La rinascita enologica del Marocco
Forse il Marocco non è il primo posto a cui si pensa come destinazione enologica, ma il paese vanta una lunga storia di viticoltura iniziata con i fenici (circa 800 a.C.) e proseguita sotto la dominazione romana. Nel 680 d.C., quando fu introdotto l’islam, l’industria vinicola cessò di esistere fino a quando i francesi istituirono un protettorato all’inizio del XX secolo, impegnandosi a rilanciare gli antichi vitigni.
Le basi del rilancio
A differenza dell’Europa, dove nel XIX secolo la fillossera distrusse gran parte dei vigneti del continente, le viti del Marocco prosperarono grazie al sole e al terreno fertile di Meknès, la principale regione viticola del paese. I francesi esportarono gran parte del mosto in Francia e in altri paesi europei per coprire le perdite subite in patria. Ciò nonostante, in Marocco furono gettate le basi per il rilancio dell’attività vinicola, la cui promozione ebbe inizio negli anni ’90 grazie al re Hassan II, che si era laureato all’Università di Bordeaux nel 1952. L’affermarsi di una cultura enologica portò nel 1998 all’istituzione della prima Appellation d’Origine Contrôlée (AOC), il Coteaux de l’Atlas Premier Cru, e oggi il paese vanta 14 regioni vinicole riconosciute. Con circa 40 milioni di bottiglie all’anno, il Marocco è al 36° posto al mondo per la produzione enologica e l’industria sta rapidamente conquistando l’attenzione dei critici, che vedono un grande potenziale nella sua evoluzione.
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Un paesaggio fatto per il vino
Il successo dell’industria vinicola marocchina si fonda sul suo clima, un mix di giornate calde e notti fresche, e su un terroir che varia da piane sabbiose ad altopiani calcarei. Le condizioni, che rispecchiano quelle della Francia meridionale e di parti della Spagna, favoriscono la crescita della vite. Nel paese si coltivano varietà di uve indigene e internazionali: tra i rossi troviamo Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Grenache e Carignan, Alicante Bouschet e Cinsault, mentre tra i bianchi spiccano Chardonnay, Sauvignon Blanc, Moscato, Clairette e Viognier. Queste varietà, unite al paesaggio unico del Marocco, producono vini dal profilo audace, fruttato, che bilanciano tannini maturi, vivace acidità e una caratteristica mineralità.
Nomi da conoscere
Per decenni il vino del Marocco era noto soprattutto per le semplici qualità da tavola, ma una nuova generazione di viticoltori ha cambiato le carte in tavola.
Domaine Ouled Thaleb
Fondato nel 1926, il Domaine Ouled Thaleb è l’azienda vinicola in attività più vecchia del paese, ma la sua rinascita è cominciata con Alain Graillot, celebre viticoltore della Valle del Rodano, che incappò nella tenuta durante una vacanza in bicicletta per il Marocco. La scoperta diede inizio a una collaborazione che portò a Tandem (chiamato Syrocco in alcuni mercati), un ricco Syrah con note di more, violetta e pepe nero. Graillot, pioniere della produzione con basso intervento umano, è scomparso nel 2019, ma la sua visione resta il fondamento della produzione della tenuta, che mantiene lo standard con il S de Siroua e il Médaillon Sauvignon Blanc.
Vigne d’Azour: il biologico del Marocco
Nell’ambito del movimento a favore di una produzione vinicola sostenibile si segna la Vigne d’Azour, un’impresa biologica sostenuta dalla francese Castel, una potenza nel settore enologico. Vendemmiato a mano ed legato al terroir, il suo Gris, un Vermentino ricco di minerali, ha una fresca eleganza, mentre il rosso, un mix strutturato di Merlot, Cabernet Franc e Syrah, combina con notevole finezza sentori di frutti scuri e spezie
Chateau Roslane: il primo Grand Cru del Marocco
Meknès rimane il fulcro dell’industria vinicola ed è sede dell’azienda più grande del paese, Les Celliers de Meknès, che produce circa 30 milioni di bottiglie all’anno. La sua etichetta di punta è Château Roslane, una grande tenuta che produce vini profondi e raffinati, tra cui Les Coteaux de l’Atlas Chardonnay, un rosso simile a un Bordeaux che miscela Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah. Il suo vino frizzante, La Perle du Sud, ha conquistato un seguito di estimatori, dimostrando che i vigneti marocchini sono più versatili che mai.
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Piccoli produttori e astri nascenti
Se i giganti dell’industria enologica attirano l’attenzione, alcune piccole aziende stanno ampliando i confini e creano alcuni dei vini più entusiasmanti del paese. A Meknès, il Domaine de la Zouina, guidato da Gérard Gribelin e Philippe Gervoson, produce il Volubilia e l’Epicuria, vini che hanno ottenuto molti riconoscimenti internazionali. Il Domaine de Baccari, altra azienda di spicco di Meknès, produce il Première de Baccari Cuvée Rosée, un rosé delicato ma complesso che è presente in alcune delle migliori carte dei vini di Parigi. Più vicina a Casablanca, La Ferme Rouge, nel villaggio di Had el-Brachoua, produce Le Blanc, Le Gris e Le Rouge, vini di grande qualità a prezzi ragionevoli. Il Domaine des 3 Cavaliers ottiene riconoscimenti con il Clos Hermitage White, una miscela di Viognier, Grenache Blanc e Clairette, con ricche note di pesche e albicocche mature, favoloso da abbinare a un classico tajine.
Abbinamenti perfetti
I vini marocchini sono fatti per il cibo. Il vino Gris (un pallido, quasi traslucido rosé) si abbina magnificamente con il pesce alla griglia e le insalate estive. I bianchi, da quelli sottilmente agrumati a quelli con note mature di frutti tropicali, sono ideali per i piatti di pesce speziato e di pollo con i limoni sotto sale. I rossi, dalle note di spezie dolci, cioccolato e intensi tannini, si accompagnano bene ad agnello a lenta cottura, tajine e carni alla brace. C’è una naturale sinergia tra i contrasti tra dolce e salato della cucina del Marocco e la struttura dei suoi vini. La giusta bottiglia può arricchire un pasto, facendo emergere cumino, cannella, zafferano e fiori d’arancio che caratterizzano i sapori marocchini.
Il vino e l’islam in Marocco
Il Marocco si destreggia tra la sua fiorente industria vinicola e la cultura islamica, che proibisce il consumo di alcolici. A Fès le restrizioni sono severe, ma a Casablanca, Rabat e Marrakech la cultura del vino è viva e vegeta. Ristoranti esclusivi servono con orgoglio le etichette pregiate del paese e, in zone scelte, supermercati come Carrefour ne offrono un ampio assortimento. Riconoscendo l’importanza dell’industria vinicola per l’economia del paese, il governo marocchino garantisce investimenti, incentivi fiscali e sostegno finanziario alle aziende vinicole. È ancora un’industria di nicchia se confrontata con quella francese o spagnola, ma il Marocco sta facendo un timido passo avanti nello sviluppo del turismo enologico, con nuovi tour dei vigneti, degustazioni e ristoranti in loco.
Guardando al futuro
Grazie a una nuova generazione di produttori, a un orientamento verso la viticoltura biologica e a un crescente apprezzamento a livello internazionale, il vino marocchino sta vivendo una fase di rinascita. Investimenti nelle moderne tecnologie e attenzione al terroir stanno trasformando l’industria e, con l’apporto delle conoscenze di produttori ospiti da Francia, Spagna e non solo, il potenziale del paese come attore di rilievo nel settore inizia a emergere. I vigneti non sono più soltanto una curiosa appendice dell’agricoltura del Nord Africa. Sono una destinazione turistica e producono vini complessi, coinvolgenti e impossibili da ignorare.