Kasbah, oasi e rotte carovaniere: l’architettura che racconta il sud del Marocco
Nel sud del Marocco, l'architettura è il prodotto del suo magnifico e severo paesaggio, oltre che espressione di un’identità storica stratificata. La terra battuta diventa pisé (argilla o fango essiccati al sole) con cui si costruiscono le kasbah (dimore-fortezza costruite per le famiglie regnanti) e i ksar, i villaggi fortificati racchiusi da mura. Ai tempi delle carovane transahariane, questi erano preziosi luoghi di sosta per mercanti. I loro muri alti e spessi, quasi privi di finestre e incisi con motivi geometrici, proteggevano i viandanti dai predoni, dalle estati torride e dagli inverni rigidi. Senza manutenzione, però, le pareti di terra si erodono facilmente ed è per questo che oggi troviamo splendide kasbah restaurate e suggestive rovine, a testimonianza di un tempo che non si ferma mai.
Una kasbah poco visitata: la kasbah di Télouet
A circa 80 chilometri a nord ovest di Ouarzazate ( ‘la porta del deserto’), si trova la kasbah di Télouet, chiamata anche Palais du Glaoui, uno dei luoghi più straordinari di questa parte del Marocco. Era la dimora dei ‘Signori dell’Atlante’, e questo suo passato glorioso lo si può ritrovare nelle stupende zellij (mosaici di piastrelle), negli elaborati stucchi e nei soffitti in legno di cedro.
Il ksar di Aït Ben Haddou
Arroccato sul fianco di un’altura 30 chilometri a nord-ovest di Ouarzazate, il ksar di Aït Ben Haddou risale all’XI secolo ed era una tappa importante sulla rotta commerciale tra l’Africa sub-sahariana e Marrakech. Oggi sono poche le famiglie che ancora vivono qui, ma vale la pena fermarsi a visitare i suoi piccoli musei. E se la sua architettura vi ricorda qualcosa, avete ragione: il ksar di Aït Ben Haddou è la città di Yunkai nel Trono di spade (oltre a essere stato il set di altri famosi film).
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La fiabesca Oasi di Fint
A soli 12 chilometri da Ouarzazate appare come un miraggio l’Oasi di Fint, perfetta per rilassarsi in un contesto bucolico fatto di palme, un fiume che scorre lento e il fragrante profumo del pane appena sfornato dal forno comunitario.
La Valle delle mille kasbah
È il soprannome con cui è conosciuta la Valle del Dadès, per via della presenza di diversi castelli costruiti in mattoni crudi, oggi in rovina. Skoura è una meta da non perdere, sia per la kasbah Amridil – risalente al XVII secolo –, sia per la sua palmeraie tutelata dall’UNESCO.
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Il villaggio delle 45 kasbah
N’Kob si trova in una posizione strategica tra le valli del Drâa e dello Ziz e le gole del Dadès e del Todra, ma al di fuori delle due principali vie d’accesso al deserto. Terra della leggendaria tribù degli aït atta, visitarlo permette di immergersi in una parte della suggestiva architettura del deserto. Da non perdere i suoi souq.
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Un itinerario nel deserto lungo la N9
Lungo la polverosa N9 ci sono una serie di tappe che permettono di conoscere meglio l’architettura di questa parte del Marocco. La Kasbah Azul ad Agdz, per esempio, è un’incantevole base ecosostenibile per passeggiate nella palmeraie. La Kasbah des Caids di Tamnougalt è uno dei luoghi più belli della Valle del Drâa, sia per la sua posizione – arroccata su un’altura – sia per il suo edificio in mattoni crudi che risale al XVI secolo. E poi c’è la Kasbah Timidarte, oggi una guesthouse a basso impatto ambientale, dove parte dei profitti sono destinati a progetti comunitari nell’omonimo villaggio.