Corsica: un paradiso marino a stretta sorveglianza
La Corsica, autentica gemma marina, oggi deve far fronte a problemi di sovraffollamento che costringono a ripensare il modello turistico. Non senza frizioni e polemiche. Ecco cosa sapere se state organizzando una vacanza al mare nell'isola francese.
la tendenza degli ultimi anni è scegliere una meta di viaggio in base alla sua fotogenicità, per postare le foto su Instagram. E quale destinazione meglio della Corsica soddisfa questo requisito? Una foto durante un’uscita di snorkelling nelle acque di una spiaggia paradisiaca delle Îles Lavezzi, un bagno nell’incredibile Canyon de Purcaraccia, e per finire un selfie a due passi da un nido di falchi pescatori nella Réserve de Scandola. È così che, complici le dinamiche dei social network, il sovraffollamento di questi tre luoghi, tra i più spettacolari dell’isola, è diventato negli ultimi anni un problema sempre più urgente.
Quote di accesso per gestire l’affluenza
A causa delle reti social che concentrano i flussi turistici in alcune zone a discapito di aree integre del tutto ignorate o quasi, il turismo, polmone indispensabile all’economia dell’isola, sta arrecando più danni che mai all’ambiente. Il drastico aumento di visitatori sta esercitando una notevole pressione sugli ecosistemi più fragili, in particolare sulla biodiversità sottomarina. E il turismo balneare non regolamentato sta mostrando quali siano i rischi: degrado degli habitat marini, disturbo delle specie locali, inquinamento delle acque. Associato al pascolo eccessivo, l’overtourism ha già messo a rischio le piante che stabilizzano le dune a Roccapina e a Barcaggio. Per fortuna, il Conservatoire du Littoral è intervenuto tempestivamente, facendo installare barriere di protezione.
Sulle Îles Lavezzi, gli ancoraggi sulle praterie di posidonia sono deleteri per l’ecosistema marino. Anche sulla terraferma alcune specie soffrono la pressione turistica, come il limonio, pianta endemica, o la berta maggiore, presente nell’arcipelago con la più importante colonia nidificante del Mediterraneo occidentale.
Alla luce di ciò, il 28 ottobre 2021, l’Assemblée de Corse ha chiesto al servizio Aires Protégées de la Mer des Îles et du Littoral un piano d’intervento per l’adozione di quote d’accesso alle Îles Lavezzi. Dando seguito alla richiesta, per il quadriennio 2022-6 è stata introdotta una quota massima di 200.000 visitatori l’anno, che in futuro dovrebbe scendere a 150.000. Quanto al Canyon de Purcaraccia, su decisione del prefetto il sito è ormai accessibile in alta stagione soltanto ai gruppi organizzati. Altri luoghi seguiranno l’esempio? Per ora, di fronte al malcontento di ristoratori, albergatori e altri operatori turistici che temono per le loro attività, l’effettiva adozione di quote d’accesso sembra andare a rilento ed è comunque lontana dall’ottenere un consenso unanime.
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Santuari, parco e riserve marine
Anche se gli interessi economici impediscono un dibattito sereno, va comunque ricordato l’impegno esemplare della Corsica in materia di ecologia marina. Con un parco marino, due riserve e sette aree protette lungo 1045 km di costa, il litorale dell’Île de Beauté è tutelato come nessun altro in Europa.
La Corsica ha istituito da tempo efficaci organismi di tutela, come il Conservatoire du Littoral (conservatoire-du-littoral.fr), che acquista terreni per garantirne la salvaguardia. Per non parlare del fatto che il profondo vincolo che lega i corsi al territorio e la compattezza con cui sono pronti a insorgere ogni volta che vedono minacciata la loro isola giocano da sempre a favore della conservazione dell’ambiente.
Emblematica in tal senso è stata la protesta della popolazione per l’episodio dei ‘fanghi rossi’ nel 1973, quando una multinazionale italiana riversò scorie tossiche al largo di Bastia. Determinante è stata anche l’azione dei nazionalisti negli anni ’80 (definita da alcuni ‘econazionalismo’), che ha contribuito a limitare la speculazione immobiliare e la cementificazione della costa. Ciò non toglie che oggi la realtà è più complessa e che alcuni tratti del litorale dell’isola sono seriamente minacciati dall’edilizia turistica.
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Zone di protezione
Nella Réserve de Scandola, dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO, il falco pescatore è oggetto di un attento monitoraggio. Alla fine del 2018, un rapporto del CNRS ha chiaramente individuato nel turismo il primo responsabile del crollo della popolazione di questa specie. Due anni più tardi la riserva ha perso il prestigioso riconoscimento europeo accordato alle aree protette, a causa del turismo incontrollato e dell’assenza di misure di tutela delle specie.
Su parere del comitato scientifico della riserva, oggi intorno ai nidi devono essere rispettate zone di protezione (zone de quiétude) di 250 m. In caso di violazione è prevista una sanzione penale. L’app Nav&Co permette di scoprire la normativa in vigore nel punto in cui viene geolocalizzata l’imbarcazione. Tuttavia, è evidente che, nonostante l’opera di sensibilizzazione della Direzione degli Affari Marittimi, molte barche continuano ad ancorarsi dove vogliono. A quanto pare, è più difficile rispettare le regole quando ci si trova in paradiso…