Le sette chiese dell'Apocalisse in Turchia

Nel 95 d.C. circa, un autore di nome Giovanni scrisse sette lettere alle comunità cristiane della provincia romana d'Asia. Il testo fa parte dell'Apocalisse, l'ultimo libro della Bibbia. Le città destinatarie di quelle lettere esistono ancora, in forma di rovine o integrate in centri urbani moderni, lungo un itinerario circolare nella Turchia occidentale. Visitarle non è un percorso pensato soltanto per i credenti: i siti delle sette chiese, infatti, coincidono con alcune delle più importanti città ellenistiche e romane del Mediterraneo orientale. Efeso è iscritta al patrimonio UNESCO. Pergamo conserva il teatro più ripido del mondo antico e il sito dove fu sviluppata la pergamena come supporto scrittorio. Sardi, capitale del regno di Lidia, è entrata nella lista UNESCO nel luglio 2025. A Laodicea, in pieno scavo, nel 2025 è emersa un'aula assembleare di 2.000 anni fa mai portata alla luce prima.

Laodicea, la magnifica città antica di Denizli
Laodicea, la magnifica città antica di Denizli
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L’itinerario

L’itinerario si svolge nella Turchia occidentale, in un raggio di circa 330 km da İzmir. Partire da qui è conveniente: l’aeroporto Adnan Menderes è collegato direttamente all’Italia, e la città fa da base naturale per le prime tappe. L’auto a noleggio è il solo mezzo che permette di muoversi tra siti spesso lontani dai centri urbani; soltanto İzmir è visitabile a piedi.

Cinque o sette giorni bastano per un percorso completo. L’anello procede in senso antiorario: da İzmir verso nord fino a Bergama (circa 90 km), poi a nordest verso Akhisar (circa 70 km da Bergama), a est verso Sart (circa 80 km da İzmir), quindi ad Alaşehir (circa 60 km a sudest di Sart) e a Denizli per Laodicea (circa 80 km). L’ultima tappa è Selçuk ed Efeso, a circa 200 km a ovest di Denizli, con rientro verso İzmir.

I mesi migliori sono aprile–giugno e settembre–ottobre. In luglio e agosto le temperature superano i 35 gradi e Efeso, il sito più frequentato, è sovraffollata.

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Smirne — İzmir

L’Apocalisse descrive la comunità di Smirne in difficoltà economica e sotto pressione esterna. La lettera annuncia una persecuzione imminente e invita alla resistenza, senza rivolgerle alcun rimprovero, rivelandosi l’unica delle sette a carattere esclusivamente consolatorio. Del tessuto urbano dell’epoca si conserva poco in superficie. La città fu fondata, o riffondata, nel IV secolo a.C. dopo le campagne di Alessandro Magno in Anatolia; il terremoto del 178 d.C. ne distrusse gran parte delle strutture pubbliche, e l’imperatore Marco Aurelio finanziò la ricostruzione.

L’unica struttura antica conservata in forma rilevante è l’Agorà di Smirne, nel quartiere di Namazgah, nel centro di İzmir. Si conservano la basilica con colonnati su due livelli, la Porta Faustina, la Strada Faustina, resti delle terme romane e un edificio interpretato come consiglio cittadino.

La chiesa cattolica di San Policarpo, nel centro di İzmir, è associata per tradizione al vescovo Policarpo di Smirne, martirizzato intorno al 155 d.C. Il testo della sua morte, il Martirio di Policarpo, è uno dei più antichi documenti sul martirio cristiano. Il legame topografico tra la chiesa moderna e il vescovo storico non è attestato da fonti archeologiche. L’Agorà è nel quartiere Namazgah, con ingresso a pagamento (tariffe verificabili sul portale del Ministero della Cultura e del Turismo turco): circa 2 ore.

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Il sito archeologico di Bergama  ©Resul Muslu/Shutterstock
Il sito archeologico di Bergama ©Resul Muslu/Shutterstock

Pergamo — Bergama

L’acropoli di Bergama è iscritta al patrimonio UNESCO dal 2014. Il teatro scavato nella roccia, con una pendenza di circa 80 gradi, è considerato il più ripido del mondo antico: aveva circa 10.000 posti. Dell’Altare di Zeus rimane in situ soltanto la base: i rilievi con scene di Gigantomachia furono trasportati a Berlino alla fine del XIX secolo e sono oggi al Pergamon Museum, mentre il sito espone copie. Il Tempio di Traiano (II secolo d.C.) è uno dei monumenti meglio conservati dell’acropoli.

Nella città bassa, la Basilica Rossa (Kızıl Avlu, «cortile rosso») fu costruita nel II secolo d.C. come tempio per divinità egizie, verosimilmente Serapide, e fu convertita poi in chiesa: una delle due torri laterali è ancora usata come moschea. Il collegamento tra la Basilica Rossa e la lettera dell’Apocalisse non è documentato e rimane una proposta interpretativa di alcuni studiosi. A circa 3 km dall’acropoli, l’Asclepion era un centro terapeutico attivo dal IV secolo a.C., dove operò nel II secolo d.C. il medico Galeno: conserva la via sacra, i portici, un teatro e strutture termali. La parola italiana «pergamena» deriva da questa città: secondo le fonti antiche, quando l’Egitto limitò l’esportazione di papiro, Pergamo sviluppò la lavorazione delle pelli di animale come supporto scrittorio alternativo.

Acropoli e Kızıl Avlu hanno biglietti separati; l’Asclepion è un terzo sito. Bergama dista circa 90 km da İzmir: mezza giornata è sufficiente per i tre siti, giornata intera se si include il Museo di Bergama.

Tiatira — Akhisar

Akhisar è oggi una città moderna di circa 100.000 abitanti. I resti dell’antica Tiatira si trovano in un piccolo parco recintato nel centro urbano: alcune colonne antiche, un tratto di pavimentazione e resti di una basilica paleocristiana. Sul sito della basilica cristiana sorge la Grande Moschea di Akhisar (Ulu Cami), costruita nel XIV secolo; la sovrapposizione di edifici religiosi su strutture precedenti è frequente in questa regione. Il sito è nel centro di Akhisar, a circa 70 km da Bergama, con ingresso libero: circa 1 ora.

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I resti della Basilica di San Giovanni ©nurten erdal /Shutterstock
I resti della Basilica di San Giovanni ©nurten erdal /Shutterstock

Filadelfia — Alaşehir

Il sito principale è la Basilica di San Giovanni, costruita intorno al VI secolo d.C. su strutture precedenti: ne rimangono in piedi alcune colonne e archi, inseriti nel tessuto della città moderna di Alaşehir. Sono visibili anche frammenti delle mura bizantine, e sul monte Toptepe si conservano i resti di un piccolo teatro. Il sito è nel centro di Alaşehir, a circa 60 km da Akhisar, con ingresso libero: 1–2 ore.

Il Tempio di Artemide di Sardi ©muratart /Shutterstock
Il Tempio di Artemide di Sardi ©muratart /Shutterstock
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Sardi — Sart

Nel 2025 Sardi è stata iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, riconoscimento che certifica il valore eccezionale del sito e l’efficacia delle misure di conservazione adottate. Il sito si articola in due poli principali. Il primo è il Tempio di Artemide (III–II secolo a.C.), uno dei templi ionici più grandi del mondo antico: rimangono in piedi due colonne complete nell’angolo orientale della peristasi, alte oltre 17 m, che permettono di comprendere le proporzioni originali dell’edificio. All’interno del recinto templare si trova la cosiddetta Chiesa M, una struttura della tarda antichità identificata come uno degli edifici della comunità cristiana di Sardi.

Il secondo polo è il complesso terme–ginnasio–sinagoga. La Sinagoga di Sardi è la più grande sinagoga diasporica del mondo antico finora scoperta: aveva una capacità stimata di circa 1.000 persone ed è decorata con pavimenti musivi policromi. Accanto sorge il complesso termale con la palestra monumentale affacciata sull’agorà. Gli scavi, condotti dall’Università di Harvard e dalla Cornell University, sono attivi dagli anni Cinquanta del Novecento.

Il sito è nel villaggio di Sart, presso Salihli, a 65 km da Manisa e 80 km da İzmir. 

Laodicea ©Wirestock Creators  /Shutterstock
Laodicea ©Wirestock Creators /Shutterstock

Laodicea — Denizli

Nel I secolo d.C. Laodicea era una città ricca, sede di attività bancarie, di una scuola di medicina e di produzione tessile (abiti di lana nera). Dopo un terremoto nel VII secolo d.C. la città fu abbandonata; non ci fu ricostruzione medievale, e i livelli romani si sono conservati in modo insolito.

Il sito è in piena fase di scavo. Nel 2019 è stata recuperata una statua di Traiano alta circa 3 m, oggi esposta nel Ninfeo di Traiano (113–114 d.C.) ricostruito nel 2023. Nel 2025 gli archeologi hanno portato alla luce un’aula assembleare di circa 2.000 anni fa con pianta insolita: esternamente pentagonale, internamente esagonale; la funzione dell’edificio non è ancora determinata con certezza dall’équipe di scavo. Tra le strutture visitabili si trovano la grande basilica cristiana, due teatri (uno ellenistico e uno romano), il Ninfeo di Traiano, la via colonnata e un’area con pavimento musivo.

Laodicea si trova a 8 km a sud di Pamukkale: le terrazze calcificate e le rovine di Hierapolis, patrimonio UNESCO separato, meritano una visita autonoma, ma la vicinanza permette di combinarle nella stessa giornata. Il sito è vicino a Denizli, che ha un aeroporto e un collegamento ferroviario.

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La Biblioteca di Celso e il colonnato a Efeso  ©saiko3p/Shutterstock
La Biblioteca di Celso e il colonnato a Efeso ©saiko3p/Shutterstock

Efeso — Selçuk

Efeso è iscritta al patrimonio UNESCO ed è il sito più visitato della Turchia occidentale. La struttura più nota è la Biblioteca di Celso (fine I–inizio II secolo d.C.): la facciata a due ordini con nicchie statuarie che si vede oggi è il risultato di una ricostruzione completata nel 1978; la biblioteca originale era la terza del mondo antico per dimensioni, con una capacità stimata di 12.000 rotoli. Il Teatro Grande, costruito in epoca ellenistica e ampliato in epoca romana, aveva circa 25.000 posti a sedere ed è ancora utilizzato per eventi: è la struttura più capiente dell’Asia Minore.

Le Case a Terrazza sono un complesso di abitazioni private della classe agiata, con affreschi e mosaici conservati in situ: richiedono un biglietto separato, ma sono tra le strutture più significative per comprendere la vita quotidiana dell’Efeso romana. Del Tempio di Artemide, una delle Sette Meraviglie del mondo antico, rimane una sola colonna ricomposta, in un terreno acquitrinoso a nord dell’ingresso principale. Si stima che meno del 20% del sito sia stato scavato; gli scavi sono condotti dall’Istituto Archeologico Austriaco dal 1895.

A Selçuk, circa 3 km dalle rovine, sorge la Basilica di San Giovanni, costruita nel VI secolo d.C. per ordine dell’imperatore Giustiniano sul sito identificato per tradizione con la tomba dell’apostolo Giovanni. La tradizione del soggiorno e della morte di Giovanni a Efeso è attestata da fonti patristiche del II–III secolo (Ireneo di Lione, Eusebio di Cesarea), ma non è documentabile archeologicamente. Il sito è a Selçuk, 80 km a sud di İzmir. 

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