degli alisei, la petroliera si è incagliata continuando tuttavia a resistere alla forza dell’oceano: la nave si è disintegrata nel corso degli anni.

Il relitto più recente è quello del Tchao, uno yacht a vela francese incagliatosi il primo aprile 2007 con quattro persone a bordo, tutte sbarcate illese. Lo scafo è rimasto dove si è fermato ed è diventato il soggetto fotografico più battuto dell’isola.

L’isola nella sua interezza  © ByDroneVideos/Shutterstock
L’isola nella sua interezza © ByDroneVideos/Shutterstock

Il recupero ambientale dell’isola

Nel 2018 l’isola è stata designata zona umida di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar. La designazione impegna Curaçao a conservarla e blocca nuove costruzioni, il che spiega perché sull’isola non ci sia nulla oltre alle palapas degli operatori.

Le capre inselvatichite furono eliminate nel 1996 dal servizio locale per l’agricoltura e la pesca. I gatti seguirono nei primi anni Duemila. Tra il 2000 e il 2005 la stazione di ricerca Carmabi condusse un intervento di rimboschimento consistente.

Uno studio pubblicato sul Journal of Field Ornithology nel 2023 documenta che le coppie nidificanti censite sull’isola sono passate da un massimo di 140, appartenenti a una sola specie nel 2002, a oltre 430 nel 2021 e a 650 nel 2022. Otto specie di uccelli marini e costieri sono state confermate come nidificanti per la prima volta. Klein Curaçao è oggi il sito di nidificazione più ricco dell’intero gruppo insulare di Curaçao.

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Snorkeling e tartarughe marine

Le acque intorno all’isola sono limpide e le barriere frangenti partono a pochi metri dalla spiaggia occidentale, il che rende lo snorkeling accessibile anche a chi non ha esperienza.

Klein Curaçao è uno dei principali siti di nidificazione di Curaçao per la tartaruga verde (Chelonia mydas) e per la tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata). Entrambe sono specie minacciate e le nidificazioni sono monitorate. Nelle acque di Curaçao è presente anche la caretta (Caretta caretta).

Se ne incontrate una mentre siete in acqua, tenete la distanza, non toccatela e non inseguitela. Sulla spiaggia, non camminate sulle aree segnalate come nidi.

La parte di spiaggia attrezzata © ByDroneVideos/Shutterstock
La parte di spiaggia attrezzata © ByDroneVideos/Shutterstock

Come arrivare: le escursioni in barca

Non esistono collegamenti pubblici. L’unico modo per raggiungere Klein Curaçao è un’escursione organizzata, salvo avere una barca propria.

Le partenze avvengono da Spanish Water, da Caracas Bay o dal marina di Barbara Beach, tutti sulla costa sud-orientale di Curaçao. La navigazione dura tra un’ora e mezza e due ore a seconda dell’imbarcazione e dello stato del mare. Tra gli operatori storici ci sono Miss Ann Boat Trips e Mermaid Boat Trips, che dispongono di palapas fisse sulla spiaggia. Diversi altri operano con catamarani e barche più piccole. Prezzi e servizi inclusi variano parecchio, quindi conviene confrontare cosa comprende la quota prima di prenotare.

Le partenze sono di prima mattina e il rientro nel pomeriggio. In alta stagione i posti si esauriscono con giorni di anticipo.

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Quando andare e cosa portare

Curaçao sta fuori dalla fascia percorsa abitualmente dagli uragani e si visita tutto l’anno. Il mare condiziona però le escursioni più delle stagioni: con onda formata la traversata diventa scomoda e alcuni operatori annullano. Chi soffre il mal di mare farebbe bene a informarsi sulle condizioni previste il giorno prima.

Sull’isola non c’è ombra naturale. L’unico riparo sono le palapas degli operatori. Non ci sono strutture ricettive, negozi né servizi permanenti, e la copertura telefonica è debole o assente.

Portate acqua, crema solare adatta alla barriera corallina, un cappello, scarpe chiuse se avete intenzione di attraversare l’isola fino alla costa orientale, e riportate indietro i vostri rifiuti.

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